Capitolo 6 VAN E ALTRI METODI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI
La differenza fra il valore di un progetto e il suo costo è il VAN. Come
analizziamo una proposta di investimento? Calcoliamo il costo
opportunità del capitale che riflette sia il valore temporale del denaro sia
il rischio del progetto. Utilizziamo tale costo per attualizzare i flussi di
cassa futuri del progetto. La somma di tali flussi è il VA, sottraendo
l’investimento otteniamo il VAN. Oggi il 75% delle imprese calcola il VAN
per decidere se intraprendere un progetto di investimento. La regola del
VAN riconosce che un euro oggi è meglio di un euro domani, perché
l’euro di oggi può essere subito investito e generare immediatamente
interessi; riconosce il valore temporale del denaro; dipende dai flussi di
cassa previsti dal progetto e dal costo opp del capitale. Se ci troviamo di
fronte a due progetti il VAN dell’investimento congiunto sarà:
VAN(A+B) =VAN(A)+VAN(B).
Il tasso di rendimento contabile mette in relazione il reddito contabile con
il valore contabile delle attività che l’impresa si propone di acquistare
(reddito contabile/attività contabili). I flussi di cassa e i redditi contabili
sono molto diversi, alcune uscite sono costi, altre investimenti. Questi
ultimi stanno nell’attivo patrimoniale e sono ammortizzati secondo un
modello scelto in cantabilità (quota ammortamento sottratta dai ricavi).
Questo tasso allora dipende da ciò che i contabili considerano
investimenti e dalla velocità con cui li ammortizzano. La redditività media
degli investimenti contabili non è in genere una corretta soglia sulla cui
base stabilire se un investimento è conveniente o meno.
Il tempo di recupero di un progetto si ottiene calcolando il numero degli
anni affinché i flussi di cassa cumulati previsti eguaglino l’investimento
iniziale. Le imprese spesso chiedono che la spesa iniziale di un progetto
sia recuperabile entro un certo cutoff period. Questa regola ignora i flussi
di cassa successivi al cutoff period e considera allo stesso modo tutti i
flussi di cassa del cutoff period (non sono attualizzati). L’azienda deve
scegliere un adeguato cutoff period per evitare di scegliere cattivi
progetti di breve durata e rifiutarne di buoni di lunga durata. Questa
regola viene usata perché comunica in maniera semplice l’idea di
profittabilità di un progetto. La scelta di favorire progetti di investimento
con tempi di recupero brevi anche se investimenti di maggiore durata
avrebbero VAN maggiori, potrebbe dipendere dalle preoccupazioni di
raccogliere risorse finanziarie in futuro da parte di piccole imprese con
accesso limitato al mercato di capitali, o dal fatto che i manager credono
che i profitti a breve consentano più facili carriere. La regola del tempo di
recupero attualizzato porta a rifiutare progetti con VAN negativo ma
continua a non considerare i flussi di cassa successivi al cutoff period.
Il TIR è definito come il tasso di attualizzazione al quale un progetto
avrebbe un VAN=0. Le imprese devono accettare un investimento se
presenta un TIR superiore al costo opportunità del capitale. Anche questa
regola si basa sui flussi di cassa attualizzati ma bisogna fare attenzione
alla sua applicazione. Nel caso di un’attività che produce flussi di cassa in
più periodi non vi è un modo soddisfacente per il calcolo del TIR, infatti si
procede per tentativi. Manualmente si possono tracciare in un grafico 3 o
4 combinazioni di VAN e t. di attualizzazione, unire i punti con una linea
continua e leggere il t. di att. Per il quale il VAN è uguale a 0. NOTA che il
tasso interno di rendimento è una misura della redditività che dipende
solo dall’ammontare e dalla scadenza temporale dei flussi di cassa del
progetto; il costo opportunità del capitale è una misura standard della
redditività per sapere quanto vale un investimento e rappresenta il
rendimento atteso offerto da altre attività che hanno lo stesso rischio del
progetto di investimento che si sta valutando.
Se il costo opportunità del capitale è uguale al TIR, il VAN=0, se è
maggiore il VAN è negativo (ogni qualvolta il VAN sia una funzione
monotona decrescente del tasso di attualizzazione).
TRAPPOLA 1: INVESTIMENTO O FINANZIAMENTO? Se il progetto presenta
flussi di cassa positivi seguiti da flussi di cassa negativi, il VAN aumenta
all’aumentare del tasso di attualizzazione. Questi progetti possono essere
accettati ove il TIR è inferiore al costo opportunità del capitale.
TRAPPOLA 2: TASSI DI RENDIMENTI MULTIPLI. Se c’è più di un
cambiamento nel segno dei flussi di cassa il progetto può avere TIR
numerosi o nessuno. Ci saranno tanti diversi TIR quanti sono i
cambiamenti di segno nei flussi di cassa. Esempio, il cambiamento può
essere causato da un ritardo nel pagamento delle imposte; se la mia
attività è estrarre carbone avrò un investimento iniziale per la nuova
miniera, una serie di flussi di cassa positivi e un’uscita finale per il
recupero del terreno.
TRAPPOLA 3: PROGETTI ALTERNATIVI. La regola del TIR in caso di progetti
alternativi a vita economica differente o con diverso esborso iniziale può
classificarli in modo errato. Si deve calcolare il TIR dei flussi incrementali:
si parte dal progetto di minori dimensioni (TIR>costo opp del capitale)
che risulta accettabile e valutare di investire le altre risorse disponibili nel
progetto alternativo. Si calcola il TIR dell’investimento incrementale, in
mancanza il TIR non sarà un criterio affidabile dovendo selezionare
progetti di dimensioni diverse. Perché il TIR può indurre in errore? Un
progetto X può avere un TIR superiore di quello del progetto Y ma il VAN
di quest’ultimo è maggiore se il tasso di attualizzazione è inferiore a una
certa soglia. Questo perché il progetto Y ha entrate totali maggiori ma si
verificano più tardi. Altro aspetto da considerare è che accettando il
progetto X l’impresa potrebbe accettare anche un altro progetto, non se
accettasse Y. I manager presuppongono che la scelta fra X e Y sia forzata
da una carenza di capitale. Le grandi imprese infatti spesso impongono
limiti al budget degli investimenti delle divisioni nell’ambito dei sistemi di
pianificazione e controllo. Nel caso di razionamento di capitale, reale o
autoimposto, si dovrebbe utilizzare il TIR per ordinare i progetti? No.
Bisogna trovare quel pacchetto di investimenti con VAN maggiore oppure
usare la regola del TIR considerando il TIR dei flussi incrementali.
TRAPPOLA 4: IL COSTO OPP. DEL CAPITALE A BREVE TERMINE DIVERSO
DA QUELLO A LUNGO TERMINE. In questi casi dovremmo calcolare una
media complessa dei tassi per ottenere un numero confrontabile con il
TIR, non vi è alcun parametro per valutare il TIR di un progetto: il
vantaggio di una stima più accurata dei flussi di cassa previsti è
superiore a quello che deriva da una stima più precisa dei tassi di
attualizzazione. Il TIR sopravvive anche quando la struttura per scadenza
dei tassi di interesse non è piatta.
Nello sviluppare la regola del VAN, abbiamo ipotizzato che l'impresa
possa massimizzare la ricchezza degli azionisti accettando qualsiasi
progetto che vale più di quanto costa. Se però il capitale è strettamente
razionato, non è possibile intraprendere qualsiasi progetto che abbia un
VAN positivo. Se il capitale è razionato in un solo periodo, dovreste
seguire una regola semplice: calcolare l'indice di redditività di ogni
progetto, cioè il VAN per euro di investimento, e scegliere i progetti con
l'indice di redditività più alto fino a che non avete esaurito il vostro
budget di capitale. Sfortunatamente, questa procedura fallisce quando il
capitale è razionato in più di un periodo oppure quando ci sono altri limiti
alle scelte di investimento. L'unica soluzione generale è la
programmazione lineare. • Un razionamento del capitale forte riflette
sempre un'imperfezione di mercato, una barriera fra la società e i
mercati finanziari. Se questa barriera comporta che anche gli azionisti
non abbiano più libero accesso a un mercato finanziario ben funzionante,
ne risulterà il crollo dei fondamenti veri e propri del valore attuale netto.
Fortunatamente, nelle grandi imprese i casi di vero razionamento sono
rari. Molte imprese usano però il razionamento debole: si autoimpongono
cioè dei limiti all'investimento come strumento di pianificazione e di
controllo finanziario.
CAPITOLO 9 TEORIA DEL PORTAFOGLIO E CAPM
Markowitz ha rivolto la sua attenzione alla pratica della diversificazione
del portafoglio e ha mostrato come un investitore possa ridurre lo scarto
quadratico medio dei rendimenti di un portafoglio scegliendo azioni che
non hanno andamenti esattamente concordi. I tassi di rendimento di
quasi tutte le azioni hanno una forma vicina alla distribuzione normale,
questa può essere definita da due numeri: il rendimento medio o atteso e
la varianza (s.q.m.). Se dovessimo scegliere tra investire azioni in
Walmart (rendimento atteso 6.3%) o IBM (9.1%) la cui varianza è
rispettivamente 13.8% e 19.8% noteremmo che IBM offre un rendimento
atteso maggiore ma è più rischioso. Se investissimo il 60% della
ricchezza il Walmart e il 40% in IBM il rendimento atteso del portafoglio
sarebbe la media ponderata dei rendimenti dei due investimenti mentre
il rischio sarebbe inferiore alla media dei rischi delle azioni. Su un grafico
potremmo riportare sulle ascisse la varianza, sulle ordinate il rendimento
atteso e avere varie combinazioni rischio-rendimento di un investimento
in azioni. I principi fondamentali della teoria del portafoglio convergono
sull'affermazione banale che gli investitori cercano di aumentare il
rendimento atteso del loro portafoglio e di ridurre lo scarto quadratico
medio di tale rendimento. Un portafoglio che dà il maggior rendimento
per un dato scarto quadratico medio, o il minor scarto quadratico medio
per un dato rendimento atteso, è detto portafoglio efficiente. Per stabilire
quali portafogli sono efficienti, occorre essere capaci di calcolare il
rendimento atteso e lo scarto quadratico medio di ogni azione, nonché il
coefficiente di correlazione fra ciascuna coppia di azioni.
Gli investitori che possono detenere solo azioni dovrebbero scegliere un
portafoglio efficiente che soddisfi la loro propensione al rischio. Ma gli
investitori che possono anche impiegare o indebitarsi a un tasso di
interesse privo di rischio dovrebbero scegliere il "miglior" portafoglio di
azioni a prescindere dalla loro propensione al rischio. Se disponesse di un
grafico di portafogli efficienti deve partire dall’asse verticale nel punto r0
(tasso interesse privo di rischio) e tracciare la linea retta maggiormente
inclinata verso l’alto che risulterà tangente alla linea curva dei portafogli
efficienti. L’indice di Sharpe, rapporto fra premio di rischio e varianza,
misura la performance ottenuta dalla gestione di un portafoglio. Fatto ciò,
possono fissare il rischio del loro portafoglio complessivo, decidendo
quale quota dei loro fondi vogliano investire in azioni (quindi impiegare i
fondi in un portafoglio rischioso e in un investimento o indebitamento
privo di rischio).
Per un investitore che ha le stesse opportunità e le stesse informazioni di
chiunque altro il miglior portafoglio azionario è uguale al miglior
portafoglio azionario degli altri investitori. In altri termini, dovrebbe
investire in una combinazione formata dal portafoglio di mercato e da
prestiti privi di rischio (cioè dare o prendere a prestito).
Il premio medio per il rischio di mercato è la differenza tra il rendimento
di mercato e il tasso di interesse privo di rischio. I Buoni del Tesoro hanno
un Beta=0 e un premio per il rischio=0. Il portafoglio di mercato ha un
Beta=1 e un premio per il rischio rm-r0. Qual è il premio atteso per il
rischio quando Beta non è 0 oppure 1? Il contributo marginale di
un'azione al rischio di un portafoglio è misurato dalla sua sensibilità alle
variazioni di valore del portafoglio. Se un portafoglio è efficiente, c'è una
relazione lineare tra il rendimento atteso di ogni azione e il suo
contributo al rischio del portafoglio. Il contributo marginale di un'azione
al rischio del portafoglio di mercato è misurato dal beta. Così, se il
portafoglio di mercato è efficiente, ci sarà una relazione lineare tra il
rendimento atteso e il beta di ogni azione. Questo è il concetto
fondamentale che sta dietro al CAPM, il quale conclude che il premio
atteso per il rischio di ogni azione è proporzionale al suo beta:
premio atteso per il rischio delle azioni = beta * premio atteso per il
rischio del mercato
Il CAPM è il miglior modello conosciuto circa la relazione fra rischio e
rendimento. Esso è plausibile e largamente usato, ma molto meno che
perfetto. Nel lungo periodo, i rendimenti effettivi sono legati ai beta, ma
la relazione non è così forte come previsto dal modello. Altri fattori
sembrano spiegare i rendimenti dalla metà degli anni Sessanta del XX
secolo. Le azioni di piccole imprese e le azioni con bassi rapporti valore
contabile/valore di mercato sembrano avere rischi non considerati dal
CAPM.
L'arbitrage pricing theory offre una teoria alternativa della relazione fra
rischio e rendimento. Afferma che il rendimento di ogni azione dipende
parzialmente da fenomeni macroeconomici (fattori) e parzialmente da
fenomeni di disturbo specifici dell’impresa (eliminati con la
diversificazione).
Il premio per il rischio delle azioni = b1(r fattore1–r0) + b2(rfattore2-r0) + …
Nella formula, i b rappresentano la sensibilità di ogni singola azione
rispetto ai fattori e rfattore-r0 è il premio per il rischio richiesto dagli
investitori che sopportano il rischio espresso dalla variazione di tali
fattori. Il premio atteso per il rischio è zero, se attribuite a ogni b della
formula un valore pari a zero. Un portafoglio diversificato costruito in
modo da non essere sensibile a ognuno dei fattori macroeconomici è di
fatto privo di rischio e quindi deve avere un prezzo tale da offrire un
rendimento pari al tasso di interesse privo di rischio. Se il portafoglio
offrisse un rendimento maggiore, gli investitori potrebbero ottenere un
profitto senza sopportare alcun rischio ("arbitraggio"), indebitandosi per
acquistare il portafoglio. Se offrisse un rendimento minore, sarebbe
possibile ottenere un profitto da arbitraggio operando la strategia
opposta, vendendo in altre parole il portafoglio non sensibile ai fattori
macroeconomici e investendo il ricavato in titoli di Stato. Un portafoglio
diversificato costruito in modo da essere sensibile a un certo fattore,
offrirà un premio per il rischio che varia in proporzione diretta alla
sensibilità del portafoglio a tale fattore.
Confronto CAPM E APC: L’APT enfatizza il concetto che il rendimento
atteso dipenda dal rischio che deriva da eventi generali che influenzano
l’economia nel suo complesso e non dal rischio specifico. Se il premio per
il rischio atteso è proporzionale al beta del portafoglio del mercato, il
CAPM e l’APT darebbero la stessa risposta, in tutti gli altri casi no. Il
portafoglio del mercato non rientra nell’APT. Così non dobbiamo
preoccuparci del problema della misura del portafoglio del mercato e
possiamo verificare l’APT anche se disponiamo solo di un campione di
dati relativi ad attività rischiose. L’ APT non dice quali siano i fattori
rilevanti, al contrario del CAPM, che unisce tutti i rischi macroeconomici
in un singolo fattore ben definito, il rendimento del portafoglio del
mercato.
L’APT non dice quali siano i fattori rilevanti; chiede agli economisti di
cercare colpevoli con i loro attrezzi statistici. Fama e French hanno
indicato tre differenti fattori
• Il rendimento del portafoglio di mercato meno il tasso di interesse privo
di rischio.
• La differenza fra il rendimento delle azioni di piccole imprese e quello di
azioni di grandi imprese.
• La differenza fra il rendimento delle azioni con alto rapporto valore
contabile/ valore di mercato e quello delle azioni con basso rapporto
valore contabile/valore di mercato.
Nel modello a tre fattori di Fama-French il rendimento atteso da ogni
azione dipende dalla sua esposizione a questi tre fattori.
NOTA che ognuno di questi modelli "rischio-rendimento" ha il suo club di
fan. Tutti gli economisti finanziari concordano comunque su due concetti
fondamentali: gli investitori richiedono un incremento di rendimento
atteso al crescere del rischio e sono interessati principalmente al rischio
che non è possibile eliminare tramite la diversificazione.
RENDITE PERPETUE E ANNUE
Ci sono scorciatoie che rendono facile il calcolo del valore di un’attività
che offre un rendimento in diversi periodi.
RENDITA PERPETUA, è un’attività che fornisce un flusso di cassa costante
in eterno a partire da un determinato anno. Il tasso di rendimento di una
rendita perpetua è uguale al pagamento annuo promesso diviso per il
valore attuale
tasso di rendimento = flusso di cassa/ valore attuale
Facendo la formula inversa otteniamo il valore attuale. Tale formula, ci
indica il valore di un flusso uniforme di pagamenti cominciando dall’anno
1.
RENDITA ANNUA, è un’attività che paga una somma fissa ogni anno per
un numero definito di anni, ad esempio un mutuo ipotecario. Il valore
attuale della rendita annua è C/r*(1+r)^t
Il fattore rendita è il valore attuale di una rendita annua che paga 1 euro
all’anno per ciascuno dei t anni a co
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