Psicologia sociale dei gruppi
Introduzione
Livello di analisi
Esistono diversi livelli, un primo è quello intrapsichico che si occupa di come un individuo analizza la realtà circostante e si costruisce un’immagine di essa. Il secondo è quello interpersonale, che studia le impressioni verso altri individui. Il terzo è quello intragruppo, le dinamiche interpersonali di individui inseriti in un gruppo. Il quarto è il livello intergruppo, dinamiche tra gruppi differenti. L’ultimo livello è quello collettivo, che considera i processi sociali legati al contesto culturale e storico. I livelli si influenzano a vicenda.
Gruppo
Sono una parte inevitabile dell’esistenza umana. Ci sono due approcci prevalenti.
- Approccio nord-americano: individualista. Fa coincidere il gruppo con una psicologia individuale.
- Approccio europeo: legato alla Gestalt, fa suo il concetto di totalità dinamica (Lewin), più della somma dei singoli individui. È l’approccio prevalente.
Bisogna distinguere il concetto di gruppo da categoria sociale e aggregato sociale, i quali sono comunque caratterizzati da insiemi di individui. L’aggregato è un insieme di individui nello stesso luogo senza legame tra loro. La categoria sociale è un raggruppamento di tipo statistico in cui gli individui sono categorizzati in base ad una caratteristica. Gli individui non interagiscono tra loro e nemmeno devono necessariamente attribuire una caratteristica psicologica alla loro categoria. Talvolta da una categoria sociale può prendere vita un gruppo nel momento in cui l’elemento che li caratterizza diventa rilevante dal punto di vista psicologico.
Il gruppo invece è un insieme di individui con caratteristiche distintive:
- Relazione fra i suoi membri, faccia a faccia o indiretta.
- Interdipendenza (destino comune).
- Consapevolezza di appartenere al gruppo.
- Anche altre persone esterne ne riconoscono l’esistenza.
Al gruppo sono associati sentimenti di appartenenza e strutture interne con leggi implicite ed esplicite, ruoli e norme.
Una prima definizione di gruppo fu data attraverso il principio di autocategorizzazione per cui due o più persone che fanno parte di una categoria sociale si riconoscono parte di esso. L’approccio più recente aggiunge il fatto che almeno un altro soggetto non appartenente ne riconosce l’esistenza.
Tipi di gruppi
Piccoli gruppi vs. grandi gruppi. Bisogna distinguere il grande gruppo dalla folla, in cui possono apparire sentimenti e destino comune e avvicinarsi a questa tipologia di struttura. Un’altra distinzione è la volontarietà. I gruppi informali si costituiscono spontaneamente e i formali no. I gruppi primari hanno relazioni intense e vincoli emotivi non legate alla conoscenza dei membri (ma piuttosto alla loro appartenenza gruppale), i secondari hanno rapporti impersonali e determinato da scopi pratici; può evolvere in primario.
Lezione 2
La cognizione sociale
Studia il modo in cui ci formiamo una prima impressione, la relazione tra cognizione e risposta emotiva nei confronti degli attori sociali, la relazione tra cognizione e risposta comportamentale. Non è focalizzata solo su aspetti cognitivi, infatti si occupa anche di aspetti affettivi e motivazionali.
Pensatore sociale
I modelli:
- Ricercatore di coerenza (‘40-‘50)
- Scienziato ingenuo (‘70)
- Economizzatore di risorse cognitive (‘80)
- Tattico conoscitore motivato (‘90)
- Attore attivato (2000)
Ricercatore di coerenza: le persone tendono a cercare coerenza nel loro modo di pensare e agire. Quando le persone hanno cognizioni che si scontrano con il loro equilibrio allora tendono a ricercarlo (Festinger) per far fronte alla dissonanza cognitiva. Si tende a cercare strategie per perseguire il proprio comportamento nel caso in cui non si decida di cambiare. L’essere umano è molto motivato a perseguire la coerenza (ruolo motivazione).
Scienziato ingenuo: l’individuo è dotato di capacità logico-razionale (Heider), perciò affronta la realtà analizzando i dati presenti e traendone conclusioni razionali. La motivazione assume un ruolo secondario, è legata principalmente a una comprensione di ordine generale del fenomeno secondo regole di causa-effetto.
Economizzatore di risorse cognitive: l’individuo non ha risorse illimitate perciò non può far fronte allo stesso modo ad ogni situazione. Non potendo processare tutti gli stimoli in dettaglio usano scorciatoie cognitive, le euristiche. Sono utili, ma spesso portano a conclusioni parziali o non corrette (soggette a bias).
Tattico conoscitore-motivato: Fiske pubblica un libro chiamato Social cognition a cui oggi si fa ancora riferimento come modello. Presenta il tattico conoscitore-motivato in cui la motivazione ritorna ad essere presente, cioè le strategie decisive sono influenzato dalla motivazione in senso positivo quando molto presente, altrimenti si usano le euristiche. Riconosce perciò l’importanza dell’economia delle risorse, ma altrettanto dei fattori motivazionali.
Attore attivato: modello recente che non sconfessa i modelli precedenti introducendo tuttavia un fattore aggiuntivo, ovvero molti dei processi sono inconsapevoli e impliciti. Attribuisce nuovo valore ai fattori affettivi oltre che i cognitivi e i motivazionali dei precedenti.
Formazione di impressioni
Alla sola presentazione di immagini noi attiviamo una serie di stereotipi associati. Alla presentazione di un’etichetta attiviamo una serie di inferenze e stereotipi.
Stereotipi e pregiudizio
Negli ultimi anni il pregiudizio ha assunto una forma più latente. Una definizione non troppo recente (Allport, 1954, the natural prejudice) è divisa in due parti: “è un atteggiamento di rifiuto o ostilità verso una persona appartenente ad un gruppo semplicemente perché facente parte di quel gruppo”, in cui ha sempre valenza negativa (la parte positiva è solo un’introduzione recente non sempre condivisa) e ha sempre un’analisi intergruppo anche se poi ha talvolta valenza interpersonale, e ancora è un’” antipatia fondata su una generalizzazione falsa e inflessibile”, cioè non è mai accurato ma molto radicato, “può essere sentito internamente o espresso”, ovvero latente/indiretto o esplicito.
Il pregiudizio è un atteggiamento, e come tale ha tre componenti: comportamentale, emotiva e cognitiva. La componente cognitiva del pregiudizio coincide con lo stereotipo e si riferisce ai tratti tipici di un gruppo sociale. La componente emotiva corrisponde alle emozioni suscitate da un gruppo sociale. La componente comportamentale con i comportamenti messi in atto verso l’outgroup.
Prospettiva storica
Prima fase: 1920-1950, in cui era considerato come un fenomeno individuale, espressione di una particolare struttura di personalità.
Modello della personalità autoritaria (Adorno, 1950): frutto di un ambiente educativo autoritario frutto dei fenomeni di spostamento e sostituzione.
Seconda fase: 1950-1990, normali processi cognitivi e motivazionali. Spiegato con categorizzazione sociale (Tajfel) e appartenenza di gruppo (Turner). Fenomeno di gruppo. Diviene un fenomeno pervasivo che appartiene ad interi gruppi in confronto di altri.
Terza fase: si è affinata la prospettiva fino ai giorni nostri. Si è guardato molto di più alle componenti del pregiudizio (multidimensionalità), si è fatta differenza tra stereotipo e pregiudizio e si è data importanza al pregiudizio latente.
Pregiudizio latente
Negli anni ’70 con le lotte per i diritti civili è giunta una sanzione dell’espressione del pregiudizio. Il pregiudizio tuttavia si è adattato e ha assunto modalità di espressione più latenti, che hanno comunque effetto sulla società.
Automaticità: le risposte pregiudizievoli si attivano in modo automatico. Nel 1989 Devine costruì il modello della dissociazione. Operano due tipi di processi, automatici e controllati. Gli automatici si attivano automaticamente dalla memoria senza sforzo cognitivo, mentre i controllati necessitano consapevolezza e sforzo cognitivo. Questa distinzione viene attuata appieno nell’ultimo tipo di pensatore sociale.
L’attivazione automatica di pregiudizio e risposte stereotipiche è presente sia nell’alto pregiudizio che nel basso. Nelle persone a basso pregiudizio interviene contemporaneamente una risposta controllata che inibisce la componente affettiva (Devine, 1989, motivazione ad inibire le risposte pregiudizievoli). Questa spinta motivazionale può essere interna o esterna. L’esterna avviene quando nella consapevolezza di avere un comportamento stereotipico si evita di metterle in atto perché avviene una censura sociale. Nella spinta interna sono le credenze personali nell’uguaglianza o altro che impediscono al pregiudizio di essere espresso.
Natura indiretta, razzismo simbolico o moderno (McConahay e Hough, 1989), caratterizzato da un’eccessiva difesa dei valori tradizionali e opposizione alle misure di uguaglianza. Pregiudizio sottile (Pettigrew, Meertens, 1995): le persone usano misure sottili di giustificazione magari usando la difesa del proprio gruppo o esacerbando le differenze tra gruppi. Nel pregiudizio sottile è introdotta bene la negazione di emozioni positive ai membri dell’outgroup (outgroup hate, affiancato all’ingroup love). A volte entra in gioco un meccanismo per cui dare diritti ad un outgroup si ritiene che si tolgano diritti allo stesso ingroup.
Ambivalenza
Contemporanea attribuzione di caratteristiche positive e negative ad un outgroup (Conner e Sparks, 2002).
Può essere cognitiva: presenza simultanea di credenze con connotazioni opposte. Ambivalenza emotiva: componenti affettive positive e negative. Ambivalenza intercomponente: componente cognitiva e emotiva hanno valenza opposta.
Pregiudizio ambivalente (Katz, Hass, 1988): credenze favorevoli verso outgroup vs disagio.
Modello del contenuto degli stereotipi (Fiske, 2002): gli stereotipi sono riconducibili alle macrodimensioni del calore e della competenza. Ogni stereotipo sarebbe associabile a queste dimensioni. Il pregiudizio che ha alto calore e competenza coincide con l’atteggiamento che ho per il mio ingroup, perciò non è un vero e proprio pregiudizio (pregiudizio di ammirazione). Il pregiudizio di disprezzo ha tutti bassi valori. Il pregiudizio alto in competenza è il pregiudizio di invidia, con comportamenti di invidia e denigrazione sociale. L’alto calore e la bassa competenza è il pregiudizio paternalistico in cui si attuano comportamenti di tipo protettivo insieme a discriminazione; avviene talvolta che si attribuiscano caratteristiche positive per giustificare la discriminazione.
Ambiguità
Emerge quando il contesto permette di interpretare la discriminazione come non pregiudizievole. Il modello di Gartner e Dovidio del razzismo riluttante: l’individuo è assolutamente convinto di non essere pregiudizievole e condivide i valori contro la discriminazione, ma mette in atto bias che egli non ritiene pregiudizievoli. Si è studiato principalmente il contesto dell’interazione tra bianchi e neri. In un esperimento si valutava la quantità di rifiuti di aiuto quando una persona è bianca o nera a seguito della richiesta di usare il telefono per chiamare un carro attrezzi. Come si nota la situazione è ambigua e si possono dare spiegazioni di vario tipo e non necessariamente pregiudizievoli, ma nei fatti i rifiuti sono rivolti in maggior numero ai neri.
In conclusione il pregiudizio latente ha caratteristiche di: automaticità, è indiretto, ambivalente e ambiguo. Ogni modello trattato ha focus specifici su una o più componenti del pregiudizio. Il modello di Devine è prevalentemente cognitivo, i modelli del razzismo simbolico, moderno, sottile e ambivalente considerano anche fattori affettivi, il modello del contenuto degli stereotipi e del razzismo riluttante integrano aspetti cognitivi, affettivi e comportamentali.
Come misurare il pregiudizio
Il continuum di controllabilità (Maas): le componenti del pregiudizio sono state inserite su un continuum che va da implicito e non controllabile a esplicito e controllabile. Quando esplicito diamo per scontato che una persona sia in grado di esprimere le proprie convinzioni e comportamenti e non hanno problemi a condividerle. Le risposte implicite sono usate su comportamenti automatici, difficili da controllare ed essenzialmente non consapevoli. La desiderabilità sociale influenza di più le misure esplicite, di meno le implicite.
Misure classiche
Chiedono esplicitamente un’attribuzione di valore su una scala. Oggi sono meno valide poiché la discriminazione è più latente.
Bogus pipeline
Esperimento: 50 persone. Somministrazione scala classica. Informazioni sulla scala del pregiudizio e macchina “verità” (scollegata). Fattore between subjects: è solo in uno dei soggetti in confronto ad altri. Fattore Within: tutti i soggetti hanno la stessa somministrazione. Nella condizione di controllo e sperimentale l’atteggiamento nei confronti dei bianchi è identica. Nei confronti dei neri nella condizione di controllo il punteggio è molto più basso rispetto alla condizione sperimentale. Nella condizione di controllo la desiderabilità sociale agisce come fattore di influenza che aumenta la positività nei confronti dei neri.
Misure latenti
Si trasformano domande esplicite in domande che vertono su argomenti che vengono influenzati dal pregiudizio.
Risposte comportamentali
Si presentano come esperimenti in cui si considerano situazioni realistiche (e.g. esperimenti di Dovidio e Gardner) e fattori osservabili come il tono della voce o il luogo in cui si siede il soggetto se è presente una persona discriminata.
Allocazione di risorse
Ideata da Tajfel che ne definisce le strategie possibili: equità, massimo profitto comune, massimo profitto per l’ingroup e massima differenziazione.
Bias verbali
Ciò che si dice quando si è in presenza di un membro dell’outgroup. Il linguistic intergroup bias (Maass): i comportamenti positivi dell’ingroup e negativi dell’outgroup sono identificati come disposizionali con un alto livello di astrazione linguistica. Con comportamenti negativi ingroup e positivi outgroup ci sono attribuzioni situazionali e con basso livello di astrazione. Il bias è così sottile da agire non solo nelle parole usate ma anche sul livello di astrazione.
IAT
Greenwald, 1998. Consente di misurare l’atteggiamento implicito riguardo ad un determinato oggetto. Un determinato oggetto di comportamento ha associati elementi di positività o negatività? Esso si basa su compiti da eseguire al computer, ha due oggetti a confronto verso cui misurare la valenza. 5 prove. Nella prima prova bisogna premere una lettera quando appare una parola di una categoria. Nel secondo una lettera per una parola positiva e una per una negativa. Nel terzo si schiaccia una lettera per una categoria e una parola con valenza. Nel quarto si esegue di nuovo la categorizzazione della prima invertendo le lettere associate alle parole. Nel quinto si inverte il terzo. Il computer calcola il numero di errori e il tempo di esecuzione. Rilascia un punteggio d prime, indice dell’atteggiamento verso un oggetto. Si ritiene che misuri unicamente la componente affettiva, anche se oggi alcuni considerano che il d prime abbia più componenti che misurano più fattori (Sherman). Misura non solo atteggiamento implicito ma anche gli stereotipi culturalmente determinati.
Priming
Semantico: Si possiede un prime, una presentazione subliminale non percepibile in modo consapevole, che viene proiettata su uno schermo. E.g. si presenta un’immagine di un italiano e di un arabo, poi compare la prima immagine percepita consapevolmente che è una immagine ambigua (target) che tiene in mano qualcosa: poi velocemente bisogna dare un’interpretazione, pistola o utensile. Si misura il numero di errori e la velocità.
Altra modalità prevede la presentazione del prime, poi un target che si presenta come una parola (positiva o negativa) o una non parola, di cui dopo verrà chiesta la natura nella fase interpretativa (Wittenbrink). È semantico perché ciò che definisce il tipo di priming è la fase interpretativa che riguarda la componente semantica.
Valutativo: Si presenta il prime e il target come nell’esperimento di Wittenbrink, tuttavia poi si chiede un’interpretazione valutativa (positiva o negativa?) (Fazio). Saremo facilitati a riconoscer parole positive se il prime era un membro dell’ingroup e viceversa.
Neuroscienze
La misura più implicita è la fMRI, in cui si controllano le attivazioni delle aree cerebrali in corrispondenza della visione di immagini con associato pregiudizio.
Pregiudizio etnico
Atteggiamento sfavorevole verso gruppi minoritari definiti sull’appartenenza etnica. A seconda del contesto può riguardare prevalentemente: afroamericani, ebrei, sudamericani, asiatici, islamici. Il pregiudizio etnico è spesso associato a stereotipi negativi di criminalità, aggressività e senso di minaccia. Spesso sono considerati gruppi a basso status, ovvero meno intelligenti.
Status e bias razziale
Esperimento di Freeman (2011), evoluzione IAT, compito con mouse al posto di tasti. In questo modo consente di comprendere perché ci si mette più tempo in base alla traccia del mouse. Manipola il colore della pelle dei prime e lo status associato all’immagine attraverso il tipo di indumento (giacca e cravatta vs tuta). Ogni individuo con colore della pelle differente è associato ad un tipo di indumento.
I risultati sono: ci sono meno errori quando è bianco-completo e rispetto a bianco-tuta (minore deviazione della curva) e nero-tuta rispetto a nero-completo. Questo esperimento dimostra che il concetto di nero è associato ad un costrutto di bassa competenza e status.
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Appunto incompleto
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Appunto Psicobiologia, docente Bisazza, basta questo per l'esame!
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Ingegneria dei Sistemi Superconduttivi M - Marco Breschi - Appunto
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Appunto di geografia regionale, esame di Geografia culturale