LEZIONE 8/10/20
La colonia di Jamestown è importante sotto tanti pdv. Uno di questi è che è l’esperienza storica che dà il via
alla letteratura coloniale americana. Per cui ci interessa sia da un pdv storico-culturale in quanto segna un
modello che diventerà poi molto importante nella storia del paese e che segnerà anche quella divisione tra
cultura del nord e cultura del sud (che condurrà intorno alla metà dell’800 ad una sanguinosa guerra civile) sia
perché segna il modello di un certo tipo di rappresentazione dell’America.
Abbiamo detto che all’inizio vi è la nascita di una società per azioni che ha finalità prettamente economiche e
commerciali (Virginia Company). La creazione di questa compagnia nel 1606 porterà, negli anni
immediatamente successivi alla spedizione verso la Virginia. Questa spedizione poi porterà, nel 1609, alla
creazione di questo piccolo primo insediamento coloniale: Jamestown. Come vediamo dal nome (dedicato al
re d’Inghilterra in quel momento) si tratta di un insediamento legato in maniera simbolica alla corona. E’ un
insediamento su un isolotto alla foce del fiume che viene ribattezzato James che sfocia nella Chesapeake Bay,
una grande Baia dell’attuale Virginia. Quindi i coloni si insediano su quest’isola e vengono immediatamente in
contatto con gli indiani. Creano il loro insediamento fortificato e cercano il contatto con i nativi che avviene
presto perché si sono andati ad insediare nel mezzo di quella che è un’organizzazione di tribù indiane che
sono tra loro federate e il cui leader è effettivamente il capo della tribù che vive lì vicino. Per cui si crea un
contatto che, però, è estremamente guardingo da entrambe le parti. I coloni Hanno bisogno dell'aiuto degli
indiani come abbiamo già detto, perché non sanno dove coltivare la terra senza di loro, non sanno dove
pescare e come sopravvivere. Gli indiani sono estremamente amichevoli perché sono inizialmente molto
contenti di commerciare con gli inglesi. Dobbiamo tener presente che in molti casi le tribù native avevano già
avuto a che fare con gli inglesi, o quantomeno con gli europei, perché c’erano già state spedizioni esplorative,
c'erano già stati viaggi e nel corso di questi viaggi, capitava con relativa frequenza che degli indiani venissero
rapiti e portati via Inghilterra venissero costretti a lavorare per le navi degli europei. Quindi non era come
nella rappresentazione classica dell'arrivo di Cristoforo Colombo con tutti gli indiani atterriti che vedono
queste persone nuove con le loro navi, vestiario strano e così via appunto in realtà stiamo parlando di
popolazioni Native che in larga misura avevano già avuto contatti sporadici con gli europei. Quindi la tribù
locale, ovvero una federazione di tribù Native, il cui leader era Powhatan , instaura inizialmente rapporti
amichevoli con i coloni. Ma va bene attenzione di impedire loro di espandersi sulla terraferma. Per cui la
colonia si trova in questa situazione: i rapporti con gli indiani, è in grado di sopravvivere grazie agli indiani E li
aiutano con le loro provviste e così via, ma non sono liberi di espandersi. non potendo Estendere la colonia
non possono nemmeno avviare coltivazioni. quindi sono bloccati sia dal punto di vista territoriale che dal
punto di vista economico. È chiaro che questa situazione porta ben presto ad un irrigidirsi dei rapporti con gli
indiani e quindi porta ben presto ad una situazione di conflitto aperto. Questo conflitto aperto sfocerà in una
serie di scaramucce e nel 1612 in un attacco indiano e in un massacro che decime ra di un buon terzo o forse
più le entità della colonia. E’ quindi un momento di crisi della colonia che viene rappresentato nella storia che
di questa colonia viene scritto dal leader e protagonista di questa vicenda: John Smith . Egli era un viaggiatore
e avventuriero che fin da giovane aveva viaggiato partecipando a molte spedizioni e si imbarcò in questa
impresa coloniale con grande entusiasmo convinto che questa impresa potesse arricchire non solo lui e i
coloni, ma l’intera nazione britannica.
Di John Smith dobbiamo dire che lui fu protagonista anche di un’altra vicenda che poi diventerà importante
nella storia della colonizzazione inglese del nord america, cioè del viaggio di esplorazione lungo la costa
atlantica del nord america verso nord che arriva fino alle attuali coste del Canada. E’ lui a tracciare la mappa
della costa ed è lui a registrare le caratteristiche in particolare della costa del New England in modo tale che
altri viaggiatori dopo di lui si serviranno della mappa da lui disegnata.
Tornando a Jamestown vediamo qual è stato il suo ruolo. La maggior parte di quello che sappiamo delle
vicende di Jamestown lo sappiamo grazie alle storie scritte dallo stesso John Smith, il quale si autorappresenta
in una chiave sempre più positiva di quello che meritava. Sappiamo che nei primi anni la colonia ebbe un
andamento molto irregolare perché molti dei partecipanti a questa impresa erano persone che non sapevano
lavorare ed entravano in conflitto gli uni con gli altri. Infatti quello che lo stesso Smith ci rappresenta è una
storia di congiure, lotte interne e così via in cui lui, in quanto leader, si mette sempre nella luce migliore
possibile. Dopo i primi momenti di carestia e difficoltà economica, ci sono anche dei momenti positivi e
incoraggianti. In particolare, a partire dal 1612, i coloni iniziano a coltivare con successo il tabacco (quella che
diventerà la coltivazione principale e più redditizia del sud (che fornirà il maggior incentivo alla prosecuzione
della colonizzazione). Il modello che si stabilisce nella colonizzazione della Virginia è un modello che
continuerà a pesare in tutta la storia della cultura statunitense perché è un modello basato sulla grande
piantagione. Questo vuol dire che c’è proprietà terrena come condizione di coltivazione (quindi un modello
simile a quello feudale presente in Inghilterra e in Europa) ed è un modello che richiede una grande
manodopera. E’ a causa di ciò che sia avvia da un lato una politica che cerca di attirare verso l’America
lavoratori, braccianti e persone che vogliono lavorare e sopravvivere (poveri e diseredati delle città inglesi).
Molti di questi arrivano con la formula dell’ indentured servant , cioè non sono schiavi ma persone libere che
cedono per un certo numero di anni il proprio lavoro in cambio del denaro necessario a pagarsi il passaggio in
nave. Questi servants dipendono, però, in gran parte dall’economia inglese e dalla disponibilità di persone
disposte ad affrontare il viaggio e così via. Quindi hanno un mercato che è limitato. E’ per questo motivo che
già dal 1619 i coloni iniziano a importare schiavi dall’africa; iniziano, cioè, ad inserirsi in questo meccanismo di
commercio transatlantico che è stato in realtà attivato già nell’america centro-meridionale perché è a causa
della moria genocida degli indigeni delle colonie spagnole e portoghesi che con il beneplacito della corona
spagnola e della Chiesa (in particolare domenicani che si occupano di difendere la sopravvivenza dei nativi)
che si avvia il commercio degli schiavi. L’idea è che gli africani sono comunque persone barbare e incivili che si
possono schiavizzare senza nessuno scrupolo (anche perché anche tra loro sono abituati alla schiavitù) e
anche perché essendo già anche abituati ai climi caldi potranno con maggiore produttività coltivare le
piantagioni. Questo ragionamento si applica molto presto alle colonie del nord america. Quindi il modello
scelto della piantagione e coltivazione del tabacco porta con sé l’importazione sempre crescente di schiavi e di
conseguenza anche il problema razziale negli US futuri.
L’altro fattore importante e duraturo è il fatto che la colonizzazione delle colonie del sud avviene da parte di
persone che si sentono britanniche al 100%, che sono in costante contatto con la madrepatria, che
commerciano, che pensano all’america come un luogo dove investire dei capitali per ricevere doni molto alti
oppure come un posto dove sopravvivere. Non è pensato come un luogo dove cominciare una nuova civiltà,
ma come un luogo di forte collegamento con l’Inghilterra la cui coltivazione permette a degli inglesi di
sopravvivere e di fare fortuna e alla corona britannica di espandere il proprio dominio.
Torniamo a John Smith e al modo in cui egli rappresenta le vicende alterne di questa colonia di cui lui stesso è
il leader per un certo periodo.
[ E’ da sottolineare per un certo periodo perché lui in realtà in America ci passò un paio d’anni ].
I testi che lui dedica all’esperienza della colonizzazione di Jamestown sono fondamentalmente 3. Il primo
resoconto che dedica a questa vicenda è una lettera nota alla storia come A True Relation che lui scrive
frettolosamente perché c’è una nave che sta per partire per l'Inghilterra dove lui vuole mandare indietro la
relazione del primo anno delle vicende della colonia. E’ una relazione sostanzialmente veritiera perché è una
relazione di carattere pratico. Questa lettera è passata alla storia perché è il primo scritto di un colono di
lingua inglese nel nord america, quindi se vogliamo è anche il primo testo americano.
L’opera successiva che lui dedica alla colonia si intitola A Map of Virginia ed è un testo del 1612 che lui divide
in due parti: vi è una prima parte di carattere descrittivo che parla della geografia del luogo, ma descrive
anche le nazioni indiane, le modalità di insediamento delle nazioni indiane ecc. Quindi è un testo strettamente
informativo che riguarda la Virginia nel suo comp
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