La vita di Sebastião Salgado
Sebastião Salgado è nato nel 1944, in una fattoria del Brasile vicino alla città di Aimorés. La sua fattoria era enorme, contava 30 famiglie, non c’erano ricchi o poveri. Ogni volta che si dovevano spostare dovevano percorrere grandi distanze con gli animali, distanze come da Parigi a Mosca, viaggi interminabili che impiegavano 40 giorni per arrivare. Subito quindi il giovane ha imparato a viaggiare.
Le qualità del fotografo
Secondo lui la prima qualità di un fotografo è la pazienza, perché deve saper aspettare, sapersi introdurre nella vita delle persone o degli animali. Non c’erano mezzi di comunicazione se non la radio. Decise di trasferirsi a Vitória per finire la scuola secondaria, qui viveva con altri giovani. Iniziò a lavorare di conto ecc. e così si appassionò al calcolo. Inizialmente decise di studiare giurisprudenza, ma quando cominciò la fase industriale del Brasile capì che la sua passione era l’economia.
L'incontro con Leila e la dittatura
Incontrò sua moglie Leila a 20 anni, lei ne aveva 17, e se ne innamorò perdutamente. Con la fase industriale aumentò il divario tra ricchi e poveri. Il giorno dopo la laurea lui e sua moglie si sposarono. Quando con un colpo di stato cominciò la dittatura lui fu in prima linea con la moglie in ogni manifestazione. Arrivati troppo in alto, per sfuggire alle torture decisero di imbarcarsi per la Francia e continuare la loro attività da lì.
La vita in Francia
I brasiliani amano la Francia, vista come luogo di democrazia e dei diritti dell’uomo. Ai brasiliani veniva insegnato prima il francese che l’inglese. Leila non suonò più ma cominciò a studiare architettura e Sebastião continuò il suo master. Lavoravano per pagarsi la retta perché non avevano borse di studio. Dopo scoprirono che erano lo stesso controllati, che la gente che reputavano amici li aveva denunciati, che c’erano fascicoli su di loro tenuti dal regime dittatoriale. Poi il regime è finito e chi era stato torturato era adesso al potere. Le dittature finiscono sempre, non hanno destino. In Francia hanno sperimentato la solidarietà.
La passione per la fotografia
Leila ha comprato la prima macchina fotografica per fotografare gli edifici. Così si appassionò alla fotografia. Decise di andare in Africa dove avrebbe studiato le piantagioni di caffè e il modo in cui potessero aumentare la rendita dei terreni, a Londra invece ci andava per incontrare Leila. Studiò anche le piantagioni di tè, trovando dei luoghi fertili dove avviarle. Quando ci tornò nel 1991 per un progetto fotografico erano già cresciute. In Africa aveva trovato il suo paradiso.
La fotografia lo appassionava, ogni volta che vedeva le foto che scattava in Africa era molto felice. Per lui l’Africa era un secondo Brasile, hanno la stessa vegetazione, culture, anche perché un tempo erano un solo continente. Quando andava a Londra da Leila parlava spesso della sua voglia di lasciare l’economia, finché nel 1973 decise di diventare fotografo freelance.
Il ritorno a Parigi
Decisero di tornare a Parigi, vivendo di stenti, nelle mansarde dei palazzi. Leila faceva gli straordinari tra lavoro e università per pagare gli attrezzi fotografici. Anche se Leila era incinta, decisero di andare in Africa con la CCFD e fotografarono siccità, povertà ecc. C’erano due fotografi: lui in bianco e nero e un altro invece a colori.
Di ritorno dal Niger andarono ad abitare a casa di amici, ma Salgado si ammalò per aver mangiato carne avariata. Leila riuscì a vendere alcune foto e il CCFD usò una loro foto per un manifesto che venne appeso in tutta Francia. Con quella somma, invece di comprare una casa, comprarono altri apparecchi fotografici. Salgado grazie ai suoi studi di economia è riuscito a far diventare la sua passione in fotografia in rendita.
Il lavoro con il CCFD
Quando cominciò con la fotografia aveva provato nudo, paesaggi e ritratti ma poi si era spostato verso i temi sociali. Questo perché aveva vissuto nel periodo delle rivolte sociali. Aveva cominciato a lavorare con il CCFD e a pubblicare le sue opere nella stampa cristiana. I cristiani facevano anche opere di volontariato e aiutavano le persone in difficoltà e i rifugiati. Il suo scopo era quello di mostrare come il mondo fosse segnato da enormi differenze e ingiustizie che gli europei compivano nei confronti degli altri popoli, come i contadini di caffè in Africa.
La carriera fotografica
Grazie alla sua formazione eterogenea lui riusciva subito a capire la situazione della zona che voleva fotografare e a raccontare la loro storia attraverso la fotografia. Dal 1975 al 1979 lavorò con Gamma, un’agenzia che aveva alcuni agganci nella stampa e che quindi era sempre in attività e non si lasciava perdere un colpo. La sera dava i rullini a dei passeggeri volontari che tornavano a Parigi e poi contattava l’agenzia per descrivere i turisti e spiegare le foto. Non ha mai perso un rullino. A volte si spostava direttamente dallo Stato dove si trovava, senza passare da Parigi. Salgado crede nelle sue immagini, sono espressione dei suoi pensieri, della sua vita.