L'incidenza del paratesto sui repertori bio-bibliografici del Seicento
Nella Bibliotheca romana di Mandosio, nella Scena letteraria bergamasca di Calvi, nella monumentalità della Biblioteca napoletana di Toppi, nell'Ateneo dei letterati milanesi di Picinelli sono basati su un ordine essenzialmente pratico e sull'enumerazione di elementi tangibili sequenziali che sono i capitoli delle biografie. Nella traduzione stampata ad Augsburg nel 1473 del De viris illustribus di San Girolamo è presente nell'apertura una tavola dei capitoli (Oculos pro catalogus illustrium virorum) vengono elencati i nomi dei personaggi che sono riportati all'interno del testo senza continuità di soluzione con la capilettera maiuscola, ma una buona informazione bibliografica (o bio-bibliografica in questo caso) deve poter essere ben manipolata e visualizzata a garanzia della leggibilità e consultabilità.
Caratteristiche che già troviamo nel Liber de scriptoribus ecclesiasticis di Johann Tritheim (anche se nella prefazione afferma di rifarsi a San Girolamo), dove l'accesso all'informazione è agevolato. Si può notare già il paratesto delle moderne bibliografie, l'epistola dedicatoria che spiega le motivazioni e le modalità di esecuzione dell'opera e l'indice degli autori che facilita l'accessibilità all'informazione.
Polisemia iconico verbale
Nelle Apes urbanae di Allacci la polisemia iconico verbale è evidente, ape come stemma del dedicatario e simbolo dell'erudizione e del luogo topico. Questo tipo di opere sono generalmente spoglie di elementi ornamentali di rilievo tranne alcune eccezioni. L'antiporta dell'opera del Calvi presenta un angelo trombettiere che tira il sipario del teatro sul cui proscenio appare un libro, simbolo del fondamento di ogni sapere. Nel Toppi invece abbiamo un arsenale di stemmi, figure mitologiche ed oggetti di una esuberante napoletanità trasfigurata.
Formati delle opere
Quasi tutte le bio-bibliografie italiane si presentano nell'in quarto, formato delle storie e dei poemi cavallereschi, ma le Apes urbanae è in 8° e la Biblioteca napoletana nel monumentale in folio. La scelta di Allacci va in controtendenza, usare cioè un formato medio-piccolo, la seconda invece appare più conservativa probabilmente ai fini di celebrare la fertilità culturale del viceregno spagnolo.
Ritratti incisi
Nell'opera di Tomasini (Elogia) e in quella di Calvi (Scena letteraria degli scrittori bergamaschi) vi ritroviamo i ritratti incisi per due motivi diversi: quest'ultimo sceglie la via dell'incisione per i primi attori, per Tomasini una adesione alla retorica degli elogi. Il bibliografo ha il compito di...
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