Estratto del documento

Quinta lezione 7-14/11/17: L'idea del bello in scultura

Canoni e personalità a confronto

La scultura nel corso del VI a.C. vedrà una serie di sperimentazioni che contribuiranno in maniera significativa all’avvicinarsi al naturalismo, ovvero l’obiettivo del popolo greco. Nella scultura ci furono due filoni di ricerche: quella a tutto tondo e quella riguardo la decorazione architettonica.

Scultura a tutto tondo

Caratterizzata da “studi” sulla figura umana frontale e stante, pensata tridimensionalmente, indipendentemente dal fine della scultura.

Decorazione architettonica

Consiste in una decorazione scolpita che orna i frontoni ed i fregi degli edifici templari, con caratteristiche precise legate agli spazi da decorare e alla conformazione di essi.

Scultura a tutto tondo arcaica

La scultura a tutto tondo detiene analogie formali che intercorrono tra la tradizione scultorea greca del VI a.C. e la produzione scultorea egizia contemporanea. I greci sono consapevoli di ciò, difatti già prima del VII e del VII a.C. gli egizi scolpivano in quel modo, sono analogie ben chiare ai greci che documentano ciò: Diodoro Siculo fa un confronto fra la sua tradizione contemporanea, in piena età ellenistica, e la tradizione egizia più antica, e ne riconduce le differenze in una questione di tecnica della scultura.

Gli Egizi non stabiliscono proporzioni e simmetria, come fanno invece i Greci, ma non appena hanno squadrato i blocchi di pietra e operato le suddivisioni, allora fissano gli stessi rapporti di proporzione su ogni metà, passando via via dalle minori alle maggiori; e suddividendo la struttura del corpo in 21 parti e 1/4 restituiscono all’intera figura le proporzioni simmetriche.

Negli esempi della slide vengono descritte le fasi della lavorazione della scultura egizia, dove partendo da un blocco di pietra sul quale si disegna la scultura finale su tutte e quattro le facce, linee guida per lo scultore che procederà tramite la compenetrazione di piani ortogonali, levando l’eccesso. È una tecnica che impone l’intersezione di quattro piani ortogonali, la quale resa formale è una figura statica, fissata in un assoluta immobilità e rigore, nonostante la volontà di raffigurarne il movimento.

Questo dinamismo è congelato, ne è un esempio Ranofer, V dinastia, 2500 a.C. circa.

Gli strumenti dello scultore

Per scolpire in quest’epoca vi sono interessanti indicazioni riguardo gli strumenti dello scultore, sono strumenti semplici che per secoli e millenni si sono mantenuti molto simili nelle botteghe di scultura. Ad esempio i principali sono scalpelli e mazze, raschietti per le rifiniture ed infine i compassi per prendere le misure.

Dei procedimenti utilizzati per la scultura abbiamo tracce archeologiche e quindi fonti affidabili, nelle cave possiamo osservare alcuni prodotti semi-lavorati e poi abbandonati, ad esempio nelle cave di Nasso, una famosa isola per la grande presenza di marmo, tramite questi semi-lavorati è possibile risalire agli elementi utilizzati per sbozzare la superficie.

Arte greca

Parliamo di arte greca, ma meglio dei greci, ma in verità a quell’epoca la Grecia non esiste, esistono solo le Città-Stato autonome e ciascuna interpreta a modo suo le tendenze e gli stili, soprattutto per scultura in età arcaica, cambiando gli ambiti regionali con caratteristiche proprie attraverso differenti ricerche.

Scuola Attica

Vi sono molti esempi di scuola attica, ovvero della scuola di Atene e della sua regione. Il Kouros è la figura maschile rappresentata nuda, è un ragazzo in posizione frontale con le braccia lungo i fianchi e le gambe parallele ma una delle due gambe è più alzata rispetto all’altra, con l’intenzione di raffigurare un passo/il movimento, un’intenzione smorzata dalla tecnica. Di esso si sottolinea con evidenza la qualità atletica, è difatti nudo per quel motivo, i greci praticavano la ginnastica nudi.

Il Kouros rappresenta il cittadino ideale, l’intento dello scultore e del committente non è rappresentare l’idea di uomo in generale, ma di rappresentare un cittadino perfettamente compiuto, quindi in grado di svolgere il suo ruolo all’interno della città, che rispetti il concetto di ordine, cosmos, ciascun uomo deve ricoprire il posto che gli spetta.

Il posto che spetta al cittadino consiste nell’esercitare i suoi diritti (al voto) in virtù dei doveri che deve fronteggiare (ovvero difendere sempre la città in una possibile guerra), la donna greca non esercita i suoi diritti perché non fa fronte ai suoi doveri. Il singolo cittadino greco rappresenta se stesso mostrandosi in grado di svolgere il suo ruolo, occupando esattamente il punto di equilibrio nella polis che gli compete.

Gli ateniesi sono in grado di rappresentare questo ruolo perché vanno a una scuola specifica per esso, il ginnasio, dove la metà delle ore sono di ginnastica, per essere pronto in battaglia e l’altra metà delle ore comprende lo studio di quattro materie (filosofia, matematica, astronomia e musica) attraverso le quali il cittadino fa propri i valori fondamentali della polis: libertà, autonomia e autarchia.

Tutte queste caratteristiche vengono espresse dall’immagine comune di figura che ha una capacità immediata di proteggere la polis rappresentata dalle spalle larghe, la vita stretta, i muscoli marcati sempre scolpiti in una maniera schematica e semplice, ma puntuale rispetto l’anatomia umana, attraverso queste caratteristiche fisiche il committente può mostrare di aderire al modello del cittadino ideale.

(I Romani non avevano i muscoli come simbolo ma la toga.) I Kuroi rappresentano persone diverse, dall’epigrafe si notano i diversi nomi, difatti tutti hanno delle piccole caratteristiche proprie, di dettaglio estetico.

  • L’ovale molto allungato con occhi a mandorla molto aperti rispetto al normale.
  • La tecnica attica di incidere le arcate sopracciliari a spigolo vivo che danno una forte ombra scura sulle pupille.
  • La capigliatura in una forma semplificata, di trecce dalle diverse misure (per un effetto minimo di dinamismo e varietà).
  • Seppur congelato nel suo movimento, il movimento è l’aspetto chiave, la capacità d’azione del Kouros è l’aspetto qualificante di queste figure appartenenti a uomini diversi che si riconoscono tutti nello stesso modello.

Queste fonti certe riguardo la Scuola Attica sono la conseguenza della guerra del 480 a.C. contro i Persiani, ciò fece sorgere un dubbio agli ateniesi su come utilizzare le sculture che avevano consacrato agli dei sull’acropoli e che i persiani hanno dissacrato e distrutto, per non buttarle le utilizzarono per la costruzione del muro di ampliamento dell’Acropoli, furono gettate nel riempimento IV, l'archeologo P. Kavvadias ha la fortuna di trovarle, anche se son tutte rovinate, sono informazioni importanti per caratterizzare molto bene la scuola attica del VI-VII a.C.

Altri modelli nella scuola attica

Nella Scuola Attica si innestano altri modelli per dare messaggi diversi, ad esempio il Moscoforo, 560 a.C. circa, ovvero portatore di vitello. È una scultura in marmo a grandezza naturale 162 cm e con gli occhi di pasta vitrea. Sulle gambe è inciso il nome: Rhombos, è un allevatore ateniese che è rappresentato mentre trasporta un vitello per sacrificarlo ad Atena. Questa statua ha un mantello stretto che evidenzia muscoli, sulle spalle porta il vitello, ma l’impostazione complessiva figura è la stessa del Kouros: un maschio frontale che esibisce la sua prestanza fisica.

Le braccia possenti dell’uomo sono poste a “X” rispetto le zampe sottili del vitellino, l’espressione dell’uomo è determinata in opposizione del muso dolce e mansueto del vitellino, che pesa su spalle del fedele che però non ne manifesta lo sforzo.

La statua ride, come tutte le figure di età arcaica, la motivazione riguarda l’aspetto tecnico, i quattro piani ortogonali pongono gli elementi del volto tutti sullo stesso piano, ma un vero viso non è piatto, difatti il Kouros fu pensato unicamente per una visione frontale e non di profilo, il problema è proprio rappresentare la bocca, la quale viene rappresentata tramite un espediente da un trattino orizzontale piegato in un sorriso accennato, dove l’intenzione non è fare un sorriso, ma dare alla figura una bocca accettabile dal punto di vista visivo, che non sia in disarmonia con il volto.

Il Cavaliere Rampin, 560-550 a.C., forse rappresentava uno dei figli di Pisistrato, rappresentato sull’Acropoli vittorioso al termine di una gara ippica, è difatti un cavaliere in groppa a un cavallo. La testa originaria è a Parigi, mentre il busto è ad Atene con una copia della testa. La committenza non è popolare e non vi è scritta identità, ma la straordinaria qualità formale del pezzo, induce a pensare ad una committenza aristocratica.

Nella Polis i cittadini erano tutti uguali, ma gli abitanti non sono tutti uguali, vi sono differenze economiche e politiche con effettive diversità sociali. Il soggetto scolpito ha vinto i giochi Nemei, a Nemea, fonte certa dato che la loro corona del vincitore è di quercia, è quindi possibile “gelocalizzarne” la provenienza.

Cavaliere dalla pupilla di forma molto ovale, con l’arcata sopracciliare a spigolo vivo, segue tutte le caratteristiche della Scuola Attica, come il sorriso arcaico, la barba e i riccioli dei capelli delineati uno per uno in globi arrotolati a spirale. L’unica novità è che non è frontale, la testa non è fissa ma leggermente inclinata e piegata a sinistra, ma la tecnica non cambia, la testa fu pensata indipendentemente dal corpo, è una scultura sempre basata sulla compenetrazione dei quattro piani ortogonali piani, la testa fu poi innestata e inclinata a piacimento.

Figura femminile nella scuola attica

In scultura, nella Scuola Attica, la figura femminile viene chiamata Kore (dal greco: fanciulla, al plurale korai); è un’immagine identitaria nella quale tutte le cittadine devono sapersi riconoscere, ne viene rappresentato il ruolo sociale, non individuale, ovvero quello di farsi garante del rapporto tra la famiglia e gli dei, ed è sempre rappresentata (in ogni ambito) come Offerente.

  • Figura femminile frontale, vestita, non è nuda perché non pratica la ginnastica, ad eccezione che a Sparta.
  • Ha un braccio disteso lungo il fianco mentre trattiene un lembo della veste, l’altro braccio è piegato ad angolo retto e porta in mano un piccolo dono da offrire alla divinità (di solito si trattava di oggetti di vita quotidiana).
  • La donna, proprio perché meno vincolata dell’uomo ad un’identità sociale specifica, ha infinite variazioni iconografiche.

Kore con peplo, 540 a.C. è vestita alla moda, indossa la tipica tunica chiusa in vita da una cintura, coperta nella parte superiore del corpo da una una maglia larga che le arriva alla vita, il peplo è il vestiario più utilizzato nella tradizione Dorica femminile. Nella tradizione Ionica la figura femminile indossa il Pitone: una lunga tunica in lana, caratterizzata dalle costine, di maggior pregio rispetto quella dorica, sopra la quale a tracolla è posto l’Imation, mantello piegato in maniera fitta per creare giochi di luce e ombre complessi.

Questo tipo di vestiario comporta una decorazione più elaborata. Cambiano anche le acconciature, nella tradizione ionica vi sono coroncine, ma anche orecchini, gioielli dalle diverse policromie, con lo scopo di creare varietà: strumento di sfoggio della propria ricchezza sinonimo del potere sociale della persona.

Nel VI a.C. progressivamente la Scuola Attica si avvicina al naturalismo, attraverso studi di carattere proporzionale del copro umano, è una ricerca che parte dall’iconografia del Kuros, indipendentemente da qual è il soggetto rappresentato, un uomo reale (Kouros di Aristodikos, 500 a.C. circa) o una divinità (Apollo di Pireo, 530-520 a.C.).

Scuola Dorica

Nella Scuola Dorica non vi è pluralità, come l’iconografia dalle uguali finalità, ma nel Peloponneso è diversa stilisticamente l’esaltazione muscolare assoluta e preponderante, anche a scapito dell’equilibrio complessivo della figura. La figura di un corpo umano tozzo, pesante e disarticolato, dove pesa moltissimo l’influenza della tradizione del paradigma dedalico, pensato in tre diversi blocchi in disarmonia fra loro. Polymedes di Argo e Clobi di Bitone, 590-580 a.C., degli scultori Castore o Polluce, stanno camminando, ma nella loro rappresentazione non esiste dinamismo.

Nel VI a.C. la Scuola Dorica si avvicina al naturalismo, ad esempio Kouros di Ptoon, 530-520 a.C., dello scultore Boezia, ma rimane comunque una figura troppo possente.

Scuola Insulare

La Scuola Insulare è caratterizzata da un gusto più spiccato per le figure affusolate e sottili, ma anche molto decorativo eppure sobrio e essenziale, ad esempio Kouros di Melo, 550-540 a.C., l’unica differenza iconografica rispetto alla scuola dorica è l’interpretazione stilistica che enfatizza la snellezza, la quale implica la velocità/agilità.

Scuola Ionica

Nella Scuola Ionica il mondo cambia, la Ionia, (situata in Turchia, vicino al Mar Egeo sulla costa orientale, è una regione dai rapporti stretti con il mondo orientale) produce figure sempre vestite, anche i maschi, dato che gli abiti sono la modalità per esprimere la ricchezza della famiglia, inoltre le sculture erano meno atletiche e più grasse, (gusto orientale ama le forme morbide e piene).

La Hera di Sano, 570-560 a.C., Ornithe, 560 a.C. e Dionysermos, 530-520 a.C. sono figure femminili dalla sensibilità grafica e lineare, dove è evidente il decoratissimo assoluto delle pieghe incise leggermente e ravvivate poi dalla policromia.

Scultura decorazione architettonica

La Scuola Dorica in scultura decorazione architettonica è funzionale a riempire gli spazi lisci della struttura del tempio. La differenza tra alto o basso rilievo: rilievi dalla maggiore (contrasti chiaroscurali marcati) o minore sporgenza dal fondo.

La produzione fondamentale dalla decorazione architettonica è la decorazione sui frontoni, è difatti uno spazio dalla forma strana, la quale parte centrale si presta ad una decorazione di importanti dimensioni, che man mano che ci si allontana a destra e a sinistra lo spazio disponibile diminuisce in maniera vistosa e drastica.

Soluzione al problema

Frammentazione dal punto di vista concettuale della decorazione, ad esempio a Corcira (colonia di Corinto) il Tempio di Artemide, 590 a.C. circa, la decorazione centrale richiama la divinità titolare del tempio (Artemide), rappresentata dalla Gorgone: (un essere mostruoso collegato ad Artemide, una figura femminile rappresentata con un volto mostruoso, i capelli di serpenti, la bocca con grandi denti da cinghiale ed enormi occhi dilatati, i quali trasformavano in pietra chi osasse incrociarne lo sguardo).

Dal capo e busto frontali, le braccia allargate, ma le gambe di profilo e piegate a 90° (una convenzione rappresentativa che indica una corsa, chiamata la corsa “in ginocchio”), in una posizione anti-naturalistica, che traduce in età classica la velocità dell’essere mostruoso.

A destra e a sinistra Pegaso e Criasore, i figli della Gorgone, accanto ad quest’ultimi vi sono due enormi leoni, il resto della decorazione del frontone a destra e a sinistra è occupato da figure caratterizzate da un modulo minore scollegate tematicamente. Sulla sinistra del frontone abbiamo Priamo sul trono e dietro di lui Ettore sconfitto; a destra viene rappresentato lo scontro decisivo fra Ettore e Achille (dove Ettore muore), ovvero due episodi legati alla guerra di Troia.

La tradizione Dorica suddivide quindi lo spazio frontale in aree separate, pur prive di barriere fisiche, ma ciascuna in assoluta autonomia, dove quindi manca l’unità della rappresentazione, non considerata un ideale da perseguire.

La Scuola Attica concepisce lo spazio unitario, dove le figure predisposte sono...

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 1 Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scultura nell'arte antica. L’idea del bello in scultura: canoni e personalità a confronto. Appunti di Storia dell'arte antica Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher meli.tulipano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di belle arti Santagiulia o del prof Bonini Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community