Appunti del corso di ragioneria
Facoltà di Economia – Sapienza
Canale N-Z (Prof. Sura)
Concetti fondamentali dell'impresa
L’impresa è un centro organizzato per la sistematica produzione di beni e servizi, volta al conseguimento di un surplus.
- Vitalità dell’impresa: È legata alla sua attitudine al cambiamento; capacità di rinnovare incessantemente.
- Surplus: Va posto in relazione al rischio generico di impresa, che è caratteristica tipica di ogni impresa. Senza rischio non vi è impresa. È un rischio non assicurabile e riguarda l’impresa nel suo complesso. Il rischio si concretizza nella possibilità che i ricavi della produzione non riescano a far fronte ai relativi costi, con la conseguenza che non tutti i fattori produttivi potranno essere adeguatamente remunerati. Quindi discende dal fatto che i valori prodotti si rivelino inferiori ai valori consumati per produrre. Conseguenza naturale dei costi (rigidi) e ricavi (variabili).
- Reddito, profitto, utile, avanzo di gestione: eccedenza dei valori prodotti sui valori consumati per produrre.
- Conseguimento del surplus: condizione fondamentale di vita di ogni impresa.
- Struttura produttiva dell’impresa: insieme di uomini e mezzi. Leggera, composta, comporta una massa di costi rigidi.
Il surplus induce alcuni soggetti ad accollarsi il rischio dell’impresa e quindi a subordinare la remunerazione del fattore produttivo da loro fornito all’impresa.
- In assenza di uno o più soggetti l’impresa non vede la luce;
- In vista dell’ottenimento del surplus un soggetto prende l’iniziativa di costituire un’impresa, anche se lui prende “quel che resta”;
- È questo soggetto a gestire l’impresa.
Acquisizione e remunerazione dei fattori produttivi
L’impresa acquisisce i fattori produttivi di cui ha bisogno, sia quelli generici, sia quelli specifici, corrispondendo loro un compenso che può assumere diverse modalità:
- Remunerazione contrattuale prestabilita: controprestazione indipendente dalle vicende economiche di gestione;
- Remunerazione residuale: remunerazione dipende dai risultati economici della gestione;
- Combinazione delle due modalità.
Intensità del rischio e propensione al rischio
La congruità di una remunerazione dipende da una pluralità di elementi:
- Intensità del rischio specifico della particolare impresa;
- Propensione al rischio del soggetto investitore;
- Alternative del soggetto investitore per dare impiego ai fattori di cui egli dispone.
Il dosaggio tra le due classi di fattori (specifici e generici) va definito dando particolare rilievo all’intensità ed alle caratteristiche del rischio della specifica impresa:
- Deve essere costantemente sotto controllo;
- Entrambi i tipi di fattori sono necessari allo stesso tempo.
Fattori in posizione residuale
- Capitale proprio o capitale di rischio: rappresentano una certa quantità di moneta.
- Fattori specifici: lavoro umano, materie prime.
L'impresa capitalistica
L’impresa capitalistica è l’impresa che ha, come unico fattore in posizione residuale, il capitale proprio.
- Surplus: Reddito o reddito d’impresa spetta interamente ai titolari del capitale proprio (obiettivo dell’impresa).
- Acquisto dei fattori: si concordano prezzo e modalità:
- Pagamento (dipende dal ciclo di produzione):
- Immediato;
- Differito;
- Periodico.
- Pagamento (dipende dal ciclo di produzione):
Necessità di mezzi finanziari
Qualsiasi impresa deve costantemente disporre di una massa di risorse in attesa di essere utilizzate, ordinate in una struttura produttiva. In qualunque momento della sua vita deve mantenere un certo stock di investimenti:
- Investimenti in essere:
- Ha rilievo l’acquisizione della disponibilità dei fattori da parte dell’impresa;
- L’incasso segna il momento del recupero dell’investimento, la conclusione del ciclo;
- Maggiore è il tempo che intercorre tra i costi ed i ricavi, maggiore risulterà la dimensione degli investimenti in essere;
- Entità superiore ai fabbisogni finanziari;
- Sono fondamentali per l’apprezzamento del rischio d’impresa.
- Ha bisogno di mezzi finanziari per far fronte con regolarità agli impegni assunti:
- Pagamento dei fattori precede gli incassi dei ricavi;
- Ha bisogno di mezzi finanziari:
- Fabbisogno finanziario:
- Dipende dall’avvicendarsi dei pagamenti e degli incassi;
- Se il credito è particolarmente elevato, può accadere che per lungo tempo un’impresa non presenti un fabbisogno pur avendo cospicui investimenti;
- La loro conoscenza è indispensabile per assicurare la regolarità nei pagamenti e rispetto gli impegni assunti;
- Imprese utilizzano in parte il capitale proprio ed in parte il capitale di credito.
- Fabbisogno finanziario:
Funzioni del capitale proprio
- Aspetto economico: funzione di integrare i ricavi dove essi si rilevassero insufficienti ad assicurare la copertura dei costi; ha la funzione di assorbire il rischio generico dell’impresa.
- Aspetto finanziario: funzione di dotare l’impresa dei mezzi monetari necessari per far fronte al pagamento dei fattori produttivi, dato che questo pagamento precede l’incasso dei ricavi.
- Può essere acquisito anche mediante prestiti, quando il capitale proprio è insufficiente a fronteggiare il fabbisogno.
- In caso di aumento di capitale proprio: reinvestimento degli utili, non distribuzione del reddito.
Stabilità e successo di un'impresa
La stabilità ed il successo di un’impresa sono legati alla realizzazione di un’efficace struttura finanziaria:
- Combinazione di diverse forme di finanziamento;
- Dimensione minima del capitale proprio: non deve scendere sotto una certa soglia, deve essere almeno tale che l’impresa riesca a far fronte agli impegni assunti anche con andamenti economici sfavorevoli:
- Capitale proprio minimo;
- Concorrono diversi elementi:
- Costi di struttura ed il loro grado di rigidità;
- Dimensione delle immobilizzazioni tecniche;
- Tempi e costi necessari per attuare l’eventuale liquidazione.
- Può aumentare e diminuire nel corso del tempo.
Il reddito e la sua continuità
Il reddito serve a creare le condizioni perché un soggetto abbia convenienza a far nascere un’impresa e poi a mantenerla in vita:
- Continuità del reddito;
- Congruità del reddito: reddito è congruo se la sua entità è tale da soddisfare le aspettative dei suoi destinatari, cioè dei soggetti che forniscono all’impresa il capitale proprio e si espongono al rischio della gestione;
- Giudizi di congruità: scopo di determinare la capacità di reddito.
Determinazione del capitale e del reddito
Alla determinazione del capitale e del reddito si procede con cadenza prestabilita, in genere alla fine di ogni anno, o ogni qual volta lo richiede la consapevole amministrazione dell’impresa:
- Capitale: inteso genericamente come stock di ricchezza riferito ad un determinato istante;
- Reddito: inteso genericamente come flusso di nuova ricchezza riferito ad un determinato arco di tempo;
- Capitale e reddito non sono grandezze autonome.
Quando un’impresa nasce il capitale proprio ha un suo valore preciso oggettivo, ma appena viene investito esso perde la sua identità ed ogni possibilità di oggettiva misurazione:
- Non può essere accertato, ma soltanto stimato.
Capitale e reddito nell'impresa
Capitale e reddito si presentano nell’impresa come un tutt’uno, come un fatto unitario e complesso:
- Sono due momenti di un’unica realtà, una realtà in continuo divenire per effetto della gestione;
- Sono fenomeni interdipendenti:
- Nelle imprese in funzionamento:
- Reddito dipende dal capitale, perché il reddito è incorporato nel capitale. Il reddito è l’incremento che subisce il capitale per effetto della gestione;
- Capitale dipende dal reddito che l’impresa è in grado di generare.
- Nelle imprese in funzionamento:
Il capitale significa tante cose, ma possiamo tuttavia rilevare che le varie nozioni di capitale d’impresa si differenziano tra loro:
- Per gli elementi che lo costituiscono:
- Capitale investito, capitale lordo, capitale investito lordo, capitale di funzionamento, capitale a disposizione:
- Complesso di tutti i beni ed i diritti facenti capo all’impresa o la massa degli investimenti in attesa di realizzo esistente in un dato momento presso l’impresa. Capitale include tutti gli elementi attivi. Coincide con l’inventario di tutte le attività.
- Capitale, capitale di funzionamento netto, capitale netto, capitale proprio, capitale di rischio:
- Differenza tra tutte le attività ed i debiti ed ogni altra passività che grava sull’impresa. Capitale designa solo quelle risorse impiegate nell’impresa a tempo indefinito e con remunerazione a carattere residuale.
- Capitale investito netto:
- Capitale fisso:
- Designa una parte delle attività e quelle a lungo rigiro, perché destinate a rimanere per lungo tempo nel patrimonio dell’impresa.
- Capitale immobilizzato:
- Opposto al capitale fisso;
- Capitale circolante:
- Comprende tutte le attività a rapido rigiro. Viene inteso in due differenti accezioni:
- Capitale circolante lordo: costituite da sole attività ed in particolare da tutte le attività aziendali non comprese nel capitale fisso;
- Capitale circolante netto: costituito dalle attività a rapido rigiro, ridotte dei soli debiti commerciali e di altre passività ad essi assimilabili;
- Comprende tutte le attività a rapido rigiro. Viene inteso in due differenti accezioni:
- Capitale proprio/capitale netto:
- È la più adatta per un discorso sulle valutazioni, in quanto include tutte le attività e tutte le passività.
- Capitale investito, capitale lordo, capitale investito lordo, capitale di funzionamento, capitale a disposizione:
- A parità di elementi costitutivi, per i diversi criteri con i quali essi sono determinati:
- Capitale di bilancio, detto anche capitale netto di gestione o capitale netto di funzionamento:
- Indica che si tratta del capitale netto risultante dal bilancio ordinario d’esercizio, a sua volta redatto per la determinazione del reddito. Ha significato solo se posto in relazione con il reddito d’esercizio. Stima più complessa. Rappresentazione in sp e ce.
- Capitale di liquidazione:
- Si giunge attraverso una stima analitica delle singole componenti del capitale. Stima punta a prevedere gli incassi ottenibili dal realizzo delle attività ed i pagamenti necessari per estinguere tutte le passività. Rappresentazione in un apposito bilancio.
- Capitale economico:
- Si giunge attraverso una stima d’insieme, una stima in blocco di tutte le componenti, sicché il valore che ne risulta non è ripartibile. Rappresentazione in relazioni di stima.
- Valore di scambio del capitale:
- Viene comunemente inglobata nel capitale economico. Rappresentazione in relazioni di stima.
- Capitale di bilancio, detto anche capitale netto di gestione o capitale netto di funzionamento:
Determinazione del reddito d’esercizio
Il reddito d’esercizio può essere determinato con due diversi procedimenti:
- Mediante differenza tra l’entità del capitale netto dell’impresa alla fine del periodo e la corrispondente entità all’inizio del periodo; [capitale netto finale – capitale netto iniziale];
- Mediante differenza tra i ricavi ed i costi relativi all’esercizio o meglio mediante differenza tra ricavi e costi di competenza dell’esercizio considerato; [ricavi di competenza – costi di competenza];
Concetto di competenza:
- Riguarda i costi e ricavi nella loro contrapposizione o meglio nella loro correlazione economica;
- È volta a stabilire se i costi manifestatisi in un determinato esercizio sono pertinenti interamente alla produzione realizzata nell’esercizio medesimo e se i ricavi manifestatisi in un determinato esercizio sono interamente di pertinenza dell’esercizio o se al contrario sono di pertinenza in parte degli esercizi successivi;
- Determinazione del reddito ruota tutta intorno alla nozione di competenza;
- Si distingue dalla manifestazione: attiene al profilo giuridico delle operazioni di scambio, dalle quali scaturiscono i costi ed i ricavi e si concretizza nel momento in cui l’impresa acquista un fattore produttivo oppure vende la propria produzione;
Il reddito d’esercizio non è una verità alla quale dobbiamo cercare il più possibile di avvicinarci:
- È una convenzione;
- La sua determinazione si basa:
- Su fatti già avvenuti;
- Su dati previsti.
- Può essere determinato con criteri diversi. Assume entità diverse a seconda dei criteri adottati.
Per costruire un buon rendiconto d’esercizio, destinato a rilevare il reddito di periodo, occorrerebbe che esso fosse preceduto dalla realistica prospettazione della futura gestione, spinta fin dove è possibile formulare attendibili previsioni. Anche se ci sono prospettive certe future c’è sempre il problema di ripartire gli esiti tra i diversi esercizi.
Competenza:
- Due impostazioni:
- La scelta dei criteri di valutazione dev’essere preceduta da una puntuale indicazione dello scopo per il quale il reddito viene determinato; In relazione allo scopo prescelto, si individuano i criteri più idonei.
- È incentrata su un corpo di criteri costruito sulla base:
- Quelle che, secondo la comune esperienza, sembrano essere le ragioni che con maggior frequenza sollecitano la determinazione del reddito d’esercizio;
- Generico riferimento a nozioni quali la ragionevolezza e la prudenza;
Il grado di espressività del reddito d’esercizio è tanto maggiore quanto più ampia è la possibilità di confrontarlo con analoghi risultati di esercizi precedenti o con il risultato conseguito, nello stesso periodo, da altre imprese.
La determinazione del momento in cui costi e ricavi si manifestano avviene su base convenzionale (vedi libro)
La definizione della competenza dei costi e dei ricavi passa attraverso due momenti fondamentali:
- Su basi convenzionali devo stabilire quando i costi e ricavi possono considerarsi manifestati;
- Quando una volta manifestati i costi e ricavi, devo stabilire con quale logica correlarli tra loro;
Per quanto concerne il primo punto, cioè il momento di manifestazione dei costi e ricavi le possibilità sono davvero molte. Da un punto di vista economico, avrebbe più senso considerare manifestato il costo nel momento in cui c’è un impegno assunto nei confronti di un fornitore. Il conseguimento definitivo del ricavo si ha solo nel momento in cui si presta la prestazione, si incassa quanto dovuto dal cliente. Sono questi i momenti che segnano l’inizio e la fine di un ciclo operativo dell’azienda. In realtà i nostri principi contabili (no il codice civile) ci inducono momenti diversi:
- Per quanto concerne i costi si assume tendenzialmente il momento in cui si riceve la prestazione del servizio o il momento nel quale si acquisiscono i rischi benefici relativi alla proprietà del bene acquistato;
- Nel caso dei ricavi, si considera il momento speculare, quindi al momento in cui trasferisco rischi e benefici relativi alla proprietà del bene che sto vendendo e nel momento nel quale presto il servizio nel caso di ricavi che prevedono la vendita di servizi.
Per quanto riguarda, invece il secondo momento, quello relativo alla scelta della logica di correlazione, abbiamo visto che le logiche sono due:
- Logica del rinvio dei costi
- Logica dell’anticipazione dei ricavi
Sono due logiche estreme, nel senso che con una si determina il risultato più prudente possibile (logica del rinvio dei costi), perché è la logica con la quale, a fronte di un’operazione in corso alla chiusura dell’esercizio non si scrivono mai utili, ma ci si limita a differire i costi qualora si ritenga presumibile il loro recupero. Nel caso invece della logica dell’anticipazione dei ricavi, a fronte di un’operazione in corso alla data di chiusura del bilancio, si rilevano in bilancio tutti gli utili che si prevede fluiranno all’azienda per effetto di quella operazione avviata. Quindi la logica forse più prudente è quella del rinvio del costi, al contrario quella meno prudente è quella dell’anticipazione dei ricavi. Sono due logiche estreme perché in realtà i sistemi contabili che conosciamo molto spesso si pongono a metà, o meglio in alcune circostanze prediligono la logica del rinvio dei costi e in altre ammettono il ricorso a delle logiche che appaiono più ispirate alla logica dell’anticipazione dei ricavi. Nel sistema del codice civile prevale, con pochissime eccezioni, la logica del rinvio dei costi. Nel sistema del principi contabili internazionali (IAS) il ricorso a logiche che appaiono ispirate alla logica dell’anticipazione dei ricavi è più frequente, anche se non prevalente.
La logica del rinvio dei costi
Per quanto riguarda la logica del rinvio dei costi, uno dei problemi fondamentali è capire a quali condizioni un dato costo può essere rinviato al futuro. Ci sono delle circostanze in cui valutare se un costo è rinviabile o meno; è molto semplice stabilire quali dovrebbero essere i ricavi da considerare per stabilire se un costo da rinviare è effettivamente rinviabile.
Costi a realizzo diretto:
Rimanenze di merci che l’azienda pensa di vendere nell’esercizio successivo esattamente come le ha comprate. Quale dovrebbe essere il ricavo da considerare per verificare se il costo di queste merci è rinviabile o meno al futuro? È sicuramente il ricavo che deriva dalla vendita, non dovrei avere problemi ad individuare che flusso di ricavi futuri riferire al singolo bene di cui sto valutando la rinviabilità del costo. In questa circostanza, trattandosi di costi a realizzo diretto, quindi trattandosi di fattori produttivi che ho acquistato e che realizzerò direttamente con la loro vendita, l’individuazione del ricavo che mi consentirà di verificare la rinviabilità del costo è essenziale.
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