2017/2018
Appunti di Metallurgia e
materiali non metallici
POLITECNICO DI MILANO PROF. CARLO MAPELLI
GABRIELE MAZZOLARI
METALLURGIA E MATERIALI NON METALLICI
POLITECNICO DI MILANO - FACOLTA’ DI INGEGNERIA INDUSTRIALE
Metallurgia e materiali non metallici
Introduzione (chimica)
I metalli
I metalli occupano i primi due gruppi della tavola periodica (metalli alcalini e alcalino-terrosi), i lantanidi
(terre rare) e gli elementi dei gruppi 3-12 (con orbitali d e f incompleti) e sono circa il 60-70% degli elementi
totali.
Sono materiali inorganici reperibili in natura quasi esclusivamente legati ad elementi ossidanti (cloruri,
fluoruri, ossidi, solfuri,…), elementi dai quali devono essere separati per ottenere materiali con le proprietà
di interesse industriali (metalli puri).
Nei metalli gli atomi sono legati da legami metallici (legame debole, a
bassa energia), basato sulla condivisione della nuvola elettronica. Ciò
conferisce ai metalli:
Ottima conducibilità termica ed elettrica (legata alla mobilità
della nuvola elettronica);
3 3
Alta densità (Fe: 7850 Kg/m , Cu: >8200 Kg/m , Al: ~2400
3
Kg/m “light metals”).
I metalli sono potenzialmente riciclabili “all’infinito”, con solo piccole
perdite ad ogni ciclo.
I materiali polimerici
I materiali polimerici sono di natura organica (catene di carbonio tetravalente), a bassa
3
densità (~1000 Kg/m ), costituiti dalla ripetizione lineare di parte elementare
(monomero) tenuti insieme da legami covalenti (alta energia associata quindi pessimi
conduttori di calore ed elettricità). Essi sono scarsamente riciclabili ed infiammabili.
I legami chimici
Legame covalente: legame che si instaura tra due atomi tramite la condivisione dei una coppia di elettroni,
discreta energia associata
Legame ionico: cessione di elettroni da parte di un atomo (catione) acquistati da un altro (anione) e
successiva attrazione tra i due atomi (forza di Coulomb) e formazione di un reticolo ionico, avviene fra metalli
3
e non metalli. Dà origine a materiali poco densi (~2500 Kg/m ), pessimi conduttori di calore ed elettricità.
Legami di Van der Waals (legame dipolo dipolo): avvengono nei polimeri, responsabili della compattezza
della struttura compattando le lunghe catene le une sulle altre.
Bassa energia di legame → materiali duttili e malleabili
Proprietà dei materiali
Duttilità: proprietà di un materiale di deformarsi prima di arrivare alla frattura
Resistenza: resistenza alla deformazione
Tenacità: quantità di energia che il materiale riesce ad assorbire e dissipare prima di fratturarsi.
Stati fisici della materia
Solido
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Liquido
Gas
Plasma (gas ionizzato)
Stato solido
Cristallo: ripetizione precisa e periodica nello spazio di atomi o gruppi di atomi
Solido amorfo: solido in cui manca la ripetizione periodica della cella elementare (ripetuta solo poche volte,
2-3 massimo, “short ordered solids”). Se densi e a bassa ripetizione essi sono trasparenti (es. vetro)
Reticolo cristallino: costruzione teorica che indica la posizione nello spazio degli atomi ripetuti
Cella elementare: struttura tridimensionale fondamentale del reticolo cristallino, che si ripete nello spazio
Celle elementari di Bravais
Sono i soli 14 modi di realizzare strutture con atomi (considerati sfere) che siano in contatto tra di lorocon
ordinamento periodico nello spazio.
Cubo semplice (SC)
Cubo a facce centrate (FCC): è la struttura di Alluminio, Rame, Oro ed Acciai Austenitici
Cubo a corpo centrato (BCC): è la struttura di Argento, Piombo, Titanio β ed Acciai al carbonio non trattati
termicamente
Tetragonale a corpo centrato (BCT): è la struttura degli Acciai Martensitici
Prisma esagonale (H): è la struttura del Titanio α e dello Zinco
Leghe metalliche
Lega metallica: soluzione chimica allo stato liquido o solido non stechiometricamente precisa. Il solvente è il
metallo di base, i soluti sono gli elementi alliganti.
Difetti di punto nei cristalli a) Atomo mancante
b) Atomo interstiziale: atomo più piccolo degli atomi della
matrice che si insinua negli spazi lasciati vuoti senza sostituire alcun
altro atomo (es. C, N nell’acciaio)
c) Atomo sostituzionale piccolo
d) Atomo sostituzionale grande
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Difetti di linea dei cristalli
Sono variazioni nella periodicità della struttura nello spazio. Attraverso una linea (linea di dislocazione) si
possono distinguere le diverse orientazioni dei cristalli nella zona in esame. Ciò comporta sforzi e tensioni nel
cristallo che portano ad una diminuzione della resistenza generale del materiale. Essi possono essere:
1. A vite
2. A spigolo
3. Miste spigolo-vite
Difetti a vite
Consistono in porzioni di cristallo che
presentano un disassamento, ovvero una
frattura già iniziata, simile nella forma ad
una cerniera lampo. La linea di
dislocazione è parallela alla direzione della
forza applicata per aumentarla.
Difetti a spigolo
Consistono in un semipiano cristallino “in
eccesso” rispetto alla costruzione perfetta
del cristallo. La linea di dislocazione è
perpendicolare alla direzione di
applicazione dello sforzo esterno per
aumentarla.
Difetti misti spigolo-vite
La linea di dislocazione è posizionata a 45° rispetto alla direzione dello sforzo.
Conseguenze del movimento delle dislocazioni
Quando le dislocazioni si muovono il materiale si deforma in modo permanente (deformazione plastica).
Deformazione plastica: deformazione irreversibile non recuperabile all’atto di rimozione del carico applicato
che l’ha causata.
Le dislocazioni sono pressochè immobili in vetri e ceramiche (legame ionico troppo forte), parzialmente
mobili nei materiali plastici e dipendente da diversi fattori nei metalli.
Variazione del numero delle dislocazioni
Le dislocazioni possono variare in numero a seguito di:
Incontro di due dislocazioni di segno opposto. All’incontro, due dislocazioni di segno opposto
tendono ad annullarsi (es. a spigolo).
Incontro di due dislocazioni di segno concorde. All’incontro, due dislocazioni di segno concorde
tendono ad ostacolarsi e respingersi (es. a spigolo).
Proliferazione delle dislocazioni. Quando una dislocazione incontra un ostacolo che non può
attraversare (es. precipitato ionico), essa si moltiplica secondo un movimento bivalve (meccanismo
di Frank Read).
Geminazione (deformazione militare)
Deformazione militare: trasformazioni che non implicano nucleazione e accrescimento.
Si tratta di un movimento corale e istantaneo di una porzione significativa di materia, con un rilascio di un
grande quantitativo di energia. Tali trasformazioni avvengono negli acciai di sicurezza e antiperforazione, che
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riescono a dissipare l’energia del colpo subito tramite questo tipo di trasformazioni cui segue un indurimento
istantaneo (es. acciaio delle casseforti).
Prova di trazione
La prova di trazione (norma UNI EN 10002) serve a definire resistenza e
duttilità di un materiale. Si esegue attraverso la macchina in figura che esegue
una trazione su di una provetta di materiale fino alla rottura della stessa,
misurando la forza applicata e l’elongazione della stessa.
Provetta utilizzata
La provetta utilizzata può essere a sezione tonda o rettangolare, di sezione
maggiore alle estremità per permettere una buona presa alle
morse della macchina. Le misurazioni vengono effettuate sul
tratto , pertanto la prova è invalidata se la frattura avviene
0
al di fuori dal tratto indicato.
= √
0 0
= 5 ∙
0 0
= 5,65 ∙
√
0 0 0
Il tratto elastico
Il limite elastico
Il limite elastico è la forza massima applicata entro
la quale il materiale si comporta in modo elastico
(una volta rimosso il carico, il materiale riprende la
forma originaria). È definito dal rapporto tra la forza
applicata e la superficie della provetta. Si tratta del
primo tratto rettilineo del grafico sforzo-
= ∙
deformazione definita dall’equazione ,
dove E è il modulo elastico, è l’allungamento
−
∆ 0
= =
relativo .
0 0
= [ ]
2
0 E
Modulo elastico di Young
Il modulo elastico E indica la rigidezza del materiale, maggiore è, maggiore è rigido il materiale. Misurato in
[] = [ ]. È importante poiché governa l’assorbimento di energia in campo elastico. Un materiale molto
2
rigido tende a non dissipare l’energia delle vibrazioni, trasmettendole senza smorzarle.
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Il carico di snervamento
Il carico di snervamento è il riferimento ingegneristico per la progettazione. È il limite che segna la transizione
da una deformazione elastica ad una di tipo plastico. È il limite oltre il quale il pezzo si deforma
irrimediabilmente.
= [ ]
2
0
Il tratto plastico
Il tratto plastico, definito dal punto di snervamento fino
alla rottura della provetta, è il tratto in cui il materiale,
sottoposto ad una forza, si deforma in modo irreversibile.
Il tratto plastico è definito dall’equazione
= ∙
è il modulo di rafforzamento del materiale. è il
coefficiente di incrudimento del materiale.
La strizione avviene dal punto massimo sforzo applicato dalla macchina fino
a punto di rottura. In conseguenza di ciò, dopo la curva decresce in quanto,
strizionando, diminuisce la sezione del corpo e quindi la sezione resistente,
anche se il rapporto continua ad aumentare.
Il carico di rottura, per questioni di sicurezza viene preso nel punto di massimo
(Universal Tensile Strenght, R ).
m
∝ à ∝ à ( )
Se scaricato oltre il punto di snervamento, il materiale scenderà secondo un tratto parallelo al tratto elastico.
n
Coefficiente di incrudimento
è il coefficiente di incrudimento del materiale, indica l’omogeneità di deformazione del materiale ed è
quindi importante nelle lavorazioni che implicano una deformazione permanente del materiale (stampaggio,
trafilazione, ecc.). Apprezzabile se ≥ 0,2 per gli acciai.
R p02
Il punto assunto come carico di snervamento di un materiale, dove non è chiaramente distinguibile il tratto
elastico dal tratto plastico, è ottenuto intersecando il tratto plastico con una retta parallela al tratto elastico
e distante da esso 0,2% dell’allungamento totale.
Grafico della trazione Grafico tipico di materiali metallici
Grafico tipico di materiali metallici con duttili ma con basso coefficiente di
cella cubica a facce centrate, con incrudimento, dovuta al tratto piano.
transizione continua tra il tratto Tale tratto è dovuto
elastico e plastico. all’invecchiamento dinamico.
Grafico tipico di materiali metallici con
Grafico tipico di materiali metallici bassa duttilità, alto-resistenti ma
duttili ma con struttura non a cella scarsamente deformabili.
cubica a facce centrate.
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Invecchiamento dinamico: sintomo di deformazioni eterogenee del materiale. Grani diversi si deformano in
modo diverso (è un problema). Dovuto alla presenza di atomi interstiziali.
Il carico di rottura
Il carico di rottura è il carico massimo sopportabile dal materiale per unità di superficie (fino alla rottura
appunto).
= = [ ]
2
0
L’allungamento percentuale
È indicatore della duttilità di un materiale. Si calcola come:
− ∆
0
= ∙ 100 = ∙ 100 =
0 0
Strizione
È indicatore di quanto un materiale riduca la sua sezione prima di rompersi quando sottoposto a trazione.
Importante nei processi di piegatura. −
0
= ∙ 100
0
Tenacità (toughness)
È calcolabile come l’area sottesa alla curva sforzo deformazione, ma non certificabile in questo modo in
quanto esistono materiali ad alta tenacità ma con ridotta curva sforzo-deformazione (materiali con cristalli
molto piccoli). Indica la quantità di energia assorbibile e dissipabile da un materiale prima della rottura.
Prova di durezza
Durezza: attitudine (resistenza) di un materiale alla deformazione plastica superficiale, influenza la resistenza
all’usura, alla corrosione, al taglio e all’incisione.
Definita per i minerali dalla scala di Mohs.
Divisa in prove di rigatura (scratch test) e prove statiche.
Le prove statiche si basano sul misurare l’impronta di un penetratore su un materiale. Si dividono in prova
Brinell (HB), prova Vickers (HV), [e prova Knoop (HK)], prova Rockwell.
Prova Brinell (HB)
Tipo di penetratore: sfera
Diametro sfera: D = 1, 2, 5, 10 mm
Materiale sfera: acciaio indurito, carburo di tungsteno (widia)
Carico applicato: P = 500-3000 Kg (perpendicolare alla superficie, costante e non impulsivo)
Tempo prova: 10-30 s
HB
5/2500/20
È definita dal rapporto tra la forza applicata e l’area dell’impronta lasciata
dalla sfera. 2
= =∙
2 2
∙ ( − √ − )
è la forza applicata
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è il diametro della sfera
è il diametro dell’impronta
0,25 < < 0,50
Poiché la prova sia valida
Vi è una relazione diretta tra il carico di rottura e la durezza Brinell:
3,3 ∙ = []
(
∙ 0,75 0,8) = ( )
Vincoli di esecuzione:
Spessore campione = 8h (profondità dell’impronta)
Distanza tra centro dell’impronta e bordo del campione = 2d
Distanza tra due centri = 3d
Prova Vickers (HV)
Tipo di penetratore: piramide base quadrata
= 136°
Angolo interno piramide: poiché angolo tra le tangenti di una sfera
0,25 < < 0,50
quando
Materiale piramide: diamante
Carico applicato: P = 5-120 Kg (perpendicolare alla superficie, costante e non
impulsivo)
Tempo prova: 10-30 s
HV
5/20 136
2 sin ( )
2
= = ∙ = 1,854 ∙
2 2
è la diagonale della piramide
Vincoli di esecuzione:
Spessore (t) del campione = 1,5d;
Distanza tra centro dell’impronta e il bordo campione: 2,5d per Fe e Cu, 3d per Al, Pb e Sn;
Distanza tra centri di due impronte: 3d per Fe e Cu, 6d per Al, Pb e Sn.
= fino a circa 450 HB
Prova Rockwell (HR)
Tipo di penetratore: cono di 120° (C/N) o sfera (B/T)
Materiale penetratore: diamante (cono) o acciaio temprato (sfera)
Carico applicato:
o Carico preliminare F (98 N per C e B, 29,4 N per N e T)
0
o Secondo carico F (da 117,6 N per N e T a 1372 N per C)
1
Tempo prova:
o < 3 s precarico
o 1-8 s applicazione carico
o 2-6 s mantenimento carico ℎ
= −
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ℎ è la profondità dell’impronta
è un valore fisso (100 per il cono, 130 la sfera)
è la penetrazione permanente (0,002 mm per C e B, 0,001 mm per N e T)
Prova Knoop (HK)
Conversione delle durezze
Le durezze possono essere convertite tra loro e nei carichi di rottura tramite le seguenti tabelle empiriche,
da usare con moolta cautela.
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Prova di resilienza (K)
Tenacità: energia che un materiale riesce ad assorbire e dissipare prima di una
frattura
Resilienza: resistenza all’urto (legata strettamente alla tenacità, sono quasi
sinonimi) (impact test), in quanto il carico impulsivo (urto) sollecita il materiale
in tutte le frequenze. È inoltre definita come l’energia per unità di volume
assorbita da un materiale portato a rottura per flessione mediante
applicazione di uno sforzo dinamico tale da favorire una rottura fragile.
Viene effettuata con il pendolo di Charpy.
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