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Analisi e pianificazione del territorio rurale:

Il territorio:

Il concetto di territorio può richiamare diversi concetti:

- In ambito amministrativo/giuridico: area compresa in una certa giurisdizione, caratterizzata da

superfice, forma e confini;

- In ambito geografico: area abitata da una certa popolazione;

- In ambito ecologico: area su cui vive un determinato gruppo di individui e specie.

È importante capire che il territorio non è un concetto derivante da una formazione naturale: è il risultato

dell’interazione fra uomo e ambiente e per tale motivo non esisterebbe se non ci fosse l’uomo che ha

interagito con l’ambiente naturale. È quindi un concetto dinamico dato che cambia nel tempo e questo

concetto di territorio lo distingue bene la lingua inglese:

- Land: il territorio, il patrimonio di infrastrutture, beni e tutti gli elementi che derivano dalla

trasformazione dello spazio naturale da parte dell’uomo;

- Soil: il terreno, la risorsa naturale;

Si parla quindi di un processo di territorializzazione: alla

base si trova lo spazio naturale, non modificato

dall’uomo (le superfici allo stato completamente naturale

sono meno del 5%), ma fin dalla colonizzazione delle aree

da parte dell’uomo è avvenuta una trasformazione: uno

dei primi atti di trasformazione è stato quello di dare dei

nomi a tali luoghi, una denominazione. Questi toponimi,

assegnati dalle popolazioni, molte volte sono in relazione

all’uso di quell’area e alle attività che si svolgevano. Altro

importante ambito da parte delle popolazioni che si

insediavano sul territorio è la reificazioni: queste

popolazioni hanno continuato a trasformare il territorio

tramite, ad esempio, perimetrazione come cinta murarie,

campi chiusi (tramite siepi o filari di alberi) e muretti a

secco. Altre trasformazioni sono state le bonifiche che

hanno prosciugato migliaia di ettari di zone paludose, e i

terrazzamenti che hanno modificato il territorio. Altre

modifiche sono stati canali e delle strade interpoderali

che caratterizzano i territori rurali. Anche l’edilizia è una

modifica del territorio. Altro elemento che caratterizza il

territorio è la rete di comunicazione stradale. Infine, il

territorio si articola con la strutturazione: gli elementi

devono anche essere organizzati fra di loro con lo sviluppo

di relazioni fra gli elementi fisici del territorio e degli

abitanti del territorio stesso. Va anche ricordato che tali

elementi, comparsi nel passato, nel tempo possono essere

adattati al sistema presente e venire modificati. Inoltre,

può avvenire anche un processo di deterritorializzazione

ossia di distruzione dei segni già presenti o di

riterritorializzatine ossia di creazione di segni a seconda

della cultura della popolazione delle popolazioni che si insediano. Le popolazioni si sono quindi adattate alle

caratteristiche dei territori soprattutto se questi erano adatti ai bisogni della popolazione. C’è stato quindi

un processo di coevoluzioni con le popolazioni che si adattavano e rispettavano il territorio però, allo stesso

tempo, trasformandolo per permettere le varie attività. L’avvicendarsi di queste popolazioni ha portato ad

un aumento della massa territoriale, ossia dei segni portati sul territorio. Ovviamente questa massa

territoriale non è distribuita omogeneamente in quanto ci sono zone dove troviamo meno segni, come le

montagne che risultano più ostili all’insediamento umano data la morfologia del territorio. Ovviamente

questo processo che è durato migliaia di anni ha fatto sì che ogni spazio naturale assumesse dei caratteri

ben definiti che sono molte volte specifici di ogni zona, proprio perché si sono insediate diverse popolazione

oltre che per la presenza di una diversa morfologia territoriale: negli anni si sono quindi sviluppati territori

con caratteristiche diverse. Poi ci sono anche altri aspetti che caratterizzano i tipi di territori: il modo con cui

si sono sviluppati i centri urbani. Tutti questi aspetti fanno sì che un’area che una volta era caratterizzata da

uno spazio naturale assuma una propria individualità e viene, quindi, indicata come luogo: area che ha

determinate caratteristiche, una individualità derivante dalla colonizzazione di diverse popolazioni che si

sono avvicendate nei secoli dando queste caratteristiche.

Il patrimonio territoriale:

Si parla quindi di patrimonio territoriale, perchè si è arricchito lo spazio naturale di una serie di elementi

detti sedimenti: possono essere materiali, ossia tangibili, o cognitivi, intangibili. Quelli materiali sono quelli

fisici che si possono vedere e possono essere rappresentati dagli insediamenti urbani con la loro forma e

tipologia ma anche tutti i segni dell’infrastrutturazione del paesaggio agrario (bonifica, canalizzazioni, reti di

trasporto) oltre che le reti di trasporto, le tipologie edilizie e i monumenti. Possiamo quindi distinguere le

permanenze, i segni materiali rimasti quasi completamente intatti dal passato, e le persistenze, che in parte

conservano le caratteristiche del passato ma vengono modificate e adattate. Per quanto riguarda i sedimenti

cognitivi questi fanno parte del bagaglio culturale di sapienza e conoscenza delle popolazioni che vivono in

un certo territorio. Ad esempio, si parla di sapienza ambientale: le popolazioni che hanno vissuto a lungo in

un certo territorio si tramandano le conoscenze che

hanno su tale territorio. Oppure per esempio certi

saperi produttivi a riguardo dell’agricoltura. Ai

sedimenti cognitivi fanno parte i sedimenti

identitari: sono quegli aspetti legati alla cultura che

la popolazione ha vivendo in un certo luogo come la

lingua e il dialetto, certe feste locali, le capacità

produttive della zona. Quando si analizza il territorio

anche i sedimenti cognitivi sono di grande

importanza dato che è l’espressione dell’ambiente

culturale. Nell’ambito degli studi geografici il

riferimento al concetto milieu è utilizzato per

indicare quelle caratteristiche “profonde” dei

luoghi, plasmate nella relazione, storicamente

situata fra spazio e società. A riguardo dei sedimenti

materiali ci sono degli elementi detti invarianti

strutturali: sono degli elementi presenti sul

territorio caratterizzati da una certa stabilità nel

tempo. Il motivo per cui non sono cambiati nel

tempo sono vari:

- Sono immodificabili;

- Elementi ai quali riconosciamo un valore (culturale, naturalistico) stabilendo livelli di qualità e

prestazioni minime.

Anche il reticolo stradale può essere considerato invariante in quanto non è facilmente trasformabile in

quanto l’uomo tende a adattarsene. Quando si produce un piano c’è sempre un’analisi molto accurata delle

invarianti strutturali. Queste informazioni diventano quindi utili, ad esempio, per i presidi Slow Food il cui

marchio fa proprio leva sul bagaglio territoriale di una certa area.

Uno strumento per mappare i sedimenti cognitivi è stato sviluppato negli anni lo strumento delle cosiddette

mappe di comunità. Sono delle mappe che rappresentano in modo molto pittorico i luoghi e vengono

elaborate utilizzando il contributo di tutta la popolazione in forma partecipata. Viene coinvolta tutta la

popolazione e in forma di dialogo si cerca di capire e rappresentare gli elementi che sono importanti per la

comunità indagando anche sui luoghi importanti, nei saperi produttivi agricoli e artigianali, animali e piante

che caratterizzano il territorio, monumenti importanti, ecc. È molto importante che questi elementi vengano

proposti da chi vive su quel territorio. Le mappe di comunità si fanno di aree piuttosto limitate proprio per la

loro specificità.

La deterritorializzazione:

L’attuale deterritorializzazione può avere diverse sfaccettature. Infatti, si distingue la destrutturazione

territoriale ossia:

- Territorio come spazio economico;

- Parziale distruzione degli elementi insediativi;

- Liberazione tecnica da vincoli locali;

- Insediamenti e attività avulsi da vocazioni territoriali;

- Artificializzazione/impermeabilizzazione.

Altro tipo di deterritorializzazione è la decontestualizzazione ossia l’astrazione da natura, qualità e

identità dei luoghi con una omologazione paesaggistica (paesaggio globale). Infine, la deterritorializzazione

può essere sociale:

- Omologazione culturale e dei sistemi produttivi;

- Espansione delle metropoli;

- Sradicamento territoriale;

- Degrado (collasso ambientale e sociale).

Si forma quindi il concetto di non-luogo ossia la rottura delle relazioni con il territorio.

Il territorio rurale:

Non esiste una definizione univoca di territorio rurale: in tempi passati il territorio rurale era definito come

quello non urbano o extra-urbano. Per questo motivo è evidente come nel passato il territorio rurale fosse

messo in relazione all’urbanizzazione. Nei tempi odierni il territorio rurale ha una sua importanza ed

esistono politiche per tutelare le aree agricole dato che è una risorsa non rinnovabile. Con territorio agricolo

si intende un territorio dove l’attività prevalente è l’agricoltura; questo poteva andare bene in era

preindustriale ma dopo la rivoluzione industriale le aree agricole si sono connotate per la presenza di altri

elementi e quindi si parla di territorio rurale che comprende le aree agricole ma anche le aree naturali come

quelle protette, per esempio, le aree forestali, e tutti gli elementi che fanno parte di questa nuova forma di

sviluppo economico post era industriale. Nel territorio rurale troviamo quindi anche piccoli borghi e paesi. Il

concetto di territorio rurale non è solo fisico ma richiama concetti sociali e culturali. Una definizione di

territorio rurale l’ha data l’Unione Europea con la carta rurale europea del 1996 un territorio per essere

rurale deve avere le seguenti caratteristiche:

- Preponderanza dell’agricoltura;

- Prevalenza di spazi aperti e non edificati;

- Bassa densità demografica;

- Presenza di piccoli centri abitati;

- Una ripartizione diffusa delle proprietà;

- Economia basata sull’attività agricola e professioni legate all’artigianato e trasformazione;

- Presenza di un paesaggio rurale: che era naturale ma è stato trasformato dal lavoro umano. È quindi

detto paesaggio culturale.

- Cultura basata sul saper vivere derivante da tradizioni e costumi locali.

Mentre in passato il territorio rurale coincideva con il territorio agricolo (data la netta separazione fra città

e campagna) nell’epoca industriale e post-industriale c’è stata una trasformazione del territorio e quindi nel

tempo il concetto di territorio rurale si è diversificato dal territorio agricolo. Il PIL dell’agricoltura nel tempo

è sempre più diminuito e quindi le aree rurali hanno perso ricchezza, il tutto seguito da un depopolamento

delle aree rurali. Il contesto macroeconomico ha portato il settore agricolo ad una progressiva

marginalizzazione. A causa dell’aumento terra-lavoro (un addetto è in grado di lavorare molti più ettari) c’è

stato anche un sempre minore bisogno di addetti e da qui lo spopolamento delle campagne e

l’invecchiamento delle popolazioni.

Metodi per distinguere le aree rurali:

Una distinzione fra aree urbane e rurali è necessaria perchè esistono diverse politiche per tali territori. Per

questo motivo sono stati definiti dei metodi per distinguergli in modo anche di poter anche applicare i fondi

strutturali e indirizzare i finanziamenti della politica comunitaria. Esistono quindi delle classificazioni come

quella dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ha l’obiettivo di

distinguere i territori in:

- Prevalentemente rurali;

- Prevalentemente urbani;

- Significatamene rurali;

Utilizza solo la densità di popolazione come indicatore che viene calcolata a livello comunale: se inferiore

2

ai 150 abitanti/km allora il comune è definito rurale mentre se superiore l’area è definita urbana. Una volta

classificati i comuni usando tale valore vengono classificate delle aree a livello provinciale: se più del 50%

della popolazione vive in comuni rurali allora la provincia è definita rurale, se la popolazione dei comuni

rurali si posiziona fra un valore compreso fra il 15% e il 50% allora la provincia è detta significatamente

rurale mentre se meno del 15% della popolazione vive in comuni rurali la provincia è definita urbana. È una

classificazione grossolana e non può essere usata per classificazioni fini. Per questo motivo a livello di Unione

Europea è stato messo a punto un metodo più raffinato, in grado di rappresentare meglio le caratteristiche

del territorio europeo: il metodo Eurostat, un istituto che si occupa di studi statistici. Il metodo consiste nella

creazione di macroaree urbano-rurali:

- Prevalentemente rurali;

- Intermedie;

- Prevalentemente urbane; 2

Si considera una griglia e si calcola il valore della popolazione all’interno di ogni cella di 1 km (se i dati sono

2

disponibili). Viene calcolata la densità di popolazione per km : in questo caso per selezionare le aree urbane

2

il limite è di 300 abitanti per km . Quindi vengono identificate tutte le celle che hanno densità superiore o

uguale a tale valore: queste sono considerate celle di area urbana. Se le celle intorno ad una area urbana

hanno anch’esse hanno un valore superiore ai 300 abitanti vengono aggregate per formare aree che devono

avere almeno 5000 abitanti: in tal modo vengono identificate le aree prevalentemente urbane. Per

differenza tutte le altre sono identificate come celle rurali. Questo metodo è stato pensato per essere

applicato con un programma GIS. Per classificare intere provincie (classificate con un codice territoriale

indicato come NUTS3) si prendono tutte le celle classificate come rurali e si sommano tutti gli abitanti di

tali celle: se il numero di abitanti rurali supera del 50% il numero di abitanti totali della provincia allora

viene classificata come rurale; se è inferiore del 20% allora è definita urbana mentre se il valore è compreso

fra il 20 e il 50% allora sono definite come intermedie.

In Italia viene usato il metodo del piano strategico nazionale per lo sviluppo rurale ed è più raffinato

dell’OCSE: parte dalla densità demografica e fa una zonizzazione a livello comunale. Nella fase 1 viene

calcolata la densità di popolazione in tutti i comuni della regione, dopodiché quei comuni che hanno una

2

densità superiore ai 150 km vengono classificati come poli urbani. A questo punto vengono esclusi e non

rientrano nelle aree rurali. Nella fase 2 viene applicata la metodologia dell’OCSE ma viene applicata per

fasce altimetriche e quindi i comuni vengono prima identificati come rurali se hanno meno di 150

2

abitanti/km e per classificare grandi aree queste vengono identificate incrociando le province con dei

territori identificati con fasce altimetriche: di pianura, di collina e di montagna.

Tutta questa suddivisione viene sempre fatta a livello comunale e quindi si considera la quota a cui sta il

municipio del comune. Questo calcolo viene poi applicato a livello provinciale. Ad esempio, incrociando le

tre fasce altimetriche che dividono le regioni con le 4 provincie del Friuli si hanno 12 zone e all’interno di

ognuna di queste viene applicata la metodologia OCSE:

- Aree prevalentemente urbane: se la popolazione dei comuni rurali è inferiore al 15% del totale

della zona;

- Aree signifiticamente rurali: se la popolazione dei comuni rurali si posiziona fra il 15 e il 50% della

popolazione della zona;

- Aree prevalentemente rurali: se la popolazione dei comuni rurali è superiore del 50% della

popolazione totale della zona.

Le aree prevalentemente urbane, in alcuni casi come nel Sud Italia, comprendevano comuni dal carattere

fortemente rurale. Pertanto, questa classe è stata spezzata per formare la classe di aree rurali fortemente

urbanizzate. I criteri di tale suddivisione sono:

- Selezione dei comuni rurali urbanizzati; 2

- Densità maggiore di 150 abitanti per km ;

- Avere una percentuale della superficie amministrativa in termini di agricoltura totale maggiore o

uguale a due terzi della superficie amministrativa del comune.

Sono state quindi definite aree rurali urbanizzate che rispondono a due criteri:

- Comuni rurali hanno peso significativo (oltre 15% della popolazione totale);

- Comuni rurali urbanizzati hanno peso prevalente (oltre il 50% della popolazione totale).

Nella fase 4 questa classificazione è stata sottoposta per ogni regione da un gruppo di esperti del territorio

e del settore agricolo portando queste aree a 4 classi:

- Poli urbani;

- Aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata;

- Aree rurali intermedie;

- Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo.

In questi ultimi anni, rispetto all’epoca industriale e preindustriale, è sfumato il concetto di separazione fra

arre urbane e rurale. Difficilmente centri logistici e commerciali sono incorporati alle aree urbani e sono

posizionati in aree rurali. Con nuove politiche si sta cercando di favorire l’agricoltura periurbana, ai bordi

delle città, che può, se vengono promosse attività multifunzionali. L’importanza anche al giorno d’oggi di

accorciare le filiere alimentari viene quindi promossa tramite l’agricoltura periurbana.

Pianificazione e processo di piano:

All’epoca attuale si usa il termine governo del territorio piuttosto che di pianificazione. In passato si parlava

di urbanistica ma Il concetto di urbanistica si fonda sulla pianificazione delle aree urbane e per tale motivo

l’attenzione si è spostata verso il governo del territorio, per intendere anche le aree rurali. Con questo

termine si considerano tutte quelle azioni finalizzate a definirne l’assetto e il loro funzionamento. Questo

avviene con l’att

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/15 Architettura del paesaggio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NicolasG98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi e pianificazione del territorio rurale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Peccol Elisabetta.
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