Metodi matematici per l'ingegneria
Massimo Mangoni <m4ng0@lilik.it>
Appunti dalle lezioni del prof. A. Russell Johnson
AA 2000-2001
cCopyright 2001-2002 Massimo Mangoni.
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Analisi complessa
Definizioni fondamentali; equazioni di Cauchy-Riemann
Funzioni complesse e derivata complessa
Sia G un dominio, cioè un insieme aperto e connesso (idea intuitiva: non è diviso in parti separate). Una funzione complessa f in G è un’applicazione f : G → C.
Sia f : G una funzione complessa e sia z ∈ G. La f si dice continua in z sse ad ogni ε > 0 corrisponde δ > 0 tale che se |z - z0| < δ, allora |f(z) - f(z0)| < ε.
La f si dice continua in G sse f è continua in ogni z ∈ G.
Introduciamo adesso il concetto di derivabilità (in senso complesso) di una funzione complessa.
Sia f : G una funzione complessa e sia z ∈ G. Allora f si dice derivabile in z sse il limite
limz→z0 [(f(z) - f(z0))/(z - z0)] = f'(z0)
esiste. Precisamente f è derivabile in z sse ad ogni ε > 0 corrisponde δ > 0 tale che se |z - z0| < δ, allora |(f(z) - f(z0))/(z - z0) - f'(z0)| < ε.
Si dice che f : G è derivabile in G sse f è derivabile in ogni punto z ∈ G. In questo caso diremo che f è analitica in G.
Esempio. Sia G = C e sia f : G → C la funzione f(z) = x, con z = x + iy. Questa funzione non è derivabile nel senso complesso! Infatti: sia z = x + iy e prendiamo z0 = x0 + iy0, cioè lungo la retta parallela all’asse reale e passante per z0. Abbiamo così [(f(z) - f(z0))/(z - z0)] = 1 e quindi il limite è uguale a 1. Adesso facciamo invece avvicinare z lungo la parallela all’asse immaginario: [(f(z) - f(z0))/(z - z0)] = 0 il limite è uguale a 0. Quindi il limite, non essendo unico, non esiste.
Teorema 1: Sia f : G → C una funzione complessa e sia z0 ∈ C. Allora f è derivabile in z0 sse esiste A tale che
f(z) - f(z0) = AΔz + ε(z, z0)Δz, ove Δz = z - z0, A non dipende da z e ε(z, z0) → 0 se z → z0.
Dimostrazione:
(→) Sappiamo che
limz→z0 [(f(z) - f(z0))/(z - z0)] = f'(z0).
Poniamo dunque A = f'(z0), Δz = z - z0 e notiamo, usando la definizione di limite, che:
f(z) - f(z0) = AΔz + ε(z, z0)Δz, ove ε(z, z0) → 0 se z → z0.
(←) La relazione implica che
((f(z) - f(z0))/(z - z0)) = A + ε(z, z0).
Poiché ε(z, z0) → 0 per z → z0,
limz→z0 [(f(z) - f(z0))/(z - z0)] = A.
Quindi f'(z0) esiste ed è uguale ad A.
Riportiamo adesso alcune regole che valgono per la derivata complessa:
- d(c)/dz = 0 se c è una costante.
- d(zn)/dz = nzn-1 per ogni n = 0, 1, 2, ...
- d(c1f1(z) + c2f2(z) + ... + cnfn(z))/dz = c1(df1(z)/dz) + c2(df2(z)/dz) + ... + cn(dfn(z)/dz)
- d(f(z)g(z))/dz = f(z)g'(z) + f'(z)g(z)
- d(f(z)/g(z))/dz = (g(z)f'(z) - f(z)g'(z))/(g(z))2, se g(z) ≠ 0
- Se f : G → C è derivabile in z0 e g : H → C è derivabile in f(z0), allora (g ◦ f)'(z0) = g'(f(z0))f'(z0).
- Se f : G → C è una funzione complessa e z0 ∈ G, con f'(z0) ≠ 0, allora l'inversa f-1 è definita in un intorno di f(z0) e (f-1)'(f(z0)) = 1/f'(z0).
Le equazioni di Cauchy-Riemann
Le equazioni di Cauchy-Riemann ci forniranno una caratterizzazione della derivabilità di una funzione complessa.
Sia G un dominio, e sia u : G → R una funzione a valori reali. Possiamo scrivere u(z) = u(x, y) se z = x + iy, identificando cioè z = x + iy con (x, y) ∈ R2. Dall’Analisi II sappiamo: u è differenziabile nel punto (x0, y0) ∈ G sse
u(x, y) - u(x0, y0) = A(x - x0) + B(y - y0) + ε1(x, y, x0, y0)Δx + ε2(x, y, x0, y0)Δy,
dove A, B sono costanti, Δx = (x - x0), Δy = (y - y0) e sia ε1 che ε2 tendono a 0 per (x, y) → (x0, y0). Se u è differenziabile in (x0, y0) allora ∂u/∂x(x0, y0) = A e ∂u/∂y(x0, y0) = B.
Teorema 2 (Equazioni di Cauchy-Riemann): Sia G un dominio, z0 ∈ G, e sia f : G → C una funzione complessa. Condizioni necessarie e sufficienti affinché f sia derivabile in z0 sono:
- (i) u e v sono differenziabili in z0
- (ii) ∂u/∂x(x0, y0) = ∂v/∂y(x0, y0) e ∂u/∂y(x0, y0) = -∂v/∂x(x0, y0) (equazioni C-R)
Qui abbiamo scritto f(z) = u(x, y) + iv(x, y).
Dimostrazione:
(→) Supponiamo che f sia derivabile in z0; dobbiamo dimostrare che se f(z) = u(x, y) + iv(x, y), allora u e v sono differenziabili in (x0, y0) e soddisfano alle equazioni C-R. Per il Teorema 1 abbiamo: f(z) - f(z0) = f'(z0)Δz + ε(z, z0)Δz, ove Δz = z - z0 e ε(z, z0) → 0 per z → z0. Scriviamo:
f'(z0) = a + ib, ε(z, z0) = ε1(z, z0) + iε2(z, z0). Scriviamo inoltre Δz = Δx + iΔy, ove Δx = x - x0 e Δy = y - y0.
Abbiamo: f(z) - f(z0) = (u(x, y) - u(x0, y0)) + i(v(x, y) - v(x0, y0)) = (a + ib)(Δx + iΔy) + (ε1 + iε2)(Δx + iΔy). Uguagliando le parti reali e immaginarie:
u(x, y) - u(x0, y0) = aΔx - bΔy + ε1Δx + ε2Δy
v(x, y) - v(x0, y0) = bΔx + aΔy + ε2Δx + ε1Δy
Notiamo che ε1 e ε2 tendono a 0 se z → z0; inoltre |Δz| → 0 se e soltanto se Δx → 0 e Δy → 0 u e v sono differenziabili in (x0, y0). Dal sistema segue che:
∂u/∂x(x0, y0) = a = ∂v/∂y(x0, y0)
∂u/∂y(x0, y0) = -b = ∂v/∂x(x0, y0)
che sono le equazioni C-R.
(←) Esercizio.
Interpretazione geometrica della derivata complessa
Facciamo una digressione sull’argomento di un numero complesso z = eiθ|z|, ove r = |z| e θ è l’angolo polare tra z e l’asse reale positivo. Se θ è un valore ammissibile per l’argomento di z, lo è anche θ + 2π, θ - 2π, θ + 4π, etc.
Scriviamo allora arg z = θ; cosi z = |z|eiθ, ove arg z indica un valore fisso dell’argomento di z.
Dunque se z₁ ≠ 0 e z₂ ≠ 0 sono due numeri complessi, abbiamo z₁z₂ = |z₁||z₂|ei(arg z₁ + arg z₂). Così abbiamo ottenuto:
arg(z₁z₂) = arg z₁ + arg z₂.
Sia adesso G un dominio, z ∈ G, f : G → C complessa e tale che f'(z) esista e sia diversa da zero. Sia λ : [a, b] → G una curva che passa per z; sia λ(t) = z e supponiamo che λ'(t) ≠ 0. Consideriamo la curva immagine f(λ(t)): notiamo che f(λ(t)) = f(z); un vettore tangente alla curva immagine nel punto f(z) è:
v = d/dt(f(λ(t)))t=t₀ = f'(z)λ'(t)t=t₀.
Quindi arg v = arg(f'(z)λ'(t)) = arg f'(z) + arg λ'(t); questa formula vale per ogni scelta della curva λ passante per z. In altre parole, ogni vettore tangente λ'(t) nel punto z viene ruotato di arg f'(z) radianti (vale per ogni scelta di λ).
Un’applicazione che ruota ogni vettore tangente in un dato punto z dello stesso angolo viene chiamata conformale. In particolare, se f : G → C è derivabile in z e se f'(z) ≠ 0, allora f è conformale in z.
Teorema 3 (trasformata di Möbius): Siano a, b, c, d tali che ad - bc ≠ 0. Sia w = (az + b)/(cz + d) la trasformata di Möbius che corrisponde ad a, b, c, d. Sia K una qualsiasi circonferenza. Allora w(K) è una circonferenza oppure una retta.
Integrali di forme differenziali
Sia G un dominio, e sia L : z = z(t) una curva regolare a tratti, a sostegno in G, cioè z(t) ∈ G per ogni t ∈ [a, b].
La curva L si dice regolare a tratti se esiste una partizione a = t0 < t1 < ... < tn = b tale che:
- z(t) è continua in [a, b].
- z(t) è della classe C1 in ogni sottointervallo [ti, ti+1], 0 ≤ i ≤ n-1.
Siano P(x, y) e Q(x, y) due funzioni continue in G. La corrispondente forma differenziale è P(x, y)dx + Q(x, y)dy; essa è un “ente” che viene integrato lungo una curva regolare a tratti. Sia L : t → z(t) una curva regolare a tratti, a sostegno in G (quindi z(t) = x(t) + iy(t)). Definiamo:
∫L (P dx + Q dy) = ∫ab [P(x(t), y(t)) dx/dt + Q(x(t), y(t)) dy/dt] dt.
Dall’Analisi II sappiamo che questo integrale non dipende dalla parametrizzazione, se il verso di percorrenza della curva L è conservato. Se è ottenuta da -L cambiando il verso, allora:
∫-L (P dx + Q dy) = -∫L (P dx + Q dy).
Forme differenziali con funzioni complesse
Analizzeremo adesso forme differenziali del tipo f(z)dz, ove f è una funzione complessa.
Sia G un dominio, e sia f : G → C una funzione complessa e continua. Sia L : t → z(t) : [a, b] → G una curva regolare a tratti a sostegno in G. Definiamo:
∫L f(z)dz = ∫L (u + iv)(dx + idy) = ∫L (udx - vdy) + i∫L (vdx + udy).
Proprietà di questi integrali:
- ∫-L f(z)dz = -∫L f(z)dz.
- Se L = L1 + L2 + ... + Ln, allora ∫L f(z)dz = ∑i ∫Li f(z)dz.
- Linearità: ∫L (c1f1(z) + c2f2(z) + ... + cnfn(z))dz = ∑i ci∫L fi(z)dz.
- Se |f(z)| ≤ M per ogni z ∈ sost(L), allora |∫L f(z)dz| ≤ M * l, dove l è la lunghezza della curva L.
- Se z(a) = z(b), allora ∫L dz = ∫L z dz = 0.
Dimostriamo la proprietà 4: abbiamo ∫L f(z)dz = ∫ab f(z(t))z'(t)dt, ove questo integrale si intende nel senso di Riemann. Sia {a = t0 < t1 < ... < tn = b} una partizione dell’intervallo [a, b]. Consideriamo:
∑i=1N f(z(ti))z'(ti)Δti, ove Δti = ti - ti-1. Si verifica che:
∫ab f(z(t))z'(t)dt = limk→0 ∑i=1N f(z(ti))z'(ti)Δti, con k = max{Δti}.
Quindi:
|∫ab f(z(t))z'(t)dt| ≤ M * l.
Teorema integrale di Cauchy e applicazioni
Intuitivamente, un dominio G si dice semplicemente connesso se “G non ha buchi”: più formalmente, G è semplicemente connesso se ogni curva chiusa in G si può deformare in un punto di G in modo continuo.
Teorema 4 (Teorema Integrale di Cauchy): Sia G un dominio semplicemente connesso, e sia f : G → C una funzione analitica. Sia L una curva chiusa e semplice, orientata in senso antiorario. Allora:
∫L f(z)dz = 0.
Un’applicazione del Teorema 4 è il calcolo degli integrali di Fresnel, che hanno impiego nello studio della rifrazione della luce. Se ne riesce a calcolare il valore, anche se non è possibile scriverne le primitive. Il risultato è:
√π/2
Teorema di Jordan: Sia L una curva chiusa, semplice e continua nel piano complesso C. Allora C = I(L) ∪ E(L), ove I(L) è limitata, E(L) è sost(L) non limitata. I(L) ed E(L) sono semplicemente connessi. I(L) = parte interna della curva L, E(L) = parte esterna della curva L.
Teorema 4a: Sia G un dominio (anche non semplicemente connesso) e sia f : G → C una funzione analitica. Sia L una curva chiusa e semplice, orientata nel senso antiorario, tale che sost(L) ∪ I(L) ⊆ G. Allora:
∫L f(z)dz = 0.
“Dimos” (Intuitiva) Esiste un sottodominio G' ⊆ G tale che G' contiene sost(L) ∪ I(L) ed è semplicemente connesso. Per il Teorema 4 applicato al dominio G', si ha ∫L f(z)dz = 0.
Teorema 4b: Sia G un dominio e sia f : G → C una funzione analitica. Siano Γ, γ1, ..., γn delle curve (chiuse, semplici, orientate in senso antiorario) a sostegno in G tali che:
- sost(γj) ⊆ I(Γ) per ogni j = 1, ..., n
- sost(γj) ∩ (I(γk) ∪ E(γk)) = ∅ per ogni j ≠ k
- I(Γ) \ (I(γ1) ∪ ... ∪ I(γn)) ⊆ G
Allora:
∫Γ f(z)dz = ∑i=1n ∫γi f(z)dz.
Teorema 5 (Formula Integrale di Cauchy): Sia G un dominio e sia f : G → C una funzione analitica. Sia L una curva chiusa semplice, orientata nel senso antiorario, tale che sost(L) ∪ I(L) ⊆ G. Sia z0 ∈ G un punto che non appartiene al sost(L). Allora:
∫L f(z)/(z - z0)dz = 2πif(z0) se z0 ∈ I(L)
∫L f(z)/(z - z0)dz = 0 se z0 ∈ E(L).
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