Algoritmi di trading: i trend in ambito finanziario
Trader o statistico: lo stesso punto di partenza
Qualsiasi serie storica può essere rappresentata come:
yt = segnalet + erroret
Dove:
- Erroret: è la componente di errore casuale (imprevedibile).
- Segnalet: è la componente deterministica prevedibile.
Segnalet = trendt + ciclot + stagionalitàt
Questa decomposizione delle serie storiche è detta decomposizione classica. La vedremo più nel dettaglio in seguito. Questa decomposizione cosa ci dice? Che i prezzi (yt nell’equazione sopra) non sono prevedibili, poiché vi è una componente stocastica di errore (teoria della random walk). Tuttavia, sono costituiti da una componente deterministica “prevedibile” da chi ha le competenze necessarie o informazioni privilegiate. In questo modo, è possibile ottenere dei guadagni operando sul mercato, cercando di estrarre la componente di segnale.
Dal punto di vista del trader, il trend è la componente “prevedibile” più persistente e importante del segnale (e quindi quella più utile per fare trading). Dal punto di vista di uno statistico, il trend è la rappresentazione matematica più semplice e facile da parametrizzare di una serie storica.
L’individuazione dei trend è importante per 2 ragioni:
- Permette di costruire scenari probabilizzati sulle dinamiche future dei prezzi.
- Permette di aumentare le probabilità di successo di una strategia.
L’estrazione dei trend avviene principalmente mediante 3 differenti metodi:
- Calibrazione.
- Modelli e pattern grafici.
- Modelli analitici.
La calibrazione del trend
La teoria random walk non considera gli elementi psicologici del mercato: speranze, paure, conoscenza o avidità degli investitori. Durante il corso del ciclo economico, l’evoluzione dello scenario politico, ondate speculative, eventi eccezionali o dubbi riguardo la persistenza dell’attuale trend, possono influenzare i prezzi e condurre a importanti ritardi o avanzamenti nella rotazione dei mercati.
Come esempio prendiamo lo scenario detto sentiment cycle: tipologia ricorrente di scenario dettato dal sentimento di mercato, che si origina tipicamente in mercati fortemente crescenti e destinati a un repentino aggiustamento dei prezzi che interrompa l’ondata irrazionale di acquisti. L’iniziale fase di forte crescita genera numerosi acquisti dettati dall’entusiasmo che gonfano ulteriormente i prezzi. Quando la crescita diventa eccessiva e irrazionale, il trend crescente si interrompe e si inverte, originando una rapida discesa dei prezzi che genera una fase di paura e ansietà degli investitori. Una volta entrati in questa fase, gli investitori venderanno grandi quantità di titoli, rafforzando ulteriormente i trend dei prezzi decrescenti, e aumentando ulteriormente il panico. Una volta raggiunto il minimo, i prezzi torneranno su traiettorie più razionali. Graficamente, il sentiment cycle può essere rappresentato come segue.
Una comune misura del sentimento di mercato è il cosiddetto put/call ratio, derivato dividendo il numero totale (volume) di contratti di opzioni put comprate (su un determinato mercato/strumento finanziario) per il volume delle opzioni call sullo stesso mercato:
VP/VC
Questa misura può essere ovviamente calcolata su differenti orizzonti temporali, ma la misura più comune è quella giornaliera. In questo caso si parla di put/call ratio giornaliero.
L’interpretazione di questo rapporto è immediata. Alti volumi relativi di call implicano che gli acquirenti sono ottimisti e forniscono un segnale di crescita dei prezzi (mercato bullish), e viceversa per le put. Generalmente si considerano le seguenti soglie:
- P/C ≥ 0,80: valori compresi in questo intervallo indicano un mercato bearish (decrescente). Valori superiori a 1 in più giornate successive vengono considerati un forte segnale di minimo di mercato.
- 0,40 ≤ P/C ≤ 0,50: valori compresi in questo intervallo sono considerati neutrali e poco informativi.
- P/C ≤ 0,30: valori compresi in questo intervallo sono considerati bullish (crescente). Valori ancora più bassi sono considerati forti segnali di massimo di mercato e di una vicina inversione del trend.
Metodi grafici per l’estrazione del trend
Un investitore entra ed esce dal mercato solo su evidenze che il trend ha cambiato direzione. In particolare, gli speculatori (o short-term traders) dovrebbero sempre aprire posizioni nella direzione dei trend, e così anche gli investitori di lungo periodo. Questi ultimi però considerano solo i trend primari, e non anche le oscillazioni secondarie come i primi.
Ora non ci dilungheremo nell’esposizione dei metodi grafici per estrarre i trend da una serie storica, in quanto li analizzeremo più in dettaglio nei successivi capitoli. Ci limitiamo ad esporre una semplice tecnica per dare un’idea di come queste tecniche possono lavorare, ovvero l’analisi della sequenza di massimi e minimi.
La lettura del grafico appena mostrato è semplice: un trend decrescente è caratterizzato da una successione di massimi/minimi relativi decrescenti, e viceversa per i trend crescenti. Quando la sequenza di massimi/minimi si interrompe (o meglio si inverte), l’analista tecnico osserva un’inversione del trend. L’importanza di un segnale di inversione di questo tipo è correlato alla lunghezza e alla magnitudine del movimento di prezzo in questione: più a lungo prosegue il trend prima che la sequenza di massimi/minimi si interrompa, più affidabile e importante è il segnale di inversione.
Naturalmente questa è una strategia estremamente semplice e relativamente poco affidabile se utilizzata da sola. Spesso può capitare un’interruzione temporanea e non definitiva della sequenza: ad esempio, nel caso di trend decrescente, si può osservare, dopo un nuovo minimo, un successivo massimo locale superiore a quello osservato precedentemente. Per ovviare a questo inconveniente, l’inversione di trend viene effettivamente confermata dall’analista tecnico solo quando anche il successivo minimo locale cade al di sopra dell’ultimo minimo osservato. Naturalmente queste considerazioni valgono anche per trend crescenti, ma viceversa).
Nel capitolo 2 analizzeremo in dettaglio i metodi di estrazione grafica dei trend.
Metodi analitici per l’estrazione del trend
Anche qui facciamo solo un accenno, in quanto vedremo nel capitolo 4 i metodi analitici per l’estrazione dei trend in maggiore dettaglio. In sostanza si tratta di costruire e stimare modelli statistici per la tendenza di fondo di una serie storica. I punti di partenza di queste analisi statistiche sono i 2 diversi approcci allo studio delle serie storiche, ciascuno con le proprie metodologie e i propri vantaggi e svantaggi:
- Approccio classico: basato sulla decomposizione classica esposta nel paragrafo 1.1.
- Approccio moderno: che vede le serie storiche finanziarie come realizzazioni di processi stocastici indicizzati da parametri temporali.
Approccio grafico all'analisi tecnica
L'analisi tecnica e alcune definizioni utili
L’analisi tecnica è un insieme di metodologie (di tipo principalmente grafico e, in misura minore, statistico) per lo studio dell’andamento dei prezzi nei mercati finanziari nel tempo. Si basa sull’assunto che è possibile “prevedere” l’andamento futuro del prezzo di un determinato bene studiando la sua storia passata. Questo assunto è naturalmente falso, se si analizza il prezzo in ottica stocastica. Qualunque statistico sa che non è possibile prevedere il futuro, in quanto ogni serie storica viene modellizzata tramite componenti probabilistiche e/o misure di errore statistico. Tuttavia, usando un’ottica comportamentale, sapendo che il comportamento degli investitori si ripete nel tempo, è possibile individuare dei pattern grafici ricorrenti che tenderanno a coincidere con particolari tendenze di prezzo. È questo il ragionamento alla base dell’analisi tecnica.
Vediamo quindi alcuni concetti e definizioni molto utili per comprendere quanto andremo ad esporre in seguito:
- Supporto: è una particolare area del grafico dove la pressione dei compratori aumenta e la quotazione del titolo fatica a scendere. Vengono in genere utilizzati come segnali di acquisto, una volta che il prezzo si avvicina ad essi, tuttavia, la rottura (breakout) di un supporto è spesso un forte segnale di vendita.
- Resistenza: è una particolare area del grafico dove la pressione dei venditori aumenta e la quotazione del titolo fatica a salire. Vengono in genere utilizzati come segnali di vendita, una volta che il prezzo si avvicina ad essi, tuttavia, la rottura di un supporto è spesso un forte segnale di acquisto. In pratica è l’opposto del supporto.
- Trend line: linea inclinata che funge da supporto (se non inclinata non è una trend line, in quanto una linea non inclinata non rappresenta né un trend rialzista, né un trend ribassista). Se ha pendenza positiva allora è detta trend line rialzista, e si traccia unendo dei minimi crescenti consecutivi. In caso contrario è una trend line ribassista, e si traccia unendo massimi decrescenti consecutivi.
- Return line: parallela alla trend line che funge da resistenza.
- Canale (ribassista o rialzista): area contenuta tra una trend line e una return line parallele. Le quotazioni tenderanno ad oscillare all’interno di un canale fino a quando o il supporto o la resistenza verranno rotti.
Vedremo più nel dettaglio questi concetti in seguito. Per ora ci basti sapere quanto riportato in questo paragrafo.
Le rappresentazioni grafiche
Il grafico di uno strumento finanziario è una rappresentazione bidimensionale che riporta:
- Tempo (in ascissa X): generalmente, la cadenza temporale in ascissa è regolare (anno, mese, settimana, giorno, ora, …). La scelta dell’unità di tempo da utilizzare per rappresentare l’andamento dei prezzi può essere fatta in funzione dell’obiettivo dell’analisi (cassettista o speculatore), e quindi, dall’orizzonte temporale dell’investimento. In generale per studiare le dinamiche di lungo periodo si tenderà a rappresentare i prezzi a “bassa frequenza” mentre si può arrivare fino all’osservazione intra-day quando si mira a cogliere le dinamiche di brevissimo periodo.
- Prezzo dello strumento (in ordinata Y): generalmente, il prezzo rappresentato è quello registrato al termine dell’unità di tempo (prezzo di chiusura). Esiste comunque la possibilità di lavorare su altri tipi di prezzo. Per ogni unità di tempo vengono infatti registrati anche i valori relativi al prezzo iniziale (prezzo di apertura), il prezzo massimo o il prezzo minimo fatti registrare durante l’osservazione. Per quanto riguarda la rappresentazione dei prezzi, esistono due possibili scelte della metrica:
- Lineare (o aritmetica): con questa rappresentazione, sull’asse Y tutte le unità di misura sono rappresentate usando la stessa distanza verticale.
- Logaritmica: identiche variazioni percentuali sono evidenziate da distanze uguali (così che, ad esempio, la distanza sul grafico che separa 1 e 2 è uguale a quella che separa 2 e 4, ovvero il 100% di variazione).
Esistono diverse tipologie di grafico, che rappresentano i prezzi in maniera differente l’una dall’altra, e forniscono diverse tipologie di informazione. Nessuno è preferibile rispetto agli altri, in quanto la decisione su quale sia meglio utilizzare è di natura soggettiva, e dipende dalle competenze e dalle preferenze dell’analista. Spesso è utile usare più di una tipologia di rappresentazione nella fase di stesura della propria strategia di trading:
- Grafico lineare: costruito unendo con segmenti di retta consecutivi tutti i punti corrispondenti ai prezzi di chiusura delle contrattazioni.
- Vantaggi: facilmente interpretabile; adatto ai neofiti.
- Svantaggi: non rappresenta i valori di minimo e massimo, e quindi è meno informativo rispetto ad altre tipologie di grafico. Non evidenzia correttamente supporti e resistenze di breve periodo.
- Grafico a barre: per ogni unità di tempo, il prezzo viene rappresentato con una barra, i cui estremi sono massimo e minimo di contrattazione. Nella parte sinistra della barra viene posizionato un segmento al livello di prezzo di apertura, e su quella destra un segmento al livello di prezzo di chiusura. Per rendere più facile la lettura delle barre, si è soliti distinguere con colori diversi le barre rialziste e quelle ribassiste (generalmente si usano rispettivamente il colore verde e rosso o nero):
- Vantaggi: molto informativo (rappresenta 4 diverse configurazioni f prezzo) e può essere usata in combinazione con qualsiasi forma di analisi tecnica e a qualsiasi orizzonte temporale. Evidenzia anche i gap di prezzo.
- Svantaggi: nessuno degno di nota.
- Grafico candlestick: si costruisce allo stesso modo del precedente, ma qui i prezzi di apertura e chiusura sono indicati dal cosiddetto corpo della candela, ovvero un rettangolo sovrapposto alla barra che indica massimo e minimo. Anche in questo caso le candele sono rappresentate con colori diversi a seconda del fatto che siano rialziste o ribassiste (in genere bianche e nere, o verdi e rosse).
- Vantaggi: come grafico a barre.
- Svantaggi: nessuno degno di nota.
- Grafico renko: un tipo di grafico con non include la variabile tempo. È formato da “mattoncini” di identica ampiezza, funzione del livello di sensibilità scelto. I prezzi presi in considerazione sono solo quelli di chiusura, e viene inserito un nuovo mattoncino nel grafico quando viene registrata, rispetto al precedente mattoncino, una variazione maggiore o uguale della sensibilità scelta per il grafico (ad esempio, se si sceglie una sensibilità del 2% e in una particolare giornata si registra una variazione del 10%, verranno inseriti 5 mattoncini). Anche in questo caso i mattoncini rialzisti sono rappresentati con un colore diverso rispetto a quelli ribassisti (di solito bianchi e neri). Questo tipo di grafico è molto efficace per identificare supporti e resistenze.
- Vantaggi: evidenzia chiaramente i trend, ed elimina il rumore di fondo, non evidenziando i movimenti di mercato di ampiezza inferiore al livello di sensibilità scelto.
- Svantaggi: non analizza il fattore tempo. Un mattoncino può rappresentare diverse sedute di mercato, rischiando di far perdere la concezione del tempo all’analista.
- Grafico point & figure: anche questo grafico esclude la dimensione temporale, come il grafico renko. Il grafico si costruisce mediante una combinazione di circoli (O) e croci (X), che vanno a riempire i cosiddetti box. Le X rappresentano convenzionalmente un incremento delle quotazioni, mentre le O un decremento.
- Vantaggi: elimina le oscillazioni di prezzo e le variazioni di tendenza considerate ininfluenti (dall’analista, in maniera soggettiva, a seconda di come egli interpreta i simboli). In pratica è un grafico rilevatore di fase, che mette in evidenza la tendenza primaria di fondo. Permette di raggruppare le quotazioni di più anni in uno spazio limitato. Evidenzia chiaramente supporti e resistenze importanti, e le formazioni di prezzo (pattern) mostrati in un grafico point & figure sono generalmente più affidabili della media.
- Svantaggi: elimina la dimensione temporale. La sua interpretazione è meno intuitiva rispetto ad altre tipologie di grafico.
- Grafico three line break: molto simile nell’aspetto al grafico candlestick, tuttavia prende in considerazione solo i prezzi di chiusura. Se la chiusura è maggiore del precedente massimo, verrà disegnata una colonna rialzista, e viceversa. In caso non vi siano nuovi massimi o minimi verrà generata una linea orizzontale. Una volta registrate 3 colonne rialziste consecutive, la colonna di inversione nera verrà disegnata solamente quando verrà rotto al ribasso il minimo di queste ultime 3 colonne. E viceversa in caso di 3 colonne nere consecutive. Anche in questo grafico la dimensione temporale non è considerata: una singola colonna può durare anche molte sedute. Le colonne rialziste vengono distinte da quelle ribassiste tramite l’uso di differenti colori.
- Vantaggi: si comporta come un trading system, individuando chiaramente ogni tendenza ben definita ed eliminando il rumore di fondo delle oscillazioni di prezzo.
- Svantaggi: coglie lentamente i cambiamenti di trend (può essere visto anche come pregio, in quanto filtra i falsi segnali). Le fasi di lateralità generano numerosi segnali non profittevoli. Non considera il fattore tempo.
- Grafico kagi: è composto da una serie di linee verticali collegate fra loro con il prezzo di chiusura, il quale determina lo spessore e la direzione delle linee del grafico. Fino a quando il titolo si muove nella direzione dell’ultima linea tracciata, il grafico procede ad estendere tale linea. Il segnale di inversione viene generato quando la chiusura è pari o maggiore di un prefissato livello che può essere indicato in termini percentuali o assoluti. La linea disegnata è spessa se si supera il precedente massimo, ed è più sottile se viene superato il precedente minimo, e sono rappresentate con colori differenti a seconda che siano rialziste o ribassiste.
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