Virginia Woolf, A room of one's own - Una stanza tutta per sé, Einaudi
Tutta da gustare questa nuova versione del saggio di Virginia Woolf, vera pietra miliare del femminismo europeo, uscita di recente per Einaudi tascabili serie bilingue (dunque con testo a fronte) e mirabilmente curata e tradotta da Maria Antonietta Saracino. Scritto nel 1928 e pubblicato nel 1929, il testo raccoglie quanto detto dalla Woolf nel corso di due conferenze svoltasi nei colleges femminili di Girton e Newnham sul tema "Donne e romanzo".
Immediatamente dopo un incipit quanto mai brusco ("Ma insomma, potreste dire..."), la Woolf confessa a se stessa e alle studentesse che la ascoltano le difficoltà incontrate nello svolgere il tema. "Se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé". E qui parte un'appassionata, quanto mai attuale digressione, o una serie di digressioni che piano piano vanno a formare un discorso perfettamente coerente.
Perché questi due requisiti?
Perché le donne sono sempre state povere, "dall'inizio dei tempi". Povere materialmente, perché non potevano lavorare e comunque non potevano amministrare il loro denaro fino a tempi relativamente recenti. Povere culturalmente, perché costrette ad una vita senza stimoli, ad un'esistenza monotona, private della possibilità di viaggiare liberamente, ma soprattutto di quella di potersi istruire, di accedere all'università (tale diritto fu negato alla Woolf stessa), alle biblioteche, ai luoghi del sapere tradizionale, istituzionale.
"Che cosa avevano fatto le nostre madri per non averci lasciato alcuna sostanza? (...) accumulare un patrimonio e mettere al mondo tredici figli: nessun essere umano avrebbe potuto farcela (...)".
Cosa hanno fatto le donne per secoli? Il mondo brulica di uomini e donne: "abbiamo partorito e allevato e lavato e insegnato (...) tutti i pasti sono stati cucinati; i piatti e le tazze sono stati lavati; i figli sono stati mandati a scuola e ora sono nel mondo. Di tutto quello non rimane più niente", ammette con l'amaro in bocca. Il mondo ne ha perduto le tracce.
Gli auspici di Virginia Woolf
Gli auspici? Fra cento anni (cioè oggi) le donne parteciperanno a tutte le attività e faranno ogni genere di lavoro. La scrittrice ne è convinta, pur non immaginando che un giorno (ed è accaduto venti, trent'anni fa) le donne avrebbero acquisito il controllo del potere riproduttivo dato loro in sorte fin dall'inizio del mondo e che questo avrebbe fatto la differenza.
Intanto, non avendo avuto figli, Woolf assegna a se stessa un ruolo di altra natura: come dice altrove, è necessario che chi è più fortunata, chi non...
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A Room of One's Own
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A room of one's own
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