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Vicende che avranno ripercussioni sull’architettura tra la fine del XV secolo e il XVI secolo

  • Scoperta dell’America 1492:
  • 1452-1519: Leonardo Da Vinci, nuove invenzioni e scoperte scientifiche.
  • 1517: Inizio protesta luterana (affissione 95 tesi).
  • Carlo V d’Asburgo è imperatore del regno dove “non tramonta mai il sole”.
  • 1519:
  • 1524-1534: Nascita di numerosi ordini religiosi (Teatini, Cappuccini, Barnabiti, Orsoline, Gesuiti ecc.).
  • 1527: Sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi (6 maggio).
  • 1545-1563: Concilio di Trento (Da Paolo III a Pio IV).

Per quanto riguarda l’architettura nel ‘500 perdura la ripresa dell’antico (linguaggio) ma l’alfabeto formale (correttezza nella citazione formale e proporzionale) si dispiega in una rinnovata sintassi moderna di cui Bramante è il primo grande interprete.

Continua lo sviluppo della trattatistica (attraverso Serlio, Palladio, Vignola), si continua a voler codificare norme e regole per il linguaggio e per i tipi edilizi. Tutti gli architetti si orientano utilizzando un metodo progettuale e compositivo che utilizza l’alfabeto dell’antico ma consi.

Abbiamo quindi l’uso di quattro diverse modalità: variazioni sul tema.

Classicismo

Classicismo: Fedeltà ai principi formali, proporzionali, alla correttezza della citazione del linguaggio e della sintassi dell’antico.

Manierismo

Manierismo: Intenzionali, volute, scorrettezze grammaticali del linguaggio, disubbidienze formali; accelerazioni eccessive, esagerate di un elemento del linguaggio (per es. decorazione).

Sintetismo

Sintetismo: Semplificazione del linguaggio classico e delle articolazioni formali.

Sperimentalismo

Sperimentalismo: Libere interpretazioni, personalità che non si allineano completamente in nessuna delle precedenti categorie, tuttavia hanno qualcosa di ciascuna.

Donato Bramante

Donato Bramante: (Ducato di Urbino, 1444 Roma, 1514) è considerato per la corrente del classicismo. Egli è Architetto, studioso, inventore.

Viene al mondo da una famiglia di contadini, figlio di Angelo di Pascuccio (Donato = piccolo dono, nato dopo 7 sorelle). Il padre lo avvia verso l’arte della pittura, inizialmente lavora come pittore, conobbe Leonardo da Vinci alla corte degli Sforza.

Lavora ad Urbino e poi Milano, viene assoldato dagli Sforza con i quali fa le prime esperienze architettoniche. Si forma quindi in ambito urbinate con Mantegna e Piero della Francesca. In seguito si trasferisce a Roma.

Il tirocinio nel cantiere del Duomo di Milano lo spinse verso l’architettura. Le sue opere saranno realizzate sotto il pontificato di Giulio II. Egli utilizza come esempi per la sua architettura:

Il tirocinio nel cantiere del Duomo lo spinse verso l’architettura;

  • Il Duomo di Milano.
  • S. Lorenzo: (Milano) Edificio Paleocristiano del IV Sec. d.C. La Chiesa è a doppio guscio ossia ha due spazi: uno centrale e un deambulatorio che gira tutto intorno, la pianta centrale poggia su grandi pilastri, archi a tutto sesto, rimanda all’architettura romana.
  • Studi per edifici a pianta centrale di Leonardo Da Vinci.

La prima testimonianza certa di Bramante a Milano è l’incisione Prevedari (su rame - interno di tempio configure: rappresenta ruderi di un edificio) del 1481 su disegno di Bramante stesso. Tale incisione testimonia l’interesse per l’architettura da parte di Bramante (sperimentazione di una tipologia nuova di pianta).

Santa Maria presso S. Satiro

Santa Maria presso S. Satiro: (Milano 1476-1486) è composta da:

  • A. Sacello di età carolingia.
  • B. Transetto su via del Falcone 1476-78 (addossato al Sacello).
  • C. Corpo chiesa (navate) e Battistero 1482.

Su via del Falcone, facciata con continuità su tutto il transetto e due portali laterali (la facciate di tempio è quattrocentesca). Bicromia dei materiali: mattone rossiccio e inserti di travertino.

All’interno tramite la prospettiva viene creato uno spazio che in realtà non esiste (limitata spazialità). La chiesa era quindi già esistente e andava solo ampliata.

Viene utilizzato un linguaggio classico (es: Volta a botte cassettonata prospettica), anche il transetto e la navata centrale sono coperti a botte.

All’interno i piloni sono con ordine architettonico che inquadra l’arco (che a sua volta riporta un ordine minore) per passare alla navata laterale (rimanda all’Alberti) che sono coperte a crociera su pianta quadrata consolidate da catene che costituiscono i tiranti. Anche la cupola è cassettonata.

L’edificio Battistero (A): a pianta centrale è sviluppati su 3 diversi livelli:

  • Fruibile.
  • In quota.
  • Cupola intradossata (da fuori non si vede).

Lo sviluppo planimetrico è quello di un ottagono con nicchie, ed il linguaggio estremamente decorativo. La parasta è piegata nel punto di vista strutturale, fa così corrispondere l’organicità della struttura all’organicità del linguaggio.

Il battistero è simile alla Sagrestia di Santo Spirito a Firenze di Giuliano da Sangallo. Il Sacello originale ante ristrutturazione è Brunelleschiano. (sezione abside)

Tribuna di S. Maria delle Grazie

Tribuna di S. Maria delle Grazie: (Milano 1490-1499) era già esistente quindi viene solo rielaborata da Bramante. Il committente è Ludovico il Moro il quale voleva un luogo di sepoltura (mausoleo) per se e la sua famiglia.

Andava progettata la parte finale (tutta la parte della navata centrale, navate laterali e facciata). Bramante termina la fabbrica che aveva un linguaggio medievale (campate costruite con archi acuti).

Tribuna: (parte esistente)

  • Pianta circolare coperta da una cupola su pennacchi intradossata.
  • Con absidi laterali.
  • Presbiterio.

Vi è l’evidenza del linguaggio ma è tutto intonacato di bianco (non è tipico di Bramante). C’è un richiamo linguistico e strutturale all’esperienza cappella Micheloziana a Sant’Eustorgio con la Portinari del 1468. Incisione Prevedari: richiamo ruote.

Tiburio esterno:

  • Linguaggio romanicheggiante.
  • Archetti a tutto sesto con colonne e ordine architettonico con capitello del ‘500.
  • Finestre con timpano.
  • Figure Ludovico e Beatrice D’Este.

Duomo dedicato a S. Stefano

Duomo dedicato a S. Stefano: (Pavia 1488) Il Duomo di Pavia, dedicato a Santo Stefano è la più imponente chiesa di Pavia ed un’importante edificio rinascimentale, sintesi di pianta centrale e longitudinale che anticipa le ricerche tipologiche intorno alla basilica di San Pietro a Roma.

I riferimenti tipologici sono: Brunelleschi, Leonardo, Francesco di Giorgio Martini.

Chiostri del monastero di S. Ambrogio

Chiostri del monastero di S. Ambrogio: I Chiostri di Sant’Ambrogio, ora sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sono stati progettati dal Bramante nel 1497 secondo un modello ligneo da lui lasciato e caratterizzati da una grandiosità d’impianto che verrà imitato per tutto il Cinquecento.

Il linguaggio utilizzato per i due chiostri sono essenzialmente gli ordini architettonici: Dorico e Ionico.

Porta della canonica e portico: (arcate a tutto sesto su ordine architettonico compreso il dado di trabeazione). La volta della canonica ha un arco più grande e più alto. È composta con la sequenza di architrave-fregio-cornice.

Nella definizione dell’ordine d’albero (provenienzale colonne simulano dei tronchi – naturale della colonna riferimento alla naturalità): citazione figurata in adiacenza alla grande arcata della porta della canonica.

Il riferimento è l’Ospedale degli Innocenti Brunelleschi a Firenze.

Chiostro Dorico

Chiostro Dorico: Uso delle colonne cui si fa riferimento. Uso anche nella porzione dell’uso di parete scandita (come S. Lorenzo). L’ordine lesene che inquadra le arcate (alla romana – contengono le finiture rettangolari). Volta a crociera con pulvini all’interno del portico (come Ospedale degli innocenti).

Chiostro Ionico

Chiostro Ionico: Strutturato come quello Dorico ma semplicemente con un ordine architettonico differente.

Architettura del XVI secolo a Roma

Architettura del XVI secolo a Roma: Bramante (1500-1514) arriva a Roma sotto il pontificato di Giulio II della Rovere a oltre 50 anni. Viene a Roma per studiare i resti dell’architettura antica imperiale romana (scheletri strutturali di grandi dimensioni che mettono in evidenza la monumentalità) es. terme di Diocleziano e resti delle terme di Caracalla.

Prende quindi spunto ma con invenzione inventa le sue architetture.

Chiostro di S. Maria della Pace

Chiostro di S. Maria della Pace: (1500-1514) Il committente è Oliviero Carafa (nobiluomo di Napoli). Viene progettato nel 1500 da Bramante poco dopo il suo arrivo a Roma.

A confronto con i chiostri di Sant’Ambrogio a Milano, mostra un progressivo avvicinamento alle forme antiche (tempietto, posteriore, termine del processo).

A Milano le arcate dell’ordine inferiore sono sostenute da colonne, a Roma da pilastri, anche se il sistema romano di arco su pilastro inquadrato da paraste è molto simile a quello del piano superiore di Milano.

A Roma, pilastri e colonne alternate sostengono l’architrave dell’ordine superiore; i pilastri si trovano sugli assi e le colonne sopra le chiavi di arco dell’ordine inferiore.

Uno stadio precedentemente nello sviluppo del tema del raddoppio delle campate al piano superiore si può vedere nei chiostri di Sant’Ambrogio e nella sagrestia di Santa Maria presso San Satiro.

L’architrave rettilineo e la sequenza degli ordini (corinzio sopra lo ionico) indicano ormai lo stile classico del tempietto.

Il chiostro della Pace è un punto di transizione nell’opera di Bramante, nello sviluppo dell’architettura cittadina a Roma dopo la Cancellaria, non poteva che costituire un’innovazione di capitale importanza. Questa, dopo il cortile del grande palazzo Venezia, fu la prima volta che la tecnica strutturale e le forme dell’antichità venivano impiegate in un progetto moderno.

Il portico è su due livelli con odine architettonico romano (citazione dell’ordine che inquadra l’arco). In questi due livelli Bramante utilizza tutti e 4 gli ordini architettonici:

  • Ordine tuscanico per l’interno dell’arco.
  • Ordine ionico (capitello) per il piano terra.
  • Ordine corinzio (colonne centrali) per il piano sopra pilastro sottostante all’ CHIEDI GINE.
  • Ordine composito (colonne laterali) per il piano sopra.

Egli gioca su un modulo quadrato (serie di elementi proporzionali nel portico / anche la pianta è sviluppata su una maglia quadrata), per il prospetto: 3 volte in verticale e 4 volte in orizzontale, per il cortile: 4 volte in orizzontale e 4 volte in verticale.

Sintesi di citazione del linguaggio. Abbiamo una specchiatura delle lesene a muro. Troviamo gli stemmi del cardinale Carafa sopra il pilastro (primo piano). Le campate del portico sono coperte a crociera.

Soluzione ad angolo: rispetta la dimensione del modulo (elemento di voluta -ordine ionico) nell’angolo: volontà di Bramante di procedere con rigidezza modulare, della parasta ne rimane solo una traccia come se venisse risucchiata nel pilastro.

Livello superiore: portico coperto con semicapriate a spioventi dalle quali vengono ricavate delle sedute.

Tempietto di S. Pietro in Montorio

Tempietto di S. Pietro in Montorio: (1502-1503) Per Ferdinando e Isabella di Spagna, fondato dal re di Spagna.

Ricorre spesso nella trattatistica del XVI secolo. Viene realizzato al Gianicolo: la sua posizione geografica fin dall’antichità il colle favorì come il naturale bastione difensivo della città di Roma, inoltre, la presenza di una viabilità collegante tale altura sia con il resto della città, sia con le principali vie di comunicazione che dall’Italia settentrionale percorrevano le sue pendici, favorì, nel corso del tempo, numerosi insediamenti religiosi, tra cui il tempio del dio Giano.

A questa sacralità soprattutto pagana, la tradizione religiosa cristiana, dal XV secolo, aggiunse e riconobbe proprio su questo versante del colle, il luogo dove l’apostolo Pietro subì il martirio nel 67 d.C.

Questo sacro riferimento sottolinea la cristianizzazione del luogo, avvenuta attraverso il lento succedersi di nuclei religiosi sorti in sostituzione di veri o mitici insediamenti templari pagani.

In ogni caso esisteva sul luogo una chiesa e un piccolo monastero almeno dal IX secolo. Il tempietto, opera sicura di Bramante, è per lo più riferito agli anni del papato di Alessandro VI e in particolare al 1502 come testimonia l’epigrafe posta sul fronte dell’attuale altare della cripta.

Il tempietto ripropone la pianta delle Tholos greche come se S. Pietro fosse un eroe della cattolicità. Il progetto realizzato è diverso da quello originario di Bramante.

L’edificio realizzato sembra prima vista pensato come un volume puro slegato dal contesto, ma Bramante non aveva pensato il tempietto come un oggetto plastico autonomo.

Infatti come accenna il Vasari e come mostrato dai disegni del Serlio, uno spazio circolare, inscritto in un quadrato, delimitato da un portico anulare a colonne, doveva racchiudere il tempietto.

Il programma iniziale di Bramante prevede una strutturazione dello spazio ad anelli concentrici, variamente caratterizzati e qualificati.

Il numero quattro, ed i suoi multipli, è il numero privilegiato che ricorre in tutto l’edificio. Nell’impianto d’insieme Bramante stabilisce una successione di quattro spazi: la cella interna (molto piccola 4,5 m circa), il suo peribolo a colonne, lo spazio scoperto, il portico anulare esterno.

A completare l’impianto, quattro cappelle sono inserite agli angoli del quadrato, secondo i suoi assi diagonali. La precisa organizzazione geometrica della pianta, garantisce in alzato, tramite l’ordine architettonico, rigorosi rapporti tra i diversi elementi.

Il sistema di copertura è una cupoletta su tamburo che si imposta sulla muratura della cella stessa (elemento della tradizione romana). All’esterno troviamo colonne di ordine tuscanico (base composta da toro-scozia-toro) e la peristasi è coperta con dei cassettoni.

Al tempietto viene connessa una cripta con una scala di accesso esterna posta nella parte retrostante. La muratura non è compatta infatti funge da teca e un modulo si ed uno no vengono aperte delle finestre.

La trabeazione è dorica con metope e triglifi che definiscono il fregio dove sono riportati una serie di elementi simbolici legati alla figura e alla storia di S. Pietro.

L’adozione dell’ordine dorico infatti ha una valenza simbolica e religiosa. In antichità si riteneva infatti che il dorico dovesse essere utilizzato nei templi dedicati a divinità maschili come ad esempio Ercole o Marte. È quindi pienamente giustificato in un tempio dedicato a una figura virile come quella di S. Pietro.

Le quarantotto metope, tre per ogni intercolumnio, sono costituite da dodici elementi di diverso soggetto, ciascuno ripetuto quattro volte con varianti e diverse interpretazioni nei particolari.

Le figurazioni delle metope rappresentano una serie di oggetti liturgici: 1) il calice dell’Eucarestia 2) due candelieri, 3) il vaso per la conservazione dell’incenso, 4) il vaso per l’olio sacro utilizzato dal vescovo, 5) la croce gemmata, 6) le due ampolline della messa per l’acqua e per il vino, 7) le due chiavi pontificali incrociate, 8) l’ombrello mezzo chiuso simbolo del titolo basilicale, 9) la navicella dell’incenso, simbolo della Chiesa, 10) il libro, 11) la croce di S. Andrea, 12) due spegni candele incrociati.

Altro elemento stilistico è la sequenza di balaustrine, mentre il tamburo è definito da una sequenza di nicchie scavate con le calotte trattate con la forma di conchiglie.

L’idea di una rotonda, non era del tutto nuova, esistevano anche nel ‘400 edifici circolari ma il tempietto è il primo edificio del Rinascimento in cui la cella, secondo la maniera antica, è circondata da un colonnato che sostiene l’architrave.

Gli intercolumni sono uguali tra loro lungo tutto il perimetro e la disposizione delle colonne non indica in alcun modo la posizione dell’altare all’interno della cella.

Un altro elemento di rottura rispetto al ‘400: al visitatore l’interno appare troppo piccolo per credere che il fine reale sia stato quello di creare uno spazio.

Palazzo Caprini

Palazzo Caprini: (1501-1510) Il committente è la famiglia Caprini (Adriano Caprinis). Nel 1517 fu acquistato da Raffaello e divenne la sua casa. Fu poi demolito a causa dell’apertura di Via della Conciliazione.

Per la prima volta gli ordini antichi comparivano sotto forma di semicolonne, così che il muro diventava a su volta lo sfondo di un rilievo: la distinzione tra articolazione della struttura e superficie di riempimento retrostante era resa ancora più evidente dal raddoppio delle semicolonne, dall’avanzamento dell’architrave e della sporgenza dei balconi davanti alle finestre.

La stessa netta distinzione è evidente nel piano terra bugnato, tra i blocchi rustici portanti e il muro piatto di riempimento.

L’entrata principale era costituita da un alto rettangolo, mentre le aperture inferiori delle botteghe, alla sua destra e alla sua sinistra, erano orizzontali e oblunghe.

La campata centrale del piano nobile (abitazioni) non era sottolineata in alcun modo, come non lo è nelle facciate dei templi romani.

L’ordine dorico al piano nobile, mentre generalmente si trova invece al piano terra, assegna a quest’ultimo il valore di un semplice basamento.

Anche il bugnato deve essere inteso allo stesso modo: i blocchi apparentemente sbozzati, gli architravi e le chiavi di volta “non finiti” sostengono “la perfetta opera d’arte”, l’“ordine” dell’artista-architetto con le sue colonne, la parete piatta e la trabeazione articolata.

Appare in questo contesto significativa la povertà dei materiali impiegati per il bugnato, non si tratta infatti di pietra sbozzata ma di un tipo di stucco che riveste la superficie del muro in mattoni e ch

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuelds90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e dell'urbanistica moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Benedetti Simona.
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