Lezione 1, storia della musica
Introduzione
La storiografia è la scienza e pratica dello scrivere opere, relative a eventi storici del passato. È il modo di scrivere la storia. La nouvelle histoire è “la nuova storia”, tutto quello che non è coperto dalla storia tradizionale, il nuovo modo di scrivere la storia, possiamo quindi definirla una contrapposizione che comprendeva tutto ciò che non era confermato da documenti ufficiali. Nella storiografia tradizionale si cerca di trovare delle soluzioni a problemi diversi di alcuni periodi, legati a tematiche del secolo, ad es. una volta la storia affrontava maggiormente la storia del papato, argomenti di politica e guerra ecc., si utilizzavano documenti di archivio, tutto ciò che era scritto e convalidato, e tutto ciò era in mano a storici e professionisti. Si occupa maggiormente di storia dall’alto. Qui la storia è praticamente la narrazione in successione cronologica, degli eventi che accadono. La storia tradizionale si pone come storia obiettiva, le cose vanno così e basta. Detto così perché non contestato.
Con la nouvelle histoire, (avviata nel 1960 con la rivista francese “Le Annales” cui rappresentante è Jacques Le Goff) e dunque la rivoluzione storiografica che ci fu negli anni ‘60 (che propone Peter Burke), la storia diventa un’analisi dei comportamenti negli eventi, dove le fonti dei nuovi storici sono visive e statistiche, ma soprattutto essa riguarda molti più argomenti. Come ad esempio argomenti riguardanti l’uomo comune, la vita comune, la storia dal basso, ed anche altre storie minori, la storia delle donne, a cui non si fa riferimento nell'800, a dimostrazione del fatto che gli argomenti degli storici nel ‘900 si sono appunto ampliati, risultando però con una minore formazione sul singolo argomento, vengono infatti proposti diversi punti di vista in modo da poter essere anche noi a contestualizzare un qualcosa. La storiografia è quindi una scienza che man mano si è incrociata con altre scienze sociali e si è dunque evoluta. Nella storia della musica invece, non vi si pone la questione della storia dal basso o dall’alto, dato che si prende in considerazione chi l’ha fatta meglio. Oggi la musicologia (termine tedesco che significa "studio scientifico della musica") è il termine che intende tutto (compresa la storia della musica).
07/10/2022
Lezione 2, storia della musica
Argomento 1: “La musica nella Grecia antica, il canto gregoriano, trovatori e trovieri”
(Dispense di P.E.Carapezza, Le costituzioni della musica)
Nasce nel 1100 a.C. La caratteristica principale nella musica della Grecia antica è la scarsità delle fonti, anche se la musica aveva un ruolo importantissimo nella società di allora, una persona di alto livello doveva capirne e conoscerne di musica, mentre per gli artigiani o per persone di basso ceto sociale non era così. Il musicista invece che praticava musica, non conosceva i testi antichi ed era limitato nelle proprie conoscenze. Abbiamo di allora dunque poche fonti scritte alcune steli e poche pergamene, ma c'è una spiegazione a ciò. Non c'era alcun bisogno di scrivere musica perché il repertorio era molto rapido, e i musicisti potevano benissimo improvvisare, ed ognuno poteva interpretare in modo diverso. Quindi quelle poche fonti che abbiamo non sono che momenti particolari, creati da qualcuno che magari voleva tramandare quel suo determinato modo di fare musica. Alcune venivano create sulle lapidi in onore di defunti che in vita erano musicisti, ed alcune sono state distrutte dal tempo, come le pergamene all'interno delle tombe.
Sono rimasti intatti ad esempio gli “Inni delfici ad Apollo”, risalenti il primo al 138 a.C. ed il secondo al 128 a.C., incisi su pietra, scoperti tra il 1893 e il 1894 tra le rovine del tesoro degli Ateniesi a Delfi, pubblicati da Henri Weil e Théodore Reinach nel 1900. Inni che volevano lasciare un “segno longevo di memoria immortale” del loro canto, che narravano appunto di vicende e lodi agli dei e simili. Sono le più grandiose composizioni musicali dell’antichità a noi pervenute in precisa registrazione di parole e note, e sono fondamentali per comprendere l’essenza dell'antica musica ellenica. Sono rimasti anche pochissimi strumenti antichi, per la maggior parte pezzi, come arpe della Mesopotamia. Queste poche fonti sono tutte riconducibili alla Grecia. I primi veri e propri trattati di Composizione nascono nel 6 secolo, soprattutto per motivi teorici, perché non c'erano musicisti con l'abitudine di condividere le proprie composizioni. Alcuni reperti mostrano delle steli incise, su un lato il testo poetico e dall'altro le annotazioni musicali che comprendevano anche le moderne "alterazioni" ovviamente non tanto precise, per questo il margine di interpretazione era molto libero e soprattutto soggettivo.
Sappiamo che nell'antica Grecia l'accentuazione delle sillabe era molto praticata, infatti il musicista era in grado di leggere le note con la precisa altezza ed intonazione. Erano chiamate "musiche vocali". Alcune scelte venivano anche ponderate a livello estetico. Le scale che si utilizzavano nella Grecia antica erano legate alle varie regioni di cui facevano parte i musicisti. Tra il IV e il V secolo ci fu una rivoluzione nella musica, la nascita di una nuova musica impressionistica, a cui molti ebbero da ridire, soprattutto su un gruppo che fu accusato di aver tradito la tradizione musicale e di risultare quindi troppo "moderno". Fino al 1500 inoltre, si trova pochissima musica strumentale, perché la maggior parte è soprattutto vocale, legata dunque alla liturgia.
Il canto gregoriano
Il canto gregoriano è il canto ufficiale della Chiesa Cattolica Romana, fu messo per iscritto nel 1500, ed è contenuto in un libro che ne contiene tutto il repertorio (1300/1500 pagine), che contengono 2000/3000 canti utilizzati per fare liturgia. Fu messo per iscritto in epoca Carolingia, ma la tradizione del canto nelle liturgie esiste dall'epoca delle sinagoghe, ma il canto era una tradizione orale e veniva trasmesso da maestro a maestro, infatti la stessa monodia liturgica cristiana (canto gregoriano) ci è stata inizialmente tramandata. (Monodia → canto ad una voce sola, che può essere intonata da 1 o più cantori, opposto di polifonia). Ma soprattutto era un'improvvisazione che partiva da una competenza, e veniva esposta in modo soggettivo da chi suonava. Quasi tutti i canti gregoriani erano simili, ma venivano utilizzati in dischi orari diversi, ma comunque lasciavano molto spazio alla libera interpretazione, tranne che per il testo divino che doveva essere imparato a memoria o quasi.
Il canto poteva essere abbellito, personalizzato a seconda delle situazioni perché comunque contenevano molte ripetizioni; ad esempio ad un funerale il tono doveva esser più cupo, pesto. L'accentuazione del testo porta a determinate accentuazioni melodiche. Nel momento in cui viene redatto il libro, la tradizione orale finisce. Tutte le tradizioni si riformarono al testo di Roma. Carlo Magno infatti desiderava il riformamento delle prassi su Roma soprattutto per motivi politici, perché doveva essere un impero dove la liturgia era uguale in tutto il regno. Si chiama Canto Gregoriano, perché riformato da Gregorio I, rappresentato con una colomba che gli canta all'orecchio, e lui che detta ad un monaco quello da scrivere sulle steli/pergamene. Gli storici hanno potuto risalire a ciò grazie alle fonti, redatte (immagini e scritti) 200 anni dopo la morte di Carolingio, di epoca appunto Carolingia. Il maggior esponente e studioso del Canto Gregoriano, fu Baroffio, un monaco benedettino.
L'uso del canto fu anche utilizzato per dare potenza e rigore alla voce, poiché dato che le messe venivano praticate nelle catacombe, o comunque in luoghi ampi dove la gente che stava in fondo non sentiva, questo era un modo per far arrivare la voce anche a loro. Testi sacri che dovevano essere comunque recitati e non urlati, quindi il Canto Gregoriano nacque anche per scopi funzionali. Fu poi reso sacro, e definito "il Canto di Dio" per motivi politici, ma almeno è un repertorio che ci dà l'idea della musica di allora. “Festa Jumil”, fu un canto in cui vennero associati i versi della canzone alle note (Do, re, mi, fa…) in questo modo si evidenziava l'intonazione e permetteva ai monaci di distinguere le note sul pentagramma. Nel Canto Gregoriano non esiste il concetto di ritmo o durata, il tutto veniva espresso con degli accenti, e dato che sono preghiere cantate, non hanno bisogno di ritmo, perché il ritmo è sinonimo di ballo, danza.
Struttura
I testi gregoriani sono composti dal pentagramma, dalle note e dai menismi (accenti, segni particolari) e da sillabe accentate. I menismi più lunghi indicavano una maggiore lunghezza della nota, e quelli più corti con forme ondulate, per indicare modifiche delle intonazioni.
13/10/2022
Lezione 3, storia della musica
Trovatori e trovieri
Il Medioevo era denso dal punto di vista sonoro, il suono infatti veniva utilizzato per segnare le ore, con le campane, per avvertire la popolazione quando si tenevano raduni. Veniva utilizzata, la musica, attraverso trombettieri, tamburi, per avvisare dell'arrivo del principe o di qualcuno che avrebbe dettato disposizioni. Veniva utilizzata al mercato, e dagli artisti di strada. Ovviamente questa "musica profana" non la troviamo scritta (per motivi di praticità, analfabetismo, riservatezza del proprio mestiere). Troviamo nel 1100 a.C. alcuni manoscritti che riportano canti profani, in francese antico che raccontano di argomenti popolari. Spesso si parla di amor cortese (elogio alla dama del castello da parte del giullare) lodi alle dame, amori platonici dunque. In questi secoli incomincia a nascere l'amore per la poesia e la musica per incentivare i principi, con temi quali la cultura, la gentilezza, la donna, la bellezza.... Erano elementi che la corte voleva far vedere dei principi. Nel 1500 le corti italiane divengono rinominate in tutta Europa in fatto di musica e cultura, infatti molti artisti vengono spediti in Italia per apprendere dai nostri maestri.
1° Trovatore Guglielmo IX (Nono) (1107 - 1127) Iniziano quindi a divenire scritte le fonti orali, dunque gli spartiti erano redatti grazie a pergamene. Questi trovatori utilizzavano la tecnica e la metodologia della musica sacra, sembra quasi che provengano dallo stesso posto, poiché questi trovatori erano Cavalieri, quindi di livello sociale alto come i sacerdoti, cambiano però i temi di queste scritture. Perciò i trovatori erano dilettanti che cantavano poesie su musica improvvisata (avevano quasi lo stesso ruolo dei giullari di corte e dei menestrelli).
SACERDOTI, MUSICA SACRA = DIO, BIBBIA TROVATORI E TROVIERI = AMOR CORTESE
Quindi veniva trasmesso più che altro il testo, mentre la musica veniva improvvisata. Anche la poesia all'epoca veniva cantata, si metteva perciò in musica il testo. Per la gran parte questi lavori erano svolti da uomini, infatti la donna solo nel 1700 venne integrata in questo campo. (Es. Moglie di Schumann, Clara, suonatrice di piano 1800). La storia della musica era allora effettivamente narcisista, dove l'uomo era al centro di tutto.
Analisi del testo musicale
Si differenzia dal canto gregoriano, grazie al ritmo, che diventa più veloce, quindi ternario. Si differenzia dall'uso degli strumenti, si uniscono le percussioni e la viola. Il contenuto è diverso ed il contesto anche. Le annotazioni sono mantenute molto semplici, e il suono, al contrario del testo, è scritto ma improvvisato, infatti in molte parti ci sono aggiunte di strumenti e cambiamenti. Le note sono scritte sotto forma di quadratini o rombetti, e fino al 1500 non esiste una notazione che somiglia alla nostra.
Lezione 4, storia della musica
Argomento 2: “La polifonia” (nascita e sviluppo)
Nel XI undicesimo secolo cominciarono a manifestarsi le prime fasi di un nuovo e diverso sistema musicale:
- La composizione tende a sostituire l’improvvisazione come prassi della creazione musicale;
- Invenzione della notazione musicale;
- Musica sottoposta a principi ordinatori fondamentali (sistematizzati e ordinati in trattati);
- La polifonia cominciò a sostituirsi alla monodia.
La polifonia nasce nel 1200 (XIII tredicesimo secolo) sovrapposizione di più note e linee melodiche. Grazie alla scoperta di codici di repertori delle prime polifonie di Notre Dame alla fine del 1200. La Polifonia esiste da sempre, già nelle catacombe c'erano affreschi di più persone che cantavano insieme, oppure grazie all'esistenza dell' "aulus" (strumento simile all'oboe) dell'antica Grecia, una specie di oboe doppio che veniva suonato dallo stesso musicista, quindi polifonico. Polifonia è anche quel gruppo di persone che canta insieme. Nel nono IX secolo addirittura vengono elaborati i primi trattati polifonici, per far capire ai monaci come cantare; erano dunque linee guida molto ristrette. Un musicista inglese, ”Anonimo 4”, scrisse un trattato dove descrisse l'uso della polifonia nella cattedrale di Notre Dame, e dell’opera "Magnus Liber Organi" di Leonino, di cui furono fatte 4 copie, 2 andate perdute, mentre un'altra si trova in Germania e l'altra a Firenze.
Fu scritto circa nel 1250, su carta pergamena, con note scritte molto grandi per permettere una lettura più precisa di tutti, durante l'esecuzione; il libro contiene dunque composizioni a più voci. Ci accorgiamo che è a più voci, dalla presenza di più pentagrammi e tetragrammi, oppure dalla diversa distinzione di chiavi musicali. Loro aggiungevano righi in base a quanti ne servivano per le composizioni, potevano arrivare anche a 6 o 7. Il tutto veniva redatto con la divisione dei ruoli da svolgere (c'era chi scriveva le note, chi le righe, chi faceva le miniature ecc.).
Leonino, il musicista citato nel Magnus Liber Organi, metteva in polifonia i canti gregoriani, mettendo degli asterischi nelle parti in cui cessava di cantare il solista, e si univa il coro, oppure laddove si doveva cantare tutti insieme. Le voci nella polifonia lavoravano insieme, ma si nota la differenza di timbro di entrambe perché sono una voce molto bassa e una molto alta, che però insieme creano la giusta armonia. Leonino utilizzò queste melodie per ampliare il canto liturgico, e quindi colmare i vuoti durante le celebrazioni, infatti esse sono molto lunghe. Erano create apposta per espandersi, verso le alte cupole delle cattedrali, che in senso simbolico, permettevano anche all'Altissimo di udire. Creavano perciò uno spessore sonoro importante, cosa che non riusciva a creare il singolo Canto Gregoriano solista. Ascolto pezzo di allora, "Organum". Questo pezzo contiene uno stile organum, nome del titolo del pezzo, e indica la tecnica di trasformare una nota lunga in polifonia. Ad ogni nota ne corrispondono 2 o 3, Stile Discantus, che negli anni successivi al 200 ebbe un'evoluzione in cui vennero anche aggiunti testi sotto le polifonie già scritte (in latino e in francese).
Il primo sviluppo della polifonia fu la creazione di mottetti politestuali e polivocali, risultano molto armoniosi e fluidi, perché incominciano ad esserci regole e trattati da seguire. Diviene argomento di critica l'annotazione musicale che doveva essere più precisa, e non approssimativa come nei canti gregoriani. Altre innovazioni furono di Filip Da Vitry (poeta rinomato). Musica a ritmo ternario, il 3 rappresentava la divinità. Quando le battute dovevano essere ternarie, le colorava di rosso. Il metro binario divenne importante. Da Vitry costruiva la musica frammentando il canto gregoriano e ripetendolo con la tecnica dell'Isoritmia. Prevedeva una durata di 5 note e alla 6 ri-aggiungeva lo stesso ritmo e le altre durate, ovviamente durate diverse; era quasi un sistema matematico. Arrivava ad avere un materiale coeso, unitario, affidabile. Un modo per costruire qualcosa di nuovo utilizzando qualcosa di vecchio (metrica antica). Così il mottetto diviene la forma tipica delle grandi cerimonie pubbliche.
Nel 400 il maggior numero di manoscritti venivano scritti in Francia. In Italia e nelle corti italiane era meno usuale scrivere musica, perché era maggiormente volta all'intrattenimento e al divertimento, quindi ancora si basava sull'improvvisazione. Dalle corti francesi si spedivano in Italia compositori francesi, per apprendere dall'Italia dal vivo. Nasce anche la polifonia imitativa, in cui le voci si imitavano, e gli imitatori scrivevano soprattutto messe. Guillaume Dufay volle usare un canto d'amore durante un matrimonio per la prima volta, che invece d'avere un Tenor Gregoriano avesse un Tenor Chanson. Il risultato erano messe bitestuali, con testo sacro in prima linea e testo profano in sottofondo. I motetti celebrativi venivano eseguiti occasionalmente. Ascolto "Messe homme armé - uomo armato". La polifonia profana finisce con Filip Da Vitry e perde il contenuto astratto. Dufay e altri pensano ad inserire nella composizione una forma più lineare. Costruisce dei mottetti proporzionali con sezioni proporzionate, e la durata ad un simbolo. Una delle proporzioni più usate è il rapporto tra sezione auree, e serve per dividere un segmento.
Lezione 5, storia della musica
Argomento 3: “Il Rinascimento: messe e madrigali, improvvisazione e virtuosismo”
Il Rinascimento lo analizziamo così: Affresco di musiciste donne che suonavano, “Il concerto delle dame”, in...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Storia della psicologia, Bicocca (tutte le domande dell'esame)
-
Didattica delle lingue moderne - appunti di tutte le lezioni
-
Formule Analisi 2 (tutte)
-
Tutte le esercitazioni Microcontrollori