Sistemi educativi per l'insegnamento del calcio
Docente: Stefano Ghisleni
Unità didattica 1: Concetti di educazione e di pedagogia nel calcio
Il concetto di educazione
Educare significa coltivare: coltivare qualcosa, coltivare la mente, l'anima e il corpo. La paideia è l'educazione del fanciullo e nel nostro caso del fanciullo che gioca a calcio. Quindi, diventa il tema dell'allenatore che deve educare e deve occuparsi dell'educazione del giovane calciatore. Deve tirar fuori quello che c'è dentro al bambino e deve scoprire i talenti del giovane calciatore. A tal proposito è importante far riconoscere nell'errore un fondamentale elemento del processo formativo.
La visione maieutica della paideia significa letteralmente far partorire la persona che ho di fronte che non è vuota. In tale caso il compito dell'allenatore è quello di aiutare il fanciullo a tirar fuori ciò che ha in sé. Educare è la cura, prendersi cura di se stessi e degli altri.
La visione opposta a quella di "educare" è quella di informare, ovvero quella che attribuisce al docente il compito di trasferire conoscenze e informazioni (come se l'allievo fosse considerato un contenitore vuoto da riempire e il docente avesse il compito di informare, di mettere la propria forma nel contenitore cioè di mettere la propria forma dentro la persona che vuole educare).
Modello educativo nella scuola calcio
Qual è il modello che adottiamo nella scuola calcio tra "Educare e Informare"? Il modello da seguire è quello platonico ed educare è individuare, scoprire, riconoscere e trarre fuori le potenzialità di ogni persona che si educa e, quindi, educare è conoscere e prendersi cura della persona, al fine di permettere ad ognuno di essere se stesso.
Fini dell'educazione
I fini dell'educazione si distinguono in due modi: educazione alla virtù ovvero formazione dell'uomo buono e educazione all'utile ovvero specializzazione e professionalizzazione. Gli errori nella specializzazione del calcio giovanile derivano da due fonti che sono il bambino che vuole divertirsi e giocare a calcio e il genitore o l'allenatore che vuole specializzare il bambino precocemente.
Gli errori più comuni sono:
- Si specializzano i bambini in una determinata disciplina sportiva;
- All'interno della disciplina sportiva, si specializzano i bambini nei ruoli;
- La finalità è quella di ottenere prima possibile i risultati sperati, ma in questo si impedisce che partecipino ai giochi, alle attività adeguate alla loro età;
- Si anticipano gli obiettivi della programmazione per fasce d'età;
Il calcio deve essere una materia di insegnamento: gli educatori devono scoprire i talenti di ogni fanciullo e aiutare ad esprimerli. Gli allenatori devono trasformarsi in esseri etici, che significa aiutare i bambini/ragazzi ad assumersi le proprie responsabilità e a diventare autonomi, devono scoprire i talenti di ogni fanciullo e aiutarli ad esprimerli e devono essere esempi positivi per i giovani calciatori e si devono trasformare in esseri etici (aiutare i bambini ad esprimersi in modo libero e autonomo ed avere un pensiero corretto che li aiuti ad affrontare ogni situazione di campo e non).
Come educare
Riconoscere le potenzialità di ogni fanciullo e riconoscere l'unicità del fanciullo. Tutto questo può avvenire solamente riconoscendo la natura di ogni bambino all'interno di un gruppo squadra. La pedagogia richiama il concetto di accompagnamento e porta a considerare non solo l'esigenza della formazione, ma anche il modo di essere nella relazione. Accompagnare il bambino nel suo percorso significa personalizzare il percorso tramite l'aspetto ludico (il gioco).
- Qual è il modello educativo che scegliamo di adottare nel calcio giovanile? Modello platonico o il modello puramente informativo.
- Qual è il fine dell'educazione nel calcio giovanile? L'educazione all'utile o l'educazione alla virtù.
- Come bisogna allenare nel calcio?
- Educare e allenare si contrappongono?
- Cosa significa la pedagogia nel calcio giovanile? L'accompagnamento nel calcio giovanile.
- Quanto è importante la relazione maestro-allievo?
La relazione pedagogica
La relazione pedagogica è una vera e propria relazione di accompagnamento e l'allenatore deve individuare i talenti e le potenzialità di ogni singolo bambino. Considerando i concetti di educare e di cura, si possono individuare 4 incontri:
- L'allenatore con la propria interiorità, con se stesso;
- L'allievo con la propria interiorità, con se stesso;
- L'allievo con l'educatore;
- L'educatore con l'allievo;
È indispensabile che l'allenatore abbia passione ed alleni con amore il giuoco del calcio perché innamorato di questo sport. Il maestro è un facilitatore che aiuta il bambino a crescere e ad esprimersi.
La cura: prendersi cura di se stesso e dell'altro
L'essenza dell'educazione è l'incontro tra persone che si prendono cura di se stesse e degli altri. Educare è la cura, prendersi cura di se stessi e degli altri. La cura di sé richiede conoscenza di sé, ma conoscere se stessi è davvero difficile. L'educazione come cura significa conoscere e prendersi cura di se stessi, dialogare, conoscere e prendersi cura dell'altro riconoscendo le sue potenzialità, aiutandolo ad esprimerle, provare amore per la sua autorealizzazione e dimostragli apertamente questo sentimento. Prendersi cura dell'altro significa riconoscerne il valore di persona. Capire chi siamo per poterci poi dedicare al fanciullo.
I talenti del bambino
Il compito più importante di ogni allenatore è aiutare il bambino a trovare la propria strada ed aiutarlo ad esprimerlo scoprendone il talento. Gli adulti esigono che i bambini (siano essi figli, studenti o giovani calciatori) ottengano ottimi risultati in tutto quello che fanno e nel breve periodo. Gli allenatori di settore giovanile sono spesso centrati su se stessi e non cercano di scoprire i talenti dei giovani calciatori (una causa, purtroppo, è l'essere legati ai risultati).
Ogni bambino apprende a modo suo ed in particolare Levine individua otto differenti "sistemi mentali" che comportano differenti modalità di apprendimento:
- Sistema di controllo dell'attenzione
- Sistema mnemonico
- Sistema linguistico
- Sistema di ordinamento spaziale
- Sistema di ordinamento sequenziale
- Sistema motorio
- Sistema del pensiero superiore
- Sistema del pensiero sociale
Il compito dell'adulto è di capire come apprende il bambino e di accettare il bambino per quello che è, valorizzandone la sua unicità. Gardner afferma che il compito essenziale della pedagogia è di aiutare il bambino ad esprimere i suoi talenti e che non esiste una sola intelligenza, ma una vasta gamma. Le principali sono le seguenti sette:
- Verbale
- Logico-matematica
- Capacità spaziale
- Genio cinestetico
- Talento musicale
- Capacità interpersonali
- Capacità intrapsichica
L'autostima è riferita alla percezione che si ha della propria persona; la fiducia in sé, invece, è relativa a ciò che la persona pensa di essere in grado di fare e di realizzare. Se l'adulto non dimostra fiducia, non potrà incidere sull'autostima del bambino/ragazzo. L'allenatore di settore giovanile è un modello importante per il giovane calciatore e la relazione maestro/allievo favorisce la crescita della fiducia in se stessi.
Unità didattica 2: L'approccio centrato sulla persona
Maslow, Rogers, Gordon
Maslow afferma che ogni essere umano ha la tendenza naturale a realizzarsi e a tal proposito ha costruito la "piramide dei bisogni fondamentali" conosciuta anche come piramide motivazionale o piramide di Maslow: bisogni vitali + bisogni di sicurezza + bisogni di appartenenza + bisogni di stima + bisogni di autorealizzazione. La piramide di Maslow analizza per ogni bisogno il bambino in tre contesti: bambino in famiglia; bambino/giovane calciatore nel settore giovanile; giovane studente in classe. I tre contesti dovrebbero collaborare tra di loro per facilitare il bambino nella sua formazione e sarebbe fondamentale la costruzione di una "rete formativa" che metta veramente al centro del progetto il bambino.
Carl Rogers fa riferimento ad una filosofia, un punto di vista, un approccio alla vita, un modo di essere che si possono manifestare in ogni contesto in cui si cerca di favorire la crescita di un soggetto (persona, gruppo, comunità). La filosofia di Rogers porta ad un concetto di educazione concepita come un processo autogestito. Rogers afferma che se una persona si trovasse in difficoltà, il modo migliore di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare, ma aiutarla a capire la situazione, a risolvere il problema, a prendere decisioni e ad assumersi la responsabilità delle scelte prese. L'educatore deve svolgere una funzione di facilitatore e deve accogliere il bambino così com'è senza giudicarlo, con i propri punti di forza e di debolezza.
Gordon cerca di tradurre in operazioni concrete la filosofia di Rogers basando la propria filosofia sulla valorizzazione dell'intuizione e della creatività della persona privilegiandone un approccio più strutturato. Il modo di essere di Rogers diventa il modo di agire di Gordon proponendo un metodo "efficace".
Il metodo di Gordon e la comunicazione non violenta di Marshall
L'accettazione dell'altro va sentita ma anche comunicata in vari modi per la crescita del giovane calciatore:
- Comunicazione in modo non verbale: linguaggio non verbale (si fa riferimento a gesti, cenni, espressioni, atteggiamenti, posture); non intervenire come messaggio di accettazione (un modo di esprimere accettazione al figlio può essere quello di non intervenire in una sua attività); ascolto passivo come messaggio di accettazione;
- Linguaggio verbale: attraverso le parole comunichiamo spesso il valore che attribuiamo al giovane calciatore o bambino esprimendo giudizi che non aiutano il bambino a riprovare nonostante l'errore;
- Ascolto attivo: nel dialogo l'allenatore o genitore non pongono domande, non esprimono giudizi, opinioni, pareri, ma comunicano quando hanno capito dalle parole del bambino (una sorta di decodifica del messaggio);
- Messaggi in prima persona: per fare in modo che il bambino capisca il proprio valore e la fiducia che gli si attribuisce.