1) CARATTERI QUANTITATIVI DEI LOCI (QTL): Loci associati a caratteri quantitativi
Un carattere quantitativo può essere l’altezza. I caratteri quantitativi sono determinati dalla
segregazione di alleli di più geni che interagiscono insieme e con l’ambiente. Questi QTL sono
spesso trovati su differenti cromosomi. Sono dei caratteri poligenici cioè controllati da più geni e
multifattoriali cioè oltre al fattore geni esiste anche il fattore ambiente (es. dieta). Quindi i
genetisti cercano di capire qual è l’ereditarietà di quella componente (genica e ambientale).
Troviamo caratteri quantitativi con una manifestazione continua: altezza, peso, colore della pelle,
degli occhi, colore del sangue ma ci sono anche caratteri che si manifestano in modo dicotomo (il
fenotipo o c’è o no): palatoschisi, diabete di tipo II, la displasia dell’anca. Bisogna anche cercare di
capire come mai ci sono dei caratteri con manifestazione discontinua. La foto da l’idea di come i
singoli caratteri si possono piazzare come un punto qualsiasi del
triangolo, ci possono essere quelli multifattoriali o quelli poligenici o
quelli che risentono dell’ambiente. Il numero di QTL che spiega la
variazione della caratteristica fenotipica è molto variabile come è la
loro contribuzione alla varietà fenotipica. Un carattere potrebbe
essere controllato da molti geni svolgendo un piccolo effetto o da
pochi geni con effetti maggiori. La distribuzione matematica di un QTL
è la gaussiana.
Esempio: abbiamo dei loci che hanno varianti alleliche codominanti (vedo l’effetto di entrambi gli
alleli nel fenotipo) con un effetto additivo
(considerando l’altezza per ogni allele grande
aggiunge 10 cm a un’altezza di base). Le classi
grandi con 10 cm in più sono A, B, C mentre quelle
piccole sono a, b, c. nella popolazione la frequenza
degli alleli è 0,5. Faccio in primis l’incrocio Aa x Aa
ottenendo le proporzioni ¼ AA e aa e ½ Aa. Con un
locus e due varianti ottengo tre classi fenotipiche.
Consideriamo due loci con B b, otteniamo cinque
classi fenotipiche dalle proporzioni: 0cm in più per
aabb, 10 per Aabb e aaBb, 20 per AAbb e AaBb e
aaBB, 30 per AABb e AaBB, e 40 per AABB. Quindi possono avere o 0 o 1 o 2 o 3 o 4 alleli grandi.
Aggiungendo un terzo locus possono ottenere 7 classi fenotipiche in cui possono avere 0 o 1 o 2 o
3 o 4 o 5 o 6 alleli grandi. Quindi nel grafico si dispongono i dati e vanno a ricordare una gaussiana.
Quindi tanto maggiori sono i geni o gli alleli tanto maggiori saranno le possibili classi e le similarità
alla continua variazione fenotipica. La quantità della variabilità umana si può spiegare con
ampliamenti della genetica mendeliana.
Esempio: al contrario abbiamo già la
gaussiana e ci chiediamo quali sono le basi
genetiche (2 geni con due alleli) per ottenere
le cinque classi diverse di colore degli occhi.
La risposa la vediamo nella tabella. Lo stesso
vale con il colore della pelle in cui abbiamo
tre geni ciascuno con due alleli. Spiega uno spettro di variazione in cui abbiamo 7 classi diverse.
Federico guglielmo di prussia era ossessionato da avere soldati altissimi quindi aveva favorito
matrimonio tra individui alti. Questo tipo di esperimento non è molto efficace perché gli alleli
avendo frequenza di 0,5 non tutti gli individui saranno omozigoti alleli grandi quindi
probabilmente gli individui grandi non saranno omozigoti per tutti i loci, saranno prevalentemente
eterozigoti anche perché i loci che interessano l’altezza sono più di cento. L’esito probabile di
questo tipo di matrimonio è la probabilità che i loci in omozigosi nei genitori diventino eterozigoti
nei figli, quindi saranno più bassi.
La prima regressione sull’ereditarietà della statura è stata fatta da Francis Galton il quale ha
introdotto che caratteri nei genitori non sono passati completamente alla loro progenie. Ma i
caratteri nei figli regrediscono verso il punto della media.
Regressione verso la Media nella popolazione:
Facendo la somma di tutti i fenotipi ottenuti per random
making nella popolazione ricostruisco la stessa
popolazione. Quindi la distribuzione dei figli è uguale a
quello delle madri. Per ogni classe fenotipica parentale, la
la progenie avrà fenotipo medio intermedio tra quello del
genitore considerato e il fenotipo medio della
popolazione. Per ogni classe fenotipica della progenie il
fenotipo medio del genitore è intermedio fra il valore del
figlio e la media della popolazione.
Troviamo anche dei caratteri Dicotomi in cui il fenotipo o
si presenta o non c’è. Ciò avviene nel caso di caratteri in cui servono un tot di alleli predisponenti
per avere il fenotipo (avviene nei caratteri malattia). Si
introduce un valore di soglia che se viene superata ci
permette di vedere il fenotipo. Considerando un individuo
che vive in una famiglia con un malato ha maggiore
probabilità di essere malato rispetto ad un individuo scelto
a caso nella popolazione. Queste malattie con alleli
predisponenti si sviluppano nelle famiglie. Infatti nel
grafico vedo come la soglia rimane la stessa ma nella
famiglia la probabilità di malattia è maggiore rispetto a
quella nella popolazione. Il threshold effect dice che solo
gli individui la cui suscettibilità supera una certa soglia
manifestano la malattia (con numero di alleli
predisponenti N>>x).
L’Ereditabilità ci permette di capire quanto della varianza è attribuibile a fattori genetici e quanto a
fattori ambientali, data la distribuzione normale. In una distribuzione normale, gaussiana, si
2
calcola la varianza come s , allora anche l’ereditabilità potrà essere calcolata come un valore al
quadrato. Il modello ideale prevede dei gemelli monozigoti per sperimentare quant’è l’ereditarietà
cioè quale quota è dovuta da fattori genetici e da fattori ambientali. Così avrei uguale la
componente genetica e posso vedere quella ambientale, facendoli crescere in ambienti diversi.
2
h = Hereditability = Vg/Vg+Ve = Vg/Vp. L’ereditabilità
viene definita come varianza genetica sulla varianza
fenotipica (che è dato dalla componente genetica più
quella ambientale).
Esempio: due linee pure di fagioli incrociate tra loro.
Nella F1 la varianza del peso è 1,5. F1xF1=F2 ha una
varianza di 6,1. Cerca l’ereditabilità del carattere peso
per F2?
Ci sono due strade per mappare i QTL: una si basa su incroci che però nell’uomo non sono fattibili
e l’altra sono studi di associazione.
Vediamo in primis gli incroci con un esempio in cui si fa l’analisi
della quantità di tricomi su delle foglie. Abbiamo due linee pure
nella generazione parentale. Faccio l’incrocio e ottengo una F1 con
fenotipo intermedio e poi faccio più incroci F2xF2 per più
generazioni così riesco a ricreare nuove linee pure diverse l’una
dall’altra dato che ho rimescolato i pezzi dei cromosomi originali.
Posso prendere le linee con lo stesso fenotipo e mi posso chiedere
quale porzione di cromosoma è comune a tutte le piante con la
stessa caratteristica. La regione uguale per tutte conterrà un tratto
che influenza questo carattere.
L’approccio alternativo è dato dagli studi di associazione genome-wide: GWAS. Si basano
sull’associazione fenotipo con varianti alleliche presenti nei casi rispetto ai controlli (es. per i casi si
intende chi ha il diabete, mentre i controlli sono gli individui scelti che non ce l’hanno). Ciò
presuppone che io non so lungo il genoma dove si collochi la variante che contribuisce a quel dato
fenotipo, devo
interrogare tutto il
genoma. Quindi servono
dei marcatori che si
distribuiscono su tutto il
genoma e poi li interrogo
uno a uno. Mi chiedo se
sul cromosoma 1, la
variante 1 che ho più
presente o meno nei casi rispetto ai controlli, la differenza è significativa e lo faccio per tutti.
Inizialmente disegno la distribuzione casi e controlli per capire quali siano le varianti genetiche che
portano al determinato fenotipo. Per approdare ad una regione del genoma dobbiamo coprirlo
tutto con i marcatori quindi ne servono molti allora si usano gli SNP cioè i single nucleotide
polymorphisms. Il marcatore è usato quando non riusciamo a distinguere tra più varianti, quelli a
singolo nucleotide sono i più comuni. La variante ci porta in una regione la quale può contenere
più geni poi dopo dovrò capire quale sia. Posso creare un grafico in cui sulle ascisse trovo i
cromosomi e sulle ordinate la significatività statistica della differenza della loro frequenza nei casi
rispetto ai controlli, che mi da una soglia di
significatività.
Esempio: se la variante gialla è più presente nei casi
rispetto ai controlli. Vedo una differenza statistica nei
casi e nei controlli, questa è significativa. Quindi posso
pensare che la variante gialla sia più predisponente al
diabete I della variante rosa. Questo
processo lo si può usare per: diabete di tipo I e II, livelli
di emoglobina fetale, morbo di Crohn, altezza, valori di
LDL e HDL, degenerazione maculare. Ad esempio nella
macular degeneration sono stati trovati tre loci che da
soli spiegano il 50% dell’ereditabilità. Mentre per
l’altezza ho 180 loci che spiegano solo il 12%
dell’ereditabilità. A novembre 2020 è stato fatto uno
studio su 4 milioni di persone e sono stati trovati 10000 loci per l’altezza con ereditabilità all’80%.
2) COME SI STUDIA IL GENOMA/GENE
Bisogna definire la struttura, funzione
e regolazione. A partire dal genoma
possiamo capire la sua sequenze,
studiarne la funzione, oppure cercare
di capire l’evoluzione della specie,
prevedere malattie geniche e come
contrastarle, posso vedere cosa
succede con l’overespressione di un
gene o un gene knockout o il rescuing
di un gene.
Il sequenziamento e l’analisi di interi
genomi si sviluppa con l’integrazione
di: mappature geniche attraverso la
linkage analysis cioè la localizzazione
di un gene su un cromosoma,
relativamente ad altri geni, usando incroci e genealogie e l’approccio bioinformatico per analizzare
il genoma degli organismi.
1. Genomica strutturale – genetica e mappaggio fisico dei genomi
2. Genomica funzionale – analisi delle funzioni geniche/regolative (annotazione del genoma)
3. Genomica comparativa – confronto dei genomi di diverse specie, storia evolutiva dei
genomi > Genomica evoluzionistica
4. Genomica medica- polimorfismi, geni malattia, variabilità genetica, farmacogenomica
Esempio: progetto di sequenziamento del genoma umano (1990-
2003)
Sono stati usati due approcci logici diversi:
→ Mappatura sequenziale per allineamento progressive dei
frammenti sequenziati
È lento ma abbastanza accurato (Consorzio pubblico).
Nella mappatura si ha la divisione del genoma in segmenti e il
consorzio aveva poi dato alle diverse nazioni delle parti di
cromosomi. Si fa il clonaggio in vettori e vengono sequenziati. Le
sequenze sono state assemblate sulle mappe con enzimi di
restrizione e sulla sequenza in sé. Dove ci sono dei buchi vengono
risequenziati e quindi si rifinisce la mappa.
→ “Shotgun”: rottura casuale del genoma, sequenziamento e
allineamento al computer delle sequenze dei
frammenti ottenuti
è più veloce ma imprecise: problema sequenza
ripetute, che si trovano in tutto il genoma (Celera
corporation, Craig Venter).
Rompo meccanicamente il genoma e lo faccio correre
su un gel di agarosio e isolo frammenti con circa la
stessa lunghezza che può essere facilmente
sequenziata. Vengono assemblate e sovrapposte le
sequenze. Ma si potrebbero fare errori con le
sequenze ripetute. Ma il
genoma
umano non
è mai stato
sequenziato completamente. Quella del 2003 è stato il
primo draft di sequenziamento. Subito dopo di questo è
partito il progetto 1000 genoma che deriva dal
confronto delle sequenze di diversi individui che hanno
portato al catalogo della variazione umana. Si pensa che nel 2025 le nozioni di genetica saranno
maggiori dei tre maggiori produttori di informazioni: twitter, youtube, astronomia.
Per maneggiare la mole di dati è usata la bioinformatica che è data da
matematica+genetica/computer. È usata per: Identifica geni entro la sequenza completa del DNA,
allinea e confronta sequenze geniche in un database per determinare la funzione, predice
struttura e funzioni dei prodotti genici, descrive interazioni tra geni e prodotti genici e stima
relazioni filogenetiche e di popolazioni. Ha permesso di capire che ogni circa 300bp c’è una
variazione. Il genoma un singolo individuo è unico (tranne quello dei gemelli monozigoti e degli
organismi clonati).
Ad esempio su PubMed troviamo: la struttura del genoma, contenuto di DNA e numero di geni
(anche a confronto con quello di altri organismi), gli elementi non-codificanti conservati (sequenze
regolative, promotori..), non-coding RNA, idea della trascrizione e variazione genomica e la storia
genetica della nostra specie (pelle chiara è recente data dalle popolazioni che si sono trasferiti al
nord dove c’è meno sole).
Per studiare la struttura del gene è necessario ottenere la sequenza di DNA che lo contiene. Per
isolarlo si usano le librerie a DNA che è una collezione di frammenti di DNA che è rappresentativo
della cellula che vogliamo studiare. Per costruire la libreria devo scegliere il vettore di clonaggio
che voglio usate ed è definito come una piccola molecola di sequenza nota, con replicazione
indipendente dalla cellula nota, marcatori che permettono il riconoscimento della cellula
trasformata e presenti in più copie per cellula (alto o basso numero). La scelta del vettore deriva
dalla considerazione della lunghezza che questi vettori possono ospitare, in ordine crescente:
,
plasmidi (10 kb), Fago cosmidi, YACs (Yeast artificial chromosomes) e BACs (Bacterial artificial
chromosomes). Supponendo di voler clonare un gene umano, si cerca di capire la dimensione
media di un gene cioè circa 50 kilobasi. Se uso un plasmide che contiene massimo 10kb, il gene
viene spezzettato e lo dovrò dopo ricostruire. Se uso BAC che contiene 500kb, oltre al mio gene
avrà altre sequenze e dopo aver isolato il clone dovrò fare un lavoro di sub-clonaggio per isolare di
nuovo la sequenza che mi interessa. Per la costruzione di libreria vengono spesso usate le Fago
che contiene circa 15kb.
Il plasmide ha l’origine di replicazione per la loro
moltiplicazione nei batteri, poi un marcatore di selezione
che da
resistenza
all’antibiotico,
il sito di clonaggio è il multiple cloning site. C’è anche la
selezione colore in cui se non c’è inserto, il gene intatto
LacZ è intatto e può metabolizzare il substrato X-gal a
dare un composto blu in presenza dell’induttore IPTG
originando Colonie Blu mentre se c’è l’inserto, il gene
LacZ è interrotto e si ottengono Colonie Bianche. Così
dovrò cercare di isolare i cloni che contengono il mio
gene di interesse.
Abbiamo però detto
che per le librerie
genetiche viene preferito il Fago lambda, un virus batteriofago. È
usato come vettore perché nella sua vita è in grado di svolgere
due cicli: ciclo litico in cui si ha l’infezione e lisi della cellula
batterica con il rilascio di nuove particelle fagiche e il ciclo
lisogenico in cui si ha l’integrazione del genoma del fago nel DNA
della cellula ospite. I geni che controllano il ciclo lisogenico (circa
15kb) possono essere rimossi (non essenziali per la sopravvivenza
di lambda) e sostituiti con l’inserto di interesse. Tanto tolgo e
tanto riesco a rimettere, infatti il Fago è in grado di scegliere
frammenti di genoma di una lunghezza tale da riempirlo.
Fago lambda e il DNA che deve essere clonato vengono digeriti con lo
stesso enzima di restrizione, in questo caso EcoRI. Si separa lambda
in due braccia e vengono eliminati i geni del ciclo lisogenico che non
servono alla replicazione e all’interno di lambda vengono clonati i
frammenti dal genoma di interesse. Così ricostruisco un frammento
di DNA con circa le dimensioni originarie di quelle del fago lamba e
verrà inserito nel capside virale della testa del fago e produrrà
nuove particelle virali. Il sistema funziona perché all’estremità delle
due anse del fago ci sono le sequenze COS, sono sequenze coesive che mediano
l’introduzione del DNA all’interno del fago, sono riconosciute dal sistema
di impaccamento nel capside. Nell’esperimento in vivo si forma uno
strato uniforme di batteri e su questo si formano le placche di lisi (particella virale
che porta un diverso inserto) su cui il fago agisce.
I Cosmidi plasmidi artificiali in cui sono inseriti frammenti di DNA di
lambda, contenenti le sequenze «cos» (cohesive). Poi ci sono i BAC, PAC e
infine YAC.
Il cDNA è il DNA che è stato retrotrascritto a partire dall’RNA grazie alla
trascrittasi inversa. La libreria di cDNA è una collezione di frammenti di
cDNA clonato (DNA complementare) inserito nei vettori, rappresentativo
del trascrittoma della cellula data. La libreria di cDNA è l’immagine del
trascrittoma di qualla cellula in quel dato momento dello sviluppo. Sono
differenti le librerie di cDNA prese in due momenti diversi dello sviluppo.
Il cDNA deriva dall’mRNA quindi ogni cellula esprime un proprio
repertorio di mRNA diverso tra le varie cellule. Quindi il cDNA varia da
tessuto a tessuto e a seconda del momento nello sviluppo. Il process
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