Stato unitario, stato federale, stato regionale
La separazione dei poteri ed i limiti alla regola di maggioranza possono realizzarsi non solo a livello orizzontale, cioè nel rapporto tra i poteri dello Stato, ma altresì a livello verticale, attraverso la distribuzione del potere di indirizzo politico e delle funzioni pubbliche tra lo Stato centrale ed altri enti territoriali.
Perciò si suole distinguere tra Stato unitario e Stato composto: nel primo il potere è attribuito al solo Stato centrale o comunque a soggetti periferici da esso dipendenti; nel secondo il potere è distribuito tra lo Stato centrale ed enti territoriali da esso distinti, che sono titolari del potere di indirizzo politico e delle funzioni legislative e amministrativa in determinate materie.
Lo Stato unitario ha caratterizzato a lungo l'esperienza europea, mentre quel tipo di Stato composto che è lo Stato federale ha caratterizzato l'esperienza degli Stati Uniti d'America. Da alcuni anni, però, anche in Europa ha avuto successo lo Stato composto, nelle sue due varianti di Stato federale e Stato regionale.
Caratteri dello Stato federale
Ad ogni modo, di regola, i caratteri tipici dello Stato federale vengono individuati nel modo seguente:
- L'esistenza di un ordinamento statale federale, dotato di una Costituzione scritta e rigida.
- La previsione da parte della Costituzione federale di una ripartizione di competenze tra Stato centrale e stati membri.
- L'esistenza di un Parlamento bicamerale, in cui cioè esiste una camera rappresentativa degli stati membri.
- La partecipazione degli stati membri a procedimenti di revisione costituzionale e la presenza di una Corte costituzionale in grado di risolvere i conflitti tra Stati federali e Stati membri.
Un esempio di Stato federale sono gli USA, Australia, Messico.
Caratteri dello Stato regionale
Lo Stato regionale, di regola, è distinto da quello federale per i seguenti caratteri:
- La presenza di una Costituzione statale che riconosce e garantisce l'esistenza di enti territoriali dotati di autonomia politica, cioè capaci di darsi un proprio indirizzo politico sia pure nell'ambito dei limiti posti dalla Costituzione (Regioni in Italia, Comunità autonome in Spagna), i quali sono dotati di propri Statuti, ma non di una propria Costituzione.
- L'attribuzione costituzionale alle Regioni di competenze legislative e amministrative.
- L'attribuzione ad una Corte costituzionale del compito di risolvere i conflitti tra Stato e regioni, assicurando comunque la preminenza dell'interesse nazionale.
In realtà, la distinzione tra Stato federale e Stato regionale è difficile da tracciare. La distinzione fondamentale, perciò, resta quella tra Stato unitario e Stato composto e tra Stati a forte decentramento politico e Stati a decentramento politico limitato.
Altra distinzione è quella tra federalismo duale e federalismo cooperativo: il primo vede una forte divisione tra lo Stato federale e gli Stati membri; viceversa il secondo si caratterizza per la presenza di interventi congiunti coordinati nelle stesse materie da parte dello Stato centrale e degli Stati membri o delle Regioni.
Stato unitario, stato federale, stato regionale
La separazione dei poteri ed i limiti alla regola di maggioranza possono realizzarsi non solo a livello orizzontale, cioè nel rapporto tra i poteri dello Stato, ma altresì a livello verticale, attraverso la distribuzione del potere di indirizzo politico e delle funzioni pubbliche tra lo Stato centrale ed altri enti territoriali.
Perciò si suole distinguere tra Stato unitario e Stato composto: nel primo il potere è attribuito al solo Stato centrale o comunque a soggetti periferici da esso dipendenti; nel secondo il potere è distribuito tra lo Stato centrale ed enti territoriali da esso distinti, che sono titolari del potere di indirizzo politico e delle funzioni legislativa e amministrativa in determinate materie.
Lo Stato unitario ha caratterizzato a lungo l'esperienza europea, mentre quel tipo di Stato composto che è lo Stato federale ha caratterizzato l'esperienza degli Stati Uniti d'America. Da alcuni anni, però, anche in Europa ha avuto successo lo Stato composto, nelle sue due varianti di Stato federale e Stato regionale.
Caratteri dello Stato federale
Ad ogni modo, di regola, i caratteri tipici dello Stato federale vengono individuati nel modo seguente:
- L'esistenza di un ordinamento statale federale, dotato di una Costituzione scritta e rigida.
- La previsione da parte della Costituzione federale di una ripartizione di competenze tra Stato centrale e stati membri.
- L'esistenza di un Parlamento bicamerale, in cui cioè esiste una camera rappresentativa degli stati membri.
- La partecipazione degli stati membri a procedimenti di revisione costituzionale e la presenza di una Corte costituzionale in grado di risolvere i conflitti tra Stati federali e Stati membri.
Un esempio di Stato federale sono gli USA, Australia, Messico.
Caratteri dello Stato regionale
Lo Stato regionale, di regola, è distinto da quello federale per i seguenti caratteri:
- La presenza di una Costituzione statale che riconosce e garantisce l'esistenza di enti territoriali dotati di autonomia politica, cioè capaci di darsi un proprio indirizzo politico sia pure nell'ambito dei limiti posti dalla Costituzione (Regioni in Italia, Comunità autonome in Spagna), i quali sono dotati di propri Statuti, ma non di una propria Costituzione.
- L'attribuzione costituzionale alle Regioni di competenze legislative e amministrative.
- L'attribuzione ad una Corte costituzionale del compito di risolvere i conflitti tra Stato e regioni, assicurandone comunque la preminenza dell'interesse nazionale.
In realtà, la distinzione tra Stato federale e Stato regionale è difficile da tracciare. La distinzione fondamentale, perciò, resta quella tra Stato unitario e Stato composto e tra Stati a forte decentramento politico e Stati a decentramento politico limitato.
Altra distinzione è quella tra federalismo duale e federalismo cooperativo: il primo vede una forte divisione tra lo Stato federale e gli Stati membri; viceversa il secondo si caratterizza per la presenza di interventi congiunti coordinati nelle stesse materie da parte dello Stato centrale e degli Stati membri o delle Regioni.
1. Forme di governo
Presidenziale
La forma di Governo presidenziale è quella in cui il Capo dello Stato (chiamato Presidente):
- È eletto dall'intero corpo elettorale nazionale.
- Non può essere sfiduciato da un voto parlamentare durante il suo mandato, che ha una durata prestabilita.
- Presiede e dirige i Governi da lui nominati.
Questo è il caso di Stati Uniti d'America: qui il Presidente ed il vice-presidente sono eletti per un mandato di quattro anni, attraverso una procedura che solo formalmente è a doppio grado: in ogni Stato sono eletti gli "elettori presidenziali", i quali successivamente sono riuniti in un collegio ad hoc (Electoral College) che procede alla scelta del Presidente e del vice presidente.
Ma poiché i due grandi partiti (repubblicano e democratico) hanno già in precedenza individuato i propri candidati, significa che l'elettore nell'ambito di ciascuno Stato, formalmente vota per l'elettore presidenziale, mentre in realtà esprime la sua preferenza per il candidato alla Presidenza.
Perciò il Presidente degli Stati Uniti d'America gode della forte legittimazione politica che deriva dall'investitura popolare diretta. Non esiste un organo chiamato Governo: i collaboratori, chiamati Segretari di Stato, quando sono riuniti formano il cosiddetto Gabinetto, privo di qualsiasi rapporto con il Parlamento (tra tali collaboratori presidenziali assume particolare rilievo il Segretario di Stato, posto al vertice del Dipartimento di Stato e incaricato delle relazioni estere).
Tra le attribuzioni presidenziali assumono rilievo la politica estera e il comando delle forze armate. Di fronte al Presidente c’è il Parlamento, che prende il nome di Congresso, detiene il potere legislativo e ha struttura bicamerale.
Le camere sono: il Senato (formato da due rappresentanti per ogni Stato membro, rinnovati parzialmente ogni due anni) e la Camera dei rappresentanti (formata su base nazionale, dato proporzionale alla popolazione degli Stati, da deputati con mandato biennale).
Il Congresso è titolare del potere legislativo, approva il bilancio annuale, può mettere in stato d'accusa il Presidente (impeachment), per tradimento, corruzione o altri gravi reati.
Presidente e Congresso sono reciprocamente indipendenti. In particolare il Presidente ha il potere di veto sospensivo delle leggi approvate dal Congresso il quale può superare l'opposizione presidenziale solo tramite un'ulteriore deliberazione approvata con la maggioranza dei due terzi.
Il Congresso ha il potere di approvare le nomine presidenziali ad alcune alte cariche pubbliche (giudice della Corte Suprema) e la facoltà di convocare funzionari dell'amministrazione, al fine di esercitare un controllo sulla politica del Presidente.
Il sistema si caratterizza, dunque, perché il Presidente, detentore del potere esecutivo e Capo del Governo, trae la sua legittimazione direttamente dalla collettività nazionale, così come il Parlamento.
A questa legittimazione politica, corrisponde una disciplina costituzionale dei rapporti tra i poteri che consacra e garantisce la separazione dei due poteri: il Presidente è separato dal sostegno parlamentare, visto che non esiste il voto di sfiducia, con la conseguenza che resta in carica indipendentemente da questo sostegno; di contro, il Presidente non ha strumenti giuridici per superare l'ostilità del Parlamento, in quanto non dispone del potere di scioglierlo anticipatamente.
Di conseguenza, si determina un dualismo paritario tra Presidente e Parlamento (che è proprio l'opposto del monismo del sistema parlamentare, in cui Governo e Parlamento sono strettamente collegati per via del rapporto di fiducia e della maggioranza parlamentare).
Pregi: una forma di governo di questo tipo garantisce sempre una forma di governo nell'arco di tempo di quattro anni.
Difetti: se però gli orientamenti politici del presidente e del congresso sono diversi, entrambi si remano contro, ma sono costretti a convivere e il sistema rischia di bloccarsi (eccessiva rigidità del sistema presidenziale).
In alcuni Paesi questo ha portato a conseguenze negative, ma non negli USA, perché i partiti americani non sono poi così diversi, entrambi sono fortemente ideologici e sono piuttosto deboli per riuscire a condizionare il comportamento degli eletti, quindi è più difficile si creino divergenze tra i due sistemi.
Parlamentare
La forma di governo parlamentare si caratterizza per l'esistenza di un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento: il primo costituisce emanazione permanente per il secondo, il quale può costringerlo alle dimissioni votandogli contro la sfiducia.
Se il parlamento è bicamerale, occorre distinguere i sistemi costituzionali in cui la fiducia può essere votata da ciascuna camera (così in Italia), da quelli in cui il rapporto di fiducia intercorre con una sola camera, la "camera politica", (così in Germania).
Con l'espressione razionalizzazione del parlamentarismo si indica la tendenza a tradurre in disposizioni costituzionali scritte le regole sul funzionamento del sistema parlamentare.
La razionalizzazione del parlamentarismo ha avuto come obiettivo prevalente quello di garantire la stabilità del Governo, la sua capacità di realizzare l'indirizzo politico prescelto, nell'ambito di un sistema costituzionale che comunque tutela le minoranze politiche.
Questa tendenza ha avuto come obiettivo prevalente quello di garantire la stabilità del Governo e la sua capacità di realizzare l'indirizzo politico prescelto, nell'ambito di un sistema costituzionale che tutela le minoranze politiche.
La Costituzione italiana prevede una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione. Per comprendere il funzionamento della forma di governo parlamentare è necessario distinguere il parlamentarismo maggioritario dal parlamentarismo compromissorio.
Parlamentarismo maggioritario
Il parlamentarismo maggioritario (o a prevalenza del Governo) si caratterizza per la presenza di un sistema politico bipolare con due partiti o due poli fra loro alternativi.
In questo modo le elezioni permettono di dare vita ad una maggioranza politica, il cui leader va ad assumere la carica di Primo ministro (o Cancelliere o Presidente del Consiglio: la terminologia costituzionale varia per indicare il Capo del Governo); pertanto il ministro gode della forte legittimazione politica che deriva dall'investitura popolare ed il Governo ha il sostegno di una maggioranza politica che, di regola, lo sostiene per tutta la durata della legislatura.
È importante sottolineare come in questi sistemi l'elettore formalmente non vota per il Primo ministro, ma per i candidati al Parlamento nel suo collegio elettorale; ma poiché ciascun partito (nei sistemi bipartitici) o ciascuna coalizione (nei sistemi bipolari) si presenta alla competizione elettorale con un leader che assumerà, nel caso di vittoria, la carica di Primo ministro, l'elettore sa che, votando per il candidato al Parlamento, esprime la sua preferenza per la persona che dovrà assumere la carica di Primo ministro.
Al partito od alla coalizione di partiti che costituisce la maggioranza politica, si contrappone il partito o la coalizione di partiti di minoranza, che costituisce l'opposizione parlamentare. Quest'ultima esercita un controllo politico sul Governo e la maggioranza.
La funzione di opposizione trova un fondamento normativo in regole consuetudinarie e nei regolamenti parlamentari ed in Gran Bretagna è istituzionalizzata a tal punto da dare vita ad un Gabinetto ombra (Shadow Cabinet).
Questo parlamentarismo maggioritario è diffuso in Gran Bretagna (modello Westminster: governi forti e stabili), Canada, Australia, Nuova Zelanda, Germania, Svezia, Spagna.
Parlamentarismo a prevalenza del Parlamento
A) Il parlamentarismo a prevalenza del Parlamento è caratterizzato da un sistema politico che opera seguendo un modulo multipolare (numerosi partiti con profonde differenze ideologiche e quindi reciproca sfiducia).
Le elezioni non consentono agli elettori di scegliere né la maggioranza né il Governo. Piuttosto sono i partiti dopo le elezioni a concludere degli accordi attraverso cui si forma la maggioranza politica e si individua la composizione del Governo e della persona che dovrà assumere la carica di Primo ministro.
Il governo può contenere esponenti di tutti i partiti che fanno parte della maggioranza (Governo di coalizione) oppure può avere l'appoggio esterno dei partiti che gli votano la fiducia.
La stabilità del Governo dipende dal mantenimento degli accordi tra i partiti della maggioranza, ciascuno dei quali ha un potere di pressione e ricatto; se gli accordi vengono meno si ha crisi di Governo.
Questo tipo di sistema parlamentare si caratterizza per la debolezza e l'instabilità del Governo. Cresce il ruolo del Parlamento, perché il Governo per mantenere la fiducia.
In certi sistemi la procedura parlamentare è regolata in modo tale da favorire la ricerca del compromesso tra maggioranza e minoranza. Attraverso il compromesso parlamentare, partiti espressione di ideologie in radicale contrasto possono coesistere pacificamente e, a lungo andare costruire, poco alla volta, quella fiducia reciproca che inizialmente non esisteva.
In questo caso il sistema può essere denominato parlamentarismo compromissorio. Il parlamentarismo compromissorio comporta la garanzia del pluripartitismo e la competitività fra i partiti durante la campagna elettorale; le elezioni servono a contare il consenso di cui ciascun partito gode nel Paese e quindi ad individuarne la forza politica.
La grande coalizione si è formata in Germania (attuale legislazione), Austria (1987-1999), Danimarca negli anni 45-71 e Olanda 46-67.
Pregi: più flessibile, ha dei meccanismi per la risoluzione del consenso.
Difetti: non garantisce esecutivi stabili, perché in ogni momento il governo può essere mandato a casa dal Parlamento.