Diritto privato - Manfredonia (lezione + manuale)
Sapere di ogni argomento: cosa.
1. Le fonti del diritto
- Cosa sono, quali sono, cosa servono (gerarchia, diversi tipi di fonti, il valore di ognuna).
- Cosa sono e a cosa servono i criteri gerarchico, cronologico e di specialità.
- Il ruolo del giudice (giudice naturale, analogia, analogia iuris).
- Il ruolo della Corte costituzionale.
2. Diritti della personalità
- Cosa sono, quali sono, chi li vanta nei confronti di chi.
- A quale categoria fanno riferimento, qual è il ruolo dell’ordinamento giuridico e quali sono gli strumenti di tutela.
- Che tipo di riparazione è possibile in caso di loro violazione.
- Studio un diritto della personalità a piacere.
3. Persona fisica
- Chi è, cos’è e come si acquisisce la capacità giuridica con annessi casi particolari.
- Cos’è e come si acquisisce la capacità di agire e soprattutto qual è la sua funzione.
- Eccezioni: minore emancipato, interdetto, amministratore di sostegno, incapace naturale, inabilitato.
- Come sono gli atti posti in essere da soggetti incapaci, qual è la loro tutela.
4. Persona giuridica
- Cos’è e quali obiettivi persegue (il fenomeno associativo).
- Cos’è l’associazione non riconosciuta e quali sono le sue caratteristiche.
- Cos’è la persona giuridica e quali sono le sue caratteristiche.
- Qual è il ruolo del riconoscimento.
- Cosa deve verificare il terzo che entra in relazione con un componente della persona giuridica.
5. Proprietà
- Parte dalla definizione e spiega il senso di ogni termine in questo modo, comprendo buona parte della disciplina.
- Differenza con i diritti della personalità.
- Caratteristiche e modi di acquisto.
- Limiti del diritto di proprietà perché ci sono e quali sono.
6. Diritti reali di godimento su beni altrui
- L’elasticità del diritto di proprietà.
- Cosa sono e quali sono (usufrutto, superficie, servitù).
- La durata dei diritti reali di godimento su beni altrui.
7. Il possesso
- Cos’è, perché l’ordinamento giuridico attribuisce rilevanza al possesso.
- Differenze con la detenzione.
- Il significato e la rilevanza della buona fede.
- Possesso vale titolo.
- Azione difesa del possesso, differenze con le azioni difese della proprietà.
8. Le obbligazioni
- Cosa sono, qual è il modo più corretto di chiamarle e quali sono le loro caratteristiche.
- La buona fede nelle obbligazioni cos’è e qual è il suo fondamento e la sua funzione.
- La giustificazione causale del pagamento (ingiustificato arricchimento, indebito oggettivo, indebito soggettivo).
- Esatto adempimento, variazione accettata dal creditore.
- Mora del creditore e mora del debitore: differenze e conseguenze.
- Obbligazioni naturali, cosa sono perché è prevista l’irripetibilità della prestazione.
- Obbligazioni pecuniarie: cosa sono, cos’è il principio nominalistico. Le prestazioni accessorie: gli interessi. Quali sono e come operano. Cos’è l’usura e quali sono le sue conseguenze.
- Il termine essenziale con la sua funzione e come opera.
- Modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall’adempimento (confusione, compensazione, remissione del debito, novazione, impossibilità sopravvenuta dalla prestazione per causa non imputabile al debitore).
- Inadempimento, risarcimento del danno.
- Modificazioni del lato attivo delle obbligazioni e quando non è possibile.
- La cessione del credito.
- Come opera, perché si realizza e quali sono gli effetti del debitore.
- Modificazione del lato passivo delle obbligazioni.
- La delegazione passiva come opera, perché si realizza, come operano le eccezioni.
- La promissione: fondamento, perché si realizza, come operano le eccezioni.
- L’accollo: fondamento, perché si realizza, come operano le eccezioni.
- Domanda per la lode o per tornare la prossima volta.
9. Responsabilità patrimoniale
- Cos’è, quando interviene, come opera. Leggo bene la definizione perché in essa è presente la buona parte della disciplina.
- Par condicio creditorum e sue eccezioni (privilegi e il diritto di prelazione).
- I patrimoni separati ai vincoli di destinazione (sue funzioni e quando non ha efficacia nei confronti dei creditori).
- Le azioni difesa della garanzia patrimoniale (azione surroga, azione revocatoria e sequestro conservativo).
- Diritti reali di garanzia (ipoteca e pegno e come operano).
10. Il contratto
- Definizione di contratto e perché legislatore parla di accordo. Elementi essenziali e loro requisiti.
- Contratti tipici e atipici, il controllo di liceità e meritevolezza. Conclusione del contratto: perché è importante sapere il momento in cui è concluso e come si individua il momento.
- Contratto preliminare (domanda d’esame).
- Contratto condizionato: cos’è la condizione e perché si usa?
- Le trattative e la responsabilità precontrattuale.
- I contratti dei consumatori, contratti squilibrati, diritto di recesso, clausole vessatorie, pratiche commerciali scorrette.
- Le nuove azioni di classe a disposizione di ogni persona e non più solo dei consumatori.
- Nullità del contratto: presupposti, causa, effetti.
- Il tempo per esercitare l’azione e chi può esercitarla.
- Annullabilità del contratto: presupposti, cause, effetti.
- I vizi della volontà e loro caratteristiche.
- Chi può esercitare l’azione e in quanto tempo.
- La responsabilità per inadempimento e risarcimento del danno.
- La responsabilità per impossibilità sopravvenuta della prestazione per eccessiva onerosità della prestazione.
- La risoluzione di diritto del contratto (domanda d’esame). Clausola risolutiva espressa, termini essenziali e diffida a adempiere. Qual è la funzione della risoluzione del contratto? (Fondamentale).
11. Prescrizione e decadenza
- A che serve, come opera e qual è la sua funzione.
- Come si fa la prescrizione?
- Cos’è la decadenza? Quali sono le differenze con la prescrizione?
12. Responsabilità civile
- Parto dalle definizioni, analisi diversi termini (principio del neminem laedere. Dolo, colpa, nesso di causalità, ingiustizia del danno, imputabilità, onere della prova).
- Quali danni possono essere risarciti.
- Danno patrimoniale e danno non patrimoniale (le diverse eccezioni del danno non patrimoniale).
13. Responsabilità oggettive o speciali
- Quali sono i presupposti per la responsabilità oggettiva.
- L’onere della prova.
- Le varie ipotesi di responsabilità.
- Responsabilità dei genitori, dei maestri, dei proprietari di autoveicoli, dei proprietari di animali, dei proprietari di edifici, dei produttori di attività pericolose, dei datori di lavoro.
14. Le successioni
- Cosa sono e quando operano.
- Il trasferimento del patrimonio ereditario.
- L’apertura della successione (la vocazione, la delazione, i tempi per accettare l’eredità).
- Accettazione dell’eredità e accettazione con beneficio di inventario.
- La capacità a succedere e l’indegnità a succedere.
- Successione legittima, successione necessaria, successione testamentaria: quando operano e le diverse successioni.
- Le categorie alle quali la legge riserva parte del patrimonio ereditario (il principio della solidarietà familiare).
- I diversi tipi di testamento (olografo, pubblico e segreto).
- Vantaggi e svantaggi dei diversi testamenti.
Lezione 1 - Le fonti del diritto
Le regole sono criteri di valutazione del comportamento umano, ma quando la regola è giuridica essa può determinare se un comportamento è possibile, dovuto o illecito, ovvero contro la legge. Il nostro comportamento, quando ha una rilevanza giuridica, è valutato, qualificato e disciplinato in base all’insieme delle norme giuridiche vigenti.
Le regole servono a garantire la libertà, i diritti e i doveri degli individui, alcuni esempi possono essere la proprietà privata, i regolamenti condominiali e il codice della strada, difatti se tutti guidassero seguendo le regole stradali non ci sarebbero incidenti.
Le norme sono generali se si riferiscono a categorie di persone o cose (lavoratori, pensionati, consumatori) e astratte quando non riguardano la situazione specifica (es. contratto di vendita tra due persone) ma le situazioni in astratto (contratti di compravendita).
Nozione: le fonti del diritto sono tutti quegli atti, fatti considerati dall’ordinamento idonei a creare, modificare o estinguere norme giuridiche. La fonte è il fatto o l’atto mediante l’interpretazione del quale si determina la norma. Le fonti del diritto servono a regolare i comportamenti, a risolvere i conflitti tra norme e a garantire certezza del diritto.
Classificazione teorica
- Fonti-atto: atti volontari (Costituzione, leggi, decreti, regolamenti).
- Fonti-fatto: comportamenti sociali dette “consuetudini”, esse non possono mai essere contrarie alla legge o alla Costituzione.
- Fonti primarie: leggi e atti con forza di legge.
- Fonti secondarie: regolamenti, che servono a dare attuazione concreta alle leggi e non possono mai contraddirle.
- Fonti sovranazionali: diritto UE.
Il valore di ciascuna fonte
- La Costituzione ha valore supremo.
- Le fonti UE prevalgono sulle leggi ordinarie.
- Le leggi ordinarie vincolano i regolamenti.
- Le consuetudini valgono solo in mancanza di legge.
Le norme non sono tutte sullo stesso piano ma sono suddivise secondo una chiave gerarchica affinché possa essere risolto un eventuale conflitto tra due norme:
- Costituzione e le leggi costituzionali: è la prima fonte dell’ordinamento e hanno un procedimento di approvazione più complesso rispetto alle leggi ordinarie.
- Leggi europee (regolamenti e direttive) e le fonti internazionali.
- Leggi ordinarie (leggi e decreti legislativi, emanate dal Parlamento, Codice civile, Codice della strada, Codice penale).
- Leggi regionali (articolo 117 della Costituzione riconosce la competenza concorrente alle regioni su alcune materie come la sanità): le regioni hanno una potestà concorrente, lo Stato emenda i principi generali e le regioni applicheranno tali leggi adattandole alla propria regione.
- Regolamenti (statali, regionali, provinciali, comunali).
- Consuetudini, che sono tutti quei comportamenti (usi) reiterati nel tempo e seguiti da un gruppo di persone convinti del fatto che quel comportamento è in conformità ad una regola. La consuetudine è caratterizzata da due elementi: uno di carattere oggettivo che fa riferimento al comportamento materiale e uno di carattere soggettivo che invece fa riferimento alla convinzione collettiva. Gli usi hanno carattere sussidiario perché essi trovano un’applicazione esclusivamente quando la legge non regola una determinata materia, fungendo da criterio integrativo e non alternativo alla norma scritta.
Il concetto di giudice naturale e il diritto alla giustizia
Quando un soggetto si rivolge al giudice per la tutela di un proprio interesse, può accadere che le norme applicabili nel caso concreto risultino tra loro contrastanti.
Tuttavia, l’ordinamento non consente che il giudice si limiti a contrastare il conflitto normativo senza fornire una sua decisione all’individuo, infatti il soggetto ha il diritto di essere giudicato dal proprio giudice naturale, precostituito per legge. Principio che mira a garantire imparzialità e divieto di giudici straordinari, e ciò implica che il giudice sia tenuto a rispondere alla domanda di giustizia altrimenti si avrebbe una situazione di denegata giustizia.
Per evitare la denegata giustizia il giudice può ricorrere a tre criteri:
- Gerarchico, in generale stabilisce che una norma di rango superiore prevale sulla norma di rango inferiore, ma ogni volta che una norma entra in contrasto con la Costituzione, il conflitto deve essere risolto necessariamente in favore di essa.
- Cronologico, quando non si può applicare il primo criterio perché le norme appartengono allo stesso rango, esso stabilisce che una norma emanata successivamente prevalga su quella emanata anteriormente perché si presume che tenga conto del conflitto o della contraddizione che creava la norma precedente.
- Di specialità, secondo il quale tra una fonte che regola il caso generale e una fonte che regola il caso specifico prevale quest’ultima.
Esempio della lezione: una norma generale in materia di condominio può stabilire un orario di silenzio che va dalle 22 alle sette del mattino; tuttavia, un regolamento condominiale può prevalere una disciplina diversa, più adeguata alle esigenze concrete della comunità condominiale, fissando l’orario di silenzio dalle tre alle nove del mattino. In una controversia relativa a rumori prodotti alle 23, troverà applicazione il regolamento condominiale, in quanto norma speciale, pur essendo gerarchicamente subordinata alla disciplina generale.
N.B.
- Giurisprudenza = sentenze dei giudici.
- Dottrina = sollecitare sia la giurisprudenza sia il legislatore su alcune questioni, non crea legge.
- Legislatore = colui che crea le leggi.
In soccorso del giudice oltre al criterio gerarchico, cronologico e di specialità giungono altri due criteri:
1. L’analogia legis, interpretazione analogica
L’interpretazione analogica ricorre nelle ipotesi in cui la controversia non abbia regole applicabili ad essa, in questi casi il giudice ricorre ad una norma che regola un caso simile da applicare al caso concreto.
Esempio a lezione: quando la normativa sul commercio elettronico non era ancora in vigore nel nostro paese i giudici, per disciplinare le controversie avvenute tramite internet, ricorsero alla disciplina sui contratti a distanza dato che la modalità di conclusione del contratto era simile a quella attraverso il computer (tramite catalogo, tramite televendite, tramite messaggi commerciali via telefono).
2. L’analogia iuris, interpretazione giuridica
Può accadere che manchi non solo una norma specifica, ma anche una disciplina applicabile per analogia. In tali casi, poiché il giudice non può sottrarsi al dovere di rispondere alla domanda di giustizia, egli ricorre all’interpretazione giuridica facendo riferimento ai principi generali dell’ordinamento, quali il dovere di solidarietà sociale, la correttezza, l’eguaglianza e la non discriminazione.
Proprio da questo obbligo discende la precettività delle norme costituzionali (capacità di una norma di imporre un comportamento vincolante), in quanto i principi generali dell’ordinamento trovano fondamento e riconoscimento nella Costituzione.
Non è applicabile l’analogia? Non è ammessa nel diritto penale per il principio di legittimità definito dall’articolo 25 della Costituzione.
Ordinamento del caso concreto
Nell’emanare la sentenza, il giudice deve inoltre attenersi ai limiti posti dalle domande delle parti. La decisione giudiziale costituisce così il cosiddetto ordinamento del caso concreto, ossia l’insieme delle regole applicabili esclusivamente a quella specifica controversia e non a casi diversi.
Tuttavia, a differenza di quanto avviene negli ordinamenti di “common law”, la sentenza non assume valore di precedente vincolante. Nel nostro sistema di “civil law”, essa può rappresentare un orientamento giurisprudenziale, suscettibile di essere seguito da altri giudici, ma privo di efficacia obbligatoria per le decisioni future, anche se vertenti sul medesimo oggetto.
I tre gradi di giudizio
- Primo grado: si svolge davanti al giudice di pace o al tribunale, a seconda della materia e del valore della controversia. Il giudice decide la causa con una sentenza che può essere favorevole o sfavorevole a una delle parti. La parte soccombente ha la possibilità di impugnare la decisione, dando così avvio al secondo grado di giudizio.
- Secondo grado: rappresentato dal tribunale, se la sentenza è stata pronunciata dal giudice di pace, oppure dalla Corte d’appello, se la decisione proviene dal tribunale. In questa fase il giudice dell’appello può confermare o riformare la sentenza di primo grado, accogliendo o respingendo le ragioni dell’appellante.
- Terzo grado: affidato alla Corte di cassazione, la quale non giudica nel merito della controversia, ma verifica la corretta applicazione e interpretazione della legge. La Corte può rigettare il ricorso, confermando la sentenza impugnata, oppure accoglierlo, annullando la decisione. Quando si registra un contrasto significativo tra le decisioni dei giudici su una medesima questione di diritto, la Corte di cassazione può pronunciarsi a Sezioni Unite, al fine di fornire un’interpretazione uniforme della norma. Tale interpretazione, pur avendo un forte valore orientativo, non assume carattere vincolante né valore di precedente nel nostro sistema di civil law.
La Corte costituzionale e la lettura costituzionalmente orientata
La Corte costituzionale ha il compito di garantire il rispetto della Costituzione e di tutelare i valori fondamentali dell’ordinamento. Essa controlla che le leggi e gli atti aventi forza di legge siano conformi ai principi e alle norme costituzionali.
Quando un giudice, nel corso di un processo, ritiene che una norma da applicare possa essere incostituzionale, deve spiegare in modo preciso perché quella norma è rilevante per il caso concreto e quali effetti produrrebbe la sua applicazione. Se questa motivazione manca o è insufficiente, la Corte costituzionale può dichiarare la questione inammissibile o irricevibile. Se la norma è effettivamente in contrasto con la
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