Avevamo cominciato a parlare di comunità, livello successivo di organizzazione biologica. Le comunità sono
gruppi o pool di specie in un determinato spazio e tempo e interagiscono tra loro in vari modi. Abbiamo
ragionato per le popolazioni e quali sono le metriche di struttura delle comunità, organizzando il ragionamento
su 3 livelli: →
1. Quante specie abbiamo (metrica di base) ricchezza;
2. Quanti individui per specie (abbondanza relativa);
3. Quali specie composizione
La ricchezza è anch’essa una stima rispetto a quantità che misuriamo facendo un inventario: vale lo stesso
principio di imperfetta rilevabilità/contattabilità che avevamo visto a livello degli individui e la stessa cosa
vale a livello di specie. Ci sono analisi che ci permettono di passare da una ricchezza osservata a una
ricchezza stimata: gli stimatori e modelli di occupancy di comunità.
La rarefazione serve a normalizzare la ricchezza di specie che noi otteniamo quando analizziamo più
comunità e questo ci permette di confrontare la ricchezza (rarefatta o relativa) perché mettiamo a fattor
comune lo sforzo di campionamento.
2. Quanti individui per specie: ABBONDANZA RELATIVA
Secondo livello di analisi è quello dell’abbondanza relativa, cioè quanti individui ci sono per specie: è un
salto di informazione non trascurabile. Quando si studia una singola popolazione, studiarne l’abbondanza è
complesso ed è traslato, in questo caso, con popolazioni di n specie.
Nell’esempio ci sono due appezzamenti forestali
con un tot di specie (10 e 24), sappiamo il nome
e cognome delle specie e andiamo a vedere
l’abbondanza relativa di queste specie, cioè il
numero di individui, che poi trasformiamo in
frequenza semplicemente dividendo per il totale
e per avere la percentuali si moltiplica per 100.
Si ottiene così un altro livello di informazione e
ci permette di parlare di diversità e di
ripartizione del numero totale di individui tra le
specie, ovvero quanto una specie è rappresentata.
Per raffigurare e quantificare la diversità si usano
i grafici rango-abbondanza: l’andamento della
spezzata riflette non solo la ricchezza (la
lunghezza del segmento), quindi 24 e 10 specie,
ma anche la pendenza. Un crollo brusco indica
una minore ripartizione e quindi una minore
uniformità, rispetto alla linea marrone che ha una
discesa graduale.
Di seguito abbiamo un altro esempio con due comunità di
pesci nell’isola di Trinidad (Caraibi, Centro America). Sono
due comunità fluviali con lo stesso numero di specie, ma sono
estremamente diverse in termini di abbondanza relativa: in un
caso c’è una specie predominante (verde scuro) con 600
specie e un numero molto minore di individui per le altre
specie. Nel caso a destra c’è un ordinamento regolare
decrescente del numero di individui. Con le curve rango- abbondanza, questo è molto
evidente con una curva con
una pendenza più ripida che
scende in maniera regolare,
mentre la curva a destra è
meno pendente e crolla solo
alla fine in cui c’è un salto
netto.
Quindi, questo ci aggiunge
un’informazione importante
alla semplice ricchezza e ha
implicazioni da un punto di
visa ecologico: ci saranno
interazioni diverse tra specie, ce ne sarà una che domina fra le altre per una strategia riproduttiva più
rapida o che è il suo habitat ottimale, ma da un punto di vista gestionale, se si devono confortare due
comunità e si ha a disposizione solo la S (ricchezza), potrebbero essere considerate egualmente importanti
semplicemente su questo parametro, mentre con il dato di abbondanza relativa si possono fare più
considerazioni: come sono rappresentate le specie e parlare di rarità di alcune specie (nel grafico verde
scuro ci sono rare).
• Come si quantifica numericamente la diversità?
Ci sono degli indici che ci vengono incontro per questo aspetto, per quantificare la struttura di comunità sia in
termini di ricchezza che di equiripartizione. Quello di gran lunga più noto è l’indice di Shannon (H) e un
altro è l’indice di Simpson, anch’esso ampiamente utilizzato,
Sono degli indici, delle metriche aggregate per cui l’informazione della ricchezza e uniformità o
equiripartizione la si trova sintetizzata in questo algoritmo.
Indice di Shannon: H = -Σ pi ln(pi) “(-) la sommatoria della frequenza di ogni specie pi (che corrisponde al
numero di individui di ogni specie diviso il totale: n/N) per il logaritmo della frequenza (pi)”. L’indice di
Shannon aumenta quando aumenta la ricchezza S, perché è una sommatoria, e/o aumenta l’uniformità, cioè
entrambi contribuiscono ad aumentare questo indice.
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Indice di Simpson: D = Σ pi “sommatoria della frequenza di ogni specie al quadrato (pi )”; D aumenta
quando diminuisce la ricchezza o diminuisce l’uniformità.
In questi esempi abbiamo 20 specie, che non vengono chiamate in un modo particolare perché non ci
interessa; per l’indice di diversità non ci interessa il nome e cognome delle specie ma ci interessa sapere se
sono specie diverse. È rilevante perché se andiamo a studiare certe faune o flore non saremo subito in grado di
riconoscere le specie. Se sono gruppi ben studiati ci riusciamo, ma se ad esempio studiamo la fauna tropicale
di invertebrati o piante in zone particolari noi non riusciremo ad indentificare subito tutte le specie ma saremo
→
capaci di distinguerle tra loro le morfospecie, distinzione che non è tassonomica ma assodata dalle
differenze tra le specie.
Queste specie si possono nominare in certi modi a nostro piacere (a,b,c…) e dobbiamo essere sicuri che quelle
che guardiamo siano specie diverse. Inoltre, se andiamo a studiare comunità diverse nella stessa area dove
abbiamo specie in comune, dobbiamo essere sicuri che quello che chiamiamo c da una parte sia il
corrispondente in un’altra area. Quando calcoliamo un indice dobbiamo fare una statistica e quindi dobbiamo
avere un campione statisticamente robusto per fare certe analisi: se troviamo solo 2 specie in un’area perché il
nostro plot è piccolissimo, il calcolo dell’indice di Shannon diventa un’operazione un po’ azzardata. Così
come regola, 20 è un numero sufficiente di specie.
- Quindi in questo esempio abbiamo un plot di vegetazione di alberi in una certa foresta con il numero di
individui per ogni specie. Si calcola poi la frequenza pi, data dal numero di individui diviso il totale (210),
poi pi*ln(pi). C’è una certa variabilità nella ripartizione perché alcune hanno 5 individui e alcuni più di
50.
- Poi è stato fatto un caso limite in cui c’è un equiripartizione, con 10 individui per specie (totale 200), con
→
la frequenza pi e ln(pi) uguali fra loro e viene fuori un indice di Shannon più grande (2.99) con
ricchezza quasi identica l’indice di Shannon cresce. Tra l’altro, il range varia tra 0 (1 specie) e Ln(S)
(totale equiripartizione).
- Terzo caso è estremo nell’altro senso, cioè con poche specie (crolla la ricchezza) e c’è una bassa
equiripartizione (molta eterogenicità). Difatti, qui l’indice crolla a 1.4.
Quindi questo è un esempio di Shannon, in cui si può sintetizzare la diversità della nostra comunità e ci sarà
utile quando vorremo confrontare tra loro delle comunità
L’altro indice che si usa comunemente è quello di Simpson: si parte dallo stesso tipi di analisi con la pi che si
eleva al quadrato e si sommano i quadrati. Dall’esempio precedente si trova 0.1, 0.05 e 0.29. quindi abbiamo
un indice con un andamento diverso: aumenta quando diminuisce la ricchezza e quando diminuisce
l’uniformità (caso 3). D varia tra 1 e 0 e si usa specialmente 1-D come indice, che può essere più pratico (varia
tra 0 e 1) e si usa spesso anche 1/D (varia tra 1 e S).
Una questione conseguente a questi algoritmi: entrambe queste quantità contribuiscono agli indici e quindi
può essere interessante scorporarle e vedere il contributo dell’uniformità o equiripartizione indipendentemente
da S, cosa che si può fare quando normalizziamo per S il nostro indice.
Es. per Simpson: D’=1/D (varia tra 1 e S); si definisce una E (equiriaprtizione dell’indice di Simpson) come
D
→
D’/S E =1 se c’è una totale uniformità e 0 se c’è una bassa uniformità. Quindi si ottiene un indice di
D
equiripartizione indipendentemente da S.
• DOMINANZA
Parlando di diversità, quindi di contributo dell’abbondanza relativa di individui tra le specie, si parla anche di
dominanza: nei casi reali che abbiamo visto, le comunità animali e vegetali sono omogenee in termini di
equiriparizione; è insito nella struttura di una comunità che ci siano poche specie dominanti e più specie rare.
Tra l’altro la dominanza che si può considerare da un punto di vista numerico non corrisponde a una
dominanza secondo altre metriche o altri attributi di queste specie.
Consideriamo per esempio la biomassa, già visto in altri esempi in cui l’abbondanza era stimata come
biomassa di individui (lepre, lince…) oppure un altro attributo può essere il ruolo trofico della specie: se la
specie è un carnivoro, è o non è un predatore dominante?…quando andiamo a vedere come è strutturata una
comunità e come le specie sono ordinate tra loro da un punto di vista di dominanza numerica o secondo altri
attributi, si va a vedere un po’ il funzionamento delle comunità (parleremo infatti di tratti funzionali).
- Dominanza numerica
In figura si vedono gli andamenti
dell’abbondanza relativa di specie in
due diverse comunità ecologiche:
a- Coleotteri acquatici campionati
nel fiume Tamigi
b- Specie ittiche nel fiume Wabash
I grafici rappresentano il numero di
spe