LEZIONE 09 – 23/03/2021 – ECOLOGIA
INTRODUZIONE E METODO SCIENTIFICO
Fino ad ora abbiamo parlato di autoecologia, declinata poi
nella eco-etologia e nella eco-fisiologia. Al centro della
trattazione svolta fino ad adesso vi era il livello
dell’individuo/adattamenti individuali.
Con il professor Francesco Rovero inizieremo a parlare
delle popolazioni, spostandoci verso la parte compresa nel
cerchio, di comunità e di ecosistemi. Parleremo molto
anche di biodiversità, termine trasversale a tutta
l’organizzazione biologica che qui non compare ma che
prenderemo in considerazione. La biodiversità può essere
diversità di geni, di individuo, specie, ecosistemi.
Il metodo scientifico
Si parte dalle osservazioni, motivate da delle curiosità, del mondo naturale e ci si fa delle domande, e
vedremo quali sono quelle rilevanti in ecologia (ogni disciplina ha domande rilevanti per essa). Queste
domande motivano la ricerca, ossia organizzare un piano
di lavoro in base a delle ipotesi su cui fare degli
esperimenti in laboratorio, dati presi sul campo,
osservazioni di piante e animali.
Con questi risultati che analizziamo arriviamo a delle
conclusioni e, auspicabilmente, a delle pubblicazioni. Esse
possono essere di vario tipo:
• relazione tecnica per qualcuno che l’ha richiesta
per uno studio, un parco naturale, un’agenzia;
• tesi di laurea;
• articolo scientifico.
Qui a lato abbiamo una visione più sviluppata del flusso
del metodo scientifico.
Abbiamo le osservazioni, che portano alle domande, le quali generano delle ipotesi. Infatti, un tipo di riposta
conseguente alla domanda che stabilisce una relazione di causa-effetto: ad esempio, cosa mi aspetto di
trovare se vado a contare gli animali di una certa popolazione in habitat molto diversi come una foresta o una
→
prateria potrei dire che gli animali sono più abbondanti nella foresta in quanto habitat più idoneo.
Vedremo dove una specie è più comune, dimostrando con la nostra ricerca questa ipotesi.
La verifica dell’ipotesi – che deriva dall’analisi dei dati, l’interpretazione e la coerenza con le ipotesi – può
generare un loop all’indietro in quanto, se non sono coerenti con le previsioni, potremo avere necessità di
riformulare le nostre ipotesi e raccolta dati; se sono invece coerenti con le previsioni, potremo effettuare
delle nuove osservazioni ed elaborare nuove ipotesi per ampliare la portata dell’analisi.
Qual è la domanda in ecologia?
In ecologia un primo aspetto importante da considerare è quale domanda è rilevante.
In genere, ci si pongono delle domande riferite al:
• cosa – come un certo fattore ambientale, come le risorse naturali, influenza la presenza e la
distribuzione di una specie o popolazione;
• dove – pensate alla distribuzione di una specie.
Raramente in ecologia ci si fa domande legate al perché succede qualcosa o, ad esempio, perché una specie è
più comune in un habitat o in un altro. In genere ci arriviamo in maniera descrittiva e deduttiva, senza
studiare la causalità in quanto sono probabilmente processi e fenomeni complessi che sono difficilmente
studiabili in natura con osservazioni che abbiamo. Vi è quindi un aspetto importante a quale domanda
l’ecologia può rispondere.
Spesso le domande sono comparative. Ad esempio, qual è la differenza tra popolazioni che occupano degli
ambienti diversi, quali differenze vi sono tra due ambienti tali da portare delle differenze nell’abbondanza.
Comparando quindi situazioni diverse. Pensiamo ad un ambiente naturale e a uno fortemente antropizzato:
confrontando l’abbondanza di una specie e la sua distribuzione nei due ambienti (uno naturale e uno
completamente modificata dall’attività umana), possiamo comprendere i fattori che rendono ottimale la
presenza di una specie in un habitat. Facendo quindi dei confronti possiamo rispondere alle nostre domande.
Le domande devono essere semplici, tali che con il tempo e i mezzi che abbiamo a disposizione siamo in
grado di impostare uno studio per poter dar loro una risposta.
Spesso si confonde il metodo con le domande.
Il metodo – noi parleremo di foto-trappolaggio, transetti, GIS, … – consiste nelle modalità che adottiamo sul
campo per prendere dei dati sul campo e rispondere alle domande sulla base delle ipotesi e così.
Il metodo della pubblicazione scientifica
Diventa importante sapere cos’è un articolo scientifico, come si trova, com’è strutturato via via che ci
addentriamo nel nostro percorso di tesi. Si distinguono gli articoli scientifici da un articolo di divulgazione
scientifica in una rivista importante come, ad esempio, il National Geographic. È diverso il target: l’articolo
scientifico è per la comunità scientifica ed è il modo principale con cui i risultati vengono resi noti, mentre
l’articolo di divulgazione scientifica è per l’intero pubblico o a chi vi è interessato.
È diverso il tipo di struttura degli articoli, così come lo stile di scrittura. Banalmente, gli articoli scientifici
sono quasi tutti scritti in inglese (almeno quelli di una certa importanza) mentre una rivista divulgativa può
essere anche in qualunque altra lingua.
Un’altra differenza fondamentale consiste nel fatto che nell’articolo scientifico abbiamo i risultati primari o
revisioni dei risultati, mentre nell’articolo divulgativo si fa divulgazione su aspetti già pubblicati o assodati, e
quindi non è produrre conoscenza primaria ma dissemina conoscenza scientifica.
Gli aspetti fondamentali delle pubblicazioni scientifici
Le pubblicazioni scientifiche, e ciò vale anche per i libri scientifici (riferendoci non ai testi universitari
consigliati ma ai trattati spesso su specifici argomenti dove molti ricercatori contribuiscono come se fosse
una collana di articoli scientifici), sono soggetti alla revisione tra pari o peer review. Prima di essere
pubblicati da una rivista o una casa editrice devono essere revisionati da degli esperti, sostanzialmente dei
colleghi, anche fino a 4 persone ferrate sull’argomento. Tendenzialmente sono anonimi, e danno
suggerimenti a riguardo dell’articolo. Quello che viene pubblicato (una mole immensa di letteratura) è tutto
un lavoro che è stato validato. È una procedura che contraddistingue la pubblicazione scientifica da quella
non scientifica: vi è una validazione che non ha un conflitto di interessi, in quanto non è l’editore di un libro
o di una rivista di comunicazione che hanno un interesse a pubblicare alcuni temi rispetto ad altri. Infatti,
deve essere proprio dichiarata l’assenza di conflitti di interesse per poter fare una revisione
Gli articoli scientifici devono essere scritti in inglese, così come la letteratura che leggeremo.
Gli articoli dentro le riviste hanno un fattore di impatto (Impact Factor o IF) che si basa sul numero di
citazioni, in particolare dei due anni precedenti all’anno di pubblicazione, dell’articolo che abbiamo nella
rivista da parte di altri articoli. Ad esempio, pubblichiamo la tesi di laurea (qualunque sia l’argomento) in
una rivista: da quando questa è pubblicata, altri ricercatori la vedranno e la useranno e potranno citarla nella
letteratura (che mettiamo in fondo alla tesi/articolo). Più quindi il nostro articolo è interessante, è fatto bene
ed è generale come tema e non di nicchia, più sarà citato da altri articoli e maggiore sarà l’impatto; se invece
facciamo un articolo su una cosa estremamente di nicchia che pubblichiamo su una piccola rivista che non
legge nessuno, esso non avrà molto impatto e non avrà molte citazioni.
Più gli articoli di una rivista sono citati, maggiore sarà l’Impactor Factor di questa rivista. La scala di questi
Impact Factor non ci interessa, in quanto è un calcolo che non importa vedere nel dettaglio.
Ad esempio, in Italia abbiamo una rivista di teriologia, ossia dello studio di mammiferi, chiamata The Italian
J. of Mammalogy o Hystix, che ha un Impactor Factor che si colloca in un range medio-basso (1,195)
tenendo in considerazione che è di uno/due anni fa perché gli IF escono aggiornati ogni tot tempo. Invece,
abbiamo sicuramente sentito parlare della rivista Science, una delle maggiori riviste generali in quanto non è
tematica ma comprende tutte le discipline scientifiche, avendo un impatto quantificato a 41,04; ha un impatto
quasi 40 volte più importante della rivista italiana.
Gli IF hanno una loro importanza in quanto se un articolo è di qualità e finisce su una rivista con un IF alto
vuol dire che viene usato di più e ha un riconoscimento maggiore, quindi è più importante.
Gli articoli scientifici sono il modo con il progresso scientifico diviene di dominio pubblico in quanto negli
articoli si pubblicano nuovi metodi, nuove specie, nuove osservazioni, nuove teorie… non è un ripresentare
qualcosa di già pubblicato, ma deve essere qualcosa di nuovo. Esistono anche le revisioni, le analisi di
risultati già pubblicati ma che sono nuove analisi che considerano tanti risultati e fanno una sorta di sintesi.
Gli articoli quantificano la ricerca scientifica sia di ricercatori che di istituzioni: ogni ricercatore può essere
valutato sulla base della quantità e della qualità dei suoi articoli (vedremo alcuni criteri), ma ciò vale anche
per le istituzioni. Ad esempio, le università italiane ogni tot anni (come dal 2015 al 2019) vengono valutate
da un’agenzia del governo chiamata ANVUR che valuta la qualità della produzione scientifica delle
università sulla base del numero di articoli ISI (International Scientific Indexing), ossia la lista di riviste
che hanno un fattore di impatto che hanno una procedura di review. Qua non sono presenti tutte le riviste, ma
sono un sottoinsieme di riviste che hanno questa registrazione. Vengono considerati anche il numero di
citazioni (oltre a quello degli articoli): non basta dire di aver pubblicato un tot di articoli, bisogna anche
vedere quanto questi sono stati citati. Importante è ovviamente l’IF.
Vi è una cosa chiamata index che è un indice che ogni ricercatore può quantificare per la sua produzione:
esso rappresenta un numero h di pubblicazioni citate almeno h volte, ossia ha a che vedere sia con la
quantità che con la qualità scientifica; h rappresenta un valore. Se ad esempio abbiamo un’h-index di 30,
vuol dire che abbiamo almeno 30 pubblicazioni mediamente citate. Se abbiamo un h-index di 5, abbiamo
solo 5 pubblicazioni che sono state citate almeno 5 volte. È uno dei vari criteri che possono essere usati.
Possiamo avere altri criteri, come la presenza di autori internazionali. Noi possiamo fare la pubblicazione
da soli o con il proprio collega di ufficio o con ricercatori in altri luoghi (America, Inghilterra, …).
Importante è anche il ranking nella lista: abbiamo una pubblicazione svolta da soli o insieme ad altri, e
questo riflette il contributo che abbiamo dato alla rivista.
Come trovo gli articoli?
A lato sono proposti alcuni motori di cerca utili per
trovare la letteratura per le tesi.
Su Google Scholar possiamo trovare sia le
pubblicazioni easy sia la letteratura grigia, ossia i
report, relazioni tecnic