Gaia è il nome che gli antichi davano alla terra. L’ipotesi Gaia è stata inventata tra gli anni 60-70 da
Lovelock e Margulis. Si sono occupati di meccanismi ecologici e di regolazione dell’ecosistema. L’ipotesi è
importante per la pratica. Dice che gli organismi usano i substrati geologici per l’organizzazione e lo
sviluppo dei processi metabolici, modificando l’ambiente in cui vivono. C’è una co-evoluzione,
trasformazione simultanea e correlata della componente abiotica e biotica che insieme costituiscono
l’ecosistema. Avviene una selezione degli organismi che stabilizzano le condizioni ambientali attraverso
continue e impercettibili modificazioni reciproche. In primis si ha la selezione naturale degli organismi che
son più favoriti in una situazione. Il secondo punto indica che si selezionano le condizioni ambientali più
stabili che consentono la vita degli organismi. Ci sono delle inter-relazioni che fanno sì di mantenere un
certo equilibrio. Inoltre l’equilibrio anche se definito come stato stazionario, non è mai ferma ma è
dinamico. Ci sono delle variazioni che portano da uno stato stazionario a un altro. Questi passaggi sono
detti omeoresi. Quando da uno stato stazionario di partenza ci sono delle modifiche delle condizioni
ambientali, si ha la co-evoluzione dell’ambiente e degli organismi che porta a definire un nuovo stato
stazionario, più conveniente per le nuove condizioni. Lo stato stazionario è mantenuto da tutti i
meccanismi che generano omeostasi che è il mantenimento di un equilibrio reciproco tra le componenti
abiotiche e biotiche. Il meccanismo è regolato da feedback positivi o negativi. Quando si ha un intervento
esterno che modifica uno stato stazionario, i meccanismi di interazione biotica-abiotica determinano il
risultato successivo.
Le variazioni si hanno grazie al ciclo degli elementi. Uno dei più importanti è il ciclo del carbonio. C passa
dall’atmosfera alle piante, agli animali, decompositori e ritorna all’atmosfera. Il trasferimento dell’energia
è dell’ordine del 10% passando da un gradino all’altro della piramide dei produttori e consumatori. Si
perde sempre energia. la fonte primaria di energia della vita è quella solare. Per la materia, si ha un riciclo
grazie ai decompositori che liberano gli elementi necessari per la produzione primaria. I due meccanismi
principali sono: respirazione e fotosintesi. Con la respirazione si ha il consumo della sostanza organica, si ha
ossidazione. C6H12O6 + O6 -> 6H20 + energia. la fotosintesi sta alla base della produzione primaria. 6CO2 +
6H20 + energia solare -> C6H12O6 + 6 O2. Sfrutta l’energia solare per ottenere carbonio organico. La
respirazione libera in atmosfera i suoi prodotti. La decomposizione libera prodotti gassosi. Dall’atmosfera si
forma sostanza organica grazie alla fotosintesi. CO2 diventa sostanza organica. Fotosintesi è fatta dalle
piante che sono consumate da animali. Ricomincia il giro. Gli animali respirano e poi sono decomposti.
Le fonti di energia e carbonio differenziano i metabolismi degli organismi. Piante, alghe e cianobatteri sono
autotrofi e fototrofici. Usano CO2 e luce solare per l’energia. altri batteri come i purpurei e fotoeterotrofi
usano luce solare per l’energia, ma hanno bisogno di sostanza organica. Tra gli eterotrofi ci sono tutti gli
animali, protozoi, funghi e la maggior parte dei batteri. Essi però sono chemiotrofici cioè ricavano energia
dalla trasformazione dei composti organici. Svolgono la respirazione e ricavano energia. i batteri
chemioautotrofici usano la CO2 come fonte di carbonio. Ricavano energia da reazioni di ossidoriduzione
che svolgono.
Ci sono relazioni strette tra energia e materia. A ogni passaggio si perde energia. all’aumentare del livello
trofico si ha una dispersione di energia non usata. ci sono le diverse componenti della catena trofica. In
primis ci sono i produttori primari che sono i vegetali. Perdono energia con calore e respirazione. I
consumatori primari respirano e perdono energia. poi ci sono i consumatori secondari.
La presenza dell’uomo è una fonte di pressione continua. La popolazione continua a crescere come le
richieste specifiche. Questo significa consumo di risorse, inquinamento ambientale e produzione di rifiuti.
Tutti hanno un impatto. Si impatta aria, acqua, suolo e biodiversità.
Nella riunione ONU del 2000 si è fatta una valutazione dello stato dell’ambiente prendendo i dati dal 2001
e 2005. Gli obietti del millenium ecosystem assessment: 1. Verifica delle condizioni attuali e delle tendenze
evolutive degli ecosistemi e dei servizi correlati 2. Previsione dei cambiamenti negli ecosistemi, nella
disponibilità e nella domanda di servizi ecosistemici e, di conseguenza, nella salute, nei mezzi di
sussistenza, nella sicurezza e in altre componenti del benessere dell’umanità 3. Valutazione delle
necessarie azioni di tutela 4. Analisi delle conoscenze sui servizi ecosistemici e sulla loro applicabilità in
ambito politico e gestionale 5. Valutazione dell’efficacia degli strumenti e delle metodologie adottate per il
MA nel valutare gli ecosistemi e la loro gestione.
La definizione di servizi ecosistemici è un ponte tra le valutazioni economiche e di valore. L’ambiente è un
valore, non un bene economico. In valori strategici è difficile salvaguardare un valore senza essere un bene
economico. Si dava, in passato, un valore al costo degli interventi per ripristinare una buona situazione
ambientale. Nella definizione di servizi ecosistemici entra un po’ tutto: ecosistema vien visto come risorsa,
per i suoi servizi di regolazione e culturali. Tra le risorse troviamo il cibo, le materie prime, principi attivi per
i farmaci, acqua. Tra i servizi di regolazione troviamo qualità dell’aria, clima risorse idriche, erosione,
purificazione acqua, trattamento dei rifiuti, regolazione malattie e pandemie, impollinazione e mitigazione
eventi estremi. Nella regolazione troviamo molte cose che fanno parte della co-evoluzione. In essa
troviamo anche il supporto che comprende formazione del suolo, fotosintesi e ciclo dei nutrienti. Supporto
e risorse vanno di pari passo. Dal punto di vista culturale troviamo salute fisica e mentale, ricreazione e
ecoculturismo, valori estetici, spirituali e religiosi.
Risorse: 1) Cibo: • raccolti • allevamenti • Zone di pesca • Acquacultura • Cibo non coltivato 2) Fibre: •
Legno • Cotone, lana, seta • Combustibile vegetale 3) Risorse genetiche 4) Biochimiche 5) Acque dolci 6)
Elementi. L’agricoltura è una fonte di impatto consistente.
Servizi di regolazione: • Qualità dell’aria • Clima: Globale (sequestro di CO2 ) o Regionale e locale •
Regolazione dell’erosione • Autodepurazione dell’acqua • Regolazione delle malattie • Regolazione degli
organismi nocivi • Impollinazione • Regolazione dei rischi naturali. Sono fenomeni e processi in cui gli
organismi viventi interagiscono con le risorse abiotiche.
Servizi culturali: • Valori spirituali e religiosi • Sistemi di conoscenza • Valori educativi • Ispirazione • Valori
estetici • Relazioni sociali • Senso di appartenenza • Divertimento ed ecoturismo. Anche nelle valutazioni
del paesaggio intervengono molti aspetti culturali.
L’ONU già all’epoca guarda a soluzioni per la tutela dell’ambiente. Nei sistemi di gestione, valutazione e
recupero si cerca di operare in modo iterativo, cioè con una analisi ciclica dell’efficacia degli interventi
messi a punto.
Una valutazione fatta ciclicamente su scala mondiale si basa su indice di prestazione ambientale (EPI,
Environmental Performance Index), sviluppato da Yale University e Columbia University in collaborazione
con il Forum Economico Mondiale e il JRC di Ispra. È un sistema di valutazione basati su indici prestazionali
in cui sono valutati due aspetti principali cioè la salute ambientale e vitalità dell’ecosistema. La salute
ambientale indica il 40% del valore finale, mentre la vitalità
dell’ecosistema al 60%. Nella salute ambientale sono
analizzati 7 indicatori per 4 categorie: qualità dell’aria
(50%), condizioni igienico sanitarie e potabilità dell’acqua
(40%), metalli pesanti (5%) e gestione delle acque (5%). I
metalli pesanti sono risorse importanti e fondamentali per
la vita a basse concentrazioni, ma possono essere tossici
per i diversi compartimenti/anelli della catena trofica.
Esistono molti metalli nel suolo, ma se in concentrazioni
elevate in altri compartimenti sono tossici (arsenico sta nel
suolo, ma tossico in acqua). Le attività dell’uomo possono
contribuire alla mobilizzazione di alcuni metalli,
provocando danni. Le percentuali delle categorie indicano il peso per dare il giudizio finale. Il peso della
qualità dell’aria è molto alto perché l’aria non è sostituibile. Nella vitalità dell’ecosistema ci sono 25
indicatori per 7 categorie: biodiversità e habitat (25%), servizi ecosistemici (10%), pesca (10%),
cambiamenti climatici (40%), emissioni inquinanti (5%), agricoltura (5%) e risorse idriche (5%). L’indice è
applicato su scala globale in modo diversificato per ogni paese e aggiornato di anno in anno. Poi si creano
delle mappe globali dove in blu scuro abbiamo gli stati con EPI più basso, quindi maggiore pressione
sull’ambiente.
Ci possono essere diversi tipi di alterazioni dell’ecosistema: 1) Fisiche: sono più superficialmente
identificabili. Esempi: • Occupazione del territorio, consumo e impermeabilizzazione del suolo e
distruzione degli ecosistemi preesistenti • Frammentazione degli habitat • Modifica dei regimi idraulici dei
corpi idrici • Cementificazione delle sponde marine, fluviali e lacustri. Sono alterazioni che modificano le
proprietà fisiche dei comparti ambientali che limitano la disponibilità di habitat, alterano le condizioni di
vita degli organismi e interferiscono nell’equilibrio organismi-ambiente. 2) Chimiche: • Alterazione dei cicli
biogeochimici delle sostanze naturali • Immissione di inquinanti (naturali o xenobiotici) nell’ambiente.
Funzioni suolo: • Funzione produttiva in funzione della fertilità e, quindi, della capacità dei suoli di
sostenere e favorire la produzione di alimenti, foraggio e biomassa vegetale in genere; • Funzione
protettiva in funzione della capacità dei suoli di agire da tampone e da filtro nei confronti di potenziali
inquinanti; • Funzione naturalistica: ruolo dei suoli nel formare habitat naturali, nel proteggere la
biodiversità e nel conservare importanti patrimoni culturali per l'umanità.
La capacità d’uso dei suoli è un criterio di valutazione del
suolo e del suo valore produttivo ai fini dell’utilizzo agro-silvo-
pastorale ed è valutata in base alle caratteristiche intrinseche
del suolo stesso (profondità, pietrosità, fertilità) e a quelle
dell’ambiente (pendenza, erosione, inondabilità ecc.). si ha la
classificazione della capacità d’uso (LCC =Land Capability
Classification). Ci sono 8 classi con limitazioni d’uso crescenti.
Le prime 4 classi sono compatibili con l’uso agricolo e
forestale, le classi dalla quinta alla settima escludono l’uso
intensivo, l’ottava non prevede alcuna forma di utilizzazione
produttiva.
Suoli adatti all'agricoltura: 1. Suoli che presentano pochissimi fattori
limitanti il loro uso e che sono quindi utilizzabili per tutte le colture. 2.
Suoli che presentano moderate limitazioni che richiedono una
opportuna scelta delle colture e/o moderate pratiche conservative 3.
Suoli che presentano severe limitazioni, tali da ridurre la scelta delle
colture e da richiedere speciali pratiche conservative 4. Suoli che
presentano limitazioni molto severe, tali da ridurre drasticamente la
scelta delle colture e da richiedere accurate pratiche di coltivazione
Suoli adatti al pascolo ed alla forestazione: 5. Suoli che, pur non
mostrando fenomeni di erosione, presentano tuttavia altre limitazioni
difficilmente eliminabili tali da restringere l'uso al pascolo o alla forestazione
o come habitat naturale. 6. Suoli che presentano limitazioni severe, tali da
renderli inadatti alla coltivazione e da restringere l'uso, seppur con qualche
ostacolo, al pascolo, alla forestazione o come habitat naturale. 7. Suoli che
presentano limitazioni severissime, tali da mostrare difficoltà anche per l'uso
silvo pastorale
Suoli inadatti ad utilizzazioni agro-silvopastorali: 8. Suoli che presentano limitazioni tali da precludere
qualsiasi uso agrosilvo-pastorale e che, pertanto, possono venire adibiti a fini ricreativi, estetici,
naturalistici, o come zona di raccolta delle acque. In questa classe rientrano anche zone calanchive e gli
affioramenti di roccia. Per l’inquinamento delle acque sotterranee, la differenza la
fa la permeabilità e le caratteristiche di composizione. La
componente colloidale del suolo costituisce la capacità del
suolo di trattenere anche gli inquinanti. Maggiore è la
capacità protettiva dei suoli verso le acque sotterranee,
sarà minore verso quelle superficiali. Quando piove,
l’acqua filtra oppure corre superficialmente. Quindi è
importante la capacità protettiva verso le acque
sotterranee e
quelle superficiali. Nelle acque superficiali si ha lo stesso tipo
di valutazione che porta a vedere in modo opposto la capacità
protettiva del suolo. Dal punto di vista normativo, tutte queste
caratteristiche sono mappate. Si parla di gruppo idrologico
poiché tutti i terreni sono mappati per le loro caratteristiche di
indice di runoff superficiale, legato alle caratteristiche del
suolo e alla sua pendenza. Il runoff, lo scorriento superficiale
di acqua porta a erosione e trasposto di ciò che c’è nella
pioggia e nel suolo. Le acque di pioggia non sono bianche
perché dilava gli inquinanti dell’atmosfera. L’inquinamento
sarà anche di concentrazione di ordini di grandezza inferiori
ma possono essere più tossiche. L’acqua scorrendo sul suolo
dilava tutto ciò che c’è su di esso. Si parla di contaminazione macroscopica quando sono dilavati suoli
agricoli fertilizzati. Si ha anche il dilavamento delle superfici. Ad esempio le superfici dei tetti dove si ha la
deposizione secca degli inquinanti dell’atmosfera. Dilavamento urbano: sui suoli asfaltati e
impermeabilizzati si deposita tutto ciò che c’è nell’atmosfera e ciò che l’uomo deposita. Quinid le acque
bianche sono un concetto ideale. L’inondabilità è un problema morfologico e strutturale del terreno. Dove
ci sono inondazioni, anche i meccanismi di trasporto aumentano. La carta della protettività delle acque
sotterranee della Lombardia è molto variegata. Ci sono diverse zone che sono in rosso perché hanno bassa
capacità protettiva delle acque sotterranee. Il problema è che magari sono zone agricole. In esse con
coltura intensiva, la lavorazione del terreno aumenta la permeabilità del suolo e quindi le possibili
infiltrazioni. In verde è la zona di Mantova e Cremona.
Il suolo è habitat (vegetazione e fauna). Se impermeabilizziamo o contaminiamo o
sottraiamo, perdiamo una risorsa.
Il consumo di suolo è definito come la variazione della copertura del suolo che lo porta
a non essere più naturale. È un passaggio da naturale a artificiale. Può dipendere da
diversi interventi: 1) impermeabilizzazione: se copriamo suolo con asfalto impermeabile, l’acqua scorre più
velocemente, ma non si infiltra più, non arricchisce le falde sottostanti. Il suolo così non è più disponibile.
La capacità protettiva è massima per le acque sotterranee, ma è azzerata a quelle superficiali (runoff
massimo). Si ha un aumento dell’evaporazione, si perde acqua. Non si ricarica più la falda. È una
sottrazione del suolo rispetto a funzioni produttive e protettive. Impermeabilizzazione non altera le
caratteristiche di partenza del suolo, ma lo rende indisponibile. 2) asportazione per escavazione: si tratta di
attività di scavo, estrazione e costruzione. Sono attività che coprono il suolo e possono anche asportarlo.
Rende indisponibile il suolo. Esistono anche classificazioni di qualità del suolo in base al valore naturalistico
del suolo tenendo conto la pedogenesi e l’origine del suolo. Si vede l’idoneità a sostenere biodiversità e
tenere carbonio organico. In tanti casi, si cerca di accumulare il suolo mantenendo la disposizione degli
strati per riusarli. Sennò ci sarebbe un ulteriore perdita di risorse. 3) Perdita parziale, più o meno
rimediabile, della funzionalità della risorsa a causa di fenomeni quali la contaminazione e la
compattazione: il passaggio ripetuto di persone o mezzi fa sì che il suolo perda la sua struttura, si compatta
e quindi diventa meno permeabile. Ha gli stessi effetti circa dell’impermeabilizzazione. Perde le sue
caratteristiche originali.
Il consumo di suolo da strategie europee fino a quelle regionali (numero 31 della Lombardia) è considerato
solo quello della superficie agricola. Ma i sono terreni naturali e aree protette che non sono considerate. Si
ritiene che il consumo di suolo riguardi la prima variazione da suolo agricolo a suolo urbanizzato o
urbanizzante. Le destinazioni del suolo e territorio sono mappate nei piani di governo del territorio.
Definiziani:
a) superficie agricola: terreni qualificati dagli strumenti di governo del territorio come agro-silvopastorali;
b) superficie urbanizzata e urbanizzabile: terreni urbanizzati o in via di urbanizzazione calcolati sommando
le parti del territorio su cui è già avvenuta la trasformazione e le parti interessate da previsioni pubbliche o
private della stessa natura non ancora attuate. Indica la porzione del
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