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Doctor Faustus

Introduzione

Il teatro

Nell’ultimo decennio del Cinquecento il genio dei drammaturghi inglesi riuscì a integrare nel teatro elisabettiano elementi eterogenei: forme classiche e medievali, colte e popolari, tradizione e sperimentalismo, realismo e astrazione, arte e industria, letteratura e vissuto reinventando un universo interpretato come tra un’epoca e l’altra, dominato da concezioni totalitarie. Infatti, tanto il Cristianesimo quanto l’Illuminismo erano sistemi chiusi e depositari di verità assolute e spiegazioni univoche del mondo, che non potevano essere messe in discussione o affiancate da altri modi di vedere la realtà, in quanto risposte indiscutibili fondate sul principio di non-contraddizione.

La plurivalenza, la conflittualità interna e l’ambiguità sono le costanti nella tragedia del XVI secolo inglese che non mira ad affermare verità o valori assoluti, ma si presenta come critica implicita di quei sistemi assoluti di valori. Mostra, dunque, il conflitto tra la verità e tra i valori nella complessità dell’esperienza e presenta come inspiegabile il rapporto tra il piano umano e il piano sovrumano, strumentalizzato dalle confessioni religiose e negato dalle ideologie razionalistiche.

Il teatro elisabettiano copre un periodo che va dal 1587 – anno delle prime rappresentazioni nei teatri pubblici – al 1642 – anno a cui risale la chiusura dei teatri da parte del regime puritano. Dunque, per l’uomo elisabettiano il passato è un conflitto di forze: da un lato la monarchia assolutistica e centralizzatrice, dall’altro i feudatari eredi dell’etica nobiliare e infine l’istanza rivoluzionaria dei movimenti religiosi. Il popolo è assente dalla tragedia o confinato a ruoli di sfondo comico-realistici (la folla, i clown, i “fools”) e solo raramente l’individuo comune emerge dallo sfondo per entrare nello spazio tragico, come nel caso di Faust o del buffone di King Lear.

Il fatto che la tragedia non presupponga un sistema condiviso di valori o una solidarietà etica tra l’autore e il suo pubblico, bensì una profonda ricerca euristica, spiega l’assenza di un qualsiasi tipo di messaggio. L’uomo tragico è un’entità plurima: è contemporaneamente eroe e farabutto, falso e sincero, sovrano esemplare e uomo colpevole che deve essere cacciato per salvare la città. Umano e sovrumano si confondono nello stesso personaggio e l’ambiguità è la caratteristica principale di eroi tragici come Macbeth e Faust.

Dottor Faustus

Il Dottor Faust di Marlowe è un’opera arcaica, tipica della prima fase del teatro elisabettiano e il “coro”, in apertura, già annuncia la novità del lavoro, cioè il fatto che si tratti della tragedia di una coscienza intellettuale e non più della caduta di un principe.

Nel corso degli anni sono state fornite diverse interpretazioni dell’opera:

  • I critici ortodossi vedono nel Faust una tragedia cristiana. Faust è colpevole di un peccato imperdonabile, che non è la ribellione a Dio, ma l’incapacità di pentirsi e la sfiducia nella misericordia divina che rendono l’uomo diabolico. Dunque, l’opera sarebbe l’esempio di una “nuova moralità”, un peccato punito.
  • Secondo i romantici e i neoromantici i temi centrali nel Faust sono il superomismo e la ribellione rinascimentale. Questo perché individuano nell’eccesso la forza che spinge l’individuo nella sfera della tragedia al fine di far esplodere il soggetto e l’oggetto, l’io e il non-io, mirando ad una loro unità. Quindi, la motivazione primaria di Faust non è condannata, ma va esaltata individualisticamente. Si tratterebbe di una sorta di parodia della leggenda cristiana, attuata da Marlowe attraverso l’idealizzazione del suo eroe ribelle e la sua identificazione in lui. Quindi, Faust non è altro che l’uomo nuovo, pagano, amorale e positivo, assetato di conoscenza, di possesso e di gioia.
  • I critici inglesi e americani più recenti, invece, tentano di unire le due posizioni precedenti. Individuano il nucleo drammatico del Faust nell’urto, interno all’eroe, tra i due sistemi e modi di vita, che rispecchia la conflittualità del secolo e l’animo scisso dello scrittore.
  • Secondo W.W. Greg e L.C. Knights il protagonista complica i problemi già complicati di quest’opera. In questo modo risulta povero di maturità e di statura eroica, corruttibile e incerto, incapace di uscire dal suo oscillare a vuoto tra i due poli del suo conflitto. L’ambiguità dell’opera, da questo punto di vista, dipenderebbe dall’assenza di un chiaro sistema di riferimento morale (controlling idea).

Ciò che si può affermare con assoluta certezza è che, a caratterizzare il Faust in quanto tragedia, è proprio la sua plurivalenza, la sua assenza di messaggio e il suo mostrare un mondo ambiguo, attraverso l’opposizione dei modelli, un irriducibile a un solo significato.

Anche la figura di Faust è stata soggetta a diverse interpretazioni:

  • Uomo tragico, eroe indefinibile nelle sue motivazioni e multivalente nella sua natura psichica e morale che compie atti eroici di cui non capisce il senso, che verrà reso chiaro alla fine dell’opera.
  • Eroe pagano e fallico, il cui progetto è un sogno egocentrico di dominio passionale, cerebrale, astratto e negativo. Si tratta infatti di un dramma di profonda solitudine che, nel teatro elisabettiano, è lo statuto del villain, in quanto marchio di negatività. In quanto uomo solo, che non ha legami con la famiglia e con la società, Faust incarna il modello del cattivo egocentrico, snaturato e disumano che viola i legami che tengono insieme l’universo. È, dunque, il mago nero, peccatore indurito, incapace di pentimento.
  • Uomo che non può non dare ascolto alla propria coscienza cristiana, si apre al rimorso e cede alla propria irrealizzata virtualità angelica.
  • Vittima, succube della tecnica diabolica che lo ha fatto regredire a uno stato di dipendenza puerile.
  • “Practical Joker” che si diverte a imbrogliare il mercante di cavalli e a incantare i clown, che compie incursioni farsesche alla corte papale o esibisce le sue arti magiche alla corte dell’imperatore.

In conclusione, all’interno del mondo tragico creato dal drammaturgo, Faust è – a seconda di come l’azione modella il suo carattere – eroe e villain, nobile e volgare, saggio e folle, deciso e incerto, egoista e altruista, maturo e infantile, innocente e colpevole, titano ribelle ed eroe moderno dell’incapacità di agire, uomo generoso e crudele, coraggioso e codardo, pensoso e buffone, attivo e passivo, libero e servo nel suo arbitrio e quindi la sua dannazione è dovuta alla sua libera scelta e insieme è il cieco frutto di un inganno diabolico. È un coacervo di opposti, come tutti gli eroi tragici del periodo. Faust è il soggetto di una colpa tragica e l’oggetto di un inganno, pensa di comprare con l’anima uno spazio libero e autonomo, ma in realtà compra una trappola in cui si dibatte senza poterne più uscire. Il suo mondo è ambiguo, sembra escludere ogni valore e verità.

Christopher Marlowe (1564-1593)

Nacque a Canterbury nel 1564 e morì a Deptford nel 1593. Il padre era un calzolaio di indole violenta. Nel 1580 Marlowe andò all’università di Cambridge grazie a una borsa riservata agli studi teologici e dopo il baccellierato, nel 1584, la sua vita divenne enigmatica. Iniziò ad assentarsi spesso dalle lezioni al college e ciò spinse le autorità accademiche a minacciarlo di rifiutare la laurea, che però gli venne concessa nel 1587 in seguito a pressioni del Consiglio Privato della Corona, che aveva fornito come motivazione delle sue ripetute assenze il suo servizio alla Regina – formula utilizzata ai tempi per coprire l’attività di spia; infatti, sembra che le assenze servissero allo scrittore per spiare in Francia i fuoriusciti cattolici.

Nel 1587 a Londra fece parte del gruppo degli university wits (belli ingegni universitari), un gruppo di colti scrittori dell’epoca. Gli ultimi sette anni della sua vita, a Londra, furono caratterizzati dal grande successo teatrale con sette opere: Tamerlano, L’ebreo di Malta, Edoardo II, Il Massacro a Parigi, Didone e Dottor Faust. Quest’ultimo venne stampato postumo in due versioni corrotte, una ridotta del 1604 e una del 1616 con censure e aggiunte attribuite a due autori minori. Scrisse anche due traduzioni, due liriche e un poemetto incompiuto.

Tutte le opere di Marlowe sono fortemente sperimentali e innovatrici, caratterizzate dall’esplosione dell’io dalla sua subordinazione medievale, dall’aspirazione all’unità di io e non-io e le sue trame si incentrano sul conflitto tra l’io e la norma, sull’urto fra l’energia individuale e la sfera dell’ordine, fra libertà e necessità. Il Dottor Faust è l’incarnazione del conflitto intellettuale che domina il secolo, tra umanesimo e riforma, è il mago che sogna di farsi dio, che aspira a una conoscenza che è anche possesso, contemplazione e azione, piena realizzazione delle sue potenzialità materiali e spirituali.

Dopo la chiusura dei teatri nel 1642, Marlowe sparì dalle scene per quasi due secoli e venne riscoperto in Inghilterra tra il 1744 – anno in cui viene ripubblicato l’Edoardo II – e il 1818 – l’anno in cui il grande attore Kean interpreta l’Ebreo di Malta. Nei primi decenni dell’Ottocento il genio sregolato di Marlowe attirò l’interesse romantico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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