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Geografia umana

La parola geografia ha un’etimologia greca: “geo” – “grafia” e significa “la scrittura della terra”. Essa non si riferisce solo agli aspetti descrittivi, quindi non rappresenta la descrizione delle risorse e dei luoghi della Terra, ma piuttosto è un discorso relativo alle relazioni tra le attività umane che vi si svolgono e le strutture economiche, culturali (lingue e religioni) e sociali che vi si articolano.

Tutto questo avviene in prospettiva spaziale, un'analisi che ci permette di analizzare i luoghi in base ai suoi stessi usi e consumi, alle relazioni che ci sono con gli attori che utilizzano quegli stessi luoghi.

Partizioni politiche e strumenti geografici

Alcuni territori hanno votato determinate partizioni politiche perché magari vi era un’interpretazione di un partito che si sentiva più vicino al territorio: es. in passato la Lega Nord rappresentava gli interessi di uno specifico territorio (quindi anche le elezioni politiche possiamo analizzarle con gli strumenti geografici).

Attraverso gli strumenti geografici, possiamo analizzare le relazioni all’interno dei quartieri degradati (comprendere per esempio il perché un quartiere diventa così), perché magari alcune popolazioni occupano un quartiere rispetto ad un altro (es. hinterland rispetto al centro urbano).

Cambiamenti climatici e fenomeni globali

Cambiando scala possiamo anche parlare dei cambiamenti climatici a livello globale (quali sono state le cause e conseguenze che hanno provocato i cambiamenti climatici); o ancora delle migrazioni internazionali; di paesaggio; pandemia; sprechi alimentari ecc.: sono tutti fenomeni che hanno delle ripercussioni spaziali, che nascono nello spazio e si riproducono alle diverse scale (da una scala locale a una globale).

Geografia e rapporto tra uomo e natura

La geografia si pone come una scienza cardine che va ad analizzare tutti quelli che sono i rapporti tra i flussi dell’immigrazione, degli spostamenti di merci, dell’ecosistema (cicli atmosferici), grazie alle nostre attività sociali, commerciali, culturali. Si parla dunque di un rapporto tra esseri umani e pianeta, tra natura e cultura:

  • Natura: intendiamo generalmente ciò che è estraneo all’uomo (flora, fauna, cicli geologici ecc.);
  • Cultura: intendiamo invece l’insieme di manifestazioni della vita dell’uomo (rapporti di gruppi etnici, delle strutture culturali religiose e artistiche all’interno di una determinata società ecc.).

Ma la domanda che i geografi si sono sempre posti è: “Concetto di natura dalla cultura o dobbiamo considerarlo come un unicum?”

Determinismo e possibilismo

Ebbene, nel corso della storia questi due concetti sono stati sempre visti come due oggetti di studio contrapposti tra loro; anzi nella concezione teologica-positivista, effettivamente, la cultura e la natura, pur essendo due aspetti completamente distinti, andavano ad influenzarsi l’un l’altro. Secondo questa visione (determinismo ambientale) dell’800 che ha come esponenti Karl Ritter e Friederich Ratzel (scuola tedesca), i comportamenti umani sono dettati dalle condizioni dell’aspetto fisico: es. si diceva che i popoli del sud Europa non avevano voglia di lavorare perché faceva caldo.

Questa teoria viene però contrastata da un’altra, infatti dal concetto di “possibilismo” forgiato da Lucien Febvre nel 1950, deriva la teoria possibilista che si oppone a quella determinista. Il massimo esponente è Vidal de la Blanche (scuola francese) che, nel XX secolo, postula la possibilità che l’ambiente forgi delle opportunità per l’uomo, ma che poi alla fine sia l’uomo stesso a scegliere nell’ambito di quelle che sono le possibilità poste dall’ambiente (la natura non è un vincolo ma una possibilità).

Un esempio che pone Vidal e che ci aiuta a comprendere bene la sua teoria è il riferimento alle popolazioni di Sicilia e Sardegna: pur essendo due popolazioni che vivono nelle isole e che hanno a disposizione un territorio montuoso, le popolazioni della Sardegna si sono orientate verso l’agricoltura e la produzione di formaggi caprini (condizione agricola), mentre i siciliani si sono orientati verso la costa e infatti quella siciliana è una popolazione di pescatori (condizione marittima).

Secondo questo esempio possiamo capire come mai il pensiero della scuola francese (l’uomo sviluppa un dato genere di vita sì in rapporto all’ambiente, ma non a causa dell’ambiente in cui vive) va contro il pensiero della scuola tedesca.

Teorie moderne e antropocene

Oggi invece, le teorie più recenti considerano che il binomio natura e cultura sia assolutamente superfluo. Potremmo trovare un collegamento tra natura e cultura nel termine stesso di “cultura”. Questo termine deriva dal latino ‘coltivare’: nel momento in cui l'uomo occupa la terra, nel momento in cui vengono generati dei rapporti all'interno di una società, effettivamente diventa impossibile scindere la natura dalla cultura.

“L’uomo è un animale politico” ci dice Aristotele: nell'uomo stesso c’è la vera entità naturale. Siamo degli animali politici:

  • Animali poiché abbiamo degli istinti naturali, degli istinti primordiali, che però sono corredati anche dalla necessità di avere relazioni e dei rapporti sociali;
  • Politici nel senso di polis, di discutere, di dibattere.

Ci rendiamo conto che vi è un superamento di quello che era stato precedentemente immaginato dai tedeschi o dai francesi. E abbiamo appunto un filosofo contemporaneo, recentemente scomparso, Bruno Latour, che ci fa riflettere sul fatto che l'uomo nasce nella cultura e nella politica, ma l'uomo è un animale, in qualche modo ha un coté naturale non indifferente.

Inoltre l'uomo, dalla rivoluzione industriale, è andato a modificare potentemente il mondo perché si è appropriato delle risorse energetiche, di quello che è l'ambiente: l'uomo ha talmente tanto modificato il mondo da identificare una nuova era geologica. In questo contesto parliamo di antropocene, l’epoca umana, un sistema terrestre che è organizzato al puro scopo di sopperire alle necessità della razza umana.

Poiché la distinzione tra natura e cultura diventa irreale, vi è dunque un superamento di questa distinzione che addirittura si consustanzia nel concetto di antropocene, cioè l'epoca in cui l'uomo ha talmente modificato il proprio spazio da diventare l'unico competitor a scala globale.

Paesaggio e geografia

Per parlare di fenomeni che si articolano nello spazio abbiamo bisogno dei concetti geografici. Come concetto cardine della geografia troviamo il paesaggio. Vi sono molti tipi di paesaggio (industriale, agricolo, urbano) e oltre all’uso corrente con cui utilizziamo questa parola, si intende la reificazione di tutti quei processi storici/culturali che si sono articolati in quello spazio secondo dei modelli abitativi e culturali.

Inoltre, non possiamo non considerare tutte le evoluzioni delle forme di produzione, perché chiaramente è diverso andare a guardare un paesaggio agricolo di una valle Trentina ricca di mele, da una valle campana che verrà coltivata a tabacco; oppure se consideriamo un paesaggio glaciale, con la presenza di iceberg, sappiamo sempre di più che quei paesaggi artici molto spesso sono effetto negativo di cambiamenti climatici.

Sapete bene che il Golfo di Napoli, ad esempio, non è sempre stato così come lo vediamo oggi ed effettivamente noi in ciascun paesaggio possiamo ripercorrere tutta una serie di caratteri (i caratteri materiali di un luogo) e a partire dal 1800 Alexander von Humboldt ha presentato una categorizzazione, una tassonomia di paesaggi.

Lo studio del paesaggio rappresenta dunque uno degli elementi chiave della geografia perché attraverso esso si possono ricavare tantissime informazioni sulla struttura dei luoghi. Quindi, se consideriamo il paesaggio come l’insieme dei segni che caratterizzano la superficie terrestre, dobbiamo anche dire che è uno degli aspetti che viene tutelato nell’ambito dell’art. 9 della Costituzione, perché quest’ultima riconosce tra i principi fondatori della Repubblica la tutela del paesaggio; e a scala europea la convenzione Europea del paesaggio impone di identificare i paesaggi da tutelare e di riqualificare i paesaggi degradati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angell02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Guadagno Eleonora.
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