LIBRI:
A. Perissinotto, Raccontare. Strategie e tecniche di storytelling, la terza, Bari 2020 ( CAP 1-6)
ARTICOLO —> L. Rossi, Didattica digitale: dall’analisi critica alla proposta di un dispositivo
concettuale
RIFLESSIONE SULLA MEDIA EDUCATION
I comunicatori hanno un potere trasformativo forte e bisogna saperlo usare correttamente perchè
si ha un pubblico molto ampio e si trasmettono i messaggi a molti.
La comunicazione ha un e etto educativo e didattico, molti comunicatori non ne sono
consapevoli.
MACROTEMATICHE AFFRONTATE
• Pedagogia della Comunicazione e Media Education
• Relazione educativa applicata ai media
• Apprendimento e le strategie didattiche
• Storytelling
Domande esame esempio
Se arriva un cliente con un determinato stile di apprendimento come gli faccio la campagna
pubblicitaria?
Pedagogia è la scienza che studia l’educazione, la didattica è la scienza che studia
l’istruzione
Quasi ogni contenuto comunicativo ha lo scopo di convincere e stimolare la persona a fare
qualcosa, la persona deve imparare chi sei, cosa deve fare nei tuoi confronti e nei confronti di
quello che vendi / proponi. La di erenza con la scuola è che la comunicazione non è intenzionale,
non sei costretto a vedere un manifesto per strada, la passività della “didattica” per l’informazione
per strada.
Quali sono gli aspetti fondamentali per cui avvenga l’apprendimento? La partecipazione, più sei
coinvolto più impari, l’interesse, impari più facilmente se c’è qualcosa che ti interessa. Se c’è un
alto interesse non è così indispensabile che ci sia un’alta partecipazione, perchè lo “spettatore” è
già di suo coinvolto, acquisisce e mette in pratica, è partecipe solo “mentalmente”. Quindi su un
media comunicativo si preme di più sull’interesse.
Una buona comunicazione è un invito all’apprendimento, hai bisogno che un potenziale cliente
apprenda, di te del brand del prodotto ecc.
RINFRESCATA DI PEDAGOGIA GENERALE
Conoscenze | nozioni personali e non
Abilità | saper fare pratico
Competenze | richiede applicazione di più abilità e più conoscenze più caratteristiche personali in
un contesto reale
LESSICO SPECIFICO
Lessico | parole, termini
Literacy | Alfabetizzazione, insegnare le basi per poter costruire, trasmettere le informazioni di
base, trasmettere le lettere 1
ff ff
LESSICO SPECIFICO
MEDIA LITERACY = ALFABETIZZAZIONE AI MEDIA
di accedere, analizzare e valutare il potere di immagini, suoni e messaggi che
→ “capacità
incontriamo ogni giorno e che sono una parte importante della nostra cultura contemporanea,
media disponibili
nonché la capacità di comunicare in modo competente attraverso i e in modo
↓
personale” riguarda tutti i media, incluso televisione e lm, radio e musica registrata, media
stampati, Internet e altre nuove tecnologie digitali di comunicazione
DIGITAL LITERACY = ALFABETIZZAZIONE DIGITALE
Abilità di individuare, comprendere, utilizzare e creare informazioni utilizzando tecnologie
→
informatiche (alfabetizzazione digitale). Tale capacità è riferita sia all'ambito strettamente tecnico,
sia all'utilizzazione corretta, legittima ed e ciente di contenuti digitali.
→"la capacità di utilizzare i nuovi media e partecipare in modo attivo a una società sempre più
digitalizzata.” (U.E) (= partecipo in modo attivo alla società condividendo le mie opinioni in modo
adeguato e rispettoso)
→ “È un universo di senso e signi cato che i giovani agiscono negli usi e nelle esperienze con le
nuove tecnologie”
→ “La Digital Literacy è la capacità di utilizzare internet e gli strumenti ICT per trovare, valutare,
creare e comunicare informazioni attraverso l’impiego di abilità cognitive e tecniche”
( valutare = capire se le info sono attendibile /false, da dove provengono )
ICT Informazioni e Comunicazioni nella Tecnologia | Con questa sigla si vuole
identificare la scienza che studia tutte le attività e le tecniche che permettono di ricevere,
trasformare e trasmettere le informazioni.
→
È una COMPETENZA Non semplice abilità -> applicare conoscenze e abilità in una strategia
comunicativa. Ci sono delle caratteristiche personali più le abilità e delle conoscenze. Tante
conoscenze, tante abilità e delle caratteristiche personali. Passare alle persone la consapevolezza
di cosa può servire uno strumento
Caratteristica acquisita dei singoli soggetti, non la puoi spegnere, ha diversi livelli, è un continuo,
si parla di un processo di acquisizione, c’è una gradualità. È data da un livello più o meno ampio
di acquisizione non di una presenza o assenza (UNESCO, 1957)
L’UNESCO nel 1957 dice che l’alfabetizzazione non è un on-o . Dice che deve essere sempre
aggiornata, è progressione. é un continuum, non è un si o un no. é in vari gradi, da una totale
assenza verso un massimo livello. Non puoi essere alfabetizzato o analfabeta, ci sono gradi
intermedi, non è così netta. Nella digital literacy molto di più rispetto che nell’alfabetizzazione
normale perché il digital si evolve sempre di più rispetto alla parlata normale di tutti i giorni.
LE 8 DIMENSIONI DELLA DIGITAL LITERACY (identi cati di Belshaw):
culturale →
1. come comportarsi nell’uso dei media
cognitiva →
2. come fare nell’uso dei media (in modo tecnico)
costruttiva →
3. come usare uno strumento, come funziona (rispetto ai miei interessi)
comunicativa →
4. come comunicare con quello strumento
con dente →
5. come star dentro un gruppo. Come appartenere, come creare relazione con il
media e come relazionarsi. Esprime il legame che tu hai con lo strumento e come legarti agli
altri attraverso esso
creativa →
6. come produrre qualcosa di nuovo dentro una piattaforma social
critica →
7. come valutare (l’attendibilità/qualità di un prodotto)
civica →
8. come partecipare
DIGITAL LITERACY IN AMBITO DIDATTICO 2
fi fi ffi fi fi ff
Permette di utilizzare intenzionalmente e consapevolmente lo strumento per i ni, educativi e
didattici, autonomamente de niti.
È una alfabetizzazione che parte dall’acquisizione di una competenza digitale e che tocca però
dimensione etica
anche la ↓
diviene un dovere per il docente conoscere tali strumenti per valorizzarne le incredibili potenzialità
e prevenirne i potenziali rischi.
Le tecnologie sono un prodotto culturale e la scuola non può ignorarne l’esistenza
DIGITAL DIVIDE
“Il divario digitale indica, in generale, il gap esistente tra coloro che hanno accesso alle tecnologie
e coloro che non ce l’hanno”
Digital divide indica il gap tra individui, organizzazioni, aziende e aree geogra che a di erenti livelli
socio-economici in relazione sia alle loro opportunità di accesso alle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione sia al loro uso di Internet per un’ampia varietà di attività. Il digital divide
ri ette varie di erenze tra paesi e all’interno dei paesi. L’abilità degli individui e delle aziende di
trarre vantaggio da Internet varia in modo signi cativo tra i paesi che appartengono all’area
dell’OCDE come pure tra i paesi che appartengono all’OCDE e quelli che non vi appartengono.
3 PROSPETTIVE DI DIGITAL DIVIDE
DIVARIO TECNOLOGICO →
1. L’accento viene posto sulle dotazioni tecnologiche e il divario
digitale viene interpretato come una forma di esclusione di coloro
che non hanno accesso alle TIC
DIVARIO SOCIALE →
2. sposta l’attenzione dal possesso delle strumentazioni informatiche agli
usi e ettivi delle TIC. Da questo punto di vista, il divario digitale appare
come una conseguenza di ineguaglianze preesistenti e rimanda alla
separazione tra coloro che utilizzano le TIC e coloro che non le utilizzano
DISPARITÀ DI ACCESSO →
3. L’accento viene posto sui contenuti (saperi, informazioni,
conoscenze) e i servizi ai quali le TIC danno accesso.
Indipendentemente dalle tecnologie, ciò che conta è la divisione
tra coloro che hanno accesso ai contenuti e coloro che non vi
hanno accesso. (l’essere in grado di comprendere i contenuti)
MEDIA EDUCATION
“I media non sono più uno schermo che si guarda, una radio che si ascolta. Sono un’atmosfera,
un ambiente nel quale si è immersi, che ci avvolge e ci penetra da ogni lato. I media sono un
nuovo modo di essere vivi”. -- Carlo Maria Martini
↓ ( ne anni’90)
Entrano (inevitabilmente) nel mondo dell’Apprendimento
Media education è area di “con ne tra le scienze dell’educazione e della comunicazione,
mutuando temi, metodologie e strumenti dalle une e dalle altre”
- La media education è un’area di studi che si colloca tra il mondo della comunicazione e quello
dell’educazione.
- La media education si occupa di studiare come le tecnologie e nuovi media possano
incidere sui sistemi formativi, in uenzando le modalità di insegnamento/apprendimento e
riorientando la didattica.
- Le competenze in materia di media e tecnologie non si possono fermare al livello di
un’alfabetizzazione di base ma occorre procedere oltre, “nella direzione di una cultura
tecnologica grazie alla quale «aprire» la didattica”
PEDAGOGIA DELLA COMUNICAZIONE
È lo studio sistematico dei processi comunicativi dal punto di vista educativo, cioè
dell’utilizzo della comunicazione in contesti relazionali nalizzati all’educazione, dei limiti e delle
s de che essa comporta. —> Lo studio di come la comunicazione è utile all’educazione. (Es: la
televisione, Rai Education, Piero Angela, ecc). 3
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fl ff fi fi ff fi fl fi fi fi fi ff
La comunicazione a livello educativo impatta fortemente e si rivolge a:
ESPERTI DI EDUCAZIONE →
1. per trasmettere strumenti adeguati ad attivare relazioni
educative e caci; stimola il cambiamento in positivo o negativo
ESPERTI DI COMUNICAZIONE →
2. per essere consapevoli delle potenzialità trasformative del
messaggio comunicativo; per comunicare bene
Pragmatica della comunicazione, Paul Watzlawic:
“Non si può non comunicare” : Anche se non parliamo stiamo già comunicando con il
linguaggio del corpo, anche quando scegliamo di non comunicare stiamo comunicando.
Es:
—> scegliere di non affrontare un tema, è una scelta, si sta comunicando. Quando si ignora
Il non parlarne
una questione si comunica (es: parli di lavoro senza parlare di disoccupazione).
esprime una prospettiva sulla realtà non l’assenza della stessa. Per qualunque contenuto che si
produce si sceglie una visione del mondo piuttosto che un’altra.
( il baipassare un contenuto che fa parte di quella realtà ha un senso, lo star zitti è una
comunicazione )
Universal Designer | progettare a nché i prodotti siano accessibili per tutti, movimento iniziato
nel mondo dell’architettura. Pensiero profondamente rispettoso, il prodotto deve essere bello ma
per tutti.
Design For All | pensare ad un design per tutti. Qual’è il criterio per un prodotto “for all”?
Flessibilità, più è essibile più è accessibile è a tutti. Dare la possibilità di utilizzare il prodotto in
più modi possibili.
Il concetto di “for all” è di chi produce il prodotto comunicativo. Più un messaggio è per tutti più la
gente si sente accolta, più si sente accolta più compra (con la logica di marketing).
COMUNICAZIONE COME DIALOGO
OGNI COMUNICAZIONE ha l’obiettivo di rendere comprensibile il nostro pensiero,
modi cando la struttura ricettiva dell'altro, di in uenzare l'interlocutore o di produrre una reazione
attiva un DIALOGO
ogni atto comunicativo, anche indiretto, —> inevitabilmente modi ca tutti i
coinvolti. Il messaggio viene colto in base al soggetto, alle mediazioni e agli interventi. C’è un
dialogo sia tra i soggetti che la comunicazione più ampia, in quanto ognuno di noi coglie le cose
in un determinato modo, sulla base delle proprie categorie.
MICHAIL M. BACHTIN - losofo russo ( 1895-1975 )
consapevole di se stesso solo
L’uomo può diventare (di che cosa può fare/ che prospettive ha)
tramite la consapevolezza degli altri. Gli atti più importanti che costituiscono consapevolezza di
relazione verso un’altra consapevolezza, cioè verso il tu.
sé sono determinati dalla (ogni
incontro con l’altro è un incontro con la propria consapevolezza- ed è l’incontro tra due
consapevolezze che c’è una conoscenza). Il vero essere dell'uomo è la comunione più profonda.
Essere signi ca essere per qualcuno e, attraverso l’altro, per se
Essere signi ca comunicare.
stessi.
“Ciascuno controlla il proprio estremo del ponte ma il ponte è territorio condiviso” abitato in un
Ognuno è se stesso e ha il
continuo sforzo di incontro e scontro tra prospettive di erenti.
controllo della propria storia/immagine ma fa parte del ponte, noi non siamo neutri, tu hai la
responsabilità della consapevolezza di te stesso che stai costruendo. Lo stare con gli altri aiuta a
costruire ciò che gli altri vedono di sé
LE PAROLE, I SIMBOLI, I SILENZI NON SONO MAI NEUTRI (la scelta di non rappresentare/
→
affrontare è un silenzio) Comunicare implica essere responsabili, e consapevoli, della propria
visione del mondo. La visione del mondo e dell’altro determina il contenuto comunicativo, crea
una reazione e una trasformazione nell’interlocutore e anche il destinatario dell’atto comunicativo
non è naturale e passivo. Coglie il messaggio in funzione della propria prospettiva e delle proprie
categorie di riferimento e in tal senso ne viene in uenza. 4
fi ffi fi fl fi ffi fi fl fl ff fi
“Profezia che si auto-avvera” | quando un altro ti definisce in un certo modo e tante volte e alla
fine diventi così; se ti tratto in un modo alla fine ti comporti in un certo modo ma abitato in un
continuo sforzo di incontro e scontro tra prospettive di erenti.
M. BUBER “ il principio dialogico” - losofo ebreo ( 1878-1965 ) due tipi di relazione,
L’uomo non è sostanza, bensì è una trama di rapporti e di relazioni.Ci sono i
quali non vivono separatamente e quindi sopravvivono nella relazione.
1. La relazione Io-Tu
2. la relazione Io-Esso.
Né l’Io né il Tu vivono separatamente: essi esistono nel contesto Io-Tu (io esisto nella relazione
con un Tu o con un esso- altro l’opposto di me: implica una conoscenza)
IO-TU IO-ESSO si
È il rapporto autentico con un altro essere È il rapporto super ciale e strumentale che
umano che si concretizza nel Dialogo, concretizza nel Monologo,
che che trasforma
diviene terreno comune ad entrambi l’altro in oggetto ( perché mi servi- es. il
chirurgo, il dipendente della banca che ti da
relazione autentica, profonda; un mutuo)
c’è un dialogo perché voglio Esso è qualcuno di estraneo, essere umano in
conoscere l’altro cui non entro in dialogo autentico.
sono 2 persone che si conoscono entro in relazione con l’altro perché l’altro mi
serve, c’è un monologo parlo di me e trasmetto
quello che serve a te per essermi utile.
Persona che incontro ma di cui non so nulla.
Rapporto strumentale.
molti essi nella nostra vita
Abbiamo (sono persone importanti, es. il dottore che ti visita domani,
il vicino) è qualcuno che è ignoto ed estraneo, è l’altro che sta fuori.
Nel mondo della pubblicità è necessario decidere se trattare il destinatario / target come un tu o
un esso. Tutti i messaggi nei quali la persona si riconosce si rivolgono generalmente ad un tu, se
si ritrova nella massa ad un esso
Una campagna pubblicitaria che rapporto ha? Io-tu o Io-esso?
- Io-esso | vendo il prodotto come una necessità.
- Io-tu | vendo il prodotto come un’opportunità come una possibilità.
Pongo dall’alto due prospettive diverse, ci sono pubblicità che ti fanno sentire oggetto e quelle
che ti fanno sentire “sentito”.
Due prospettive | “tu potresti essere così” la pubblicità è io-tu, “tu devi essere così” la pubblicità è
io-esso!
Il rapporto è io-tu nel momento in cui il tu si sente se stesso e si sente accolto . Siccome in una
pubblicità ti rivolgi ad un pubblico ampio il tu non lo conoscerai mai, non lo vedi mai realmente,
ma è una tua scelta di cogliere l’altro come un tu.
Siamo noi che decidiamo se rivolgerci a un TU o un ESSO; in funzione del modo in cui
Decidiamo noi
“guardiamo il mondo”. se la persona che ci troviamo d’avanti è un tu o un esso e
in base alla nostra decisione anche noi cambiamo, la nostra relazione sarà diversa perchè in un
caso apri un dialogo con una persona che conosco, nell’altro caso no.
“Il mondo ha, per l’uomo, due volti, a seconda del suo duplice atteggiamento. L’atteggiamento
dell’uomo è duplice per la duplicità delle parole fondamentali che egli dice. Le parole fondamentali
non sono singole, ma sono coppie di parole. Una delle parole fondamentali è la coppia “Io-Tu”;
l’altra coppia fondamentale è la coppia “Io-Esso”, dove, al posto dell’Esso”
perché l’Io della parola fondamentale Io-Tu è diverso da
E così anche l’Io dell’uomo è duplice, 5
fi ff fi
quello della parola fondamentale Io-Esso. Quando l’uomo dice Io, intende uno dei due. Quando
dice Io è presente l’Io che egli intende; anche se dice Tu o Esso è presente l’io dell’una o dell’altra
parola fondamentale ↓
Io scelgo se cogliere l’altro come TU o come ESSO ( in funzione del modo in cui guardiamo il
mondo )
“Se dico Tu, sarò quell’Io che si accoppia al Tu; se dico Esso, sarò quell’Io che si accoppia
all’Esso. In un caso abiterò il regno dell’essere nell’altro il regno dell’avere”
3 PRINCIPI DI M. BUBER:
siamo arte ci della nostra esperienza
1. (noi decidiamo il senso che diamo al nostro senso
vitale e quindi anche le nostre relazioni)
il mondo è uno specchio (a
2. seconda di come lo guardiamo, ti torna indietro un modo
piuttosto che un altro - es. il mondo durante la pandemia: ce la faremo vs moriremo tutti),
posso il cogliere il mondo in base al mio sguardo e la mia percezione su di esso
la vita è Dialogo e Relazione
3. (noi esistiamo sempre e comunque in relazione con l’altro, poi
decidiamo noi come). L’uomo esiste in relazione all’altro, ha una sua essenza in relazione
all’altro. Se è da solo come fa a esistere in relazione con l’altro? nella relazione io definisco e
colgo me stesso, io colgo chi sempre con la relazione con l’altro.
Non è possibile uno “sguardo neutrale” e nemmeno una “parola neutrale”
→
La mia visione del mondo e la mia comunicazione non sarà mai neutrale.
M. PELLEREY “Il dialogo educativo” - psicologo-pedagogista italiano n.1935
Il dialogo amorevole ha un potere trasformativo →
( la relazione) riprende Not con “La
formazione in seconda
persona”
Sostiene quindi che l’educatore è un IO che si rivolge a un
TU e l’educando è un IO che si rivolge a un TU.
L’IO è un soggetto con una prospettiva sul mondo.
ogni azione trasforma e implica una reciprocità
Pellerey sostiene che →
ma non una simmetria Quando c’è un dialogo trasformativo le due parti non saranno mai alla
pari (non a livello valoriale ma conoscenze, gestione strumenti e mezzi non
sono alla pari), questo esiste anche nella comunicazione. Chi crea un
contenuto comunicativo è ad una posizione asimmetrica rispetto al
destinatario.
la NARRAZIONE è la base della relazione educativa, una forma di “ospitalità” in cui si accoglie
→
l'altro nella propria storia Quando si racconta (una storia, un evento o qualcosa di rilevante) si
sta ospitando l’altro nella nostra storia, nella narrazione. Quando l’ospite è importante si apre una
porta, accettiamo quindi di dialogare e entrare in contatto con lui, mostrare delle parti di noi che
non conosceva. Lo accolgo con attenzione lo rispetto, quando narro “impacchetto” una parte di
me per renderla conoscibile
COMUNITA’ EDUCATIVA come contesto stabile, concreto
→ serve però una strutturato e in cui
il soggetto, condividendo valori, esperienze e obiettivi, possa raccontarsi e accogliere la
narrazione altrui, attraverso la guida educativa. Uno non fa entrare in casa un’estraneo, sia chi
ospita che chi viene ospitato si deve sentire sicuro. Questo implica un concetto di comunità, una
relazione stabile che ha un background comune, un contesto stabile e concreto fatto di relazioni
reali. ( *concreto = Serve relazione “non virtuale” per una relazione reale )
Nella comunicazione per avere un dialogo stabile bisogna creare una comunità, un esempio è
quando adattano i messaggi pubblicitari in base al Paese, alla cultura e alla religione. 6
fi La narrazione va accolta, condivisa, elaborata, negoziando traiettorie future attraverso il
dibattito intenso e autentico,
→
“DIALOGO EDUCATIVO” Non è mai interazione tranquilla ma è
che esprime interesse, cura, “desiderio di esserci”, va dato un
feedback
La negoziazione in pubblicità non è facile perché non si ha un feedback diretto, i tempi si
dilatano perché la risposta non è immediata, da qui la scelta di tenere una coerenza di tono e stile
nelle pubblicità.
H.G. GADAMER &l
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Lezioni: Appunti di Pedagogia generale
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Nozioni: Appunti di Pedagogia generale
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