Modificazioni post-traduzionali (lezione 9 marzo)
Le proteine vengono sintetizzate nei ribosomi, ma per diventare biologicamnete attive
spesso necessitano di modificazioni post-traduzionali; ne sono esempi la proteolisi (rottura
di legami), la glicosilazione (aggiunta di residui zuccherini), la fosforilazione (aggiunta di
gruppi fosfato, azione reversibile), ecc. ecc.
Eteropolisaccaridi
Sono polisaccaridi in cui si ripetono unità differenti fra loro (unità derivate dai carboidrati
classici). Ne sono esempi i glicosamminoglicani (GAG) polisaccaridi accomunati dalla
presenza di una carica negativa, sono infatti molecole polianioniche estremamente idrofile e
idrosolubili. L’eparina ad esempio è un GAG ed è usata come anti-coagulante (si lega
all’antitrombina terza, la quale inibisce la trombina, motivo per cui il sangue non coagula).
Gli eteropolisaccaridi vengono anche detti mucopolisaccaridi acidi, perché spesso
contengono derivati di acidi di monosaccaridi. Deve esserci ricambio (equilibrio tra sintesi e
degradazione); se la fase degradativa (che avviene attraverso enzimi idrolitici) è alterata si
parla di mucopolisaccaridosi: un insieme di patologie ereditarie in cui i mucopolisaccaridi
non vengono correttamente degradati. Ne è un esempio la Sindrome di Hurler (o
gargoilismo), dovuta a un deficit genetico recessivo di alfa-iduronidasi lisosomiale, che
provoca nanismo disarmonico, ritardo mentale, epatosplenomegalia, alterazioni cardiache
(valvulopatie), accumulo di mucopolisaccaridi nei tessuti facciali.
Glicoconiugati
Sono un gruppo di molecole con frazione glicidica (carboidrati) e frazione non glicidica
(proteine e lipidi). Si trovano spesso sulla superficie cellulare a costituire il glicocalice.
Quando i carboidrati si uniscono con i lipidi di membrana formano i glicolipidi.
Quando invece si uniscono con le proteine formano le glicoproteine o i proteoglicani. Le
glicoproteine contengono più proteine che carboidrati, mentre i proteoglicani contengono
una maggiore componente glicidica (composta da GAG) e una minore componente
polipeptidica. Questi ultimi si trovano nella matrice extracellulare.
Le proteine vengono glicosilate perché così facendo si aumenta la biodiversità; infatti la
diversità individuale è garantita dalla presenza di catene zuccherine differenti (diverse
composizioni, diverse ramificazioni,…). Inoltre grazie alla glicosilazione delle proteine si ha
un aumento dell’idrofilia e della solubilità delle molecole glicosilate, un aumento della
distensione delle molecole (dovuta all’ampia presenza di cariche negative), una migliore
regolazione delle attività (la glicosilazione è reversibile con singoli residui di monosaccaride)
e un controllo della qualità delle proteine (segnalazione di misfolding, con indirizzamento al
proteasoma).
Nei glicoconiugati si possono formare due tipi di legame fra glicidi e polipeptidi:
legame O-glicosidico: si forma in fase post-traduzionale, normalmente all’interno
• dell’apparato di Golgi. Il glicide si somma a serina o treonina, attraverso ponte a
ossigeno. Nelle glicoproteine non sono state individuate sequenze consenso (quindi
non si hanno particolari sequenze di riconoscimento) e tendono a formarsi catene
oligosaccaridiche di dimensioni contenute. Nei proteoglicani la porzione
oligosaccaridica è rappresentata dai GAG, che si trovano in quantità maggiore
rispetto alle proteine. I GAG si legano a residui di serina in particolari sequenze
consenso.
legame N-glicosidico: si forma in fase co-traduzionale, nel reticolo endoplasmatico,
• ed è caratteristico delle glicoproteine. I residui saccaridici vengono legati a residui di
asparagina nella sequenza N-X-S/T, dove X è un amminoacido qualsiasi (no prolina).
Meccanismo della N-glicosilazione:
Si utilizza un alcol di natura terpenica ad alto peso molecolare, che si comporta come
trasportatore di catene oligosaccaridiche, chiamato dolicolo.
Il dolicolo è inizialmente in forma attivata sotto forma di dolicolofosfato (dolicolo-P). I residui
saccaridi vengono caricati sul dolicolo attraverso reazioni enzimatiche specifiche, a cui
partecipa una forma attivata dello zucchero (i legami richiedono energia, quindi gli zuccheri
si legano a un nucleotide).
1.Due residui di N-acetillucosammina (NAG) sono legati al dolicolo sul versante citosolico
della membrana del reticolo endoplasmatico.
2.Si legano 5 residui di mannosio (MAN) sul dolicolo-PP-NAG-NAG. Si crea una catena
oligosaccaridica ramificata.
3.Il dolicolo glicosilato viene traslocato
sul versante endoluminale della
membrana del reticolo endoplasmatico.
4/6.Vengono aggiunti altri 4 residui di
mannosio, provenienti da singole
molecole di dolicolo-P-MAN sul versante
endoluminale; si forma così una catena
oligosaccaridi multiramificata ricca di
mannosio.
7/9. Con un meccanismo analogo la
catena si arricchisce di tre residui di
glucosio, quindi si forma una catena
oligosaccaridica formata da 14 residui di
zucchero.
10. La catena oligosaccaridica viene trasferita dal dolicolo su un residuo di asparagina della
proteina nascente in fase di sintesi, con formazione del legame N-glicosidico.
11. Il dolicolo libero viene traslocato in senso opposto sulla membrana ed è libero di dare
inizio ad un nuovo ciclo di glicosilazione.
La catena oligosaccaridica appena formata
viene rimaneggiata nell’apparato di Golgi, fino
ad ottenere un pentasaccaride comune a cui
vengono aggiunti altri residui con varie
modalità. In questo modo si ottiene grande
eterogeneità nella catena oligosaccaridica. Il
nucleo pentasaccaridico è quindi comune fra
tutti gli oligosaccaridi.
Glicobiologia
La glicobiologia è lo studio della struttura e funzione dei glicoconiugati. Si occupa di studiare
come le cellule usano gli specifici oligosaccaridi per codificare informazioni su:
targeting intracellulare delle proteine
• interazioni cellula-cellula
• differenziazione cellulare e sviluppo tissutale
• segnalazione extracellulare
•
Il riconoscimento degli oligosaccaridi da parte di proteine leganti zuccheri (chiamate lectine)
deriva da un’interazione proteina-ligando estremamente specifica. Le lectine infatti legano
specificatamente la componente glicidica di glicoproteine e glicolipidi sulla superficie delle
membrane (a). Le lectine mediano processi tra virus e cellule infettate (b), legami di tossine
batteriche (c), mediano il riconoscimento dei batteri che aderiscono e colonizzano le cellule
animali (d) , il legame tra i globuli bianchi e le cellule endoteliali infettate (e) e il trasferimento
degli enzimi dal Golgi ai lisosomi (f).
Le selectine sono una famiglia di lectine plasmatiche che mediano il riconoscimento e
l’adesione cellula-cellula in un’ampia gamma di processi cellulari.
Proteoglicani
Sono proteine altamente glicosilate, con un’ampia componente glicidica (GAG).
Hanno funzione di organizzatori tissutali, adesione intercellulare, regolazione della
coagulazione del sangue, attivazione di fattori di crescita e smaltimento dei lipidi dal sangue.
Possono essere frammentati utilizzando alcuni enzimi, dopodichè la porzione extracellulare
viene rilasciata. Hanno dimensioni varie; per esempio l’aggregano (nucleo proteico) si lega
con l’ialurinano per creare un aggregato sopramolecolare molto grande. Sono molto
importanti per i processi di segnalazione perché interagiscono con il collageno, che a sua
volta interagisce con la fibronectina (recettori formati da integrina), connessa al
citoscheletro, precisamente ai filamenti di actina.
FOSFORILAZIONE
La fosforilazione di una proteina consiste nel trasferimento di un gruppo fosfato dall’ATP alla
proteina attraverso una reazione catalizzata da un enzima, chiamato proteina chinasi.
La fosforilazione può avvenire su residui di serina e treonina (utilizzano proteina chinasi, PK),
oppure tirosina (tirosina chinasi, PTK).
Questo processo è reversibile: infatti il fosfato può essere distaccato a un altro enzima
chiamato proteina fosfatasi, PP, (o tirosina fosfatasi, PTP).
La proteina in forma fosforilata possiede cariche negative dei gruppi -PO , che determinano
42-
un cambiamento conformazionale rispetto alla forma non fosforilata. Alla diversa forma
della proteina corrisponde una diversa attività della proteina.
Le fosforilazioni possono anche avere un significato diverso rispetto a quello regolatorio se
avvengono su proteine già modificate. Ad esempio, la fosforilazione di un residuo di
mannosio a mannosio 6-fosfato presente su una glicoproteina in transito nell’apparato di
Golgi indirizza la proteina modificata dal Golgi al lisosoma. Lo smistamento delle proteine
all’interno della cellula è molto importante e si basa molto spesso su modificazioni post-
traduzionali specifiche.
ANCORE LIPIDICHE
Le ancore lipidiche hanno funzione di ancoraggio della proteina alla membrana e
modulazione dell’attività proteica, inoltre è un processo reversibile.
Le ancore lipidiche si formano attraverso vari meccanismi:
1. miristilazione: l’acido miristico è un acido grasso saturo a 14 atomi di carbonio, viene
aggiunto al gruppo amminico N-terminale (solo proteine che possiedono una glicina
possono ricevere un miristile) di una proteina durante la sua sintesi nel ribosoma.
Tutti i membri della famiglia Src di proteina tirosina chinasi citoplasmatiche sono
miristilate. Non hanno un collegamento alla membrana molto forte.
2. palmitilazione: per la maggior parte delle Src chinasi la seconda modificazione
lipidica consiste nel collegamento di acido palmitico, un acido grasso saturo
composto da 16 atomi di carbonio, ad una catena laterale di cisteina della proteina.
Questa modificazione è reversibile, avviene in risposta ad un segnale extracellulare, e
aiuta a reclutare la chinasi verso la membrana plasmatica. Quando la via di
segnalazione è spenta l’acido palmitico viene rimosso, permettendo alla chinasi di
ritornare in soluzione nel citosol.
3. prenilazione: i lipidi isoprenoidi sono il farnesile (15
carboni) e il geranil-geranile (20 carboni), e si attaccano
alle cisteine in zona C-terminale (attraverso un legame
tioetere). Quando è presente un motivo CAAX il
Cterm
gruppo farnesile è legato alla catena laterale della
cisteina e i tre residui C-term sono rimossi. Dopo viene
metilato il carbossile.
4. ancora glicosil-fosfatidilinositolo
(GPI): meccanismo utilizzato da
molte proteine della faccia
extracellulare della membrana
che, per rimanere in stretto
legame con la membrana
stessa, vengono addizionate di
un “picchetto” di ancoraggio
lipofilo. Le proteine legate a GPI
possono essere rilasciate dalla
superficie esterna delle cellule
dalle fosfolipasi.
TAGLI PROTEOLITICI
Sono importanti per la biodiversità (rimozione della
metionina N-terminale),per il targeting delle proteine
(alcune proteine sono indirizzate a destinazione
mediante un taglio proteolitico che rimuove un
peptide segnale in posizione N-terminale) e
rappresentano un importante meccanismo di
attivazione (alcune proteine sono sintetizzate in
forma inattiva e vengono successivamente attivate
per taglio proteolitico).
Un esempio di molecola attivata attraverso taglio
proteolitico è l’insulina. Essa è infatti prodotta dalle
cellule beta del pancreas, sotto forma di
preproinsulina. La sequenza segnale che setina la
proteina alla secrezione viene rimossa da un primo
taglio proteolitico per formare proinsulina,
conservata poi nei granuli di secrezione.
Sotto stimolo di alte concentrazioni ematiche di
glucosio (glicemia) un secondo taglio proteolitico
rimuove il peptide C producendo l’insulina matura.
Il peptide segnale delle preproteine varia da 13 a 36 amminoacidi di lunghezza:
1. uno o più amminoacidi basici nella zona N-terminale
2. una sequenza di 10-15 amminoacidi idrofobi
3. una breve sequenza di amminoacidi di piccole dimensioni (Alanina, serina, glicina) in
prossimità del sito di scissione
meccanismo alla base dei tagli proteolitici:
1. inizio della sintesi proteica
2. comparsa della sequenza segnale
3. legame sequenza segnale-SRP (arresto della sintesi proteica)
4. SRP guida il ribosoma verso la membrana del reticolo, legandosi a un recettore
specifico
5. SRP si distacca
6. ripresa della sintesi proteica
7. distacco del peptide segnale
8. liberazione proteina nel lume del reticolo
9. distacco del ribosoma
ACETILAZIONE DEGLI ISTONI
I gruppi acetilici (CH COO ) legati covalentemente ai residui di lisina:
-
3
neutralizzano le cariche positive
• eliminano le interazioni ioniche col DNA
• diminuiscono il livello di condensazione della cromatina
• associati con l’attivazione della trascrizione
•
L’acetilazione degli istoni è un processo reversibile che influenza la trascrizione genica.
METILAZIONE DEGLI ISTONI
La metilazione su residui di arginina delle code N-
terminali degli istoni è un processo reversibile che
influenza la trascrizione genica. CARBOSSILAZIONE
La carbossilazione dei residui di glutammato sul
carbonio gamma avviene in alcune proteine coinvolte
nella coagulazione del sangue.
La presenza di due gruppi carbossile favorisce il legame
di Ca .
2+
Questa reazione è catalizzata dalla gamma-
glutammato carbossilasi e richiede vitamina K.
UBIQUITINAZIONE
L’ubiquitina è una piccola proteina di 76 amminoacidi presente in tutte le cellule
eucariotiche. Presenta un residuo di glicina all’estremità C-terminale e due residui di lisina
molto importanti. L’ubiquitina è coinvolta nel processo di proteolisi citosolica.
Processo di ubiquitinazione:
E1: enzima attivatore dell’ubiquitina
si lega al C-terminale dell’ubiquitina mediante
un gruppo -SH della cisteina
E2: enzima di coniugazione dell’ubiquitina
lega l’ubiquitina su un gruppo -SH
E3: ubiquitina ligasi
lega E2 e la proteina bersaglio
L’enzima E3 riconosce proteine bersaglio diverse
mediante proteine adattatrici chiamate F-box.
Una molecola di ubiquitina si lega alle catene di
lisina della proteina bersaglio. Il ciclo si ripete più
volte: si forma una proteina poliubiquitinata. Le
proteine bersaglio sono riconosciute da E3
attraverso il residuo N-terminale. L’identità del
primo residuo ha un’influenza sull’emivita della
proteina.
La proteina poliubiquitinata viene indirizzata al
proteasoma per la degradazione.
Il proteasoma 26S è altamente conservato negli
eucarioti.
Il nucleo centrale 20S è costituito da quattro
anelli (2 anelli alfa e 2 anelli beta) di 7 subunità
ciascuno che formano una struttura a barile.
Alcune subunità beta hanno attività proteolitica.
Ci sono due particelle regolatrici 19S, formate
da 18 subunità ciascuna, che deubiquitinano e
denaturano le proteine che entrano nel “barile”,
con attività ATPasi. Le molecole di ubiquitina
vengono dunque recuperate.
Struttura tridimensionale delle proteine
La stru(ura tridimensionale della proteina gli perme(e di svolgere la sua funzione.
Il primo ad occuparsi del processo del folding fu Anfinsen e studiò la denaturazione delle
proteine. Le proteine denaturate perdono la stru(ura
terziaria e secondaria, mantenendo però la
primaria (catena amminoacidica). La
conformazione denaturata è molto
disordinata, come quando la proteina è
appena stata sinte@zzata a livello del
ribosoma. Una volta rimosso l’agente
denaturante la proteina può rinaturarsi.
La denaturazione è indo(a da alcuni agen@:
• fisici (temperatura di mel@ng oltre la quale la proteina perde la sua stru(ura
funzionale, alta pressione, forze di torsione e s@ramento)
• chimici (valori estremi di pH, infaG le proteine sono nel loro ambiente ideale a pH
neutro quindi 7,4 solitamente, se il pH scende so(o i 3 o sale sopra i 10 la proteina
tende a denaturarsi o comunque a perdere la sua funzione, presenza di tensioaGvi,
quindi detergen@ o saponi che interferiscono con l’interazione idrofobica che
man@ene stru(urato il core idrofobo della proteina, solven@ e agen@ caotropici,
come urea e cloruro di guanidina, che interferiscono con la stru(urazione della
proteina denaturandola ad alte concentrazioni.
Anfinsen negli anni ‘60 lavorava con una ribonucleasi
piu(osto piccola (124 amminoacidi), che nella sua
conformazione na@va con@ene 4 legami disolfuro (S-S)
tra residui di cisteina. Aggiunse l’urea ad alta
concentrazione e un agente riducente, perché i pon@ S-
S si rompono lasciando gli zolfi liberi (legami covalen@
spezza@). O(enne la ribonucleasi in forma denaturata
con i pon@ disolfuro non più presen@. A(raverso un
processo di dialisi eliminò urea e mercaptetanolo e
notò che la proteina rioGeneva il 100% della sua
funzionalità.
Anfinsen a questo punto provò ad allontanare prima
solo il mercaptetanolo, lasciando l’urea, quindi i pon@
disolfuro si riformarono, ma la proteina rimaneva
denaturata. Dopo eliminò anche l’urea e la proteina si
rinaturava solo all’1%. Infine, aggiunse delle tracce di
agente riducente, così la proteina si rinaturò del tu(o.
In questo secondo esperimento, dopo
l’allontanamento del mercaptetanolo, i
pon@ disolfuro si riformavano in maniera
casuale, impedendo quindi la completa
rinaturazione della proteina. Aggiungendo
nuovamente delle tracce di
mercaptetanolo la proteina riformava i
correG pon@ disolfuro. Quindi concluse
che, in condizioni fisiologiche, le proteine
si ripiegano spontaneamente fino a
raggiungere la loro conformazione na@va.
Visto che ogni proteina ha la sua stru(ura
primaria, che porta sempre alla sua
conformazione funzionale, la stru(ura
pr
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