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La mafia

Il termine mafia sta a significare valore, superiorità, coraggio, indica un atteggiamento in cui si ha un esagerato concetto della forza individuale. Dal 1820 i borghesi, per contenere la violenza e l’aggressività dei contadini, si servivano di squadre formate da delinquenti e prepotenti che mantenevano l’ordine.

La mafia interveniva sempre per mantenere l’ordine, per procurare un “rapporto tra amici”, che però doveva essere accettato, e chi non lo faceva veniva ucciso. Così i borghesi proteggevano la mafia che riusciva a dominare i contadini. Ci furono provvedimenti contro la mafia durante il periodo fascista. Ma la mafia si affermò lo stesso in modo molto forte dopo la seconda guerra mondiale.

La mafia si inserì in una precisa struttura sociale siciliana per difendere e allo stesso tempo sfruttare questa società… L’origine della parola mafia è molto controversa: alcuni studiosi sostengono che derivi dall’arabo mahfil (luogo per una riunione pubblica o privata): nell’organizzazione mafiosa è sempre stato determinante l’incontro tra i capi delle famiglie.

Altri sostengono che derivi dall’arabo mu’afah (protezione); altri sostengono che derivi dall’arabo mahias, dando ad esso due significati: spacconeria, che sta in relazione con l’atteggiamento di superiorità e disprezzo; altri ancora sostengono derivi dall’arabo mahias, usato per la prima volta nel 1658, con il significato di smargiasso e sfacciato.

Cosa nostra in Sicilia, la Camorra in Campania e la ’Ndrangheta in Calabria sono organizzazioni criminali di origine antica.

La mafia affonda le sue radici negli ultimi anni del XIX secolo, evolvendosi e svolgendo le sue attività illecite contro lo Stato e i propri abitanti fino ai giorni nostri.

1891/1900

Nei primi anni del XX secolo in quasi tutta la Sicilia si formano i Fasci siciliani, organizzazioni a metà strada tra partito e sindacato. I Fasci siciliani possono considerarsi la prima forma di lotta organizzata di contadini e strati della piccola borghesia che si battono per il miglioramento delle condizioni di vita e per la partecipazione alla gestione degli enti locali e si scontrano con le istituzioni, proprietari terrieri e mafiosi.

Un ruolo significativo ebbero le donne, che in alcuni paesi formarono i fasci femminili. I Fasci furono una realtà composita: accanto a quelli che si ispiravano più o meno direttamente al socialismo abbiamo Fasci spuri, frutto di contrasti localistici, e alcuni diretti e organizzati da mafiosi che cercavano di cavalcare la protesta dei ceti subalterni (manovra che si ripeterà successivamente, con la formazione di cooperative da parte di capimafia notori).

I Fasci furono osteggiati apertamente e repressi sanguinosamente (dal gennaio 1891 ai primi di gennaio 1894). Il 3 gennaio i Fasci furono sciolti, i capi furono arrestati, processati e condannati. Negli anni successivi si avrà un imponente flusso migratorio: circa un milione di persone lasciò l’isola.

1900/1915

Una nuova stagione di lotte contadine si apre agli inizi del ’900. Nel 1900 Verro, uno dei capi dei Fasci, stipulò una cooperativa di Corleone: la prima affittanza collettiva socialista. Lo stesso anno Don Luigi Sturzo costituisce a Caltagirone la piccola industria Sant’Isidoro, che sarà il modello di affittanza collettiva cattolica.

L’affittanza collettiva mira a sostituire gli affittuari delle terre con le cooperative collettive. Le affittanze si diffusero in quattro regioni: Emilia, Sicilia, Piemonte e Lombardia. A seconda dei vari contesti le affittanze assumevano caratteristiche diverse: in Sicilia le cooperative contadine avevano lo scopo di sostituire i gabellotti, in gran parte mafiosi, e di gestire l’affitto di grandi tenute (i latifondi).

I socialisti tendevano alla socializzazione della terra, per i cattolici l’affittanza era un momento dell’azione a favore dei piccoli produttori, ma in realtà tutte le cooperative praticavano la conduzione divisa.

Più netta era invece la situazione sul piano politico: i socialisti erano per la lotta di classe e lo scontro con i padroni, gestito attraverso la lega dei contadini; i cattolici erano per un rapporto meno conflittuale e contavano sul sostegno delle casse rurali e delle banche diocesane, formate per combattere l’usura.

I proprietari terrieri guardarono con diffidenza alle affittanze collettive, vedendo in esse un canale per l’affermazione del protagonismo delle classi subalterne. Per fermare queste lotte contadine, si fece di nuovo ricorso alla violenza: si spiegano così omicidi di vari esponenti; delitti rimasti incompiuti.

1915/1918

La guerra del 1915 diede un duro colpo alle affittanze collettive, poiché molti dei soci furono chiamati al fronte e l’accresciuta richiesta di beni alimentari avvantaggiò proletari e gabellotti.

Durante la guerra il Partito socialista e la Federazione dei lavoratori della terra lanciarono la parola d’ordine “La terra ai contadini” e il governo prese l’impegno solenne di distribuire le terre ai lavoratori.

Con una legge del 10 dicembre 1917 fu istituita l’Opera nazionale dei combattenti, che poteva procedere all’esproprio dei terreni dei privati soggetti ad obbligo di bonifica o che si prestassero a modificazioni colturali e concederli in locazioni a combattenti lavoratori diretti o a cooperative di cui facessero parte i combattenti.

1919/1922

Il 2 settembre 1919 fu emanato il decreto Visocchi, il quale sanciva la distribuzione di terre mal coltivate o incolte. La concessione ai contadini era consentita solo per terreni che, a giudizio di una commissione di proprietari e contadini, non erano coltivati o lo erano ma in modo inadeguato.

Dopo la guerra riprende il movimento contadino, soprattutto in Sicilia, che si presenta con una pluralità di soggetti: associazioni locali di combattenti e reduci, cattolici del Partito Popolare con sindacati annessi, cooperative e casse rurali, socialisti riformisti, con camere del lavoro, le leghe, le casse e cooperative agrarie, e i socialisti rivoluzionari.

I contadini con questo movimento occupano le terre chiedendo l’espropriazione dei latifondi, la conseguenza fu l’innescarsi della violenza mafiosa. Furono uccisi vari dirigenti e militanti del movimento in varie province dell’isola (Orcel e Alongi), non ci fu violenza solo da parte della mafia, ma anche da parte della polizia… ci furono vere e proprie stragi.

Negli anni precedenti all’avvento del fascismo la lotta contro la mafia e la ricerca della democrazia si mescolarono. Dove la mafia era presente l’offensiva contro questi militanti era condotta dai mafiosi, mentre dove la mafia non c’era si creavano dei gruppi nazionalisti e fascisti sul modello continentale.

Cadono altri dirigenti, sedi di sindacati e di partito vengono demolite, in alcuni paesi gli amministratori comunali socialisti furono costretti a dimettersi. Il fascismo si avvia a vincere, e nel 1923 viene approvato un decreto con cui vengono revocate tutte le concessioni di latifondi alle cooperative contadine.

Vengono sciolte tutte le organizzazioni non fasciste, e militanti e dirigenti delle cooperative furono condannati o al carcere oppure al confino.

1922/1943

Secondo i sostenitori del regime, il fascismo aveva sconfitto la mafia, secondo gli oppositori si limitò a sconfiggere la “bassa mafia” e cooptò l’“alta mafia”. Al centro della lotta da parte del fascismo contro la mafia c’era il prefetto Mori, chiamato il prefetto di ferro.

Egli utilizzò vari poteri che il regime gli conferì per colpire i vari gruppi criminali e i loro complici, in seguito a questa azione seguirono numerosi processi… L’azione antimafia del fascismo si risolse con un’operazione a difesa della proprietà terriera e contro i gabellotti. Anche nelle zone dove l’azione di Mori fu più dura, si ricreeranno nuovamente gruppi mafiosi.

1943/1946

Lo sbarco in Sicilia degli Alleati avvenne il 10 luglio del 1943, e un aiuto rilevante, per questo sbarco, lo diede la mafia. Certo, è il fatto, che la mafia ha avuto grande controllo sociale e politico sulla Sicilia nel dopo sbarco e nel dopoguerra.

Nel periodo di controllo americano della Sicilia furono nominati sindaci, personaggi, e ci si avvalse della collaborazione dei mafiosi notori. Con il movimento separatista, controllato dai mafiosi, si mira a condizionare il quadro politico e l’auspicata economia regionale.

I mafiosi riprendono le armi contro le organizzazioni contadine e partiti di sinistra. Al governo nazionale vi era una coalizione antifascista, di cui fanno parte la Democrazia cristiana, il Partito socialista e il Partito socialista.

Nel 1944 furono emanati decreti che disponevano la divisione del prodotto a favore del mezzadro e l’assegnazione di terre mal coltivate o incolte ai contadini riuniti in cooperativa.

Lo stesso giorno a Palermo, una manifestazione contro il carovita si concluse in una strage ad opera delle forze dell’ordine. Le prime lotte avvengono per la costruzione dei granai del popolo; le seguenti lotte avvengono, invece, per l’attuazione del decreto sulla divisione dei prodotti.

Si tratta di applicare la legge dello Stato, ma agrari, mafiosi e spesso anche rappresentanti delle forze dell’ordine sostengono che quella legge non esiste e che è un’invenzione dei comunisti.

Si costituiscono cooperative di produzione e lavoro, di ispirazione socialcomunista o cattolica, per ottenere l’assegnazione delle terre incolte o mal coltivate, ma anche qui si incontrano notevoli difficoltà: ancora una volta la violenza della mafia e delle bande armate miete vittime.

1947/1950

La violenza raggiunse il suo culmine con la strage di Portella della Ginestra.

Nel 1947, a livello nazionale si rompe l’unità antifascista e si forma il primo governo centrista; anche a Palermo si crea una giunta che esclude la sinistra.

Furono considerati responsabili della strage alcuni della banda Giuliano, ma i mandanti rimasero ignoti…. Si fecero nomi di mafiosi e di esponenti di partiti conservatori.

Dopo la strage di Portella in Sicilia e nell’intero paese il clima politico diventa sempre più arroventato in vista delle elezioni nazionali del 1948, che videro l’affermarsi al potere la Democrazia Cristiana.

Dirigenti del movimento contadino continuano a cadere, ma il movimento per la riforma agraria continua, con l’occupazione delle terre e gli scioperi al rovescio, con la messa a coltura delle terre occupate.

Con la legge 104 del 1950 venne varata la riforma agraria. Spesso le terre assegnate erano scadenti e il sorteggio individuale era un invito a smantellare le cooperative.

1950/1979

All’inizio degli anni ’50 ci fu un nuovo flusso migratorio. La società siciliana si trasformò; l’agricoltura conterà sempre meno, l’industria non riesce ad espandersi mentre si sviluppa molto il settore terziario (soprattutto quello del commercio e del pubblico impiego).

La mafia si adegua alla nuova realtà, si dedica soprattutto alla speculazione edilizia, al contrabbando di sigarette e poi al traffico di droga. Nei primi degli anni ’60 ci furono scontri tra clan mafiosi con molti morti (esempio: la strage di Caciulli).

Subito dopo venne istituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla mafia, vanamente fin dal 1948. I suoi lavori andranno a rilento e si concluderanno solo nel 1976.

La lotta contro la mafia si sposta sul terreno istituzionale, con le discussioni all’interno della Commissione antimafia: c’è chi nega ancora l’esistenza della mafia, ormai ridotta a gangsterismo urbano, mentre altri ritengono che si sia trasformata e sottolineano i suoi rapporti con la politica.

Sul piano politico le forze dell’opposizione conducono una lotta serrata contro il sacco di Palermo, che vede l’intreccio tra amministratori, imprenditori e mafiosi.

Sul piano sociale sono importanti le iniziative prese da Dolci, ideatore di un movimento popolare non violento, e di Giuseppe Impastato. Nel 1971, la mafia inizia l’offensiva contro personaggi del mondo istituzionale, impegnati nella lotta contro di essa.

1980/1989

Gli anni che vanno dal 1981 al 1983 vedono Palermo insanguinata dalla guerra di mafia più feroce che si ricordi. I corleonesi, mafiosi originari di Corleone, si scontrano contro alcune famiglie mafiose, una delle quali i Badalamenti, imponendo la loro egemonia e riorganizzando la struttura mafiosa come una monarchia assoluta.

Contestualmente e successivamente continua e si aggrava l’offensiva verso gli uomini delle istituzioni (come l’assassinio dell’ex generale e nuovo prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa). Subito dopo l’assassinio di Dalla Chiesa viene varata la legge antimafia.

La legge n. 646 definisce, per la prima volta, l’associazione di tipo mafioso e prevede il sequestro e la confisca dei beni dei mafiosi.

1990/1995

Gli anni ’90 vedono la ripresa della violenza mafiosa…. Con numerosissime vittime, come sempre uomini istituzionali, quelle di maggiore rilievo sono quella di Capaci e quella di Via D’Amelio, dove persero la vita rispettivamente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme agli uomini della scorta e alla moglie di Falcone, Francesca Morvillo.

L’Italia è sconvolta da tanta violenza, che si replicherà nel 1993, con il tentativo di strage di Roma, Firenze e Milano.

Vengono emanate nuove leggi, vengono arrestati numerosi capimafia (come Totò Riina), con conseguenti processi e pesanti condanne e in tutta l’Italia la società civile si mobilita: nascono comitati, associazioni e si svolgono manifestazioni; e nelle scuole si avviano programmi di educazione alla legalità.

Dal 1995 in poi

Negli ultimi anni la mafia ha ricevuto dei colpi significativi; nelle aule giudiziarie si è affrontato il tema del rapporto tra mafia e politica con processi a personaggi di primissimo piano (come Giulio Andreotti), accusato di associazione mafiosa.

La mafia ha capito che i grandi delitti hanno un effetto boomerang e ha scelto di controllare la violenza verso l’alto e di “sommergersi”, nel tentativo di rilanciare il suo ruolo e di allacciare i rapporti con i nuovi detentori del potere.

Indagini in corso cercano di portare alla luce questi rapporti e di chiarire il ruolo della cosiddetta “borghesia mafiosa”, cioè del gruppo sociale cementato dalle relazioni tra mafiosi, amministratori, politici ecc…

Per molti la mafia “sommersa” significa inesistente o comunque meno preoccupante, mentre osservatori e operatori giudiziari non mancano di far notare che la cosiddetta “mafia invisibile” è tutt’altro che morta e sepolta.

La società civile, in larga parte raggruppata in Libera, associazione di associazioni nata nel ’95, ha proseguito la sua attività sul terreno dell’educazione alla legalità, dell’uso sociale dei beni confiscati, dell’associazionismo e dell’antiracket.

Le attività attuali della mafia

Attualmente la mafia si è evoluta, i suoi uomini, anche se vengono reclutati nei quartieri più bassi, si occupano sempre meno di taglieggiare i negozianti e sempre più spesso di attività più sofisticate come:

  • Riciclaggio del denaro sporco.
  • Smaltimento dei rifiuti tossici verso i paesi del terzo mondo.
  • Vendita di armi.
  • Racket delle estorsioni (pizzo).
  • Traffico di stupefacenti: droghe pesanti e leggere.

Il circuito economico

Il circuito economico, che sta alla base della società odierna, è formato dai beni e dai servizi prodotti dalle imprese e dalla forza-lavoro fornita dalle famiglie.

Tutti gli scambi di beni e di servizi che si verificano nel mercato avvengono attraverso lo scambio di moneta. Anche la forza-lavoro viene retribuita con la moneta. Si crea così un circuito monetario che si sovrappone al precedente.

Non tutto il reddito percepito dalle diverse figure economiche è usato per l’acquisto di beni e servizi: una parte è solitamente accantonata per far fronte ai bisogni futuri (risparmio volontario).

Per tutti i lavoratori esistono tuttavia delle forme di risparmio obbligatorio, cioè i contributi: una parte dei loro redditi è destinata per legge agli istituti di previdenza, che ricevono i contributi previdenziali e che erogheranno ai lavoratori le pensioni, o agli istituti di assistenza, che ricevono i contributi assistenziali e che forniscono ai lavoratori e alle loro famiglie l’assistenza in caso di malattie.

Anche le imprese risparmiano. Una parte dei profitti che esse realizzano è destinata a sostituire le macchine che si sono logorate con l’uso: il loro costo viene detratto dal reddito dell’azienda (ammortamento) che in questo modo risparmia.

Sia il risparmio delle famiglie sia quello delle imprese vengono solitamente raccolti nelle banche. Queste utilizzano i capitali a loro conferiti per effettuare dei prestiti alle imprese (o alle famiglie).

In questo caso la banca funge da capitalista e il suo compenso è costituito dall’interesse che percepisce sul prestito. Il capitale proprio dell’impresa non è quasi mai sufficiente, soprattutto durante la fase dell’avviamento iniziale; le imprese utilizzano allora i prestiti a loro forniti dalle banche per effettuare degli investimenti, cioè per acquistare macchine oppure per ammodernare gli impianti.

Possiamo così completare il circuito monetario inserendo in esso anche i risparmi e gli investimenti.

La fondamentale risorsa economica: la forza-lavoro, viene scambiata nel mercato del lavoro. Non tutte le persone che popolano un paese lavorano, poiché alcune sono troppo giovani (i bambini), altre perché studiano (gli studenti), altre perché sono in pensione (gli anziani) e altre ancora perché il lavoro l’hanno perso oppure non riescono a trovarlo (i disoccupati).

Il diritto al lavoro è riconosciuto dalla nostra Costituzione, come un diritto fondamentale per tutti i cittadini.

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