Introduzione
L’idea di questa tesina nasce dall’incontro con Chris e Lauren, due miei coetanei conosciuti durante il mio viaggio di ritorno dall’Australia.
Con loro ebbi modo di approfondire le conoscenze culturali e linguistiche fatte durante il mio soggiorno in Australia. In quest’occasione, pensai per la prima volta al significato del “viaggio”, inteso non solo come “percorso turistico”, ma soprattutto come “percorso culturale”, che permette di conoscere, apprezzare e approfondire la cultura dell’altro, facendo vivere al tempo stesso un distacco da sé e dal quotidiano.
Il viaggio considerato nella sua circolarità (partenza-arrivo-ritorno), ma anche come superamento di pericoli, ostacoli e prove, costituisce un indubbio momento di crescita individuale.
Il viaggio inteso come “ricerca del nuovo”, “sfida al confronto”, “abilità al relazionarsi con il diverso da noi”, “capacità d’adattamento a situazioni diverse ed imprevedibili”, permette di vivere esperienze che fanno crescere e maturare.
In aereo con Chris e Lauren, parlammo di arte, letteratura, storia e geografia non solo italiana, ma anche europea. Fu così che venne l’idea di organizzare un viaggio culturale attraverso lo studio dei movimenti artistico-letterari della storia europea della fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, e un viaggio turistico al Vittoriale, luogo più noto come simbolo dei movimenti estetici e simbolisti vissuti da Gabriele D’Annunzio, da realizzarsi nelle prossime vacanze estive.
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…come dimensione dell’essere…
L’uomo, per sua natura, è un essere “realizzato”, in altre parole, si realizza nella sua dimensione d’uomo nella misura in cui si mette in relazione con gli altri.
Tuttavia, per far ciò si deve mettere in movimento, quindi, viaggiare.
Il viaggio è, quindi, uno strumento di realizzazione del suo essere uomo.
La vita è un viaggio verso la pienezza dell’essere……
…come dimensione storica…
Ciò spiega perché fin dall’antichità l’uomo ha avuto il bisogno di viaggiare: prima, per procurarsi il cibo, poi per commerciare i prodotti che aveva e per motivi economici, infine, per la voglia di conoscere e di esplorare luoghi nuovi e, così, incontrare altre culture.
Non sempre, però, accostarsi a nuove culture è stato un incontro. Spesso esso ha generato conflitti sfociando in vere e proprie guerre.
Gli antichi poemi greci raccontano di uomini in continuo viaggio, come Ulisse nell’Odissea ed Enea nell’Eneide.
Così, da allora fino ai giorni nostri la storia ci racconta dell’uomo nella sua dimensione di viaggiatore capace di “incontrare”, ma anche di “scontrarsi”, per il desiderio di conquista e di potere, con altri popi e culture.
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…come dimensione d’incontro tra le culture…
Il periodo storico tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 fu “un arco di tempo” caratterizzato da un viaggio culturale molto ricco e intenso per l’uomo europeo.
Percorrendo questo viaggio culturale attraverso le varie correnti di pensiero che caratterizzarono questo periodo storico, si coglie il significato profondo di quell’epoca passata alla storia col nome di “Belle Epoque”.
In modo particolare Parigi, e la Francia in genere, fu la città culturale, artistica e filosofica ricca di correnti di pensiero che presero il nome d’Impressionismo, Estetismo, Simbolismo, espressionismo, per poi arrivare al positivismo scientifico dei primi del Novecento e alla seconda rivoluzione industriale.
Inizierò, dunque, un viaggio culturale che esaminerà:
- L’Impressionismo con Claud Monet (1840–1926), cui corrispondono in campo artistico-pittorico le tendenze post-impressionistiche-simboliste di Vincent Van Gogh e Paul Gauguin.
- Il Simbolismo con Baudelaire (1821-1861) e Verlaine (1844-1896).
- L’Estetismo con la “Salomé di Moreau” (1827-1898), “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde (1854-1900), Il Piacere di D’Annunzio (1863-1938).
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Il percorso culturale
Nell’ultimo trentennio del secolo XIX Parigi consolida il proprio aspetto borghese e festoso arricchendosi di teatri, musei, ristoranti, caffè.
È in questa grande città, piena di splendori ma anche di contraddizioni e di miseria, che maturano i presupposti per la più grande novità artistica del secolo: l’Impressionismo.
È questo un movimento che nasce per unione spontanea di giovani artisti che avevano in comune una gran voglia di fare e una forte insofferenza per la pittura ufficiale del tempo e che iniziarono a riunirsi nei locali parigini del Café Guerbois.
Claud Monet
Uno degli autori simbolo dell’Impressionismo scrive:
“Niente poteva essere più interessante di quelle frequenti e lunghissime riunioni e di quei contrasti di opinione sempre animati. Essi tenevano vivo il nostro spirito e ci davano una carica di entusiasmo che ci sosteneva per settimane finché non davamo, finalmente, espressione alle idee maturate là”.
La novità dell’Impressionismo consiste nel diverso modo che l’artista ha di porsi in rapporto con la realtà esterna. Essi, infatti, si rendono conto che tutto ciò che si percepisce attraverso gli occhi continua di fatto al di là del nostro campo visivo.
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Ciò che più conta è l’impressione che un determinato stimolo esterno suscita nell’artista, il quale, partendo dalle proprie sensazioni, opera una sintesi tesa ad eliminare il superfluo per arrivare a cogliere la sostanza delle cose per ricercarne l’impressione pura.
Si ha quindi l’abolizione quasi totale del disegno e delle linee che contornano gli oggetti, e di colori forti dando invece risalto alla luce che è quella che determina in noi la percezione dei vari colori.
Nel disegno l’artista non rappresenta più la realtà ma le sensazioni che essa suscita dentro di lui.
L’Impressionismo apre la strada alla ricerca di nuove vie che vanno oltre.
È il periodo di post-impressionisti che dà origine a correnti di pensiero e forme d’arte nuove, le cui caratteristiche furono:
- Rifiuto della sola impressione visiva;
- Ricerca della solidità dell’immagine;
- Sicurezza del contorno;
- Certezza e libertà del colore.
Protagonisti più famosi di questa corrente furono i simbolisti Vincent Van Gogh (1853-1890) e Paul Gaugin (1848-1903).
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Paul Gauguin
Paul Gauguin (Parigi 1848-1903), nacque a Parigi nel 1848 e si trasferì con i genitori all’età di un anno in Perù nella lussuosa villa del suo nonno materno.
Dopo esser tornato in Francia, si sposò nel 1873 con Sophie Mette Gad, giovane donna danese, dalla quale ebbe cinque figli.
Gauguin divenne pittore quando cadde in miseria in seguito ad un crollo finanziario.
Inizialmente il suo stile era influenzato da quello di un suo amico impressionista: Pissaro.
Dopo essersi trasferito a Pont-Aven nel 1887, egli cominciò a seguire uno stile tutto suo, inventando il sintetismo, una tecnica ricca di tinte piatte contornate da un arabesco più scuro.
I due mesi che Gauguin trascorre ad Arles con Van Gogh, lo convincono a tornare a Parigi dove, desideroso di partire, vendette i suoi quadri e parte per Tahiti nel 1890; qui comincerà a dipingere con un nuovo “linguaggio espressivo”.
Nel 1893 ritorna a Parigi per “ritirare un’eredità”. Qui organizzerà una mostra, che però susciterà aspre critiche per le novità del suo linguaggio espressivo, la violenza dei colori e l’arditezza dei temi, che segnano una rottura con la sensibilità artistica del tempo.
Depresso per lo scarso successo dei suoi dipinti, Gauguin s’imbarca nuovamente per Tahiti nel 1895. Però, le sue condizioni di salute si aggravano tanto che è costretto a trascorrere lunghi periodi in ospedale.
Nel 1897, venuto a conoscenza della morte della sua figlia prediletta, si dedicò ai grandi problemi della vita e della morte realizzando il suo testamento artistico:
“Chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo?”
Questo è un quadro doloroso, in cui le divinità sono a contatto con gli uomini e le donne nelle più varie condizioni, in una sorta di “bosco sacro”.
In basso la figura di un bambino che dorme e tre donne accovacciate.
Due figure in rosso si abbracciano tra loro. Un’altra alza le mani e un giovane al centro coglie dei frutti. Due gatti, un idolo, una vecchia morente: tutti sulle rive di un fiume nel bosco. Il colore è costante: blu o verdi vari.
L’aspetto del quadro è sovrumano.
Così Gauguin abbandonò l’impressionismo, usando colori puri e non sfumati.
Le sue opere erano impregnate di simbolismo, il suo pennello espressivo.
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Le symbolisme
Le symbolisme est un mouvement artistique et littéraire qui est né en France vers 1880 et s’est exprimé jusqu’en 1900 en Europe et en Russie, jusqu’à tout le continent américain.
Il est apparu en réaction aux Naturalisme, Réalisme et Impressionnisme.
La peinture symboliste est influencée par le langage lyrique des romantiques et par la charmante mélancolique des préraphaélites, mais contrairement à ces derniers, les symbolistes ne s’inspirent pas de la nature directement, leur but est avant tout d’atteindre les vérités cachées, celles au-delà des apparences. Toute réalité qui en évoque une autre absente ou abstraite, à l’aide d’une correspondance implicite.
Le symbolisme offre à l’art des moyens d’expression autres que ceux de la simple représentation réaliste.
Il s’adresse à l’esprit, à l’imagination et non au regard.
Il vise un idéalisme à travers le symbole qui suggère une idée profonde et personnelle par similitude. Il cherche à donner la sensation, plutôt que la représentation des choses.
Il évoque un monde idéal et privilégie l’expression des états d’âme, le rêve, le mystère, décrit le monde réel en utilisant des représentations métaphoriques.
Les peintres s’inspirent des mythes antiques de la mythologie grecque, de la mythologie allemande, celtique et scandinave, des légendes, de contes de fées et de la Bible.
Ils s’interrogent sur la nature spirituelle de l’homme, sur les sciences occultes et même sur le spiritisme auquel ils s’adonnent.
Ils interprètent tout ce qui se cache derrière les apparences : l’ésotérisme, l’étrange, la magie, l’au-delà, le mysticisme, la solitude, la mort, le fantastique, l’imaginaire,
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ou encore, la névrose, le sadisme et la luxure, l’antagonisme du vice et de la vertu.
Les animaux se métamorphosent, les fleurs symbolisent le bien et le mal.
La plupart en marge de la société, laissent souvent leur imagination parler sous l’emprise de l’alcool et de la drogue.
La femme pour les symbolistes est une grande source d’inspiration.
Elle est représentée tantôt comme une ensorceleuse, enjôleuse à la beauté fatale, entraînant l’homme à la mort ou en belle captivante, angélique, pure, sacrée, vertueuse et idéalisée.
Les plus grands exposants symbolistes en littérature sont : Baudelaire et Verlaine.
Charles Baudelaire
Ce qui donne les vrais fondements du symbolisme est Charles Baudelaire (Paris 1823-1866) avec le sonnet « Correspondance », dans lequel il dit que l’homme passe à travers le monde de la nature comme dans une “forêt de symbole”, qui lui parle dans une langage confus, où les parfums, les couleurs et les sons lui répondent (synesthésie); c’est au poète l’interprétation de ses voix pour nous donner une connaissance intuitive des vérités de l’univers.
Avec « Les Fleures du Mal » du 1857, Baudelaire a ouvert une nouvelle saison dans l’histoire de la lyrique et poésie occidentale.
Dans la dernière édition de 1861, « Les Fleures du Mal » comprennent 126 poésies partagées en six sections que montrent le parcours avec lequel l’homme cherche de fuir du mal, mais en arrivant à une inévitable faillite.
Dans ce poème on peut trouver une série de quatre poésies intitulées « Spleen », terme anglais pour indiquer mélancolie, dégoût, et lassitude.
Dan la dernière poésie, que je vous présente ici, la poésie exprime la personnification des sentiments d’angoisse, qui créent une atmosphère hallucinante et catastrophe.
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Spleen
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercles
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits ;
Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris ;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D’une vaste prison imite les barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.
Et de long corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme ; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
Le signifié de ça poésie et en particulier l’affreux hurlement lancé par des cloches qui fait penser au geindre opiniâtrement des esprits errants
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et sans patrie, nous anticipe l’expressionnisme artistique de Edvard Munch.
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Ce hurlement nous rappelle déjà l’œuvre, la plus célèbre de Munch : L’urlo
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Paul Verlaine
Un autre poète célèbre dans la littérature symboliste est Paul Verlaine (1844-1896).
Il se transférera à Paris après la mort de son père.
Il est le premier et vrai poète symboliste. On peut voir ça de sa première œuvre : « Poèmes Saturniennes (1866), qui comprennent déjà des représentations sur la décision d’éloigner les sensations, le rêve et l’évasion à part le referment au planète de la mélancolie : Saturne.
Verlaine a expliqué mieux sa poétique dans le poème contenu dans la récolte « Jadis et Naquere » (1884) - Art poétique, dans laquelle il affirme que la poésie est musique. Pour ça motivation il a choisi le vers de syllabe impair, la rime simple, l’assonance et un nouveau rythme léger, qui donne espace au rêve.
Elle a été composée à partir du 1874, elle fut considérée comme un manifeste symboliste.
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Art poétique
De la musique avant toute chose,
Et pour cela préfère l’impair,
Plus vague et plus soluble dans l’air,
Sans rien en lui qui pèse ou qui pose.
Il faut aussi que tu n’ailles point
Choisir des mots sans quelques méprise:
Rien de plus cher que la chanson grise
Où l’indécis au Précis se joint.
C’est de beaux yeux derrière des voiles,
C’est le grandi jour tremblant de midi,
C’est, par un ciel d’automne attiédi, le bleu fouillis des claires étoiles!
Car nous voulons la Nuance encor,
Pas la couleur, rien que la nuance!
Oh ! la nuance seule fiance
Le rêve et la flûte au cor!
Fuis du plus loin la point assassine
L’Esprit cruel et le Rire impur,
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Qui font pleurer les yeux de l’Azur,
Et tout cet ail de basse cuisine!
Prends l’éloquence et tords-lui son cou!
Tu feras bien, en train d’énergie,
De rendre un peu la Rime assagie.
Si l’on n’y veille, elle ira jusqu’où?
O qui dira les torts de la Rime?
Quel enfant sourd ou quel nègre fou
Nous a forgé ce bijou d’un sou
Qui sonne creux et faux sous la lime?
De la musique encore et toujours!
Que ton verses soit la chose envolée
Qu’on sent qui fuit d’une âme en allée
Vers d’autres cieux à d’autres amours.
Que ton vers soit la bonne aventure
Eparse au vent crispé du matin
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