ITI - LS
Istituto tecnico industriale
Liceo scientifico tecnologico - liceo scientifico tecnico
Ambientale
“Francesco Giordani”
Via Laviano - 81100 Caserta
“Il progresso tra la fine dell’800 e gli inizi del 900”
Dalla tecnica alla letteratura
Costruzione aeronautica V Aca
Barbato Antonio
Il progresso tra la fine dell’800 e inizi 900
Ciclo Otto
Motore a liquidi
Controlli non distruttivi
Combustione
Potenza interna
Motoelica
Crisi di Wall Street
Genesi del conflitto mondiale
New Deal
Autonomie orarie e chilometrica
Regole di derivazione
Derivate
Ermetismo
Eugenio Montale
Teorema di Rolle
Ho sceso dandoti il braccio
Cigola la carrucola nel pozzo
Meriggiare pallido e assorto
ITI - LS
Sommario
- Mappa concettuale pag. 1
- 1. La genesi del conflitto mondiale pag. 4-5-6
- 2. La crisi di Wall Street pag. 7
- 3. New Deal pag. 8
- 4. Ermetismo pag. 9-10
- 5. Eugenio Montale pag. 11-12-13
- 6. Cigola la carrucola del pozzo pag. 14-15
- 7. Ho sceso dandoti il braccio pag. 16-17
- 8. Meriggiare pallido e assorto pag. 18-19
- 9. Motori a combustione interna pag. 20 a 23
- 10. Ciclo Otto pag. 23 a 26
- 11. La potenza pag. 26-27
- 12. Motoelica pag. 27-28
- 13. Elica pag. 29 a 31
- 14. Stati funzionamento elica pag. 32 a 37
Pag. 2
- 15. Potenza necessaria in funzione della velocità pag. 38-39
- 16. Autonomie orarie e chilometrica: formule di Breguet per il motoelica pag. 39-40-41
- 17. Derivate pag. 42
- 18. Regole di derivazione pag. 43
- 19. Teorema di Rolle pag. 43-44
- 20. Controlli non distruttivi pag. 45
- 21. Liquidi penetranti pag. 45 a 52
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La genesi del conflitto mondiale
La prima guerra mondiale fu un momento cruciale per la riorganizzazione geopolitica dell’Europa. Il conflitto concluse un’epoca e molti popoli europei che vivevano in imperi multinazionali ottennero l’indipendenza.
Possiamo suddividere la guerra in due momenti fondamentali:
- L’equilibrio politico costruito nel 1815 dal Congresso di Vienna resse per un secolo. Si realizzò un sistema di equilibri politici essenzialmente stabile, accogliendo i nuovi Stati al suo interno.
- Nel 1920 l’assetto geopolitico appariva completamente rivoluzionato: scomparirono gli imperi multinazionali dell’Europa centro-orientale, i quali diedero vita a una miriade di Stati indipendenti.
L’Italia portò a compimento l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste e i vecchi equilibri europei furono radicalmente stravolti da una nuova potenza mondiale, gli Stati Uniti.
La politica della Germania si proponeva piuttosto aggressiva. La politica di espansione coloniale tedesca e il potenziamento dell’esercito della marina preoccupavano la Gran Bretagna e la Francia.
Tale preoccupazione diede la possibilità ai due paesi di firmare nell’aprile del 1904 Entente Cordiale (intesa cordiale). Con tale accordo la Francia riconosceva il controllo britannico sull’Egitto e la Gran Bretagna acconsentiva all’espansione francese nel Marocco ancora indipendente.
La Germania, essendo interessata al territorio marocchino, assunse un atteggiamento fortemente aggressivo, scatenando così la prima crisi marocchina.
Si arrivò così alla conferenza di Algeciras. La Germania poteva contare su un poco convinto sostegno austriaco, mentre le ragioni della Francia erano sostenute dall’Inghilterra, dalla Russia, dall’Italia e dalla Spagna. La Francia ottenne così una sorta di protettorato sul Marocco e la diplomazia tedesca fu clamorosamente sconfitta.
Si costituì così la Triplice Intesa fra Russia, Francia e Gran Bretagna, che si contrapponeva alla Triplice Alleanza.
L’inizio dell’occupazione francese sul territorio marocchino non passò inosservato. La Germania nel 1911 gettò l’ancora nella rada di Agadir, scatenando così la seconda crisi marocchina.
La Gran Bretagna reagì con determinazione, dichiarando ufficialmente la propria intenzione di aprire un conflitto militare con la Germania.
Le tensioni internazionali erano giunte ormai all’apice, tanto che la crescita delle spese militari divenne fattore fondamentale dell’economia dei paesi.
Il 28 giugno del 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie furono uccisi in un attentato.
L’assassinio fece precipitare la situazione internazionale e immediatamente l’Austria lanciò un duro ultimatum al governo serbo.
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La Serbia respinse l’ultimatum e il 28 luglio l’Austria le dichiarò guerra. A questo punto scattarono i sistemi di alleanze internazionali e la situazione precipitò.
L’Italia inizialmente decise di rimanere neutrale, tirandosi fuori dal conflitto. Il conflitto era ormai iniziato e per la prima volta tutte le grandi potenze europee erano coinvolte.
Lo scoppio delle ostilità ebbe come primo effetto la coesione del fronte interno ai diversi Paesi. La difesa della patria divenne valore fondamentale condiviso da tutti i componenti sociali.
La guerra iniziò come guerra di movimento, secondo piani strategici già da tempo preparati.
Le operazioni militari furono condotte su tre fronti: l’Austria – Ungheria invase la Serbia; la Russia avanzò in Prussia e in Galizia; la Germania attaccò la Francia.
La situazione appariva compromessa e il governo francese evacuò la capitale il 3 settembre, trasferendosi nella più sicura Bordeaux.
Fra il 6 e il 12 settembre 1914, sul fiume Marna, l’esercito francese riuscì però a fermare l’avanzata. Cominciò così una lunga e dispendiosa guerra di trincea detta anche guerra di posizione, che immobilizzò gli eserciti per molto tempo.
Evento fondamentale che diede un grande scossone alla situazione internazionale fu l’entrata del Giappone in guerra a fianco dell’Intesa. Il 1 novembre la Turchia si schierò con la Triplice Alleanza.
Nel 1914 la situazione italiana rimase invariata, il paese decise di non entrare in guerra e il presidente del Consiglio Antonio Salandra analizzò attentamente la situazione internazionale.
L’Italia aveva tre possibilità di fronte al conflitto: restare neutrale, rispettare la Triplice Alleanza e intervenire a fianco degli imperi centrali oppure cambiare campo e passare con l’Intesa.
Il paese si spaccò trasversalmente fra interventisti e neutralisti.
Il governo inizialmente avviò consultazioni con la Triplice Alleanza, ma Salandra e il ministro degli Esteri Sonnino condussero consultazioni segrete con l’Intesa, di cui nemmeno il Parlamento era al corrente.
Successivamente nel 1915 fu firmato il patto di Londra, con cui l’Italia si impegnava ad entrare in guerra con l’Intesa.
Gli interventisti che erano a favore della guerra organizzarono numerose manifestazioni per l’intervento del paese, generando forti disagi.
La mossa fu decisiva: il 24 maggio 1915 l’Italia entrava a fianco dell’Intesa contro l’Austria.
E il paese presentava il proprio esercito impreparato e inadeguato per sostenere un conflitto di lunga durata.
Il bilancio del primo anno di guerra poteva dirsi decisamente favorevole per le forze degli imperi centrali e la guerra si prospettava lunga e difficile.
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Nel 1915 la Gran Bretagna impose il blocco navale contro le navi della Germania per impedirgli i rifornimenti. La Germania reagì iniziando una spietata guerra sottomarina, che portò però al coinvolgimento degli Stati Uniti nel 1917.
Nel 1916 il governo Salandra fu costretto alle dimissioni e venne formato un ministero nazionale presieduto da Paolo Boselli; con tale prospettiva l’Italia dichiarò guerra alla Germania il 26 agosto.
Il 1917 fu l’anno decisivo della guerra.
In Russia il governo di Kerenskij fu travolto dall’insurrezione bolscevica del partito di Lenin, che realizzò il primo governo di ispirazione marxista e successivamente lo stesso Lenin firmò una pace umiliante senza condizioni.
Il 6 aprile del 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania e con essa scatenò una guerra sottomarina senza frontiere, giustificandola come intervento essenziale per la protezione dell’ideologia americana.
In Italia ci fu un altro evento capitale nel 1917, quando si scatenava la grande offensiva degli austro – tedeschi.
Le linee italiane vennero sfondate a Caporetto, ma il 30 ottobre il governo fu sostituito da un gabinetto presieduto da Vittorio Emanuele Orlando e il comando supremo venne affidato al generale Armando Diaz.
Ormai la Germania aveva consolidato le proprie posizioni e decise di scatenare nel 1918 cinque massicce offensive, che non ebbero i risultati sperati.
Il fallimento tedesco segnava di fatto l’inevitabile sconfitta della Germania e il 3 ottobre chiese l’armistizio agli Stati Uniti.
Il 28 ottobre il Parlamento tedesco approvò una riforma costituzionale, e anche l’Austria successivamente si trasformò in una repubblica.
Il 18 gennaio 1919 si aprirono a Parigi i lavori della conferenza di pace.
La guerra era ormai conclusa e l’Italia ottenne meno di quanto era stato stabilito con il patto di Londra. I gruppi nazionalisti italiani rimasero delusi dai risultati della conferenza di pace, definendola “vittoria mutilata”.
Il bilancio della guerra fu per alcuni paesi devastante.
La Germania era umiliata territorialmente e gravata di riparazioni pesantissime e gli italiani si sentivano defraudati nelle ambizioni imperialistiche.
Il 28 aprile 1919 venne varata la Società delle Nazioni con lo scopo di rendere possibile la cooperazione tra nazioni e stabilire relazioni internazionali pacifiche, ma questo organismo nacque purtroppo debole.
Il numero di morti fu più di 8 milioni e pesantissimo fu l’effetto dell’epidemia di influenza nota come “spagnola”, che colpì l’Europa a partire dal 1918.
I reduci del conflitto tornarono a casa trovando spesso un panorama sociale e produttivo fortemente mutato.
La guerra era stata fonte di deflagrazione sociale senza confronti e le trasformazioni prodotte avrebbero causato cambiamenti irreversibili degli usi, dei costumi, dell’organizzazione della società.
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Il crollo di Wall Street e la crisi economica
Dopo la crisi generale del 1921, i primi segni di ripresa giunsero da oltre oceano: gli Stati Uniti erano l’unica potenza economica che già nel 1922 aveva aumentato la propria produttività grazie alla guerra.
Le società finanziarie statunitensi colsero l’occasione per investire in Europa.
Contemporaneamente i prodotti manifatturieri americani erano esportati in Europa, dove la produzione stentava a riprendersi.
Alla fine della guerra il debito di Francia, Inghilterra e Italia ammontava a 10 miliardi di dollari.
La pressione americana per la riscossione produsse, in questi tre Paesi, la conseguente richiesta di accelerare il pagamento dei danni alla Germania.
Negli Stati Uniti, grazie agli investimenti in Europa, la crescita della produzione fu inarrestabile, tanto che nel 1927 era salita di oltre il 50% rispetto al 1914.
Dopo la guerra agli USA era stato affidato il compito della stabilizzazione monetaria internazionale.
La guerra aveva infatti prodotto nei principali Paesi una straordinaria emissione di cartamoneta per la spesa bellica.
La quantità di banconote emesse dalle banche centrali dei principali Stati europei era quasi triplicata.
Alla fine del 1919 le valute europee risultavano deprezzate rispetto al dollaro, producendo gravi fenomeni inflattivi.
A Wall Street dominava una logica affaristica molto diversa da quella della City, il che rendeva i flussi borsistici pericolosamente inaffidabili.
Alla copertura in oro veniva affiancata quella in dollari o in sterline, per cui anche a tali valute poteva far riferimento l’emissione monetaria.
Tale sistema venne denominato Gold Exchange Standard.
La fine degli anni Venti sembrò portare un certo ottimismo sui mercati internazionali. Negli Stati Uniti la ricchezza dall’espansione economica non si distribuì equamente; contemporaneamente però si rafforzava l’idea del sistema del libero mercato e del liberismo economico, i consumi vennero alimentati da un forte ricorso al credito. Gli industriali e gli agricoltori ricevettero somme considerevoli dalle banche. Mutui e pagamenti rateali divennero una consolidata abitudine nel Paese. Ciò accentuò il solco fra ricchi e poveri, producendo un progressivo calo delle esportazioni verso l’Europa.
All’indebitamento delle classi medio-basse corrispondeva un’illimitata fiducia nell’investimento nei mercati azionari. Le quotazioni delle azioni borsistiche registrarono un incremento esponenziale, anche le piccole e medie imprese preferirono investire in titoli che nella produzione. Tale sistema diede il via a una serie di interventi speculativi facilitati dall’assenza di un controllo legislativo, finché nell’autunno del 1929 la Federal Reserve decise un tardivo rialzo al 6% del tasso di sconto.
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Nello stesso anno la Banca d’Inghilterra aveva aumentato il costo del denaro per far fronte alla debolezza della moneta e per consentire l’afflusso di capitali dall’estero.
Fra il 24 e il 19 ottobre del 1929 la borsa di Wall Street registrò un impressionante crollo dei titoli dei principali gruppi finanziari e industriali. Era in atto il più grande crollo borsistico della storia dell’economia capitalistica, che generò una crisi economica gigantesca con conseguenze pesantissime, ma a livello mondiale. Le aziende fallirono e licenziarono; e fallirono anche le banche.
Il presidente Herbert Clark Hoover rassicurò il Paese affermando che la crisi era stata un incidente tecnico.
La crisi invece si rivelò lunga e profonda; coinvolse ampi settori economici nazionali e internazionali con fenomeni a catena mai registrati su così vaste proporzioni. Tra il 1929 e il 1932 nel mondo occidentale vennero persi circa 30 milioni di posti di lavoro. Qui il crollo borsistico produsse il rientro degli investimenti dall’estero.
La crisi produsse ovunque conseguenze non solo economiche, ma anche psicologiche e politiche, accentuando la fragilità di alcuni sistemi politici e portando sfiducia in un sistema economico.
La recessione economica produsse ovunque strategie protezionistiche, per assicurare alle industrie nazionali un mercato interno protetto e regolato.
La reazione degli USA alla crisi: Roosevelt e il New Deal
Le misure anticrisi si orientarono secondo due indirizzi differenti. La Gran Bretagna organizzò una politica di difesa del valore della sterlina.
Diverso fu il caso americano. Negli Stati Uniti la depressione economica raggiunse il culmine fra la fine del 1931.
Nel 1932 venne eletto presidente il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt.
Egli propose un programma completo e organico per risolvere la crisi, che chiamò “New Deal”.
Gli interventi statali furono pianificati da Roosevelt con grande impegno allo scopo di far ripartire la produzione. Il Governo federale commissionò opere pubbliche che permettevano di assumere disoccupati e di indurre le aziende private a riprendere l’attività. L’investimento più imponente si realizzò tramite la Tennessee Valley Authority, un ente istituito per gestire la bonifica della valle del Tennessee.
Accanto agli investimenti il New Deal prevedeva la ristrutturazione del sistema finanziario. Il governo creò delle commissioni di controllo sulle attività degli istituti di credito, al fine di tutelare i depositi bancari e impedire speculazioni azzardate.
Gli effetti degli interventi di Roosevelt iniziarono a farsi sentire dal 1933, ma gli USA superarono definitivamente i traumi della crisi solo dopo il 1940.
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Ermetismo
La principale corrente italiana del periodo tra le due guerre fu l’ermetismo.
Questo termine fa riferimento alla figura magico-mistica di Ermete Trismegisto, al quale erano stati attribuiti testi misterici e spirituali del II-III secolo avanti Cristo, ispirandosi all’antica sapienza egizia, celata nell’enigmatico linguaggio dei geroglifici, ma si pensa anche che derivi dal dio greco Ermes, dio dei misteri, proprio per sottolineare la difficoltà di comprensione di questo genere di poesia.
Tale corrente poetica è stata considerata oscura e a volte persino ambigua e misteriosa, definita ermetica appunto.
Essa fu caratterizzata dai seguenti aspetti:
- Versi brevi e spezzati
- Lessico ricco di vocaboli semplici
- Abolizione della punteggiatura
- Rilievo conferito alla parola attraverso l’uso degli spazi bianchi
- Frequente ricorso all’analogia e al simbolo come mezzi per cogliere significati misteriosi e segreti all’approccio razionale.
Si è soliti prendere come punto di riferimento per la nascita dell’Ermetismo la pubblicazione della raccolta di Giuseppe Ungaretti, con la pubblicazione dell’opera nel 1916 del “Il porto sepolto”.
Evidenti sono le caratteristiche che accomunano tutti i poeti ermetici come: il dolore intimo dell’uomo, la difficoltà del vivere, la solitudine dell’individuo e l’uso di forme non descrittive ma allusive.
Attraverso la tecnica dell’analogia Ungaretti fece della parola uno strumento capace di raggiungere le radici più profonde e misteriose dell’essere, basandosi fondamentalmente sulla poesia basata sull’essenzialità.
Tra le voci più importanti dell’Ermetismo ricordiamo Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale.
Per Salvatore Quasimodo l’Ermetismo fu solo una delle scelte stilistiche della sua poesia.
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