Luigi Esposito - 2013/2014 Storia
Inglese: Italiano:
La crisi del ’29
Britain since 1930 e Italo Svevo
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Economia aziendale
Diritto: Wall Street
Il crollo del sistema di pianificazione e controllo
Corte costituzionale
Geografia: matematica
Indici borsistici
Scienze finanze: ricerca
Finanza neutrale e operativa
Finanza funzionale
- Il ruolo dello Stato in economia - !
La crisi del ’29: dagli USA al mondo
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Il mondo produttivo statunitense si rese protagonista tra il 1925 e il 1929 di una gara alla produzione agricola e industriale che coinvolse anche le banche e finì per creare un giro di prestiti e speculazioni di enormi dimensioni.
Le banche indussero sempre più le imprese a impiegare i crediti in speculazioni finanziarie, così come fecero anche i piccoli risparmiatori; si diffuse infatti una specie di “febbre speculativa”, cioè molti impiegavano il loro denaro in titoli quotati in borsa.
L’ottimismo faceva però dimenticare che l’equilibrio economico è fondato sul rapporto fra domanda e offerta, infatti questo equilibrio venne meno nell’ultima parte del decennio a causa di tre fattori fondamentali:
- La ripresa delle economie europee che ridusse gli spazi per le merci americane.
- Le politiche protezionistiche degli Stati Uniti che riduceva le possibilità di accedere ai mercati esteri.
- Le politiche di austerità e deflazione* per rafforzare la moneta nazionale.
Il mercato internazionale diventò fragile e tutto questo portò anche a una crisi di sovrapproduzione nata dall’economia statunitense colpita dalla diminuzione delle esportazioni, enormi quantità di prodotti restavano invendute, i prezzi quindi diminuirono drasticamente e numerose fabbriche furono costrette a chiudere.
Alla crisi industriale si unì il crollo del mondo finanziario, nel 1929 i titoli raggiunsero le massime quotazioni e quindi gli speculatori ritennero che fosse il momento giusto di vendere le azioni, ma la corsa alla vendita fece crollare il valore dei titoli: così il 24 ottobre 1929 si ebbe il crollo della borsa di Wall Street.
La crisi azionaria causò inevitabilmente la chiusura di molte imprese e la crisi, da economica, divenne anche sociale: circa 15 milioni di persone persero il lavoro.
Il fallimento di migliaia di banche distrusse i risparmi della classe !
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*Deflazione: è una diminuzione!
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del livello generale dei prezzi
media, generando una massa di disperati ridotti alla fame; ai “ruggenti” anni Venti seguiva così un decennio di “grande depressione”.
La catastrofe economica degli Stati Uniti si propagò dando inizio a una crisi mondiale. In Europa ci fu infatti una brusca frenata della produzione e l’aumento della disoccupazione, ma il crack di Wall Street ebbe conseguenze particolarmente catastrofiche in Germania, la cui economia era dipendente da quella statunitense e in Gran Bretagna che ebbe una flessione della produzione del 30% in soli due anni.
La crisi si fece sentire anche in Italia danneggiando pesantemente gli agricoltori, che videro crollare i prezzi dei loro prodotti; altrettanto critica era la situazione del settore industriale che causò il progressivo aumento della disoccupazione.
Il 1929 non fu comunque un anno disastroso per tutti, alcuni industriali approfittando della politica protezionistica del governo fascista e dai bassi salari riuscirono ad accaparrarsi ampi mercati.
Negli Stati Uniti la reazione alla crisi si ebbe con Franklin Delano Roosevelt che elaborò un piano chiamato New Deal (Nuovo Corso) in base al quale si abbandonò la concezione di Stato come realtà staccata dal mondo della produzione.
Roosevelt era convinto di porre dei limiti all’eccessiva libertà concessa dai governi liberisti, sfociata poi nella crisi del ’29, in New Deal si avvicinava quindi a un’“economia guidata” basata su un energico intervento dello Stato.
Roosevelt sosteneva che un’inflazione controllata avrebbe garantito maggiori risultati poiché una maggiore quantità di moneta avrebbe favorito l’incremento degli investimenti. !
Basandosi su questo presupposto operò a livello di politica monetaria: svalutando il dollaro del 40%, rialzando i prezzi, immettendo cartamoneta e introducendo il controllo dello Stato sul sistema bancario, sulle Borse e sul mercato azionario.
Roosevelt intervenne anche sulla politica sociale con la difesa dei salari minimi, dei contratti di lavoro e la presenza dei sindacati nelle aziende; egli realizzò anche una serie di lavori pubblici per risollevare aziende in crisi con capitali statali e combattere la disoccupazione, nel 1933 varò anche un piano di aiuti all’agricoltura.
Roosevelt si procurò i mezzi finanziari necessari attraverso una rigida politica fiscale verso i ceti più abbienti, riuscì quindi a condurre con risultati positivi la battaglia in favore di un intervento del potere pubblico negli affari privati.
La “grande depressione” poteva considerarsi superata intorno al 1936, anno in cui Roosevelt fu eletto per la seconda volta e poté procedere al consolidamento della propria azione di governo sostenuto da John Maynard Keynes.!
Malgrado la profonda azione di Roosevelt, alla fine degli anni Trenta gli Stati Uniti non erano tornati ai livelli precedenti al crollo di Wall Street, l’impulso decisivo si avrà soltanto dalle commesse militari, con lo scoppio della seconda guerra mondiale.
La crisi economica del 2008 ha avviato molte riflessioni sulle analogie con quanto accaduto nel 1929, innanzitutto c’è la lunga espansione finanziaria che ha preceduto la crisi in entrambi i casi, inoltre ai giorni nostri, così come negli anni Venti sono stati creati molti strumenti finanziari nuovi e diretti alla speculazione mentre il controllo da parte delle autorità pubbliche era scarso o assente.
In entrambi i casi si è assistito a un calo o addirittura a un blocco della produzione, causato da una riduzione della domanda e, naturalmente, l’altro dato comune è l’aumento dei tassi di disoccupazione.
Un’altra similitudine è che gli anni precedenti le entrambe crisi, sono stati caratterizzati da una forte concentrazione della ricchezza, aumentando le distanze sociali, così come è comune alle due crisi lo sfondo culturale di stampo liberista, dato che sia nel 1929 che nel 2008, è stata fortissima l’idea che lo Stato non dovesse intervenire nella sfera economica.!
Il romanzo della crisi
Una nuova voce per il disagio dell’uomo contemporaneo
Negli ultimi anni dell’800 l’ottimismo positivista entrò in crisi a causa della nascita delle nuove teorie scientifiche di Nietzsche, Freud, Bergson e Einstein. Il decadentismo estetizzante opponeva all’oggettività del romanzo naturalista, l’eccezionalità del singolo individuo spinto dal desiderio di soddisfare le proprie aspirazioni.
Questa figura prese varie forme (l’esteta, il dandy, il superuomo) che erano espressione di un disagio esistenziale, al quale diedero voce alcuni narratori importanti del primo ’900 contribuendo alla nascita del romanzo europeo detto romanzo della crisi.
Le caratteristiche più significative di questa nuova narrativa sono:
- La concentrazione su un solo personaggio visto in chiave antieroica.
- La rinuncia delle descrizioni dettagliate degli ambienti sociali.
- Un tempo del racconto fortemente deformato.
- Un intreccio debole.
- L’uso frequente del narratore in prima persona.
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I principali autori del romanzo della crisi
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I sintomi della crisi del romanzo realista risultano evidenti fin dagli ultimi anni dell’Ottocento nei grandi romanzi del britannico Joseph Conrad oppure nella narrativa tedesca di Thomas Mann, in Italia invece le esperienze più innovative sul piano narrativo sono quelle di Luigi Pirandello (nelle cui opere nascono l’alienazione, l’incomunicabilità e la solitudine dell’uomo) e di Italo Svevo.
Italo Svevo nasce a Trieste da padre di origine austriaca e madre italiana, è stato quindi influenzato sia dalla cultura italiana che da quella tedesca, il suo vero nome è Ettore Schmitz, (mentre il suo pseudonimo indica proprio l’appartenenza ai 2 paesi)."
L’origine è fondamentale per capire gli influssi che la cultura europea ha avuto su di lui, sa parlare sia italiano che tedesco ma conosce anche altre lingue."
È proprietario di una piccola industria, quando torna dopo essere stato al college, l’industria fallisce e lui è costretto a lavorare in una filiale bancaria scrivendo alcuni articoli su giornali, ma la sua passione è sempre scrivere romanzi.
Sarà molto influenzato dalle teorie marxiste e dalle teorie di Darwin, nel 1899 Italo Svevo diventa il direttore della fabbrica del suocero, si troverà spesso a viaggiare, ed in uno di questi viaggi incontrerà James Joyce al quale farà leggere la Coscienza di Zeno, Montale farà un bella recensione di questo testo che finirà per diventare importante.
Svevo anche se inizialmente scettico verso la psicoanalisi, la approfondirà. Vorrebbe scrivere il continuo della Coscienza di Zeno (Il vegliardo), ma morirà in un incidente stradale.
Tra le sue maggiori opere troviamo Una vita nella quale Svevo narra la vicenda di un giovane che dalla campagna va in città per lavorare nella banca del signor Maller, ma non riesce ad adattarsi alla ripetitiva vita impiegatizia e nutre anche un forte sentimento di superiorità intellettuale verso i colleghi quindi si immerge nella passione letteraria, che lo accomuna a Annetta, figlia del suo principale. I due iniziano a frequentarsi ma la loro differente condizione sociale rende la relazione difficile, quando Annetta voleva rivelare tutto al padre il giovane progetta di andare nel suo paese natale, la domestica gli consiglia di non partire ma lui si convince eroicamente di voler rinunciare comunque a Annetta; quando torna a casa trova sua madre gravemente malata, che assisterà fino alla morte.
Al suo rientro in città Annetta si era sposata con il cugino Macario ed era stato declassato agli uffici di contabilità, chiede un colloquio ad Annetta ma lì si presenterà il fratello di lei, il quale lo sfida a duello, lui convinto di uscirne sconfitto e di non poter riconquistare né l’amore di Annetta e né la stima dei colleghi, si suicida.
In questo romanzo si avverte l’influsso del romanzo realista e naturalista francese, inoltre troviamo la figura dell’inetto, cioè di un perdente incapace di cogliere le occasioni che la vita gli offre.
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Introduzione Dalla crisi del 1929 a quella del 2008, tesina
Questa tesina descrive le crisi economiche, con particolare accenno alla crisi del 1929 e alla crisi del 2008. La tesina permette i seguenti collegamenti: in Italiano Italo Svevo ed il romanzo della crisi, in Storia la crisi del '29: dagli USA al mondo, in Inglese The great crash and Britain since 1930s, in Diritto la Corte costituzionale, in Scienze delle Finanze Finanza neutrale e Finanza funzionale: il ruolo dello Stato in economia, in Geografia gli indici borsistici, in Matematica la ricerca operativa e in Economia aziendale il sistema di pianificazione e controllo + grafico di redditività.
Collegamenti
Dalla crisi del 1929 a quella del 2008, tesina
- Italiano - Italo Svevo ed il romanzo della crisi.
- Storia - La crisi del '29: dagli USA al mondo.
- Inglese - The great crash and Britain since 1930s.
- Diritto - Corte costituzionale.
- Scienze delle Finanze - Finanza neutrale e Finanza funzionale: il ruolo dello Stato in economia.
- Geografia - Gli indici borsistici.
- Matematica - La ricerca operativa.
- Economia aziendale - Il sistema di pianificazione e controllo + grafico di redditività.