Istituto tecnico commerciale
“Giovanni Calò”
Esami di Stato A.S. 2012-2013
La grande crisi economica
“
Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni perché porta progressi.” Albert Einstein
Candidata: Vecchio Noemi. Classe: V B IGEA.
Percorso d’esame
Storia:
- La grande crisi economica del 1929;
- Le misure anticrisi;
- Brevi cenni sulla crisi attuale;
- Differenze sostanziali fra la crisi del 1929 e quella attuale.
Scienza delle Finanze:
- Il modello Keynesiano;
- La spesa pubblica;
- L’aumento della spesa pubblica.
Economia aziendale:
- Sistema produttivo e imprese industriali.
Geografia:
- Localizzazione e delocalizzazione delle imprese industriali;
- La globalizzazione.
Matematica:
- Configurazioni del mercato.
Français:
- La Grande Dépression en France;
- Les banques;
Diritto:
- Il Governo;
Italiano:
- Italo Svevo;
- La fisionomia intellettuale di Svevo;
- Cultura, pensiero e tema dominante;
- Riflessioni sulla coscienza di Zeno e trama.
Storia:
- La grande crisi economica del 1929;
- Le misure anticrisi;
- Brevi cenni sulla crisi attuale;
- Differenze sostanziali fra la crisi del 1929 e quella attuale.
La grande crisi economica del 1929
La grande crisi economica del 1929 ebbe inizio negli Stati Uniti, si diffuse in tutti i Paesi capitalisti e, attraverso fasi di diversa intensità, si protrasse fino all’inizio della seconda guerra mondiale.
Nell’immediato dopoguerra l’economia statunitense, stimolata dalla domanda che veniva dall’Europa per le necessità della ricostruzione, ebbe un forte incremento, ma nel biennio 1920-21 seguì una fase di recessione, determinata soprattutto dal fatto che, colmati i più gravi guasti della guerra, la domanda europea era bruscamente diminuita.
La ripresa fu però rapida e imponente: dal 1922 al 1929 la produzione industriale statunitense, già assai elevata di partenza aumentò del 64%, la produttività del lavoro del 43%, i profitti del 76% e i salari del 30%. La forte differenza tra l’aumento dei profitti e della produzione con quello dei salari creò un evidente squilibrio nella distribuzione dei redditi, che i sindacati americani non riuscirono ad equilibrare, poiché indeboliti.
A questi squilibri si aggiunse un fattore psicologico trainante: la convinzione che fosse possibile un arricchimento facile, ovviamente non legato al lavoro o alla produzione, ma che provenisse da audaci attività speculative.
Fu così che le quotazioni delle azioni borsistiche registrarono un incremento esponenziale favorito dalla facilità con cui le banche concedevano crediti a chi volesse investire. Anche piccole e medie imprese, piuttosto che affrontare spese per ottimizzare la produzione, preferivano investire in titoli.
Presero il via così una serie di interventi speculativi, facilitati dall’assenza di un controllo legislativo che disciplinasse il sistema del mercato azionario.
Il 29 ottobre del 1929, noto come Black Tuesday, la Borsa di Wall Street registrò un impressionante crollo dei titoli dei principali gruppi finanziari e industriali. Era in atto il più grave crollo borsistico della storia dell’economia capitalistica, che generò una crisi gigantesca, con conseguenze di portata mondiale.
Ovunque si ebbe un peggioramento del tenore di vita medio.
La spirale della crisi portò con sé una disoccupazione di massa senza precedenti dal momento che aziende e industrie fallirono e licenziarono.
Ma la crisi, oltre che borsistica, industriale, agricola e commerciale, fu anche una crisi bancaria: infatti fallirono molte banche poiché non poterono più riscuotere i crediti.
Gli Stati Uniti inizialmente sottovalutarono la crisi. Il presidente Herbert Clark Hoover rassicurò il Paese affermando che la crisi era stata un incidente tecnico, dovuto alla sopravvalutazione dei titoli e a un eccesso di speculazione finanziaria, e sostenne che il sistema economico si sarebbe riassestato in tempi brevi.
Il crollo borsistico produsse il rientro degli investimenti dall’estero e l’azzeramento dei depositi bancari.
La crisi si rivelò lunga e profonda, e produsse ovunque conseguenze non solo economiche ma anche psicologiche e politiche.
Le misure anticrisi
La recessione economica produsse ovunque politiche protezionistiche, per assicurare alle industrie nazionali un mercato interno protetto e regolato.
Negli Stati Uniti la depressione economica raggiunse il culmine fra la fine del 1931 e i primi mesi del 1932. Il governo repubblicano non era riuscito ad affrontare l’emergenza e nelle elezioni presidenziali del novembre del 1932 venne eletto presidente il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt. Egli propose un programma completo e organico per risolvere la crisi che chiamò New Deal (nuovo corso) per sottolineare il carattere innovativo della sua politica.
Gli interventi di Roosevelt in economia si ispiravano alle teorie dell’economista inglese John Maynard Keynes, il quale riteneva necessario l’intervento dello Stato in caso di stagnazioni o recessioni, per sostenere gli investimenti, i salari e quindi la domanda.
Gli interventi statali furono pianificati da Roosevelt con grande impegno allo scopo di far ripartire la produzione. Il governo commissionò opere pubbliche che permettevano di assumere disoccupati e di indurre le aziende private a riprendere l’attività.
Riducendo il numero di disoccupati si sarebbero stimolati i consumi e il mercato sarebbe stato in grado di avviare la ripresa produttiva.
Il governo creò poi delle commissioni di controllo sulle attività degli istituti di credito, al fine di tutelare i depositi bancari e impedire speculazioni azzardate. Inoltre si curò di vigilare sulla Borsa per tutelare gli investimenti dei piccoli risparmiatori. Infine svalutò il dollaro sui mercati internazionali per incoraggiare le esportazioni.
La ridistribuzione dei redditi, che era nei programmi di Roosevelt, fu effettivamente conseguita in misura notevole.
Il New Deal, infine, allargò e tutelò le libertà sindacali e consolidò le libertà politiche.
Gli effetti degli interventi di Roosevelt iniziarono a farsi sentire dal 1933, ma gli USA superarono definitivamente i traumi della crisi dopo il 1940.
Il New Deal seppellì per sempre le tesi del liberismo puro e introdusse irreversibilmente la pratica dello Stato assistenziale (Welfare State) non solo in America, ma anche, in misura diversa, in tutti gli altri Paesi capitalisti. La ripresa economica, che era fra gli obiettivi fondamentali del Presidente, fu in buona parte attuata.
Brevi cenni sulla crisi attuale
Prima del 1929, tutte le crisi economiche che si erano avute erano state di sottoproduzione, mentre quella del crollo di Wall Street fu per la prima volta una crisi di sovrapproduzione.
Altra importante considerazione da fare in merito è che prima di questa crisi, l’economia Americana era sciolta e senza alcun tipo di controllo politico, ma in seguito alla crisi nacque per la prima volta il ministero dell’economia per cercare di eludere in futuro crisi economiche così notevoli e devastanti.
Nonostante questo, però, non si scongiurò il pericolo di nuove crisi e in effetti, a distanza di un secolo, è possibile assistere ad un’ennesima crisi economica di portata mondiale.
La crisi economica attuale ha avuto avvio in seguito a difficoltà di natura finanziaria, scoppiata negli Stati Uniti con la crisi dei sub-prime.
I mutui sub-prime
(mutui secondari), erano concessi dalle banche d’investimento americane a contraenti con reddito inadeguato o con passato di insolvenze o fallimenti. La crisi inizia a manifestarsi nel 2006 per poi raggiungere il punto di non ritorno quando i risparmiatori americani cominciano a non ripagare più i mutui dando avvio a un aumento dei pignoramenti.
L’esplosione della bolla dei mutui fu amplificata nel 2007 quando le banche statunitensi iniziarono a vendere a terzi i mutui attraverso diversi strumenti finanziari, parcellizzandoli e riassemblandoli con altri prodotti. In questo modo le banche scaricarono i rischi su altri soggetti.
La crisi dei mutui in pochi mesi colpì anche l’economia reale provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi e crollo dei consumi.
Tali processi hanno reso infetto l’intero sistema finanziario mondiale con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici.
Paesi ufficialmente in recessione (due trimestri consecutivi)
Paesi in recessione da un trimestre
Paesi con rallentamento economico di oltre l’1,0%
Paesi con rallentamento economico di oltre lo 0,5%
Paesi con rallentamento economico di oltre lo 0,1%
Paesi in crescita
Senza dati
(Dati ufficiali riguardanti il periodo tra il 2007 e il 2009. Fondo Monetario Internazionale)
Notiamo per grandi linee le differenze sostanziali fra la crisi del 1929 e quella attuale:
Crisi del 1929 e crisi attuale
Crisi del 1929. Crisi attuale.
Luogo: ebbe inizio negli Stati Uniti. Inizia negli Stati Uniti.
Data: ottobre 1929. Agosto 2007.
Natura: economica. Finanziaria.
Cause: il crollo della borsa non fu la causa scatenante della crisi economica e ne fu il primo segnale.
Scoppia in seguito alla crisi dei sub-prime.
Le cause furono:
- L’espansione dell’industria;
- Sovrapproduzione;
- Innovazioni basate sullo sfruttamento di nuovi prodotti;
- Eccessiva speculazione finanziaria.
Misure anti crisi: New Deal: intervento dello Stato nell’economia, con un grande progetto di investimento in opere pubbliche pur di incentivare la domanda, i consumi e gli investimenti.
Liberismo economico e privatizzazioni: propugnano la non intromissione dello Stato nell’economia del Paese.
Dimensioni: mondiali. Mondiali.
Scienza delle Finanze
- Il modello Keynesiano;
- La spesa pubblica;
- L’aumento della spesa pubblica.
Il modello Keynesiano
Secondo gli economisti neoclassici la libera concorrenza avrebbe portato alla piena utilizzazione di tutte le risorse scarse disponibili, ma tale affermazione venne smentita durante la Grande depressione a causa dell’incapacità della teoria neoclassica di spiegare in maniera coerente il fenomeno della disoccupazione sempre più in aumento. Ciò determinò l’esigenza di elaborare una nuova teoria coerente con la realtà di quegli anni storici.
Tale compito fu assunto da John Maynard Keynes che esaminò le cause e i rimedi di quello che ritiene essere il principale fallimento del sistema di mercato: la sottoutilizzazione delle risorse disponibili e in particolare della forza lavoro. Secondo Keynes la disoccupazione di massa è il risultato di un insufficiente livello della domanda aggregata di beni e servizi.
Per migliorare la situazione lo Stato deve agire in modo da farla crescere e ciò si può attenere con un’espansione della spesa pubblica, la quale aumentando la domanda di beni e servizi, permetterà di espandere la produzione delle imprese e con essa il volume dell’occupazione.
Aumento della spesa pubblica
Aumento della produzione
Aumento dell’occupazione
La spesa pubblica
La spesa pubblica è l’erogazione di denaro effettuata dallo Stato e dagli enti pubblici per il raggiungimento di fini collettivi.
I privati decidono le spese da effettuare in rapporto alle entrate, i soggetti pubblici, invece, definiscono prima le spese da effettuare, calcolano il fabbisogno finanziario e successivamente i modi con cui reperire le risorse per farvi fronte.
Le spese pubbliche possono essere classificate secondo diversi criteri:
Secondo il fine:
- Spese per acquisto di beni e servizi: effettuate per acquistare beni e servizi che lo Stato utilizza per i suoi fini o mette a disposizione della collettività.
- Spese per trasferimenti: pagamenti che lo Stato fa ad altri soggetti senza ottenere nulla in cambio.
Secondo l’incidenza economica:
- Spese correnti: necessarie per il funzionamento dello Stato e si ripetono periodicamente.
- Spese in conto capitale: sono quelle di investimento, si riferiscono a più esercizi e manifestano i loro effetti negli anni.
Secondo il regime giuridico:
- Spese obbligatorie: sono imposte da leggi o regolamenti.
- Spese discrezionali: se pur previste da leggi, spetta alla pubblica amministrazione stabilirne l’importo.
Secondo l’oggetto:
- Spese di governo: sostenute per far fronte ai compiti istituzionali dello Stato e per servizi necessari allo sviluppo del Paese.
- Spese d’esercizio: sostenute per conseguire le entrate.
Secondo il ripetersi nel tempo:
- Spese ordinarie: sostenute ogni anno.
- Spese straordinarie: sostenute una volta tanto.
Secondo gli obiettivi di politica economica e sociale:
- Spese produttive: sostenute per creare le infrastrutture.
- Spese redistributive: destinate alla realizzazione di una maggiore giustizia sociale e rappresentano i costi destinati ai meno abbienti.
I diversi tipi di spesa generano effetti sia economici che sociali.
Una distinzione importante va fatta fra le spese correnti e le spese in conto capitale le quali provocano effetti differenti:
- Le spese correnti (spese per consumi) soddisfano bisogni attuali della collettività ed hanno effetti nel breve periodo;
- Le spese in conto capitale (spese per investimenti) producono effetti nel medio-lungo periodo.
Spese per trasferimenti alle famiglie. Redistribuzione settoriale e territoriale del reddito. Spese per trasferimenti alle imprese.
Spese correnti
Redistribuzione del reddito. Soddisfazione dei bisogni pubblici.
Spese in conto capitale
Sviluppo economico. Stabilizzazione dell’economia. Spese per investimenti. Spese per la produzione di beni e servizi.
Ogni spesa pubblica è preceduta dall’analisi costi-benefici.
Lo Stato, quando deve effettuare una spesa produttiva, valuta se tale spesa è meritevole di essere sostenuta. Il metodo che la pubblica amministrazione usa per decidere se effettuare una spesa oppure no è l’analisi costi-benefici. Essa deve valutare: i costi monetari e sociali e i benefici monetari e sociali.
Costi monetari. Costi sociali. Benefici monetari. Benefici sociali.
Uscite della P.A. per la realizzazione del progetto. Danni o perdite subite dalla collettività a causa del progetto. Entrate della P.A. derivanti dalla realizzazione del progetto. Vantaggi derivanti alla collettività dalla realizzazione del progetto.
L’aumento della spesa pubblica
La spesa pubblica con il tempo ha subito degli aumenti, causati principalmente dall’incremento demografico, dall’estensione dell’attività dello Stato, dall’urbanizzazione accentuata, dall’aumento del numero degli anziani e dall’estensione del Welfare State.
Essa è cresciuta non solo in termini nominali, ma anche in termini reali.
Per misurare la crescita della spesa si usa rapportarla alla ricchezza prodotta nel paese, cioè il reddito nazionale
(PIL).
Se indichiamo con G la spesa pubblica e con PIL il prodotto interno lordo, il rapporto per misurare la crescita sarà G/PIL.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Introduzione crisi economica del 1929 tesina
Questa tesina di maturità descrive la grande crisi economica e finanziaria del 1929. Nella tesina vengono presi in esame anche questi argomenti: in Storia la grande crisi economica del 1929; le misure anti-crisi; brevi cenni sulla crisi attuale; differenze sostanziali fra la crisi del 1929 e quella attuale, in Scienza delle Finanze il modello keynesiano, la spesa pubblica e l'aumento della spesa pubblica, in Economia aziendale il sistema produttivo e le imprese industriali, in Geografia la localizzazione e delocalizzazione delle imprese industriali e la globalizzazione, in Matematica le configurazioni del mercato, in Francese la Grande Dépression en France et les banques, in Diritto il Governo, in Italiano Italo Svevo, la fisionomia intellettuale di Svevo, la cultura, il pensiero e tema dominante, delle riflessioni su La Coscienza di Zeno e trama.
Collegamenti
Crisi economica del 1929 tesina
- Storia: La grande crisi economica del 1929.
- Scienza delle Finanze: Il modello keynesiano, la spesa pubblica e l'aumento della spesa pubblica.
- Economia aziendale: Il sistema produttivo e imprese industriali.
- Geografia: La localizzazione e delocalizzazione delle imprese industriali, la globalizzazione.
- Matematica: Le configurazioni del mercato.
- Francese: La Grande Dépression en France; les banques.
- Diritto: Il Governo.
- Italiano: Italo Svevo, la fisionomia intellettuale di Svevo, la cultura, il pensiero e tema dominante, le riflessioni su La Coscienza di Zeno e trama.