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Istituto tecnico per geometri

Tesina

L’allievo

M. I.

A.S. 2012/2013

Sommario

1. Italiano

1.1 Gabriele D’Annunzio: la vita

1.2 La poetica

1.3 Alcyone: La pioggia nel pineto

2. Storia

2.1 L’intervento in guerra dell’Italia

2.2 L’importanza della propaganda

3. Costruzioni

3.1 Le verifiche nei muri di contenimento

3.2 Esempio applicativo di un muro di sostegno a gravità

4. Diritto

4.1 Le espropriazioni per pubblica utilità

4.2 Funzione sociale del diritto di proprietà

5. Topografia

5.1 Curve di livello

5.2 Il tracciolino nel progetto stradale

5.3 Le sezioni trasversali

5.4 Elementi fondamentali di una curva

6. Tecnologia delle costruzioni

6.1 La cartografia

6.2 Cenni sulla storia della cartografia

6.3 Classificazione delle carte secondo la scala di rappresentazione

7. Educazione fisica

7.1 Il gioco del tennis

7.2 I muscoli e il gomito del tennista

1.1 Gabriele D’Annunzio: la vita

Tra i poeti più importanti del panorama letterario italiano del ‘900 si evidenzia sicuramente

Gabriele D’Annunzio. Egli nacque a Pescara nel 1863. Dopo aver concluso gli studi liceali a Prato,

si trasferì a Roma, dove raggiunse il successo con la sua prima raccolta di versi, Primo vere e

collaborò alla rivista ‘’Cronaca Bizantina’’.

Gabriele D’Annunzio (1863-1938)

L’attività di cronista mondano che proseguì con ‘’Fanfulla della domenica’’ e del ‘’Capitan

Fracassa’’, che gli aprì i salotti letterari e aristocratici della capitale. La loro frequentazione, la

diffusione delle proprie avventure amorose attraverso la stampa, contribuirono a farne un mito che

impose l’immagine di una vita inimitabile, costruita sul culto della bellezza e sul successo

personale.

Intanto i suoi primi romanzi riscossero successo. Negli anni successivi D’Annunzio scoprì le

opere di Nietzsche, relative al mito del superuomo.

La scoperta ebbe conseguenze anche sulla vita di D’Annunzio, che da allora in poi iniziò

un’intensa carriera politica.

Negli anni successivi abbandonò Roma per trasferirsi a Settignano (vicino Firenze), mentre

proseguiva la sua relazione con la grande attrice Eleonora Duse.

Nel 1910 fu costretto ad abbandonare l’Italia per debiti. Si rifugiò in Francia, da dove rientrò

in patria nel maggio del 1915, per tornare a impersonare la figura di superuomo-tribuno, e

partecipare alla guerra.

Il mito di D’Annunzio si arricchì del ‘’bel gesto’’, in un misto in cui azione politica, impresa

militare e letteratura si confondevano continuamente. Esempi di ‘’bei gesti’’ furono il volo su

Vienna, nel 1918, per lanciare i manifestini a favore delle terre irredente, e l’occupazione di Fiume,

nel 1919, secondo D’Annunzio ingiustamente sottratta all’Italia, alla fine della Prima guerra

mondiale.

Si spiega così la sua adesione al fascismo, non tollerava il nazismo, secondo lui movimento

volgare.

Gli ultimi diciassette anni della sua vita li trascorse in una sorta di museo privato, il

‘’Vittoriale degli Italiani’’, a Gardone sul lago di Garda. Qui, circondato da oggetti d’arte e da

preziosi arredamenti, ossessionato dalla continua necessità di creare e poter ammirare cose belle,

visse gli ultimi anni e morì nel marzo del 1938.

1.2 La poesia

La poesia e la prosa di D’Annunzio approdarono a una fase di Estetismo. Per questa corrente

di pensiero l’arte era il valore principale dell’esistenza. La vita stessa doveva uniformarsi al bello,

essere creata e costruita come un’opera d’arte. Da ciò derivò un vero e proprio culto religioso

dell’arte e della bellezza, che divennero l’unica fede dell’esteta. Questi era un individuo che si

isolava dalla società borghese, meschina e ipocrita, per rinchiudersi in un mondo raffinato; era un

artista che godeva di prestigio e di privilegio rispetto agli altri uomini.

D’Annunzio tradusse in pratica questa figura. Scrisse romanzi di successo, si servì della

pubblicità che gli derivava dagli scandali, dagli amori, dai duelli; visse in un lusso ostentato e senza

misura. Scritto autografo di Gabriele D’Annunzio

D’Annunzio scoprì ben presto che la figura dell’esteta non aveva la forza di opporsi a una

società borghese, nella quale l’artista era relegato.

Dopo un periodo di incerte sperimentazioni, con i romanzi Giovanni Episcopo e

L’innocente, D’Annunzio approdò alla lettura dell’opera del filosofo tedesco Nietzsche. Da questa

lettura ricavò e fece propria l’ideologia del superuomo con volontà ad affermarsi a ogni costo sul

mondo, anche con l’aggressività e la violenza.

Il superuomo era come condannato a soddisfare la propria intelligenza, che era superiore a

quella degli altri.

La bellezza diveniva strumento per pochi eletti a dominare sulla realtà. Non si fuggiva più

dal mondo circostante, ma si cercava di modificarlo, di trovare soluzioni che potessero contrastare

la società contemporanea.

Dopo il romanzo Forse che sì, forse che no, egli abbandonò la struttura romanzesca e

sperimentò nuove forme di prosa. Si tratta di opere autobiografiche, ricordi d’infanzia, confessioni.

1.3 Alcyone: La pioggia nel pineto

Alcyone è il titolo di una raccolta di liriche ed è considerato il terzo libro delle Laudi

del cielo, del mare, della terra e degli eroi, in cui D’Annunzio vuole celebrare l’estate e il suo

valore simbolico. Per D’Annunzio, l’estate corrisponde al periodo più rigoglioso della vita di un

uomo e all’energia dell’ispirazione artistica.

Alcyone è suddiviso in cinque sezioni per un totale di 88 testi. Ogni sezione è caratterizzata dal

riferimento a un momento stagionale e ad un ambiente naturale-paesaggistico, nonché da

un corrispondente stato d’animo.

La pioggia nel pineto, pubblicata nell’Alcyone, descrive una passeggiata in pineta durante

la quale il poeta e la donna che è con lui vengono colti da un violento acquazzone. La poesia è

pervasa da una grande sensualità, da una sorta di meravigliosa ebbrezza che afferra i due

personaggi quando la pioggia si abbatte su di loro. Si osservi la prima parola della poesia “Taci”, un

invito a creare l’atmosfera di silenzio e di ascolto: con essa il poeta invia Ermione (la donna che

è con lui) ad abbandonarsi completamente alla vita naturale, ad ascoltarne in silenzio il suono; poco

dopo più avanti dirà “Ascolta”. Tutti e due si sentono inaspettatamente parte viva del mondo

naturale, come se fossero intimamente uniti agli alberi, alla vegetazione che circonda i loro corpi: i

pini, i mirti, le ginestre e i ginepri fino ad immedesimarsi con la natura stessa e a trasformarsi in

creature vegetali. Il poeta paragona il volto di Ermione a una foglia e i suoi capelli a una ginestra e

definisce Ermione non bianca ma quasi fatta virente, cioè verde, come una pianta, e ne paragona i

vari elementi del corpo ad altrettanti elementi naturali: il cuore alla pesca, gli occhi alle polle

(pozzanghere) d’acqua, i denti alle mandorle.

Questa meravigliosa trasformazione, questa immersione totale del poeta e di Ermione nel

paesaggio naturale che li circonda è la “favola bella”. Una favola perché si tratta di un’illusione

momentanea, ma bella perché questo senso di comunione perfetta con la natura è fonte di serenità e

di gioia. I temi principali della poesia, infatti, sono tre:

  • La pioggia
  • La trasformazione o metamorfosi
  • L’amore La pioggia nel pineto

2.1 L’intervento in guerra dell’Italia

Allo scoppio della Prima guerra mondiale l’Italia assunse una posizione

di neutralità rimanendo in linea con l’articolo 7 del trattato che univa l’Italia alla Germania e

all’Austria. Questo punto prevedeva la discussione preventiva dei territori da dare in compenso al

termine della guerra, cosa che però non era avvenuta. Ma il

problema della posizione italiana rimaneva irrisolto.

All’interno dell’Italia si erano formati due schieramenti: i neutralisti e gli interventisti. Al

gruppo dei neutralisti appartenevano:

  • I socialisti, che ritenevano la guerra fosse voluta dalle grandi potenze europee imperialiste e capitaliste, ma il loro schieramento era isolato e la loro posizione era indebolita dalle posizioni interventiste dei socialisti europei;
  • I cattolici seguivano l’orientamento dato dal pontefice che si schierò contro la guerra, anche se rimaneva ancora il contrasto tra l’obbligato neutralismo dettato dalla Chiesa e la lealtà allo Stato di cui facevano parte;
  • I giolittiani, i quali sostenevano che l’Italia non era preparata a sostenere una guerra che sarebbe durata molto tempo e richiesto numerose risorse economiche e militari. Giolitti non si limitò solamente a manifestare la sua posizione sulla situazione italiana, ma formulò un’analisi sulla situazione internazionale. Giolitti riteneva che l’Italia avrebbe potuto ottenere numerosi vantaggi senza la guerra, indicando l’opportunità di contrattare la neutralità come se fosse una vittoria. L’Austria non poteva resistere all’urto di altre diverse nazionalità, nonostante questo si dimostrava contraria a qualsiasi cessione di territori, nonostante le pressioni tedesche.

Allo schieramento degli interventisti appartenevano:

  • Gli “interventisti democratici” e i “socialisti riformisti”: i primi erano sostenitori di una pronta cessione delle terre irredente mentre i secondi ritenevano che solo sconfiggendo gli imperi centrali si potevano sostenere le aspirazioni di indipendenza nazionale e di democrazia dell’Europa intera. Un ruolo importante fu dato dagli esponenti del sindacalismo rivoluzionario guidato da Mussolini, che criticando la posizione dei socialisti italiani credeva nella prospettiva rivoluzionaria generata dalla sconfitta degli imperi centrali;
  • I nazionalisti che vedevano nella guerra la possibilità di sostenere le loro ambizioni espansionistiche;
  • I liberali conservatori che vedevano nella guerra la possibilità di dare al parlamento poteri straordinari tali da far finire per sempre le riforme giolittiane, inoltre puntavano a riottenere i territori del Trentino e Trieste e a far acquistare all’Italia lo status di grande potenza.

La rottura da parte dell’Italia della Triplice Alleanza sancita nel 1915 con il Patto di

Londra tra Italia, Inghilterra, Francia, Russia fu inevitabile. In caso di vittoria l’Italia avrebbe

ottenuto il Trentino e Trieste, l’Istria, la Dalmazia, il porto di Valona e altri territori da stabilire.

Rimaneva il problema di convincere il parlamento di maggioranza giolittiana ad entrare in

guerra. Molte furono le manifestazioni a favore ed alla fine il re e Salandra riuscirono

nell’impresa attraverso uno stratagemma. Salandra finse di dare le dimissioni e al suo posto fu

convocato Giolitti, che saputo parzialmente del patto di Londra, si rese conto che le sue tesi non

erano più sufficienti e rifiutò l’incarico. Allora il re non accettò le dimissioni di Salandra e il

governo ebbe poteri speciali. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria entrando

così nella Prima guerra mondiale.

Le prime battaglie in cui fu coinvolto l’esercito italiano ebbero esito disastroso: nei

territori del Carso i soldati italiani subirono quattro cruente disfatte (Battaglie dell’Isonzo). Nel

frattempo la Bulgaria si schierava dalla parte degli imperi centrali, aggravando la posizione russa

nei Balcani ma soprattutto quella serba. L’unico presidio dell’Intesa nei Balcani fu Salonicco, città

greca ufficialmente neutrale ma in realtà alleata dell’Intesa.

2.2 L’importanza della propaganda

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Sintesi

Tesina di maturità per geometra

1. Italiano

1.1 Gabriele D’Annunzio: la vita

1.2 La poetica

1.3 Alcyone: la pioggia nel pineto

2. Storia

2.1 L’intervento in guerra dell’Italia

2.2 L’importanza della propaganda

3. Costruzioni

3.1 Le verifiche nei muri di contenimento

3.2 Esempio applicativo di un muro di sostegno a gravità

4. Diritto

4.1 Le espropriazioni per pubblica utilità

4.2 Funzione sociale del diritto di proprietà

5. Topografia

5.1 Curve di livello

5.2 Il tracciolino nel progetto stradale

5.3 Le sezioni trasversali

5.4 Elementi fondamentali di una curva

6. Tecnologia delle costruzioni

6.1 La cartografia

6.2 Cenni sulla storia della cartografia

6.3 Classificazione delle carte secondo la scala di rappresentazione

7. Educazione fisica

7.1 Il gioco del tennis

7.2 I muscoli e il gomito del tennista

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