I.T.C.G. Angioy Carbonia
Liceo scientifico tecnologico
Anno scolastico
2009/2010
Crisi delle certezze e disagio sociale all’inizio del ’900
Tesina multidisciplinare di
Manca Sonia
5ª B
Indice
Introduzione
Storia 4
La prima guerra mondiale
Fisica
La relatività 8
Filosofia 11
Freud e la psicoanalisi
Scienze della Terra
La deriva dei continenti 14
La tettonica a placche 17
Inglese 20
Modern Age 22
James Joyce
Italiano
Italo Svevo 25
Luigi Pirandello 29
Bibliografia 32
Introduzione
Per il mio colloquio d’esame ho scelto come argomento la crisi delle certezze e il disagio sociale agli inizi del Novecento. Con il primo conflitto mondiale la civiltà europea vide dissolversi i valori su cui si era fondata: il suo predominio economico fu messo in discussione; la sua egemonia politica si incrinò; il sentimento di orgogliosa sicurezza che l’aveva sostenuta risulta scosso dalle fondamenta.
Il mondo non fu più lo stesso, ma bensì dilaniato da una micidiale ecatombe, da quella prima guerra di massa combattuta con armi nuove, prodotte dalla moderna tecnologia. Inizio perciò col descrivere la Prima Guerra Mondiale: dal suo scoppio nel 1914 alla sua fine nel 1918 che ha portato tutti i Paesi belligeranti, sia vincenti che perdenti, in condizioni critiche per le grandi perdite non solo materiali ma anche umane. La guerra aveva cancellato ogni certezza, distrutto gli equilibri, portato disordine, inquietudine.
La crisi delle certezze che caratterizza l’inizio del XX secolo trova nelle sue fondamenta, inoltre, una vera e propria rivoluzione che colpisce i più diversi campi del sapere e sancisce il passaggio all’uomo moderno. Espongo quindi nella tesina le maggiori scoperte scientifiche che ci sono state durante questo periodo e che hanno completamente modificato la visione del mondo.
L’uomo non è più sicuro di ciò che lo circonda, in quanto tutto è relativo come descritto nel 1905 da Albert Einstein nella sua teoria della Relatività ristretta: lo scienziato rivoluziona la fisica classica di Galileo e Newton modificando addirittura le definizioni di tempo e spazio.
L’uomo, oltre a non essere più certo di ciò che lo circonda, non è nemmeno sicuro di se stesso dopo gli studi di Sigmund Freud sulla psicoanalisi in cui afferma che il nostro corpo è governato da una forza a noi sconosciuta denominata inconscio.
Nell’ambito geologico il protagonista è Wegener che nel 1912 esordisce con la teoria della Deriva dei Continenti affermando che le terre emerse non sono sempre state nell’attuale posizione ma bensì erano riunite in un unico continente denominato ora Pangea. In particolare, descrivo questa teoria attraverso un modellino creato grazie alle conoscenze informatiche che illustra il movimento delle terre da 200 milioni di anni fa ad oggi.
Questo clima generale di cambiamenti ha influenzato varie forme d’arte, dall’arte figurativa alla letteratura, e ne sono la prova i vari quadri dipinti in questo periodo, tra i quali il più famoso è “L’urlo” di Munch, e le varie opere scritte straniere e italiane dei seguenti autori di cui parlo nella tesina:
Tra gli autori stranieri più rappresentativi James Joyce utilizza nella stesura delle sue opere le nuove tecniche narrative e in particolar modo “the stream of consciouness” e “the interior monologue” che analizzano i protagonisti delle opere dall’interno della loro anima.
Tra gli autori italiani, quelli che più rappresentano la crisi di questo periodo sono Italo Svevo, che nel suo romanzo del 1917 “La Coscienza di Zeno”, affronta il tema della “malattia” e dell’inettitudine, e Luigi Pirandello, che nella novella del 1914 “Il treno ha fischiato” analizza l’uomo della società moderna che è costretto a indossare delle varie maschere a seconda delle circostanze ma non conosce la “vera forma del suo viso”. Inoltre, entrambi sono influenzati dalle nuove scoperte scientifiche e le utilizzeranno nelle loro opere.
Ho deciso di trattare questo argomento nella mia tesina perché, secondo il mio punto di vista può rimandarci al giorno d’oggi. Mettendo a confronto i due periodi ho notato che, nonostante siano trascorsi cento anni, la società continua a vivere una crisi esistenziale. Come possiamo notare, focalizzando l’attenzione sulla situazione italiana, i giovani sono spinti non più da quei sani principi e valori di un tempo come la famiglia e la chiesa, ma da dei valori che vengono loro trasmessi attraverso la televisione che sono miranti all’interesse. L’uomo quindi viene schiacciato dal profitto e diventa una pedina del mercato: tutto viene fatto in virtù del guadagno a discapito dell’intero sistema.
Inoltre, i giovani non hanno più delle certezze per quanto riguarda il futuro: le nuove scoperte tecnologiche stanno portando a uno sviluppo esagerato che comporta un utilizzo sempre maggiore delle macchine e sempre minore dell’uomo. E l’uomo non può fare altro che domandarsi: ma ci sarà un ruolo per me nella società futura? O saremo visti come nullità?
Storia
La prima guerra mondiale
La guerra del 14-18 è stata definita mondiale per l’eccezionale numero di paesi coinvolti direttamente o indirettamente. Quest’immensa guerra non si limitò a coinvolgere la dimensione politica di ogni stato ma ne interessò anche l’economia e la cultura.
La prima guerra mondiale fu il prodotto di uno straordinario sforzo che coinvolse non solo le nazioni belligeranti europee ma anche le altre, come U.S.A. e Giappone, che si trovavano costrette a dover schierarsi dall’una o dall’altra parte oppure a dover appoggiare economicamente le formazioni che davano più garanzie.
In sintesi fu una guerra dove chi poteva combattere lo fece.
La causa scatenante
La causa scatenante della guerra fu l’assassinio del futuro erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando, che avvenne il 28 giugno del 1914 mentre attraversava Sarajevo per una visita ufficiale su un’auto scoperta insieme alla moglie.
L’attentatore era uno studente serbo, Gravilo Princip, aiutato da tre compagni membri, come lui, di una società patriottica segreta, che non accettarono la disponibilità mostrata da Francesco Ferdinando ad accogliere le richieste degli slavi della Croazia, della Slovenia e della Bosnia.
Lo scoppio della guerra
L’Austria inviò alla Serbia un ultimatum di 48 ore con il quale imponeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini dell’attentato, ma il governo serbo volle dare prova di responsabilità e rispose in termini concilianti. Malgrado ciò, l’Austria il 28 luglio 1914 dichiarò guerra all’Austria. L’iniziativa austriaca sconvolse tutta l’Europa: scattò immediatamente la mobilitazione generale e il sistema di alleanze militari. Infatti, la Germania entrò in guerra a fianco dell’Austria contro la Russia e la Francia, schieratesi affianco alla Serbia.
Il primo anno di guerra
Piano Schlieffen
La Germania elaborò il Piano Schlieffen, che mirava a mettere fuori combattimento l’esercito francese, per concentrarsi successivamente con tutte le forze sul fronte orientale. Perciò, era necessario prendere alle spalle l’esercito francese e il 4 agosto del 1915 la Germania violò la neutralità del Belgio. Questo atto fu visto come un’errore psicologico e politico: fece apparire l’esercito germanico l’espressione del sopruso e della violenza ed indusse l’Inghilterra a scendere in campo a fianco della Francia e contro i Tedeschi perché preoccupata per la loro presenza nella Manica.
I Belgi, però, riuscirono ad ostacolare per due settimane l’avanzata tedesca e in questo modo l’esercito francese ebbe la possibilità di prepararsi e di fermare l’invasore nel fiume Marna a 40 km da Parigi. La guerra da guerra di movimento diveniva guerra di posizione.
Nel fronte orientale, i Russi avevano invaso la Prussia e a causa della loro avanzata minacciosa, la Germania era stata costretta a prelevare alcuni reparti da occidente e, grazie a ciò, riuscì a vincere nelle due battaglie di Tannemberg e dei Laghi Masuri. Gli Austriaci nel frattempo, pressati dai Russi, abbandonarono la Galizia.
Allo scoppio della guerra l’Italia si dichiarò neutrale. Successivamente, però, le forze politiche e l’opinione pubblica si divisero sul problema dell’intervento in guerra contro gli imperi centrali. Erano interventisti: i gruppi di sinistra democratica e alcune frange eretiche del movimento operaio, i nazionalisti, alcuni ambienti liberal-conservatori. Erano neutralisti: la maggioranza dello schieramento liberale, che faceva capo a Giolitti, il mondo cattolico, i socialisti.
Contrarie alla guerra erano le masse operaie e contadine, mentre i ceti borghesi e gli intellettuali erano per lo più a favore dell’intervento. Nel frattempo l’Intesa cercava di attirare l’Italia dalla loro parte e il 26 aprile 1915 il ministro degli esteri Sonnino firmò il Patto di Londra secondo cui:
- L’Italia in 30 giorni entrava in guerra affianco all’Intesa nonostante appartenesse all’Alleanza;
- L’Italia aveva il diritto di estendersi verso Istria, Venezia Tridentina, Dodecaneso e parte della Dalmazia.
Questo patto rimase segreto fino al 1917, ma nel frattempo le Camere avevano deciso di dare i pieni poteri al governo in caso di guerra e quando, il 24 maggio 1915, l’Italia dichiarò guerra all’Austria dopo averle inviato un ultimatum, il Parlamento votò per i pieni poteri a Salandra.
Quando l’Italia entrò in guerra la situazione per l’Intesa era critica, soprattutto in oriente dove i Russi erano stati scacciati dalla Galizia, Polonia e Lituania. Inoltre, gli austro-tedeschi, con l’appoggio della Bulgaria, erano riusciti a mettere fuori combattimento la Serbia.
L’entrata italiana fu, perciò, un elemento positivo per l’Intesa e il suo esercito, guidato dal generale Luigi Cadorna, riuscì ad arrivare oltre il confine austriaco, ma dovette arrestarsi a Gorizia per la resistenza austriaca. Tra giugno e dicembre vennero combattute le quattro battaglie dell’Isonzo dove si ebbero grandi perdite e risultati modesti e iniziò così anche in Italia la guerra di posizione.
La guerra in trincea
Il 1916 si aprì con eserciti che combattevano a brevi distanze e nei Paesi il fronte interno costruivano a più non posso armi e strumenti da guerra. Infatti, una delle caratteristiche che distinse la prima guerra mondiale dalle guerre che l’avevano preceduto fu che il conflitto del 1914-18 coinvolse non soltanto eserciti e governi, ma anche le popolazioni civili. La guerra di trincea impose sacrifici non soltanto ai soldati ma anche alle popolazioni che soffrirono gravi restrizioni.
Nel 1917 la situazione alimentare divenne particolarmente critica in Austria e in Germania. In Russia e in Italia le cose non andavano meglio. Alle difficoltà per reperire i generi alimentari si aggiunsero una crescente inflazione e la diffusione di malattie come il tifo, la tubercolosi e il colera.
All’inizio la guerra fu accolta in ogni paese con entusiasmo e anche i partiti socialisti europei malgrado la loro iniziale opposizione, avevano poi appoggiato la scelta di entrare in guerra.
L’immobilismo della guerra di trincea sembrava però allontanare la fine del conflitto. In molti paesi, come Francia, Inghilterra e Italia si formarono dei governi coalizione nazionale, ma questo non evitò in questi paesi il nascere di correnti che si opponevano alla guerra.
I lavoratori entrarono in sciopero e dettero vita a manifestazioni spesso violente e sul fronte si ebbero i primi casi di diserzione, alimentati da un clima di rassegnazione presente tra i soldati al fronte. Il 1916 fu perciò un anno duro per tutte le popolazioni anche per le grosse perdite e i pochi mutamenti: le battaglie di Verdun e Somme, infatti, furono delle vere e proprie stragi.
Dopo alcuni mesi di tranquillità, nel maggio del 1916 si riprese a combattere nel fronte italiano e gli Austriaci decisero di fare una “spedizione punitiva” in Trentino in seguito al tradimento italiano.
Inizialmente ebbe successo giungendo fino a Vicenza e imprigionando o impiccando alcuni patrioti trentini di cittadinanza austriaca considerati traditori (Battisti, Filzi, Chiesa, Sauro), ma successivamente il comando italiano riconquistò le posizione perdute grazie anche ad un’offensiva a sorpresa dei Russi sul fronte austro-tedesco.
La rivoluzione russa e la scesa in campo degli Stati Uniti d’America
Il 1917 fu un anno molto segnato dalla rivoluzione russa e l’intervento degli Stati Uniti nel conflitto. Il 3 marzo del 1918 venne firmata la pace di Brest-Litovsk tra russi e tedeschi, la resa della Russia dava respiro agli imperi centrali ma fu determinante la decisione degli Stati Uniti di entrare in guerra a fianco dell’Intesa.
Fin dall’inizio del conflitto gli aiuti economici degli americani erano stati fondamentali per gli eserciti anglo-francesi.
Caporetto e la fine della prima guerra mondiale
Dopo il ritiro della Russia, Austria e Germania concentrarono tutte le loro forze sul Fronte italiano; il 24 ottobre fu sferrato un attacco a Caporetto a cui l’esercito italiano affiancato da Cadorna non riuscì a resistere. La “rotta” di Caporetto testimoniò la disorganizzazione, l’incapacità strategica e la mancanza di compattezza delle truppe italiane.
Quando tutto sembrava perduto il paese diede prova di un forte capacità di reazione e formò un governo di unione nazionale con a capo Vittorio Emanuele Orlando. Cadorna fu destituito e il comando dell’esercito fu affidato al generale Armando Diaz.
Per ottenere di nuovo la fiducia dei soldati il governo promise vantaggi economici per il dopo guerra, inclusa una distribuzione di terre ai contadini. Grazie a questo progetto e ad una mobilitazione eccezionale Diaz riuscì ad arginare la rotta delle truppe italiane.
Nella primavera del 1918 l’esercito tedesco sferrò una grande offensiva per cercare di piegare la Francia. Tra marzo e luglio il fronte occidentale venne sfondato più volte e le truppe tedesche penetrarono nelle linee degli anglo-francesi, i quali sferrarono un violento e vittorioso contrattacco che sfondò il fronte tedesco.
L’imperatore tedesco, Kaiser, propose un armistizio, ma il comando dell’Intesa pretese una resa totale.
Dopo aver resistito con successo agli attacchi austriaci l’esercito italiano riuscì a sconfiggerli definitivamente a Vittorio Veneto il 24 ottobre 1918. L’Austria firmò l’armistizio il 4 novembre 1918 e la Germania l’11. La grande guerra era finita ma si lasciava alle spalle una pesante eredità di distruzioni economiche, di conflitti sociali e di tensioni politiche.
Fisica
La relatività
Origini
La relatività ristretta, chiamata anche relatività speciale, fu la prima ad essere presentata da Einstein, con l’articolo Zur Elektrodynamik bewegter Körper (elettrodinamica dei corpi in movimento) del 1905.
Con l’introduzione della relatività speciale, Einstein rende compatibili l’elettromagnetismo e la meccanica classica. Più precisamente, la teoria riesce nel difficile intento di conciliare i principi fisici seguenti:
- Il principio di relatività galileiana, che asserisce le leggi fisiche sono le stesse per tutti i sistemi inerziali.
- Le equazioni di Maxwell governanti l’elettromagnetismo ed in particolare il fatto che la luce viaggi sempre alla stessa velocità c, indipendentemente dal sistema di riferimento scelto.
Per poter dare un’occhiata a questa nuova teoria ed a come essa ha rivoluzionato il mondo della fisica occorre risalire a Newton ed al suo problema della ricerca del sistema di riferimento assoluto.
Per poter descrivere qualsiasi fenomeno fisico sotto forma di legge è necessario, infatti, avere un sistema di riferimento ed occorre che tale sistema di riferimento non alteri la descrizione del fenomeno.
Per descrivere le leggi della fisica dobbiamo definire una categoria di sistemi di riferimento inerziali. Nei sistemi di riferimento inerziali vale il principio di inerzia o prima legge della dinamica che afferma che se un corpo non è soggetto a forze fisiche esso rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
Questa definizione del principio di inerzia è dovuta a Galileo Galilei. Trovato un sistema inerziale, se ne possono definire infiniti altri purché il moto relativo di ognuno di questi sistemi sia rettilineo uniforme.
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