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La crisi delle certezze

Tesina multidisciplinare

Francesco Frau

5^ F

Anno scolastico 2011/12

Liceo scientifico “Alessandro Tassoni”

Scolastico La crisi delle certezze

2012 Anno

2011- E. Munch, Il Grido, 1893

Introduzione

Nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento si verifica una vera e propria rivoluzione che colpisce i più diversi campi del sapere e sancisce il passaggio all'uomo contemporaneo. Questa crisi è data soprattutto dalla perdita della fiducia nel progresso e in tutta la filosofia positivista. Questo clima generale di cambiamenti ha influenzato varie forme d’arte, dall’arte figurativa alla letteratura, e ne sono la prova i vari quadri dipinti in questo periodo, tra i quali il più famoso è “L’urlo” di Munch, e le varie opere scritte italiane e straniere dei seguenti autori:

  • Tra gli autori stranieri più rappresentativi James Joyce utilizza nella stesura delle sue opere le nuove tecniche narrative e in particolar modo “the stream of consciousness” e “the interior monologue” che analizzano i protagonisti delle opere dall’interno della loro anima.
  • Tra gli autori italiani, quelli che più rappresentano la crisi di questo periodo è Luigi Pirandello, che analizza l’uomo della società moderna che è costretto a indossare delle varie maschere a seconda delle circostanze ma non conosce la “vera forma del suo viso”.

Inoltre, entrambi sono influenzati dalle nuove scoperte scientifiche e le utilizzeranno nelle loro opere.

Indice

  • Italiano: Pirandello Crisi dell’io e poetica dell’umorismo; “Il Fu Mattia Pascal” pag. 3
  • Filosofia: Nietzsche Morte di Dio e fine delle illusioni metafisiche pag. 7
  • Inglese: Joyce Modernism and The stream of consciousness pag. 9

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Scolastico La crisi delle certezze

2012 Anno

2011- Italiano

Luigi Pirandello

«Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.»

[Luigi Pirandello]

La vita

Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 nei pressi di Girgenti (Agrigento); il padre Stefano, ex-garibaldino, amministra e dirige miniere di zolfo; la madre Caterina viene da famiglia di tradizioni antiborboniche. Giovanissimo, comincia già a scrivere tragedie e poesie. Con la famiglia, per un dissesto finanziario, si trasferisce a Palermo, dove continua gli studi liceali e, terminati, torna nel 1886 a Girgenti per aiutare il padre nella conduzione delle zolfare. Dopo aver tentato invano di lavorare nell’amministrazione di famiglia, si iscrive all’Università di Palermo in Lettere, per poi passare a quella di Roma, che frequenta per due anni.

Nel 1889 per un contrasto insorto con un professore, continua gli studi a Bonn, dove si laurea nel 1891 in filologia romanza. Rientrato in Italia, si stabilisce a Roma e sposa, con un matrimonio combinato dalle rispettive famiglie e senza che i due neanche si conoscano, Maria Antonietta Portulano, da cui avrà tre figli, e conobbe intellettuali tra cui Capuana, che lo incoraggiò nel suo mestiere di scrittore. La sua vita è sconvolta da un disastroso rovescio familiare e dalla malattia mentale della moglie, che, già sofferente di ricorrenti stati depressivi, è colpita da una gravissima crisi di nervi per la declassazione dovuta all’allagamento delle miniere di zolfo. Così è costretto a cercarsi nuove fonti di guadagno dando lezioni private, traducendo testi tedeschi e intensificando la propria produzione letteraria: nel 1904 esce “Il fu Mattia Pascal” a puntate sulla Nuova Antologia.

Durante la prima guerra mondiale, il figlio Stefano è fatto prigioniero per alcuni mesi dagli Austriaci e il padre si adopera invano per ottenerne la liberazione. È questo un periodo decisivo per la sua attività di drammaturgo teatrale: in poco tempo Pirandello conquista la solida fama come autore teatrale. La sua vita subisce un altro cambiamento, dal momento che egli intraprende continui viaggi in Europa e in America per seguire all’estero le sue commedie, messe in scena a Parigi, Atene, Londra, New York. Sistema dal punto di vista editoriale la sua produzione: raccoglie le novelle sotto il titolo Novelle per un anno e scrive il romanzo Uno, nessuno e centomila.

Iscritto al partito fascista dal 1924, ottiene da Mussolini i finanziamenti necessari per assumere la direzione della compagnia del Teatro d’Arte di Roma, che aveva come attrice principale la giovane Marta Abba, con la quale Pirandello inizia una profonda relazione e che lascia erede dei diritti delle sue ultime opere. Viene nominato Accademico d’Italia e nel 1934 è insignito a Stoccolma del Premio Nobel per la letteratura per l’innovazione nel teatro. Muore per una polmonite, a Roma il 10 dicembre 1936, mentre lavora alla riduzione

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Scolastico La crisi delle certezze

2012 Anno

2011- cinematografica del romanzo “Il fu Mattia Pascal”.

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La visione del mondo

I testi narrativi e drammatici di Pirandello presentano delle tematiche che sono molto innovative e che si distaccano dalle credenze comuni. In primo luogo alla base del mondo pirandelliano vi è una concezione vitalistica del mondo, che vede la realtà non più come una entità definita e statica ma come un continuo fluire di eventi, come un eterno divenire. Tutto ciò che si stacca da questo fluire prende una forma ben definita e comincia a irrigidirsi e comincia pian piano a morire. Così avviene anche per l’identità di ogni uomo.

Infatti noi non siamo altro che una parte indistinta di questo perpetuo scorrere della vita ma tendiamo a cristallizzarci in forme individuali, a fissarci in realtà che noi stessi ci formiamo, in personalità statiche e coerenti. In verità però questa realtà in cui ci racchiudiamo non è altro che un’illusione che proviene dalla nostra visione soggettiva del mondo che ci impedisce di assaporare a pieno la vita lasciandone una parte nel buio. Non solo noi però ci fissiamo delle forme, ma anche ognuno degli altri individui che incontriamo per strada, che conosciamo, che sono nostri amici, a loro volta ci danno delle forme anche molto diverse da quella fissata da noi stessi, dandoci delle sfaccettature differenti a seconda di chi ci osserva.

Sotto queste forme però non rimane altro che un volto indefinito, in continuo movimento, dunque non rimane nulla di fermo ma tutto è un continuo cambiamento di stati, per cui un istante dopo non siamo più quello che eravamo prima. Il reale è multiforme, polivalente, non possiede una prospettiva privilegiata da cui osservarlo; al contrario, le prospettive possibili sono infinite.

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Sintesi
  • Italiano: Pirandello
  • Filosofia: Nietzsche
  • Inglese: Joyce
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