Nunzio Orlando 2014/20
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Storia – La prima guerra mondiale
Mentre la gente viveva ancora l’atmosfera dalla “Belle époque”, una tragica bufera bellica si abbatteva sul mondo: la Prima Guerra Mondiale.
Le cause
Le cause remote
Le cause remote del conflitto sono state:
- Il contrasto franco-germanico, per la sconfitta francese di Sedan e la cessione dell’Alsazia e della Lorena alla Germania.
- Il contrasto anglo-germanico, perché la corsa agli armamenti da parte della Germania con la seguente costituzione di una potente flotta, mise in serio pericolo la supremazia inglese sui mari.
- I fermenti nazionalistici nell’impero austro-ungarico, fomentati da popolazioni italiane, ceche, slave, ecc…, che cercavano l’indipendenza o il distacco dall’Impero austriaco.
- L’aggressiva politica della Russia nei Balcani, che si opponeva al desiderio da parte dell’Austria di rinforzare il suo dominio proprio in quella zona.
- La corsa agli armamenti effettuata da tutti gli Stati su pressione dei grandi industriali, che si arricchivano proprio con la vendita delle armi.
La grande guerra fu dunque un conflitto per l’egemonia in Europa tradotto quindi in nazionalismo e imperialismo.
La causa prossima
La causa scatenante della guerra fu l’assassinio del futuro erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando, ad opera di uno studente bosniaco, Gavrilo Princip, a Sarajevo, mentre attraversava la città in auto scoperta. L’attentatore era militante di un’organizzazione irredentista che risiedeva in Serbia e veniva tollerata da parte del governo serbo.
L’Austria inviò alla Serbia un ultimatum, lesivo della sua sovranità, con il quale imponeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini dell’attentato. La Serbia non accettò e l’Austria, il 28 luglio 1914, dichiarò guerra a essa.
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Dichiarazioni di guerra e schieramenti
Il conflitto in poco più di un mese, grazie alle alleanze, assunse vaste proporzioni. Infatti, dopo continue dichiarazioni di guerra, si formarono due schieramenti:
- Da una parte Austria e Germania (Imperi Centrali), poi Bulgaria e Impero turco;
- Dall’altra prima Francia, Inghilterra e Russia (Triplice Intesa) al fianco della Serbia, poi il Giappone e Stati Uniti, che trascinarono in guerra altri Paesi, con i quali formarono gli “Alleati”.
L’Italia si dichiarò neutrale fino al 24 maggio 1915 e dopo, con il Patto di Londra (26 aprile 1915), chiuse i rapporti con la Triplice Alleanza e passò dalla parte dell’Intesa.
Le operazioni militari
Le operazioni militari della Grande Guerra possono essere divise in tre fasi:
- La prima, che va dal 1914 alla metà del 1915;
- La seconda, che va dalla metà del 1915 al 1917;
- La terza, che va dal 1917 al 1918.
Prima fase
Sul fronte occidentale, la Germania attaccò con una manovra lampo la Francia, attraverso il territorio neutrale del Belgio, ma fu fermata sulla Marna, a 40 km da Parigi. La guerra si trasformò da una guerra-lampo ad una guerra di trincea, o di posizione, dove i soldati erano costretti a vivere in spazi stretti, come le trincee. Tutti (governi, stati maggiori, opinione pubblica) pensavano a una guerra di breve durata ma la previsione si rivelò drammaticamente errata: non prevedevano che i nuovi armamenti, via via perfezionati e impiegati durante il conflitto, lo avrebbero reso non solo più distruttivo ma anche più equilibrato.
Sul fronte orientale si registrò una prima penetrazione dei Russi in Prussia, ma fu arrestata dai tedeschi con la battaglia di Tannenberg e dei laghi Masuri, mentre l’Austria non riusciva ad avere ragione della Serbia.
L’iniziale neutralità dell’Italia venne motivata dal fatto che la Triplice Alleanza, di cui essa faceva parte, era un patto difensivo e quindi non la impegnava a intervenire al fianco degli Imperi centrali.
Il motivo più consistente era però che gli interessi italiani nel Trentino, nella Venezia Giulia e nell’Adriatico erano in conflitto proprio con quelli austriaci. Subito nel territorio si scatenò un acceso dibattito politico tra neutralisti e interventisti. Ma mentre i neutralisti (liberali, giolittiani e cattolici) si mostrarono intolleranti alla guerra, gli interventisti invece, delusi ormai dall’esperienza giolittiana, erano convinti che l’ingresso in guerra dell’Italia avrebbe potuto rappresentare un’occasione per rilanciare l’economia e riassorbire la disoccupazione. Premevano in tal senso soprattutto i gruppi dell’industria pesante, interessati alle commesse di guerra.
Favorevoli al conflitto erano il re Vittorio Emanuele III, il governo guidato da Antonio Salandra (succeduto a Giolitti nel 1914) e il ministro degli esteri Sonnino. Essi ritenevano che la guerra potesse dare prestigio alla corona ma anche ordine ai conflitti sociali sempre più estesi e virulenti.
Il 26 aprile 1915 Sonnino strinse con l’Intesa un accordo segreto (Patto di Londra) che impegnava l’Italia ad entrare in guerra nel giro di un mese in cambio di concessioni territoriali (Trentino, Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, Fiume ecc...). Il Parlamento approvò infine l’intervento e il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria.
Seconda fase
Sul fronte italiano la guerra fu combattuta soprattutto sulle montagne del Carso, in Friuli Venezia Giulia, in trincee scavate nella pietra, dove si svolsero una serie di combattimenti micidiali; ben quattro attacchi furono sferrati dalle truppe italiane sotto il comando di Luigi Cadorna, senza però ottenere alcun successo; i nostri soldati furono sempre sotto il tiro degli Austriaci, appostati sulle Alpi e, quindi, più in alto e in posizione di vantaggio. Nel 1916 gli Austriaci lanciarono contro l’Italia una spedizione per punirci di aver sciolto la Triplice Alleanza e di essere passati dalla parte dell’Intesa, costringendo i nostri soldati a ripiegare. Ma i nostri, radunate le forze, sferrarono una controffensiva che ci fece conquistare Gorizia.
Sul fronte occidentale continuò la guerra di trincea: si ricordano le battaglie di Ypres (in cui i tedeschi impiegarono per la prima volta il gas asfissiante), di Verdun e la controffensiva anglosassone sul fiume Somme. Ma dopo queste battaglie, i due blocchi restavano sostanzialmente in posizione di parità.
Sul fronte orientale si registrò una prima controffensiva austro-tedesca, poi una controffensiva russa, con gravi perdite che portarono ad una prima demoralizzazione dell’esercito russo. Infine una nuova controffensiva austro-tedesca ottenne successi in Bucovina e Galizia.
Intanto sui mari, la Germania, per forzare il blocco navale attuato dalla marina britannica, lanciava la guerra sottomarina (battaglia dello Jutland, 31 maggio 1916) attaccando con siluri le navi di qualsiasi nazionalità, militari e non, in rotta per la Gran Bretagna. Durante la guerra fu affondato il transatlantico Lusitania, che sarà in seguito, la causa dichiarata dell’entrata in guerra degli Stati Uniti.
In questo clima di guerra si ricostruirono i movimenti pacifisti. Per esempio si propose, nel Congresso di Zimmerwald (1915), una pace senza annessioni e senza indennità, cioè un ritorno alla situazione pre-bellica. Successivamente, il presidente americano Wilson fece appello ai belligeranti di giungere ad una pace senza vincitori né vinti, ma il suo appello non fu ascoltato; in seguito, il Papa Benedetto XV inviò una nota ai governanti, affinché ponessero fine alla guerra.
Terza fase
Sul fronte orientale si registravano prima l’occupazione della Persia da parte dei Russi, poi l’avanzata inglese in Mesopotamia, dove occupavano Bagdad e sconfiggevano i turchi a Gaza; gli Arabi, sotto il comando del colonnello Lawrence d’Arabia, effettuavano azioni di sorpresa contro le guarnigioni turche e a luglio prendevano Aqaba; in luglio un’offensiva tedesca in Galizia costrinse i Russi ad evacuare la regione e i Tedeschi conquistarono la città di Riga, la Lettonia e le isole del Baltico; in agosto truppe tedesche invasero la Moldavia, sconfissero i rumeni e li costrinsero a chiedere un armistizio.
Sul fronte occidentale, invece, un’offensiva alleata si concludeva con pesanti perdite per l’esercito francese che era sempre più demoralizzato; sul fronte italiano prima del ritiro della Russia dal conflitto, continuava la guerra di logoramento; la guerra sottomarina raggiungeva il suo culmine con perdite gravi da parte degli Alleati e degli Stati Uniti.
Ma il 1917 fu caratterizzato da due principali avvenimenti: l’entrata in guerra degli Stati Uniti e la Rivoluzione russa.
L’entrata in guerra degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti avevano dichiarato, nel 1914, la loro neutralità. Neutralità, però, solo apparente, perché in realtà essi rifornivano le potenze dell’Intesa di armi e viveri, tanto è vero che i Tedeschi avevano dichiarato la guerra sottomarina indiscriminata, per impedire che questa merce arrivasse a destinazione. Fu così che dopo l’affondamento del mercantile americano “Vigilantia”, gli Stati Uniti dichiararono guerra agli Imperi Centrali.
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Alcuni storici, però, affermano che la vera causa dell’entrata in guerra degli Stati Uniti fu di natura economica: la conquista dei mercati europei da parte dell’economia americana.
Dal punto di vista bellico, infatti, l’entrata in guerra degli Stati Uniti fu relativa, perché i primi contingenti americani sbarcarono in Francia quando gli Imperi Centrali erano già in crisi. Ma dal punto di vista economico, l’aiuto americano fu fondamentale, perché permise all’Intesa di resistere agli attacchi degli Imperi Centrali.
La rivoluzione russa
L’altro avvenimento decisivo per la soluzione della guerra fu la Rivoluzione russa, che iniziata nel 1917, quando lo zar Nicola II fu costretto a cedere i suoi poteri ad un governo provvisorio, capeggiato prima da L’vov e poi da Kerenskij e formato da uomini di diversi partiti. La Rivoluzione ebbe una nuova impennata nell’ottobre dello stesso anno, quando i bolscevichi, capeggiati da Lenin, favorirono una nuova ondata rivoluzionaria, abbattendo il governo provvisorio e formarono un nuovo governo, denominato Consiglio dei Commissari del Popolo: era la vittoria dei comunisti e la trasformazione della Russia in U.R.S.S. (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche). Si ricorda che come primo atto, i bolscevichi negoziarono una pace, la pace di Brest-Litovsk, con la quale si ritiravano dal conflitto.
Mentre l’entrata in guerra degli Stati Uniti fu militarmente relativa, la Rivoluzione russa influenzò molto gli avvenimenti bellici. Infatti, in un primo momento, favorì gli Imperi Centrali, perché la Germania poteva utilizzare le truppe tolte al confine russo, per attaccare con più forza sul fronte occidentale e italiano.
Nonostante i Tedeschi sferrassero molti attacchi, gli Alleati costrinsero le truppe nemiche a ripiegare sulla linea di resistenza detta Sigfrido.
Sul fronte italiano, invece, le truppe austro-tedesche sfondarono la resistenza italiana sul fiume Isonzo, a Caporetto e dilagarono nel Veneto, fino al fiume Piave.
Introduzione: l'uomo e la macchina, tesina
Mentre la gente viveva ancora l’atmosfera della “Belle Époque”, una tragica bufera bellica si abbatteva sul mondo: la Prima Guerra Mondiale.
Collegamenti
- Italiano: Ungaretti
- Storia: Prima guerra mondiale
- Meccanica: biella manovella:
- DPO: le produzioni
- Tecnologia: le prove non distruttive
- Matematica: gli integrali
- Inglese: Lathe