Dalla Belle Époque e le sue contraddizioni alle cause scatenanti della Prima guerra mondiale
Redatto da: Maria Caputo
Classe 5° E – Scuola ITC G. Fortunato
A.S. 2007-2008 Storia: la Belle Époque e la Prima guerra mondiale
Italiano: Decadentismo
Diritto: Il Governo e Pascoli
Scienza delle finanze: La spesa pubblica
Educazione fisica: Le Olimpiadi, CONI, CIO e Federazioni
Francais: Civilisation, La Lorraine
Francais: Banque, Société, Commerçants, Commerce, Vente, Facture, Méthode de paiement
Matematica: La ricerca operativa e problemi di scorte
Ragioneria: Analisi di bilancio
Storia
La Belle Époque e l’evento della Prima guerra mondiale
Gli ultimi venti anni dell’Ottocento furono per l’Europa anni di pace e di benessere, perciò questo periodo venne chiamato Belle Époque. Belle
L’espressione Époque (L’epoca bella, I bei tempi) nacque in Francia prima della Prima guerra mondiale per definire il periodo immediatamente anteriore (1885-1914). Dalla fine dell’Ottocento in poi la gente viveva bene, aveva più comodità, le invenzioni e i progressi della tecnica erano stati all’ordine del giorno. Le invenzioni della scienza e della tecnica e le conquiste sociali e politiche avevano trasformato la vita degli uomini, e si aveva la convinzione che il progresso equivalesse a benessere.
Nel campo sociale e politico si ebbero importanti cambiamenti come: il miglioramento delle condizioni igieniche, il progresso della medicina sconfisse gravi malattie, le organizzazioni sociali migliorarono le condizioni di vita dei lavoratori e il diritto al voto fu esteso a tutti i cittadini maschi (suffragio universale maschile). Infatti i benefici che queste scoperte avevano portato nella vita delle persone erano diventati sempre più visibili: l’energia elettrica e la lampadina per muoversi e divertirsi anche di sera nelle città illuminate e lavorare anche di notte, la diffusione del cinema, radio, telefono e telegrafo per mandare notizie e immagini anche lontano; infine la diffusione degli aerei, automobili, biciclette per muoversi con più facilità.
Le donne rimasero subordinate all’uomo. Erano escluse dal diritto di voto, non potevano seguire gli studi, dipendevano dal marito… ma comunque con il loro lavoro contribuivano allo sviluppo economico e sociale. Alcune donne si ribellarono e chiesero di poter accedere all’università, alle libere professioni e al diritto al voto. Tutto questo aveva determinato un profondo
ottimismo sulle possibilità dell’uomo, a cui niente sembrava precluso. Però non mancavano gli aspetti negativi, infatti non tutte le classi sociali avevano gli stessi diritti e doveri, molti operai e contadini continuavano a vivere in condizioni molto dure; crescevano anche le rivalità tra i paesi europei.
All’inizio del 1900, anche se in Europa la gente viveva bene, c’erano però molti contrasti tra gli Stati:
Contrasto tra Germania e Inghilterra: la Germania aveva quasi superato l’Inghilterra nello sviluppo dell’industria, ma l’Inghilterra aveva una grande flotta e più colonie in Africa ed Asia. Perciò la Germania voleva conquistare nuove terre.
Contrasto tra Germania e Francia: la Germania nel 1870 ha conquistato l’Alsazia e la Lorena, due regioni ricche di carbone sul confine tra Francia e Germania, e la Francia naturalmente vuole riprenderle.
Contrasto tra Germania, Francia e Inghilterra: per la conquista delle colonie.
Contrasto tra Austria, Russia e Serbia: la Russia voleva occupare la Penisola Balcanica per arrivare sul Mediterraneo e la Serbia vuole liberare e unire i popoli slavi. L’Austria naturalmente non vuole.
Tutti questi contrasti portarono gli Stati alla corsa agli armamenti ed alla formazione di due alleanze: la Triplice Alleanza (Germania, Austria, Italia) e la Triplice Intesa (Francia, Inghilterra, Russia). Nel 1914 in Europa c’è una situazione esplosiva e quindi basta una scintilla per far scoppiare la guerra.
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo uno studente serbo uccide l’erede al trono dell’Impero austro-ungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando. Questa è la scintilla che fa scoppiare la guerra, un attentato che si trasformò così in un caso internazionale. Un conflitto che segnò una svolta decisiva nella storia dell’Europa e del mondo.
Infatti l’Austria compì la prima mossa inviando, il 23 luglio, un ultimatum alla Serbia. Il secondo passo lo fece la Russia assicurando il proprio sostegno alla Serbia, il governo serbo accettò solo in parte l’ultimatum. Il 28 luglio 1914 l’Austria dichiara guerra alla Serbia. Subito scattano le alleanze: con l’Austria entra in guerra la Germania e più tardi l’Impero turco e la Bulgaria. Con la Serbia entra in guerra la Russia, poi la Francia e più tardi l’Inghilterra. Solo nel 1915 l’Italia, che aveva firmato un accordo, “il Patto di Londra”, con la Triplice Intesa, segna così la fine dell’alleanza con la Triplice Alleanza, entra in guerra contro l’Impero austro-ungarico.
Il 31 luglio anche la Germania inviò un ultimatum alla Russia, ma l’ultimatum tedesco non ottenne risposta. Intanto la Germania il 3 agosto dichiarò guerra alla Francia. La strategia dei tedeschi si basava sulla rapidità e sulla sorpresa. Il piano di guerra tedesco prevedeva un attacco contro la Francia che avrebbe dovuto esser messa fuori combattimento in poche settimane. Infatti la Germania sperava di fare una guerra lampo, cioè vincere molto velocemente i nemici, e invasero con i loro eserciti il Belgio anche se è neutrale per prendere di sorpresa la Francia da nord-est. Ma la Francia resiste, i tedeschi non riescono ad invadere la Francia e la guerra si trasforma in guerra di posizione, gli eserciti stavano fermi ed i soldati passavano mesi nelle trincee, lunghi corridoi scavati nel terreno, protetti dal filo spinato.
Quando davano l’ordine di attacco, uscivano dalle trincee e correvano verso il nemico che sparava loro addosso, così morivano migliaia di uomini per conquistare poche centinaia di metri di terra.
Nell’agosto 1914 il Giappone dichiarava guerra alla Germania per impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Estremo Oriente.
L’Italia
Allo scoppio della Prima guerra mondiale assunse una posizione di neutralità. La rottura da parte dell’Italia della Triplice Alleanza sancita nel 1915 con il Patto di Londra tra Italia, Inghilterra, Francia, Russia fu inevitabile. In caso di vittoria l’Italia avrebbe ottenuto il Trentino e Trieste, l’Istria, la Dalmazia e altri territori da stabilire. Però rimaneva il problema di convincere il Parlamento di maggioranza giolittiana ad entrare in guerra. Molte furono le manifestazioni a favore ed alla fine il re e Salandra riuscirono nell’impresa attraverso uno stratagemma. Salandra finse di dare le dimissioni e al suo posto fu convocato Giolitti, che, saputo parzialmente del Patto di Londra, si rese conto che le sue tesi non erano più sufficienti e rifiutò l’incarico. Allora il re non accettò le dimissioni di Salandra e il governo ebbe poteri speciali. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria entrando così nella Prima guerra mondiale.
Le prime battaglie in cui fu coinvolto l’esercito italiano ebbero esito disastroso: nei territori del Carso i soldati italiani subirono quattro cruente disfatte (Battaglie dell’Isonzo). Nel frattempo la Bulgaria si schierava dalla parte degli Imperi centrali, aggravando la posizione russa nei Balcani ma soprattutto quella serba. L’unico presidio dell’Intesa nei Balcani fu Salonicco, città greca ufficialmente neutrale ma in realtà alleata dell’Intesa.
La guerra continua così per molto tempo, poi nel 1917 accadono due fatti che decidono l’esito della guerra: l’entrata in guerra degli USA e il crollo del regime zarista. Il 6 aprile del 1917 gli americani decisero di entrare in guerra contro la Germania avviando una guerra sottomarina e già nel maggio del ’15 un sottomarino tedesco aveva affondato il transatlantico inglese con a bordo alcuni cittadini americani. L’intervento americano sarebbe risultato decisivo sia sul piano militare sia su quello economico. L’altro fatto che decise l’esito della guerra fu il ritiro dalla guerra della Russia e il crollo del regime zarista. Molti soldati-contadini abbandonarono il fronte e tornarono ai loro villaggi per partecipare alla spartizione delle terre dei nobili. La Russia cessò di fornire il contributo militare agli alleati. I tedeschi trasferirono molte truppe sul fronte occidentale e per le potenze dell’Intesa i mesi fra la primavera e l’autunno del ’17 furono i più difficili dall’inizio del conflitto. Alle difficoltà militari si aggiungevano le manifestazioni di insofferenza popolare contro la guerra, gli scioperi operai e gli ammutinamenti dei reparti combattenti.
Dopo il ritiro della Russia, Austria e Germania hanno concentrato tutte le loro forze sul Fronte italiano; il 24 ottobre fu sferrato un attacco a Caporetto a cui l’esercito italiano affiancato da Cadorna non riuscì a resistere. La “rotta” di Caporetto testimoniò la disorganizzazione, l’incapacità strategica e la mancanza di compattezza delle truppe italiane. Quando tutto sembrava perduto il paese diede prova di una forte capacità di reazione e formò un governo di solidarietà nazionale con a capo Vittorio Emanuele Orlando. Cadorna fu destituito e il comando dell’esercito fu affidato al generale Armando Diaz. Per ottenere di nuovo la fiducia dei soldati il governo promise vantaggi economici per il dopoguerra, inclusa una distribuzione di terre ai contadini. Grazie a questo progetto e ad una mobilitazione eccezionale Diaz riuscì ad arginare la rotta delle truppe italiane. Nella primavera del 1918 l’esercito tedesco sferrò una grande offensiva per cercare di piegare la Francia. Tra marzo e luglio il fronte occidentale venne sfondato più volte e le truppe tedesche penetrarono nelle linee degli anglo-francesi; i quali sferrarono un violento e vittorioso contrattacco che sfondò il fronte tedesco. L’imperatore tedesco propose un armistizio, ma il comando dell’Intesa pretese una resa totale. Dopo aver resistito con successo agli attacchi austriaci, l’esercito italiano riuscì a sconfiggerli definitivamente a Vittorio Veneto il 24 ottobre 1918.
La guerra si conclude con la Conferenza di pace di Parigi che ebbe luogo il 18 gennaio del 1919 e vide escluse le potenze sconfitte. La conferenza di Parigi diede origine a 5 trattati diversi. Quello più importante, il Trattato di Versailles, costrinse la Germania a concedere alla Francia il bacino della Saar per quindici anni, restituire alla Francia l’Alsazia e la Lorena, ridurre l’esercito e a creare una fascia smilitarizzata sul confine sud-occidentale, cedere lo Schleswig del nord alla Danimarca e pagare ingenti danni di guerra. Inoltre il Trattato di Versailles venne firmato nella Sala degli Specchi del Palazzo di Versailles, il 18 gennaio del 1919. Fu una sorta di premessa alla creazione della Società delle Nazioni. A seguito della conferenza di Parigi, il 28 aprile del 1919 venne formata la Società delle Nazioni, fondata da Wilson (presidente degli Stati Uniti, e che l’8 gennaio di quello stesso anno, al congresso enunciò e condensò in 14 punti – rimasti famosi – il programma della pace mondiale). Il suo scopo primario era garantire il disarmo e la pace nel mondo. Lo scopo dell’organizzazione era di arbitrare i conflitti tra le nazioni, in modo da evitare che le animosità tra le varie potenze mondiali sfociassero in un secondo conflitto.
Italiano: Decadentismo
Il Decadentismo ebbe origine in Francia e si sviluppò in Europa tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Il Decadentismo rappresenta una reazione decisa agli aspetti ideologici, morali e letterari del Positivismo. Il termine “decadente” ebbe, in origine, un senso negativo; fu rivolto contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori di fine Ottocento, dal decadere dei più nobili ideali romantici. Questi poeti avvertirono il fallimento del sogno più ambizioso del Positivismo. Il Decadentismo fu, prima di tutto, uno stato d’animo di perplessità smarrita, un sentimento di crisi esistenziale, travagliata da tragiche esperienze di guerre, rivoluzioni e anche da scoperte scientifiche sconvolgenti. Due sono gli aspetti fondamentali della spiritualità decadentista: il sentimento della realtà come mistero e la scoperta di una nuova dimensione nello spirito umano, quella cioè dell’inconscio.
Le figure ricorrenti del Decadentismo sono:
- L’artista maledetto che rifiuta i valori e le convenzioni sociali (rifiutava la vita borghese). Vive una vita senza regole fin quasi ad annientarsi e rinuncia a comunicare qualsiasi contenuto razionale.
- L’esteta che considera con orrore la vita quotidiana e la borghesia. È sempre alla ricerca del bello, di sensazioni squisite e piaceri raffinati. Trasformare la vita in un’opera d’arte.
- L’inetto a vivere (escluso/incapace alla vita) che a causa di una sottile malattia della volontà, tende a rifugiarsi nelle sue fantasie.
- La malattia è una condizione privilegiata, un segno di nobiltà e distinzione dalla massa.
Le tecniche espressive attraverso le quali l’artista cerca di cogliere il mistero che è dietro la realtà per esprimere l’ignoto sono: la musicalità delle parole, il linguaggio metaforico, il simbolo, la sinestesia e l’analogia.
Il Decadentismo ha alcune differenze con il Romanticismo. A prima vista può sembrare che il Decadentismo sia la ripresa del soggettivismo romantico, infatti alcuni definiscono il Decadentismo terzo Romanticismo. Ma tra il Romanticismo e il Decadentismo è passata l’esperienza del Positivismo e del Realismo: fu il loro fallimento a spingere il Decadentismo all’estremo soggettivismo e all’irrazionalismo assoluto.
Ed è proprio in questo che consistono le differenze dal Romanticismo.
Anzitutto, mentre l’individuo romantico tendeva all’affermazione dell’“io”, l’individuo decadente si fonda sull’analisi compiaciuta delle proprie sensazioni. L’uomo romantico contrappone alla ragione il sentimento, l’uomo decadente contrappone ad essa qualcosa di ancora più profondo e misterioso: l’inconscio e il subconscio; il decadente non parla di sentimento, che considera qualcosa di comune, di mediocre, di banale, ma di “sensazioni”.
Inoltre l’individuo romantico si accompagna sempre ad un senso di solidarietà, l’individuo decadente taglia ogni legame con gli altri uomini, cioè si chiude in se stesso, estraneo e indifferente agli altri.
Ancora un’altra differenza tra Romanticismo e Decadentismo consiste nel diverso atteggiamento nei confronti della ragione. Il Romanticismo aveva rifiutato l’astratta ragione degli Illuministi, ma l’aveva comunque considerata capace di interpretare la realtà e di elaborare principi universali. Il Decadentismo nega alla ragione questo potere, ma anche a quella individuale.
Altra differenza tra Romanticismo e Decadentismo possiamo riscontrarla nel senso del mistero. Il senso del mistero nel Romanticismo ebbe carattere attivo di ricerca, era sorretto dalla volontà di spiegarlo per scoprire al di là di esso il valore assoluto dell’uomo e il suo destino. Così aveva fatto Foscolo con la sua fede nelle “illusioni”, e il Manzoni con la sua conversione nella religione cristiana. Nel Decadentismo il senso del mistero non è attivo ma passivo e contemplativo, che fiacca la volontà di ricerca e porta allo scetticismo e all’incomunicabilità.
La poetica del Decadentismo è strettamente connessa con la visione della vita intesa come mistero: la poesia è concepita come strumento di conoscenza del mistero che ci avvolge. Il poeta non è più il maestro di umanità, di equilibrio e di moderazione, come era considerato nell’antichità classica. Il Decadente vede nel poeta il veggente, cioè l’esploratore del mistero dell’inconscio e dell’assoluto. Il poeta-veggente fa della poesia una specie di dialogo con gli altri e la riduce ad un monologo. Il Decadente rifiuta inoltre le forme metriche chiuse, rigide, i versi e le strofe tradizionali, retti da norme precise di accenti e di strutture, e preferisce le forme aperte, ossia le strofe e i versi liberi, perché la poesia, essendo illuminazione e rivelazione del mistero, deve essere immune da ogni interferenza razionale ed esterna.
Per la complessità stessa del movimento, i temi della poesia decadente sono assai vari, e cambiano non solo tra poeta e poeta, ma spesso anche nell’opera di uno stesso poeta. Il tema di fondo è l’angoscia esistenziale, un’angoscia amara, senza consolazione e senza speranza, perché non è sorretta da nessuna fede. Fra gli altri temi più comuni ricordiamo il senso del mistero, la noia, corrispondenza e analogia tra le cose.
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