I.I.S.S. “S. Mottura”
Corso serale progetto SIRIO Elettrotecnica e automazione
Viale della Regione, 71
Caltanissetta www.itimottura.it
Anno scolastico 2012/2013
Giamporcaro Antonino 5^ SIRIO
Viale della Regione, 71 Caltanissetta
Tel. 0934591280 www.itimottura.it
Tesina multidisciplinare esami di Stato 2013
Lavoro e progresso industriale-tecnologico
Tra fine Ottocento e inizio del Novecento
Introduzione
“Quando il progresso beffa il suo artefice”……
Da sempre l’uomo ha fondato la sua esistenza sulla scoperta, sulla conoscenza e sulle abilità attraverso processi evolutivi differenti che stanno alla base del progresso tecnologico.
La parola progresso sembra racchiudere in sé forza, potere, infallibilità. È fautore di ricchezza e agio. Allo stesso tempo, però, è anche causa della distanza insormontabile che divide i popoli che sono riusciti a cogliere i suoi maggiori frutti da quelli che sono “rimasti indietro”, e proprio questa distanza amplifica il suo potere.
Il progresso fa sentire inviolabili e spinge a raggiungere livelli di evoluzione sempre più elevati: è un progresso inarrestabile che assieme ai benefici, crea anche “numerosi danni”.
Tutto questo ebbe inizio già dagli ultimi decenni dell’Ottocento, in cui cominciò a crearsi la società di massa, una società simile a quella di oggi e di cui ereditiamo i valori e le abitudini. Sempre in quell’epoca ebbe inizio lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che ha portato poi alle gravi disuguaglianze di oggi e dei paesi sottosviluppati.
L’inizio del Novecento è caratterizzato dalle nuove teorie sull’organizzazione del lavoro proposte da F. Taylor e le considerazioni sugli eventuali effetti di un errato rapporto uomo-macchina, tale da condurre, a causa di un’inversione dei termini, ad una supremazia della tecnologia sull’uomo.
È come se l’umanità si trovasse all’interno di un “vortice”, che spinge a ricercare sempre maggiore lavoro, maggiore energia, maggiore perfezione, maggiori sforzi ed attenzioni, ma diventa sempre più difficile un controllo cosciente e sicuro……
È stato analizzato, utilizzando filtri letterari, quale sia stato il rapporto società-progresso tecnologico tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Volendo dare particolare attenzione al concetto di alienazione (caratteristica della società industrializzata) e di materialismo storico (ovvero studio della storia quale sviluppo tecnico ed economico), per poi passare alla visione verista, testimonianza delle problematiche dello stato italiano, che hanno sconvolto e rinnovato la vita della popolazione meridionale.
Storia
La Belle Époque
Una breve storia di euforia: 1890-1914 gli anni dell’ottimismo.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’Europa viveva in un clima di euforia generale. Le innovazioni tecnologiche e la fiducia in un progresso materiale avevano favorito la ripresa della crescita industriale ed economica. Di qui il diffondersi tra la borghesia di fine secolo di un clima di spensieratezza e di ottimistica fede nel futuro, che sembrava coinvolgere anche le classi meno abbienti. La crescita aveva favorito lo sviluppo di nuove occupazioni nel campo dell’impiego e dei servizi, e anche le donne iniziavano ad accedere al mondo del lavoro.
Il benessere, le strade illuminate, la merce in notevole quantità nei grandi magazzini, i caffè, i cabaret e i teatri, le nuove invenzioni, tutto dava la sensazione che si fosse raggiunto uno sviluppo grandioso e destinato a durare per sempre. Mentre sul mondo gravava la minaccia della guerra, la vita, soprattutto nelle grandi città, procedeva all’insegna della gioia di vivere.
La Belle Époque: l’origine del termine
L’espressione Belle Époque significa: l’epoca bella, i bei tempi, questo termine nacque in Francia subito dopo la prima guerra mondiale per definire il periodo, immediatamente anteriore alla Grande Guerra, che va dal 1871 al 1914. La Belle Époque nasce in parte da una realtà storica, fu un periodo di sviluppo, spensieratezza e fede nel progresso. Dal punto di vista filosofico questo periodo è influenzato dal pensiero positivista, che domina nella cultura europea fra il 1849 e il 1890.
Il positivismo è stato fondato dal filosofo francese August Comte nel suo corso di filosofia positiva, uscito nel 1842. Secondo Comte, l’unica conoscenza possibile è quella che si realizza secondo il metodo scientifico, il quale si propone di analizzare il rapporto di causa-effetto nei fenomeni obiettivamente e sperimentalmente osservabile. L’ideologia del progresso assumerà però, negli anni Settanta, una connotazione di tipo evoluzionistica. Si sviluppa in questi anni una cultura di carattere materialistico, deterministico ed evoluzionistico che appunto caratterizzano il pensiero positivista.
Dalla fine dell’Ottocento in poi le invenzioni e progressi della tecnica erano stati all’ordine del giorno. I benefici che queste scoperte aveva portato nella vita delle persone erano diventate sempre più visibili: le case dei borghesi vennero dotate di acqua corrente e di servizi igienici; ascensori nei palazzi; le strade delle grandi città vennero illuminate con lampioni elettrici.
Le comunicazioni divennero più semplici grazie ai telefoni, alle metropolitane, alle automobili, alle ferrovie e all’invenzione degli aerei, grazie a due americani Orville e Wright.
Vi fu anche una vera e propria rivoluzione energetica con l’utilizzo del petrolio, che sostituiva il carbone.
Anche l’industria chimica ebbe un grande incremento, con la quale fu possibile l’applicazione di composti chimici per la concimazione dei terreni. La scoperta della radioattività e dei raggi X consentirono sviluppi impensabili nel campo medico e della ricerca.
Vi fu anche una vera e propria rivoluzione energetica con l’utilizzo del petrolio, sostituendo il carbone. Anche l’industria chimica ebbe un grande incremento, con la quale fu possibile l’applicazione di composti chimici per la concimazione dei terreni. La scoperta della radioattività e dei raggi X consentirono sviluppi impensabili nel campo medico e della ricerca.
I benefici che queste scoperte avevano portato nella vita delle persone erano diventati sempre più visibili, con la minore paura di affrontare le malattie e l’ignoto. Tutto questo aveva determinato un profondo ottimismo sulle possibilità dell’uomo, cui niente sembrava precluso. Questa convinzione era fondata sull’espansione, economica e non solo, sull’assenza di preoccupazioni, sulla pace tra la Francia stessa e i suoi vicini europei e sulle scoperte tecnologiche. Anche se non fu solo un periodo di progresso, perché buona parte degli abitanti del continente rimaneva in condizioni economiche al limite.
Nei Paesi più progrediti lo sviluppo industriale produsse effetti demografici importanti. In passato, in particolare dove le condizioni di vita erano legate alle attività agricole, ad alti tassi di natalità vi corrispondevano altrettanto alti tassi di mortalità, soprattutto infantile. Mentre la nuova società delle tecnologie avanzate presentava una bassa natalità, costituendo nuclei sempre più piccoli, e una mortalità altrettanto bassa.
La classe dominante restava la tradizionale aristocrazia, che con la più recente nobiltà costituivano ancora un asse portante della società. La vera protagonista del nuovo secolo fu l’avanzata della classe borghese, una classe poliedrica e stratificata al suo interno: la grande borghesia, la media borghesia e la piccola borghesia. All’inizio del secolo erano rari i matrimoni fra esponenti dell’aristocrazia e della borghesia. Un mondo a parte costituivano i ceti meno abbienti, proletariato e mondo contadino. Nel caso del proletariato urbano le condizioni di vita e lavoro erano tali da rendere spesso lacerante il degrado sociale, anche se si andava sviluppando un ceto di operai specializzati che godevano di condizioni di vita e lavoro migliori. I contadini rappresentavano ancora la maggioranza della popolazione europea e mondiale. In Europa la vita nelle campagne e le condizioni sociali dei ceti agrari erano immutate. Vi era, inoltre, la presenza di gruppi di diseredati sociali che rappresentavano una sorte di “non classe”, emarginata e derelitta.
Alla crescita demografica fece riscontro un impressionante aumento della produzione industriale e del commercio mondiale che, tra il 1896 e il 1913, raddoppiarono. Nello stesso 1913 la rete ferroviaria del globo aveva raggiunto un milione di chilometri e le automobili cominciavano ad affollare le strade delle metropoli americane ed europee. Parlando di trasporti, la corsa alla costruzione dei nuovi enormi e sfarzosi transatlantici costituiva il lato più grandioso di quest’epoca tecnologicamente avanzata, ma ancora legata a certi sentimenti romantici e utopistici. Non a caso, l’affondamento della nave più potente del mondo, il Titanic, avvenuto nel 1912 è stato considerato come il più bel sogno infranto della Belle époque.
La società di massa
L’irruzione delle masse nella storia, tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo secolo, diede vita a un nuovo tipo di società che può essere definita società di massa. Con la nascita delle prime città nell’inizio del Novecento le folle lasciarono d’essere una moltitudine indifferenziata, e cominciarono ad organizzarsi, ma lo sviluppo della società di massa iniziava a produrre le proprie vittime. In effetti l’urbanizzazione divenne un fenomeno sempre più importante, che ha sviluppato un importante flusso migratorio che ha interessato milioni di uomini e donne. In particolare dalle zone depresse d’Europa verso le Americhe.
Le masse riuscirono a inserirsi autonomamente nella lotta politica quando nacquero i partiti di massa. In tutti i Paesi d’Europa, e in generale in tutto il mondo industrializzato, si verificarono progressivi allargamenti del diritto del voto. Nell’ambito delle rivendicazioni democratiche si inserì la lotta per l’emancipazione femminile. Il primo partito nacque in Germania: partito socialdemocratico tedesco, fondato nel 1875. In Italia il primo partito di massa fu il partito dei lavoratori italiani, nacque nel 1892 e nel 1895 prese il nome di partito socialista italiano. Questo periodo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento fu segnato dal moltiplicarsi dei sindacati e delle camere del lavoro, e da una brusca impennata della curva degli scioperi: nel 1901 gli scioperi furono 1034 con 189.271 partecipanti e nel 1902 essi furono 801 con 196.699 partecipanti, cifre che non erano neppure paragonabili con quelle degli anni precedenti che di rado superavano l’ordine di qualche migliaio.
Il maggiore beneficiario di questo improvviso e larghissimo risveglio della coscienza democratica delle masse fu naturalmente il partito socialista, il partito cioè che scriveva sulla sua bandiera il principio della lotta di classe. Non erano solo gli operai e i contadini ad accorrere nelle file del partito: quest’ultimo e i suoi capi esercitavano un forte potere di attrazione anche su larghi strati della piccola e media borghesia.
Gli inizi del secolo vedevano inoltre l’ingresso sulla scena politica anche dei cattolici: papa Pio X, preoccupato dell’avanzata del movimento socialista,
Anche le condizioni delle donne stavano cambiando con la nascita della società di massa, soprattutto a causa del lavoro fuori di casa, svolto ora anche dalle borghesi, che cominciavano ad entrare, sia pure lentamente, nelle professioni riservate fino a quel momento solo ai maschi.
Taylorismo e fordismo
L’impetuoso progresso economico e scientifico spinse verso un maggiore democratizzazione della società, ma fece anche emergere nuovi problemi. Nel mondo del lavoro il progresso significò anche una più organizzata gestione del lavoro in fabbrica. Nel 1911 l’ingegnere americano Frederick Winslow Taylor.
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Introduzione: progresso di fine Ottocento tesina
La seguente tesina verte sul progresso di fine Ottocento. Da sempre l'uomo ha fondato la sua esistenza sulla scoperta, sulla conoscenza e sulle abilità attraverso processi evolutivi differenti che stanno alla base del progresso tecnologico. La parola progresso sembra racchiudere in sé forza, potere, infallibilità. È fautore di ricchezza e agio. Allo stesso tempo, però, è anche causa della distanza insormontabile che divide i popoli che sono riusciti a cogliere i suoi maggiori frutti da quelli che sono “rimasti indietro”, e proprio questa distanza amplifica il suo potere.
Il progresso fa sentire inviolabili e spinge a raggiungere livelli di evoluzione sempre più elevati: è un progresso inarrestabile che assieme ai benefici, crea anche “numerosi danni”.
Tutto questo ebbe inizio già dagli ultimi decenni dell’Ottocento, in cui cominciò a crearsi la società di massa, una società simile a quella di oggi e di cui ereditiamo i valori e le abitudini. Sempre in quell’epoca ebbe inizio lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che ha portato poi alle gravi disuguaglianze di oggi e dei paesi sottosviluppati.
L’inizio del Novecento è caratterizzato dalle nuove teorie sull'organizzazione del lavoro proposte da F. Taylor e le considerazioni sugli eventuali effetti di un errato rapporto uomo-macchina, tale da condurre, a causa di un'inversione dei termini, ad una supremazia della tecnologia sull'uomo.
È come se l’umanità si trovasse all’interno di un “vortice”, che spinge a ricercare sempre maggiore lavoro, maggiore energia, maggiore perfezione, maggiori sforzi ed attenzioni, ma diventa sempre più difficile un controllo cosciente e sicuro.
È stato analizzato, utilizzando filtri letterari, quale sia stato il rapporto società-progresso tecnologico tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Volendo dare particolare attenzione nella tesina al concetto di alienazione (caratteristica della società industrializzata) e di materialismo storico (ovvero studio della storia quale sviluppo tecnico ed economico), per poi passare alla visione verista, testimonianza delle problematiche dello stato italiano, che hanno sconvolto e rinnovato la vita della popolazione meridionale.
Collegamenti
- Storia: La Belle Époque - Taylorismo e Fordismo - il sistema giolittiano.
- Italiano: Il Verismo - Giovanni Verga.