Estratto del documento

Liceo scientifico statale “G. Galilei”

Con sezione annessa al Liceo delle Scienze Sociali

Sita in via: Asti – Mondragone (CE)

Anno scolastico: 2007 / 2008

Tesina interdisciplinare

“I mali esistenziali dell’uomo contemporaneo”

Candidata: Caramanica Katia

Classe: V

Sezione: B

Indice

Storia: La Seconda Guerra Mondiale; Pag.

Italiano: Il Decadentismo; Italo Svevo;

Filosofia: L’Esistenzialismo; Sigmund

Scienze Sociali: La

Inglese: Virginia

Educazione Fisica: Le capacità motorie (il sistema nervoso); Pag.

Diritto: La Proprietà; Pag.

Fisica: La pressione e l’equilibrio

Il Novecento, il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle, è stato un secolo variopinto, ricco di correnti letterarie, correnti critiche e correnti politiche. Inoltre abbiamo assistito ad una profonda crisi esistenziale dell’essere umano. Tale crisi ha influito soprattutto negli anni ’20 e ’30, infatti, ne sono un’importante testimonianza le principali vicende che hanno caratterizzato una lunga e logorante guerra come la “Seconda Guerra Mondiale”.

Vorrei, dunque, illustrare come questo evento abbia enfatizzato il nome di alcuni artisti che in principio non erano così rilevanti, e in secondo luogo analizzare a fondo i mali nella vita psichica umana appoggiandomi alle analisi svolte da alcuni filosofi che hanno lasciato testimonianze ancora oggi di importante rilievo.

Per quanto riguarda la creatività letteraria si è assistito ad una molteplicità di forme espressive e comunicative. Diverse sono state le correnti letterarie in Italia: il decadentismo, il crepuscolarismo, il futurismo, l’ermetismo, il neorealismo, la neoavanguardia, postermetismo. Se consideriamo anche l’Europa bisogna ricordarci anche dell’espressionismo, del simbolismo, del dadaismo e del surrealismo. Mai come nell’arco del ’900 la letteratura ha registrato dei cambiamenti così radicali.

I protagonisti dei romanzi del ’900 sono quasi tutti inetti e/o nevrotici a cominciare dai personaggi di Svevo. Raramente il malessere esistenziale dell’uomo contemporaneo passa in secondo piano. Durante il periodo della guerra e dell’immediato dopoguerra la letteratura italiana è contrassegnata dall’impegno morale e politico.

Anche in poesia avvennero dei mutamenti radicali. La letteratura nel secolo appena trascorso non è stata considerata solo a livello sintattico, stilistico, simbolico, ma i critici del ’900 hanno indagato a 360 gradi sul rapporto autore-opera e sul rapporto lettore-opera. La letteratura del ’900 è stata contrassegnata da innumerevoli svolte epocali e da profonde trasformazioni. Tutto ciò per aderire maggiormente alle realtà sociali, economiche, politiche, di un secolo colmo di errori, orrori e atrocità di ogni genere.

“Libertà significa essere in grado di controllare tutti gli aspetti relativi alla propria vita-morte..... Libertà significa avere il potere; non il potere di controllare altre persone ma il potere di controllare le circostanze della propria vita” (Kaczynskj, 1997).

Storia

La Seconda guerra mondiale

Candidata: Caramanica Katia

Docente: Migliozzi Maria

Il I settembre 1939 con l’aggressione della Polonia da parte della Germania, cominciò la Seconda Guerra Mondiale.

Le cause

  • La grave pace imposta alla Germania dopo la I Guerra Mondiale che la privava di numerosi territori, tra cui il Corridoio Polacco, e la proibiva di armarsi. Fu un provvedimento che isolò la Germania dalle altre potenze europee, mettendo nell’animo dei Tedeschi sentimenti di odio e di “rivincita”. Questi sentimenti maturarono le ideologie del nazismo di Hitler, che permetteva il ripristino del dominio tedesco in Europa, cioè il III Reich.
  • Le decisioni e i contrasti tra Francia, Inghilterra e Russia per il reciproco dominio in Europa. Le nazioni europee temevano che la Rivoluzione Bolscevica potesse estendersi anche all’Europa, ragion per cui non si oppose energicamente alle “aggressioni tedesche”.
  • Le aggressioni tedesche che furono le cause immediate; Hitler, divenuto dittatore della Germania cominciò subito una politica di “rivincita” e di potere nei confronti delle potenze europee. Nel 1934, sulla scia del Giappone che aggredì la Cina, ruppe il patto di pacifica convivenza, e abbandonò la Società delle Nazioni. Avviò il riarmo della Germania ed iniziò una serie di aggressioni sugli stati confinanti, per dare ai Tedeschi “il loro spazio vitale”.

Nel 1938 dopo la firma dell’Asse Roma – Berlino (che alleava l’Italia di Mussolini alla Germania di Hitler), l’Austria fu invasa, occupata e ridotta a provincia orientale della Germania.

In seguito Hitler mostrò le intenzioni di invadere la Cecoslovacchia, così Francia ed Inghilterra accettarono l’annessione della Cecoslovacchia, sperando di mantenere la pace.

Così Hitler creò:

  • Il Protettorato di Boemia e Moravia;
  • Rivendicò la città di Danzica e il Corridoio Polacco;
  • Strinse un patto decennale di non aggressione con Stalin, capo della Russia.

L’Inghilterra stipulò un patto con la Francia e la Polonia nel quale si promettevano il reciproco aiuto militare in caso di aggressione tedesca; questa alleanza venne chiamata “Intesa”.

Le operazioni di guerra

Prima fase (settembre 1939 - aprile 1941)

Hitler, dopo aver stretto il Patto d’Acciaio con l’Italia e il Patto di non aggressione con la Russia, aggredì la Polonia (I settembre 1939), che non gli aveva voluto concedere l’annessione di Danzica. Con una guerra-lampo la Germania vinse Danimarca, Norvegia, Olanda e Belgio, conquistò la Francia e si dispose ad assalire l’Inghilterra.

Nel 1940 anche l’Italia di Mussolini entrò in guerra e decise di attaccare prima la Savoia e poi la Grecia, ma con scarsi risultati. Nelle colonie italiane d’Africa, Etiopia e Libia, le cose non andarono meglio. Occuparono la Somalia Britannica, ma gli inglesi costrinsero di fare allontanare il fronte di 1.000 Km.

Italia, Germania e Giappone strinsero una nuova alleanza: il Patto Tripartito, secondo il quale la Germania avrebbe avuto il predominio sull’Europa, l’Italia nel Mediterraneo ed il Giappone nell’Asia Meridionale, insulare e sul Pacifico. La guerra volgeva al termine, i Tedeschi stavano stravincendo, ma ciò fu impedito dall’entrata in guerra degli Stati Uniti.

Seconda fase (maggio 1941 - autunno 1942)

Nell’estate 1941 gli eserciti dell’Asse avanzarono nel deserto libico e giunsero nel 1942 a 80 Km da Alessandria d’Egitto.

Mentre in Europa le stesse potenze centrali occuparono la Jugoslavia e la Grecia, i Tedeschi violarono il patto con Stalin e con “L’Operazione Barbarossa” attaccarono la Russia. Nell’estate 1942 la Germania sferrò un attacco verso il Caucaso e verso Stalingrado dove iniziò l’assedio della città.

L’attacco giapponese a Pearl Harbour: l’entrata in guerra degli Stati Uniti

L’attacco giapponese contro gli Stati Uniti giunse all’improvviso con numerose formazioni di aerosiluranti, aiutati da numerose navi che all’alba del 7 dicembre 1941 si scagliarono senza preavviso contro la squadra navale USA a Pearl Harbour, nelle Haway.

La causa di quest’attacco fu l’imperialismo del Giappone, che ormai considerava propria tutta l’area del Pacifico e spesso si era scontrato in quella zona con l’interesse americano.

Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale due correnti si opposero all’interno dello Stato maggiore Nipponico: una che tendeva all’alleanza con la Germania e una che tendeva ad evitare un urto con l’Inghilterra.

Quando Inghilterra, Francia e Olanda vennero schiacciate dalla Germania e gli USA incominciarono a stanziare truppe nel Pacifico, il Giappone optò per il conflitto aperto. Gli Stati Uniti cercarono di mantenere l’opposizione su un piano diplomatico, dialogando costantemente con la frazione militare giapponese più moderata, ma l’occupazione giapponese dell’Indocina Meridionale fece rapidamente precipitare la situazione.

Il primo dicembre il Giappone decise di passare all’attacco: Roosevelt tentò di scongiurare il conflitto fino alla fine, inviando un messaggio all’imperatore Hirohito la sera del 6 dicembre; ormai la flotta giapponese si trovava già nei pressi di Pearl Harbour e alla mattina di domenica 7 dicembre gli “Zero giapponesi” erano sopra l’obiettivo e il loro comandante lanciò il segnale di attacco.

Le corazzate Arizona, Oklahoma, West Virginia e California e la nave bersaglio Utah furono distrutte; la Tennesse, la Maryland e la Pennsylvania vennero gravemente danneggiate; decine di aerei furono distrutti a terra; altri danneggiati. I morti furono 2.400.

L’attacco di Pearl Harbour costrinse gli Stati Uniti ad ufficializzare il loro ingresso nel conflitto. Il 12 dicembre anche le Potenze dell’Asse dichiararono guerra alla nazione americana.

Sempre nella seconda fase si erano formati dei movimenti di Resistenze, cioè la rivolta dei popoli contro i Tedeschi, che erano sorti in tutti i paesi dominanti dai regimi nazisti e fascisti.

La lotta dei partigiani fu una lotta “pronta, istintiva, indomabile”, ma soprattutto una “rivolta morale” contro le barbarie eseguite dai nazisti con lucidità, ferocia, rigore scientifico, con disciplina così implacabile da far rabbrividire il cuore più indurito.

In questi anni migliaia di persone, soprattutto ebrei, furono sterminati nei vari “Lager” (campi di sterminio), sotto decisione di Hitler che voleva a tutti i costi, l’annientamento della razza (genocidio). Essi venivano condannati ai lavori forzati e morivano nelle camere a gas e nei forni crematori. Furono tutte infamie che non si conoscevano e che soltanto dopo la guerra sono apparsi in tutta la loro tragica e raccapricciante realtà.

Terza fase (ottobre 1942 - settembre 1943)

Mentre gli eserciti dell’Asse furono fermati su quasi tutti i fronti: in Africa, in Russia e nel Pacifico, gli Anglo-Americani sbarcano in Sicilia.

In Italia il 25 luglio 1943 cadde il regime fascista. Il Re fece arrestare il “Duce” e dichiarò decaduto il regime fascista. Il nuovo governo fu affidato a Badoglio che decise di continuare la guerra a fianco dei tedeschi, ma entrò in trattativa con gli alleati per stipulare un armistizio a noi favorevole, ma questi vollero la resa incondizionata che fu resa pubblica l’8 settembre 1943.

Hitler, accusandoci di tradimento, sferrò l’operazione Alarico: l’occupazione dell’Italia. L’Italia rispose schierandosi al fianco degli Alleati. Ma l’esercito Italiano si era sbandato e la lotta italiana restò solo nelle mani dei partigiani.

Mussolini venne liberato dai Tedeschi e creò nell’Italia occupata dai Tedeschi la Repubblica Sociale Italiana con capitale Salò: venne definito lo Stato Fantoccio.

Quarta fase (1944 - 1945)

Il 6 giugno 1944 venne operato un nuovo fronte con lo sbarco in Normandia da parte degli Alleati, e insieme all’Armata Rossa, Berlino venne stretta in una morsa mortale. Il 25 agosto 1944 la Francia venne liberata. Tra il 4 e l’11 febbraio 1945, Stalin, Churchill e Roosevelt si riunirono a Yalta, dove posero le basi per una nuova Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

Sul fronte italiano gli alleati avanzavano inesorabilmente, appoggiati dai partigiani e il 25 aprile 1945 l’Italia venne liberata.

Il I maggio 1945 Hitler si suicidò e l’8 maggio la Germania firmò la resa incondizionata. Restò in guerra solo il Giappone.

Quinta fase: la resa del Giappone

Americani ed inglesi con due grandi battaglie aereo-navali avevano iniziato l’accerchiamento del Giappone. Ma la casta militare giapponese ed un fanatismo di tipo razziale li spingevano a non arrendersi. Anzi i giovani piloti addestrati a suicidio, i “Kamikaze”, si gettavano con i loro aerei contro le navi americane per affondarle.

Il 26 luglio gli alleati inviarono un ultimatum al Giappone per una resa incondizionata. Ricevuto il rifiuto come risposta il presidente americano Truman ordinò di sperimentare una nuova arma: la bomba atomica che fu sganciata il 6 agosto su Hiroshima e il 9 agosto su Nagasaki.

  • L’evento

Alle ore 8.15 del 6 agosto il B-29 Enola Gay appare sul cielo di Hiroshima, scende in picchiata, sgancia la bomba atomica e si allontana a tutta velocità.

Dopo appena un minuto e mezzo la bomba esplode in aria all’altezza di circa 570 m producendo una sfera di fuoco di 60 m di diametro che raggiunge una potenza di calore di trecentomila gradi. Sul suolo cadono fiamme caldissime e nel cielo a causa dell’immenso calore appare una colonna di fumo bianco dalla inquietante forma di fungo che raggiunge i novemila metri. Dall’apparizione degli aerei a quella del fungo trascorrono circa 8 minuti.

La pressione esercitata dallo scoppio disintegra tutti gli edifici compresi nel raggio di due Km e mezzo e un quarto d’ora dopo l’esplosione inizia la pioggia, prima densa poi minutissima, che porta a terra le particelle radioattive di cui la nuvola è carica.

Sul momento muoiono più di 80.000 persone e ne rimangono ferite 40.000, i dispersi sono migliaia. La nuova bomba però condanna alla morte anche i sopravvissuti allo scoppio, le radiazioni nucleari infatti sono micidiali e altre centinaia di persone moriranno dopo pochi giorni, dopo qualche mese, a volte anche dopo alcuni anni.

Il 9 agosto con gli stessi effetti terrificanti una seconda bomba viene sganciata sulla città di Nagasaki.

Dopo la distruzione di queste due città il 15 agosto 1945 l’imperatore HiroHito si arrese, decidendo di porre fine alla guerra. La resa venne firmata il I settembre 1945: la seconda guerra mondiale era finita.

Italiano

Il Decadentismo e Italo Svevo

“La Coscienza di Zeno”

Candidata: Caramanica Katia

Docente: Migliozzi Maria

Il Decadentismo

Il Decadentismo è un movimento culturale con basi filosofiche, nasce in Francia nella seconda metà dell’Ottocento diffusosi poi in tutto il mondo. La parola Decadentismo deriva dalla parola Décadent, termine usato in Francia con significato dispregiativo contro i “Poeti Maledetti”, che con la loro arte e la loro vita irregolare e disordinata apparivano alla gente come dei “decadenti”, corrotti e dissoluti. Ma essi non si offesero per questo appellativo, anzi se ne impadronirono e lo usarono, come vessillo di battaglia.

Questa espressione deriva dal titolo di un’antologia (Les poètes maudits = I poeti maledetti) che prendeva spunto da una poesia di Baudelaire, in cui la madre di un poeta maledice il momento in cui concepì il figlio.

Oggi però il termine Decadentismo non ha più alcun significato negativo e dispregiativo, in quanto serve ad indicare, sul piano storico-culturale, la civiltà sorta dalla crisi del Positivismo.

A fare della Francia la patria del Decadentismo concorsero due ragioni:

  1. La prima è di natura, per così dire, fortuita; e cioè, quel fiorire di artisti, poeti e scrittori, i quali ridiedero alla Francia il primato nella cultura.
  2. L’altra ragione è di carattere storico-letterario. Infatti il Romanticismo per la Francia era stato un movimento piuttosto ricevuto che autonomamente creato.

Il Decadentismo sorge come reazione alla crisi del Positivismo e del pensiero scientifico. Verso la fine dell’Ottocento, filosofi, matematici e scienziati misero in evidenza i limiti del Positivismo e della scienza stessa.

Questi limiti saranno resi ancora più evidenti dalla teoria della relatività di Einstein che diventa una disciplina che ammette la relatività dei fenomeni, perché essi dipendono dal luogo in cui si trovano, dalla velocità e dalla direzione del movimento.

La Psicoanalisi, infine, la nuova scienza fondata dall’austriaco Sigmund Freud, secondo la quale certe nostre azioni non sono scelte autonome razionali, ma l’effetto di incontrollati impulsi interiori, che ignoriamo perché sfuggono dalla nostra coscienza, sembrò dare una visione scientifica alla visione della vita del Decadentismo.

La sfiducia nella ragione, quindi, determinò nel campo morale la crisi dei valori tradizionali (la libertà, la patria, il progresso ecc…) generando insicurezza, scetticismo, e quel senso di angoscia esistenziale. La nuova angoscia appare scolorita, banale, senza scopo e senza significato, dominata dalla noia, dal senso del mistero e dalla solitudine dell’uomo, persino dal desiderio dell’annientamento e dell’autodistruzione.

Lo sbocco di questa angoscia, per gli spiriti psichicamente fragili e incapaci di proteggere i propri sentimenti, viene trovato attraverso una fuga dalla realtà.

Ma per gli spiriti forti lo sbocco dell’angoscia viene trovato attraverso l’accettazione virile della realtà e il riconoscimento di un valore positivo dell’esistenza nell’impegno per la costruzione di un mondo migliore.

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