Tesina di Almaene Ehaab Riyadh
Classe: V B
Anno scolastico: 2010-2011
Liceo Scientifico di Pesaro: G. Marconi
Titolo: Seconda rivoluzione industriale
Storia
La seconda rivoluzione industriale
La seconda rivoluzione industriale si verificò a partire dal 1870, in Europa e negli USA, e fu caratterizzata da un intenso sviluppo delle comunicazioni.
Nella navigazione, il motore sostituì definitivamente la vela, le grandi linee ferroviarie collegarono interi continenti rendendo così gli spostamenti dell’uomo più facili ed accessibili. Al vecchio gruppo di stati che avevano costituito il nucleo della prima rivoluzione industriale, si aggiunsero nuove potenze industriali come l’Italia, il Giappone, la Russia, l’Olanda e i Paesi Scandinavi. Insieme controllavano l’80% del mercato mondiale. Si susseguirono una serie di invenzioni.
Queste invenzioni cambiarono le abitudini di intere generazioni; un esempio è l’acciaio, una lega di ferro e carbone, che costituì l’ossatura dei paesi industrializzati in quanto veniva impiegato in tutti i settori della produzione industriale. La produzione industriale, dovendo soddisfare le esigenze di un mercato di dimensioni mondiali, fu affidata ad aziende sempre più grandi che diedero vita a nuove situazioni come i monopoli che si verificano quando un intero settore produttivo è controllato da un’unica azienda, i trust che avvengono quando le grandi aziende inglobano le più deboli e i cartelli che sono accordi di aziende dello stesso ramo produttivo per arginare una concorrenza aggressiva.
Al crescere delle imprese si accompagnò la nascita della produzione di massa, con i prodotti standardizzati, ossia con caratteristiche identiche. Questo nuovo principio meccanicistico del lavoro fu chiamato “Taylorismo”, dal nome dell’ideatore americano Taylor, e fu applicato con grande successo nella catena di montaggio per produrre automobili da Harry Ford.
Sul piano economico, lo squilibrio tra paesi ricchi e poveri si accentuò notevolmente. Inoltre episodi di razzismo si fecero sempre più frequenti. L’umanità fu divisa in razze di cui i bianchi si ritenevano superiori alle altre per intelligenza e quasi per natura biologica. Sul piano del commercio economico la Gran Bretagna restava incontrastata, mentre nel settore della produzione industriale subì il sorpasso di USA e Germania. Molti Stati, primi tra tutti Italia e Germania, adottarono la politica del protezionismo, basata sull’aumento delle tariffe doganali e delle tasse sulle merci importate, al fine di salvaguardare le industrie nazionali dal commercio estero.
Molti contadini ed artigiani si trasferiscono in città per lavorare nelle industrie. Essere proletari, ossia lavoratori che vendono la propria forza lavoro in cambio di salario, divenne una condizione comune a milioni di persone che condividevano abitudini, stili di vita e a volte persino le abitazioni come avveniva nei quartieri operai. I proletari lavoravano quattordici ore al giorno tutta la settimana, esclusa la domenica, passando più tempo con i propri compagni di lavoro che con la propria famiglia.
Gli operai si autorappresentavano come un mondo a parte, opposta a quella borghese e si sostenevano a vicenda con le società di mutuo soccorso. L’accesso alla politica di fasce sempre più ampie di cittadini portò alla nascita di grandi partiti politici distribuiti sull’intero territorio nazionale e portatori di un’unica ideologia per il governo della società. Nel 1890, i partiti socialisti si unirono tutti in un’unica associazione mondiale, l’Internazionale.
La classe dominante negli ultimi decenni dell’Ottocento fu ancora la borghesia che comprendeva diverse figure sociali: gli imprenditori, i professionisti, gli alti funzionari statali, i quali, come gli operai, condividevano stili di vita, abitudini, quartieri residenziali, potendo però dedicarsi anche allo sport, svago a cui i proletari non potevano attingere.
Per la borghesia il nazionalismo fu ciò che il socialismo era per la classe operaia, un’ideologia in cui riconoscersi collettivamente e alla base alla quale c’era la forte volontà di identificarsi con la propria nazione.
La civiltà industriale portò anche alla nascita di nuove forme di cultura e spettacoli di massa come il cinema, che grazie al lavoro dei fratelli Lumière, ottenne un successo strepitoso. Ciò è giustificato dal fatto che i film erano muti, con gli attori che si esprimevano a gesti, accompagnati soltanto da un sottofondo musicale rendendo le proiezioni comprensibili a tutti.
Accanto a queste forme di cultura popolare continuò ad esistere la cultura d’avanguardia con l’affermazione del Futurismo e del Cubismo che è una corrente artistica che si impose in Europa tra Ottocento e Novecento e che componeva e scomponeva la figura umana in tante parti.
Anche in campo scientifico, la seconda metà del XIX secolo fu un periodo ricco di successi contro le malattie. Si diffuse una fiducia assoluta in un inarrestabile progresso e nella scienza che caratterizzò la fine dell’Ottocento come un periodo di ottimismo.
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Filosofia
Marx e la lotta di classe
Marx deve molto agli economisti classici come Smith e Ricardo che gettarono le basi della teoria secondo cui il valore deriva dal lavoro. Dallo studio degli economisti classici, Marx ricava che alla massima produzione di ricchezza corrisponde l’impoverimento massimo dell’operaio.
Marx spiega che la proprietà privata è un fatto che consegue dall’alienazione del lavoro umano.
Marx distingue il suo socialismo scientifico dagli altri tipi di socialismo, e in particolare da quello utopistico.
I socialisti utopisti hanno il merito di aver individuato l’antagonismo delle classi nella società, però non hanno nemmeno trovato le condizioni materiali per l’emancipazione del proletariato, scivolando così nell’utopismo.
Essi criticano la società capitalistica, la condannano e la maledicono; ma non sanno trovare una via d’uscita.
A questo tipo di socialismo Marx contrappone quello scientifico, che ha scoperto la legge dello sviluppo del capitalismo e che può risolvere i suoi mali.
Marx afferma che il lavoro non viene svolto per necessità, ma per la pura sussistenza. Esso è un lavoro forzato reso tale dalla proprietà privata che è fondata sulla divisione del lavoro.
L’operaio diventa tanto più povero quanto maggiore è la ricchezza che produce.
Il superamento di questa situazione avviene, secondo Marx, attraverso la lotta di classe che eliminerà la proprietà privata e il lavoro alienato.
Marx afferma che la storia di ogni società è fatta di lotta di classi.
Oppressi ed oppressori alla fine di ogni lotta sono arrivati ad una trasformazione di tutta la società o alla rovina delle categorie sociali in contesa.
La società capitalista era divisa in borghesia e proletariato.
Per borghesia s’intende la classe dei moderni capitalisti, proprietari dei mezzi di produzione.
Per proletariato s’intende, invece, la classe dei moderni salariati, i quali, non avendo mezzi di produzione propri, sono ridotti a vendere la loro forza-lavoro per vivere.
Con la crescita del mercato mondiale e con la seconda rivoluzione industriale nacque la società capitalista-borghese, che deteneva il dominio economico e politico della società.
Il capitalismo ha dato vita alla sua contraddizione interna, il proletariato, formato da operai organizzati e coscienti della propria forza e missione, che porranno fine alla società capitalistica ed inizio a quella comunista, priva di classi, della proprietà privata, dello Stato, della divisione e alienazione del lavoro.
Questo è il comunismo autentico, che Marx distingueva da quello rozzo, consistente nell’attribuzione della proprietà privata allo Stato, che ridurrebbe tutti gli uomini a proletari e negherebbe la personalità dell’uomo.
Però il comunismo procede per gradi:
Il primo passo è la dittatura del proletariato, il quale accentrierà tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato attraverso vari provvedimenti come l’abolizione del diritto di successione, l’ugual obbligo di lavoro per tutti, l’istruzione pubblica gratuita ecc.
Il passo successivo è il salto nella libertà e quindi l’avvento del comunismo.
Italiano
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Il Naturalismo francese e il Verismo italiano
Nel secondo Ottocento, in un clima di generale fiducia nelle possibilità della scienza, si affermano in Francia le teorie letterarie del Naturalismo. Non si tratta di una semplice ripresa del concetto di Realismo, che aveva già caratterizzato certi aspetti della cultura romantica, sulla base di una nuova attenzione alla condizione degli umili o ai passaggi della storia, o che aveva connotato determinate fasi della cultura, come nel Settecento illuminista.
Il Naturalismo si afferma invece come:
Pretesa di rappresentazione scientifica del mondo, secondo i metodi della filosofia positivista e con l’obiettivo, laico e progressista, di un effettivo miglioramento delle condizioni di vita, in particolare delle classi più disagiate.
Emile Zola (1840-1902), il primo ad usare il termine Naturalismo per contrassegnare un programma narrativo in grado di rispecchiare la realtà. Nel 1880 Zola pubblica in volume i suoi saggi. I punti fondamentali del libro sono:
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Materie e argomenti
- Italiano: Giovanni Verga (Rosso malpelo)
- Storia: La seconda rivoluzione industriale
- Filosofia: Karl Marx (la lotta di classe)
- Inglese: Victorian Age (Oscar Wilde)
- Fisica: L'elettromagnetismo
- Arte: L'architettura del ferro
- Matematica: Gli integrali
- Scienze: I terremoti