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Il pulsante

della

II rivoluzione industriale

Nicolò Cortesi

Classe V Sezione B

ITAS G. Saffi - Linguistico

Anno scolastico 2011 - 2012

Filosofia italiano

Karl Marx e il capitalismo. Le Avanguardie Storiche.

Lotta di classe. Il Futurismo.

Alienazione del lavoratore.

Storia

II rivoluzione

Industriale

1814 - 1917

Francese

Guillaume Apollinaire:

“La Pétite Auto”

Tedesco inglese

Die Industrialisierung. The Victorian Age.

Gerhart Hauptmann: Charles Dickens:

“Die Weber”. “Coketown”.

Italiano

Le avanguardie storiche

Con il termine “Avanguardie” si indicano movimenti artistico-culturali sviluppatesi in Europa dagli inizi del '900 alla metà degli anni Venti circa. In genere si parla di Avanguardie storiche per distinguerle dalle Neoavanguardie sorte dopo la II Guerra Mondiale.

Le Avanguardie storiche avevano delle tendenze radicali a rompere con i codici artistici tradizionali e con le convenzioni borghesi. Rifiutando tutti i valori, gli avanguardisti mettevano in discussione il valore e il concetto dell'arte; infatti, secondo loro, l'arte deve scuotere, sconvolgere, scatenare energie, deve contribuire a migliorare la vita. La funzione dell'artista è quella di costruire una vita “estetica” dominata dall'arte.

Per realizzare questo obiettivo le Avanguardie valorizzarono al massimo la ricerca di nuove forme espressive, facendo dello sperimentalismo il loro orientamento metodologico: operando in gruppi per abbattere ogni barriera tra le diverse forme d'arte.

Le Avanguardie che interessarono maggiormente la letteratura sono:

l'Espressionismo, il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo.

Futuristi: Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini.

Il futurismo

Nacque ufficialmente il 20 febbraio 1909 con la pubblicazione sul “Figaro”, a Parigi, del Manifesto del Futurismo, redatto da Filippo Tommaso Marinetti.

Il Futurismo rifiutava ogni “passatismo” e tradizionalismo in nome di un'arte che esaltasse la potenza delle macchine e delle nuove tecnologie. I futuristi videro nella “macchina” il simbolo dei tempi nuovi, che sostituiva un nuovo ideale di bellezza a quello classico.

L'artista diventa così portavoce delle trasformazioni introdotte nella vita quotidiana dalla civiltà tecnologica.

Da ciò deriva la sperimentazione di nuovi modi di comunicazione, capaci di rompere i confini tra le diverse arti e le diverse tecniche. Filippo Tommaso Marinetti

I temi cari al Futurismo furono, quindi, la rottura con le regole del passato, la proiezione verso il futuro, l'esaltazione delle macchine e della velocità come simbolo di progresso tecnologico.

Il suo influsso in Europa fu grande, soprattutto in Francia, in Germania e soprattutto in Russia con Majakovskij. All'esperienza futurista è in parte riconducibile anche l'attività del poeta francese Guillaume Apollinaire, irriducibile sperimentatore formale.

La città che sale, Umberto Boccioni (1910). Storia

La seconda rivoluzione industriale

(1870 – 1914)

La Seconda Rivoluzione Industriale si verificò a partire dal 1870, in Europa e negli USA, e fu caratterizzata da un intenso sviluppo delle comunicazioni. Nella navigazione, il motore sostituì definitivamente la vela, le grandi linee ferroviarie collegarono interi continenti rendendo così gli spostamenti dell'uomo più facili ed accessibili. Al vecchio gruppo di stati che avevano costituito il nucleo della prima rivoluzione industriale, si aggiunsero nuove potenze industriali come l'Italia, il Giappone, la Russia, l'Olanda e i Paesi Scandinavi. Insieme controllavano l'80% del mercato mondiale. Si susseguirono una serie di invenzioni: la celluloide, che è una delle prime materie plastiche, il frigorifero, la macchina da scrivere, il ventilatore, il motore a scoppio. Queste invenzioni cambiarono le abitudini di intere generazioni; un esempio è l'acciaio, una lega di ferro e carbone, che costituì l'ossatura dei paesi industrializzati in quanto veniva impiegato in tutti i settori della produzione industriale.

La produzione industriale, dovendo soddisfare le esigenze di un mercato di dimensioni mondiali, fu affidata ad aziende sempre più grandi che diedero vita a nuove situazioni come i monopoli che si verificano quando un intero settore produttivo è controllato da un'unica azienda, i trusts che avvengono quando le grandi aziende inglobano le più deboli e i cartelli che sono accordi di aziende dello stesso ramo produttivo per arginare una concorrenza aggressiva. Al crescere delle imprese si accompagnò la nascita della produzione di massa, con i prodotti standardizzati, ossia con caratteristiche identiche. Questo nuovo principio meccanicistico del lavoro fu chiamato “Taylorismo”, dal nome dell'ideatore americano Taylor, e fu applicato con grande successo nella catena di montaggio per produrre automobili da Harry Ford. Sul piano economico, lo squilibrio tra paesi ricchi e poveri si accentuò notevolmente. Inoltre episodi di razzismo si fecero sempre più frequenti.

L'umanità fu divisa in razze di cui i bianchi si ritenevano superiori alle altre per intelligenza e quasi per natura biologica. Sul piano del commercio economico la Gran Bretagna restava incontrastata, mentre nel settore della produzione industriale subì il sorpasso di USA e Germania. Molti Stati, primi tra tutti Italia e Germania, adottarono la politica del protezionismo, basata sull'aumento delle tariffe doganali e delle tasse sulle merci importate, al fine di salvaguardare le industrie nazionali dal commercio estero.

L'economia ottocentesca sembrerebbe quasi perfetta, ma ciò non è vero; nell'Ottocento, infatti, più volte si ebbero crisi economiche.

La più grande crisi economica dell'Ottocento fu quella che durò dal 1873 al 1896 e che colpì sia l'economia europea sia quella statunitense. Questa crisi prese il nome di Grande Depressione e comportò:

  • Un grave periodo di crisi agraria, dovuta alla concorrenza dei “nuovi granai” extracontinentali, condusse l'Europa ad affrontare la situazione attraverso alcune misure, quali l'ampliamento delle zone coltivabili, la diversificazione dell'agricoltura e, soprattutto, con l'innalzamento delle barriere doganali.
  • Nel settore industriale si assistette al crollo dei prezzi e del profitto dovuto ad un eccesso dell'offerta dei beni rispetto alla domanda.

L'aumento della disoccupazione riduceva la domanda e di conseguenza metteva in crisi la produzione, generando nuovi disoccupati. Manifestazione di protesta dei disoccupati a Toronto.

Molti contadini ed artigiani si trasferiscono in città per lavorare nelle industrie. Questo fenomeno prende il nome di “urbanesimo”, cioè sovrappopolamento delle città. Essere proletari, ossia lavoratori che vendono la propria forza-lavoro in cambio di salario, divenne una condizione comune a milioni di persone che condividevano abitudini, stili di vita e a volte persino le abitazioni, come avveniva nei quartieri operai.

I proletari lavoravano dalle 12 alle 16 ore al giorno tutta la settimana, esclusa la domenica, passando più tempo con i propri compagni di lavoro che con la propria famiglia. Gli operai si autorappresentavano come un mondo a parte, opposto a quello borghese, e si sostenevano a vicenda con le società di mutuo soccorso.

L'accesso alla politica di fasce sempre più ampie di cittadini portò alla nascita di grandi partiti politici distribuiti sull'intero territorio nazionale e portatori di un'unica ideologia per il governo della società.

Il 28 settembre 1864 nacque a Londra, per iniziativa di Marx, la prima Associazione internazionale dei lavoratori, passata alla storia con il nome di Prima Internazionale, dove confluirono varie componenti del movimento operaio caratterizzato da una eterogeneità di ideologie corrispondenti alle diversità del proletariato operaio.

Karl Marx

costituito da una classe operaia impiegata nella fabbrica, ormai ben strutturata, da lavoratori ancora a metà tra l'artigianato e l'operaio industrializzato.

I primi risultati tangibili si ottennero con la Seconda Internazionale a Parigi nel 1889, che decretò la giornata lavorativa di 8 ore, la proclamazione del 1° Maggio come giornata internazionale dei lavoratori, migliorò le condizioni di lavoro e aumentò i salari.

La classe dominante negli ultimi decenni dell'Ottocento fu ancora la borghesia che comprendeva diverse figure sociali: gli imprenditori, i professionisti, gli alti funzionari statali, i quali, come gli operai, condividevano stili di vita, abitudini, quartieri residenziali, potendo però dedicarsi anche allo sport.

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Sintesi

Italiano: Avanguardie Storiche e Futurismo

Storia: II Rivoluzione Industriale

Filosofia: Karl Marx e il Capitale

Inglese: The Victorian Age, Charles Dickens e Hard times (Coketown)

Francese: Guillaume Apollinaire e "La Petite Auto"

Tedesco: Die Industrialisierung e Gerhart Hauptmann "Die Weber"

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