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La massoneria

“Tra simbolismo, arte e cultura”

A cura di Mohamed Maalel

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Introduzione alla massoneria

Che cos'è la Massoneria? Una associazione, una religione, una setta satanica, una chiesa, una scuola di pensiero, un modo di vivere.

Tutti abbiamo opinioni diverse al riguardo ma io, modestia a parte, credo di sapere quale sia l'unica opinione giusta.

La Massoneria è una istituzione libera e laica che si ricollega alle principali tradizioni esoteriche d’Europa e del Mediterraneo. Ha come fine il perfezionamento umano e come strumenti i simboli dell’Architettura, che esprimono il senso dell’operatività indirizzata ad un progetto di edificazione morale e spirituale.

Cercare documenti concreti e veritieri è un'impresa, soprattutto se cerchiamo qualcosa che, agli occhi di molti, è impuro, blasfemo ed anche "satanico".

Ho deciso quindi di cercare ulteriori informazioni, oltre che in Biblioteca, anche sul sito ufficiale della "Gran Loggia d'Italia" che, gentilmente, rispondendo alla mia email, mi ha offerto la seguente affermazione.

"Come diceva Aldo Mola nel 1992, uno dei maggiori studiosi di massoneria italiani, “è impossibile chiudere la massoneria entro gli steccati della storia provata”. Essendo un Ordine esoterico, la massoneria oppone ai profani il segreto iniziatico: pertanto risulta impossibile sapere non solo in che cosa consista il mistero, ma anche quanta parte esso rappresenti in rapporto alla massoneria visibile."

Potremmo dire, dunque, che tra la Massoneria e l'esoterismo c'è un filo diretto, proviamo a spiegarne il perché.

Partiamo dalle origini; non abbiamo nessuna fonte attendibile riguardo le origini della Massoneria: c'è chi dice sia nata nel 1717 e c'è chi dice che la Massoneria è nata molto, ma molto prima.

Studiando tutti i documenti possiamo dire:

La storia dell'Ordine Massonico può essere generalmente trattata considerando tre macro-suddivisioni.

  • Dall'antichità al 1390, data del Poema Regius, di autore anonimo: quello che viene concordemente considerato come il primo documento scritto dalla Massoneria.
  • La fase Operativa, dal 1390 al 1717, data della fondazione della Gran Loggia d'Inghilterra.
  • La fase Speculativa, dal 1717 ad oggi.

Durante questo lungo periodo la Massoneria era ricoperta da un velo di mistero, legato ad una modalità di rapportarsi con la realtà, legato all’idea di una conoscenza nascosta rivelata per simboli e per ciò stesso, comprensibile solamente a pochi eletti, ecco perché parliamo di un forte collegamento tra Massoneria ed Esoterismo, sempre se per esoterismo intendiamo una spiegazione del mondo rivelata in un consesso scelto, isolato dall'esterno e dalla moltitudine.

Ovviamente l'Esoterismo non è l'argomento prediletto della chiesa che, durante il corso degli anni, ha sempre cercato di "schiacciare" la Massoneria, facendo nascere e sviluppare delle cosiddette "leggende metropolitane" come la Massoneria intesa come una associazione segreta adoratrice del diavolo o come una setta satanica dove venivano sacrificati esseri umani o spesso animali.

Ovvio che solo la Massoneria sa la verità, a noi non resta che guardare o, per chi non ama il lavaggio del cervello come me, informarsi ed ancora informarsi, perché non sempre la prima risposta è la chiave di tutto.

Capitolo 1

Quando letteratura e simboli si uniscono: Giovanni Pascoli

Potremmo definire la Massoneria come una vera e propria corrente culturale e letteraria, questo perché riuscì, nel corso della sua esistenza, ad influenzare anche le varie letterature internazionali, prima tra queste quella italiana e quella inglese. Infatti sono moltissimi, tra poeti e scrittori, che ritrovavano nei principi della Massoneria i propri ideali e principi.

Tra gli scrittori italiani appartenenti alla Massoneria possiamo citare Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Salvatore Quasimodo o, a livello europeo Lev Tolstoi, Arthur Conan Doyle ed Oscar Wilde.

Ecco perché, soprattutto nella produzione letteraria italiana del '900, ritroviamo in tantissime opere letterarie l'utilizzo di simboli, tanto cari ai massoni di tutte le epoche, questo perché, bisogna che:

"La Massoneria lavora con propri metodi mediante l'uso di rituali e di simboli, coi quali esprime ed interpreta i principi, gli ideali, le aspirazioni, le idee ed i propositi della propria essenza iniziatica".

L'autore che, nelle sue opere, utilizzò maggiormente simboli è Giovanni Pascoli. Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna.

Dall'età di sette anni Giovanni frequentò il collegio dei Padri Scolopi di Urbino, dove compì studi classici. Ben presto, però, la sua fanciullezza fu turbata da un tragico evento, che segnò tutta la sua vita: il 10 agosto 1867, di ritorno sulla strada di casa, suo padre fu ucciso con un colpo di fucile.

A questo doloroso episodio seguirono altri lutti: nel 1868 la sorella Margherita morì di tifo e, dopo pochi giorni, l'amata madre si spense a causa di problemi cardiaci, mentre nel 1871 il fratello Luigi morì.

Sotto la guida del primogenito, Giacomo, i fratelli si stabilirono a Rimini, e Giovanni, ritirato dal collegio di Urbino per le ristrettezze economiche familiari, terminò gli studi a Firenze.

Nel 1873 vinse una borsa di studio che gli permise di iscriversi alla facoltà di Lettere dell’università di Bologna, dove fu allievo di Giosuè Carducci.

Ben presto la borsa di studio gli fu tolta a causa della sua partecipazione alle manifestazioni studentesche a fianco dei gruppi socialisti, motivo per cui fu arrestato e messo in carcere per tre mesi, fino al 1879.

Laureatosi a ventisette anni, iniziò a insegnare nei licei di Matera e Massa; qui si stabilì e chiamò le sorelle Ida e Maria a vivere con sé. Le due donne accolsero l’invito del fratello e riformarono così un piccolo nucleo familiare, quello che per Pascoli sarebbe diventato “il nido”. Myricae;

Trasferitosi a insegnare a Livorno, pubblicò la prima raccolta di poesie, l’anno seguente vinse il primo premio al Concorso Internazionale di poesia latina di Amsterdam.

Mentre la sua fama si andava accrescendo, Pascoli subì un nuovo dispiacere, l’allontanamento da casa della sorella Ida in seguito al suo matrimonio; il poeta e la sorella Maria si trasferirono a Castelvecchio di Barga.

Nel 1891 Pascoli pubblicò i Pometti, poi ampliati in Primi Poemetti e Nuovi poemetti e l’anno successivo fu nominato professore ordinario di letteratura presso l’università di Messina.

Nel 1905 sostituì Carducci nella cattedra di letteratura italiana dell’università di Bologna. Sempre più vicino alla ideologia nazionalista, pronunciò molti discorsi ufficiali, tra cui La grande Proletaria si è mossa, in favore dell’impresa coloniale in Libia.

Il 6 aprile 1912, colpito da un male incurabile, si spense nella sua casa di Castelvecchio di Barga.

Nel 1981 uscì la prima raccolta di poesie di Pascoli, Myriace, il cui titolo “Non omnes arbusta iuvant richiama un verso della IV Egloga di Virgilio umilesque myricae”. La scelta del titolo preannuncia di per sé l’argomento della raccolta, ispirata alle cose umili e modeste. Il poeta, nelle quindici sezioni in cui si articola l’opera, canta temi familiari e campestri, le piccole cose di tutti i giorni e gli affetti familiari, filtrandoli attraverso "Massoni sono quelli che non anelano se non a fare del uno sguardo nuovo e sempre meravigliato, bene, a fare - ogni giorno, che sarà alla base della sua poetica esposta ne Il ogni secolo - meglio; veri fanciullino. Attraverso il canto della quotidianità uomini di cui si compone la egli riesce a lenire il dolore provocato dai gravi vera lutti che lo hanno colpito. Notevole è lo umanità". Giovanni Pascoli sperimentalismo a livello fonico, sintattico e metrico, che Pascoli riprenderà in tutte le altre opere.

Anche i Canti di Castelvecchio, prediligono temi capestri e familiari. Infatti nella prefazione, Pascoli dedica le liriche alla madre scomparsa definendole “myriace autunnali”.

I canti di Castelvecchio sono ricche di musicalità e studiati giochi fonici, ed è sempre presente il tema dei cari defunti, accanto al ricordo ricorrente dell’adolescenza.

Le liriche dei Primi Poemetti narrano la semplice vita di due sorelle contadine, Rosa e Viola, le cui figure richiamano a tratti le caratteristiche delle sorelle del poeta, Ida e Maria. Quest’opera riprende argomenti già trattati da Pascoli in Myricae e nei Canti di Castelvecchio ma si presentano molto più articolati, attraverso l’utilizzo di terzine dantesche. Pascoli delinea qui un mondo contadino come microcosmo tra giustizia e lealtà, ma non è difficile capire che dietro all’idealizzazione della natura egli cela un profondo risentimento nei confronti degli uomini, responsabili della morte del padre.

Nei Nuovi poemetti Pascoli continua il filone dei Primi poemetti, conservandone i temi, ma cercando di costruire in maniera ancora più articolata i suoi componimenti, introducendo uno stile alto che smorza le atmosfere agresti.

Inoltre, in questa opera, si delinea l’ideologia patriottica di Pascoli, contro le emigrazioni di massa.

Pascoli lavorò per molti anni alla stesura del Fanciullino; ad esso affidò le linee portanti della sua poetica, secondo cui ciascun poeta, al pari di un fanciullino che osserva per la prima volta il mondo, dà nome a tutto ciò che sente e vede.

Successivamente, con le liriche dei Poemi conviviali, Pascoli si cimenta alla descrizione del mondo greco, riprendendo miti e personaggi.

Pascoli usa un lessico alto, endecasillabi sciolti e studiate composizioni d’eleganza fin troppo artificiose.

In Odi e inni il poeta canta la patria, propone modelli civili da seguire e invita gli uomini a lottare eroicamente, invitando la gente alla fratellanza e alla giustizia sociale.

Tra le ultime opere pubblicate, alcune anche dopo la sua morte, ritroviamo i Poemi del Risorgimento, opera ad ispirazione civile e patriottica.

Nonostante la formazione positivistica, Pascoli maturò gradualmente una forte sfiducia nei confronti della scienza, poiché, a suo parere, essa non riusciva a spiegare il mistero e l’ignoto che si celano nel cosmo e nella mente umana.

Solo la poesia è strumento di conoscenza del mondo e mezzo attraverso il quale è possibile sondare gli aspetti più oscuri delle cose. Prendendo a prestito un concetto particolarmente caro alla cultura simbolista francese, Pascoli trasforma l’immagine del poeta in quella di un “veggente”, grazie alla sua singolare capacità di esplorare l’ignoto.

Il saggio Il fanciullino espone le linee principali della poetica di Pascoli.

Secondo Pascoli, in ciascuno di noi è nascosto un fanciullino, ma solo il poeta, grazie alle sue capacità di “veggente”, riesce a dargli voce; è così che nasce la poesia della meraviglia e dello stupore, poiché il poeta vede il mondo con occhi di un bambino che scopre tutte le cose per la prima volta. Non a caso, Pascoli paragona il poeta ad Adamo nel regno dell’Eden, immaginando lo stupore del primo uomo di fronte agli elementi del creato. La lirica di Pascoli assume quindi tratti irrazionali e alogici: il poeta cerca nelle cose i particolari più impercettibili e sensibili, le relazioni più sottili.

La poesia perde in tal modo ogni finalità morale e sociale e si affida totalmente alla purezza della percezione sensoriale.

Nella poesia di Pascoli sono riconoscibili anche aspetti della cultura decadente, tra cui:

  • Il ripiegamento su se stesso e l’attenzione all’interiorità;
  • L’attrazione per l’ignoto;
  • Il linguaggio suggestivo, ricco di significati simbolici.

Una volta venuto meno l’ordine razionale del mondo sostenuto dal Positivismo, Pascoli reagì recuperando il valore etico della sofferenza. La sua ideologia, fortemente pessimistica e intrisa di un profondo umanitarismo, lo convinse ad abbandonare la politica militare e ad aspirare alla concordia tra gli uomini e alla solidarietà tra le classi sociali.

L’ideale nazionalistica prese forma nel pensiero di Pascoli dalla paura e dall’angoscia che suscitavano in lui il capitalismo e l’inarrestabile sviluppo delle città, che rappresentavano vere e proprie minacce per l’esistenza serena degli uomini. Pascoli era molto turbato, inoltre, dal fenomeno dell’emigrazione, per cui molte famiglie erano costrette a disgregare il proprio “nido”.

Secondo Pascoli l’Italia doveva proteggere i suoi cittadini meno agiati procurando loro terre e lavoro. Questo ricordiamolo era alla base del suo discorso “La grande proletaria si è mossa”.

Il simbolismo pascoliano

La figura simbolica centrale e più ricorrente nella poesia di Pascoli è quella del nido, cui viene attribuito un profondo e ricco significato. Il nido allude al microcosmo degli affetti domestici e quindi è sinonimo di casa, di amore, di unione, di calore e di protezione. Il nido è il ritorno ad una condizione protetta e inconsapevole, che è assicurata dai genitori: richiama dunque all’infanzia, di cui la culla è figura dominante, perché meglio di ogni altra esprime il rapporto madre figlio, con aspetti di regressione verso il grembo materno.

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Sintesi
  • Italiano: Giovanni Pascoli (simbolismo pascoliano);
  • Storia dell'arte: simboli massonici, Guernica (Pablo Picasso);
  • Matematica: Crittografia;
  • Geografia: America e USA;
  • Inglese: New York;
  • Storia: New Deal;
  • Economia aziendale: finanziamenti.
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