De Rosa Manuela giugno 2013 TESINA di italiano e storia
5° serale ITIS indirizzo informatico
Indice
Storia
Il difficile passaggio tra Ottocento e Novecento
p. 1
- Le illusioni, la realtà, esito finale p. 1
- Il colonialismo p. 2
- La crisi di fine secolo p. 3
Italiano
La poetica del fanciullino e il suo mondo simbolico
p. 4
- Dalla visione oggettiva a quella soggettiva p. 4
- La teoria del fanciullino p. 4/5
- Il poeta-fanciullo p. 5/6
- Il parallelismo tra poeta e fanciullo p. 6
- Il simbolismo pascoliano p. 7
- Presenze simboliche p. 7/8
- Il nido e la madre p. 8
- La crisi dell’uomo contemporaneo p. 9
Lo stile e le tecniche espressive
p. 10
- Una lingua speciale per la poesia p. 10
- I suoni: uso delle onomatopee p. 10
- Scelta lessicale: diversi livelli di linguaggio p. 11
- La rivisitazione della metrica tradizionale p. 11
- Una sintassi soggettiva p. 11/12
- Analogia e sinestesia: la sperimentazione retorica p. 12
L’opera: il fanciullino
p. 13
- L’origine dell’opera p. 13
- I contenuti p. 13/14
Qualche citazione dell’opera p. 14/15
Il difficile passaggio tra Ottocento e Novecento
Le illusioni
In questo periodo si crede nella capacità della scienza e della tecnica di conoscere la realtà e modificarla a vantaggio dell’uomo, nell’inarrestabilità del progresso umano, nel mito del nazionalismo e il primato della patria, nella pace durevole nel continente europeo e nell’Europa dominatrice del mondo con la sua missione civilizzatrice.
Inoltre, l’industrializzazione aveva moltiplicato i beni di consumo e diffuso l’istruzione grazie alle nuove invenzioni.
Tutto ciò sembrava promettere progresso, benessere e pace.
La realtà
In Italia, è difficile costruire uno stato davvero unitario, dare risposta ai problemi emergenti (pareggio del bilancio, questione romana, questione meridionale) ed allargare la partecipazione politica.
In Europa, cominciano a formarsi alleanze contrapposte e aggressive e si diffondono una crisi economica ed una grande depressione.
Di conseguenza, in Italia le tensioni sociali vengono superate con le riforme di Giolitti e in Europa vengono introdotte la riorganizzazione industriale (catena di montaggio) e delle politiche sempre più aggressive contro gli stati europei e oltremare.
Esito finale
Belle Époque
La Belle Époque in realtà era molto fragile ed il progresso si rivelò un’idea astratta ed illusoria a cui, successivamente, pose fine la guerra.
Il colonialismo
Tra il 1870 e il 1914 le principali nazioni europee cominciarono a conquistare colonie fuori dal vecchio continente. Questo tipo di colonialismo si differenzia da quelli precedenti in quanto la politica di espansione coloniale viene organizzata e realizzata in forme sistematiche con un alto consumo di forze economiche e militari, inoltre non bastano più lo sfruttamento delle risorse delle terre oltremare ed un controllo sui governi locali in quanto lo scopo ora è l’occupazione permanente ed il controllo totale della colonia. Ed è per questo che si parla di imperialismo, visto che il fine della corsa alle colonie è di costituire veri e propri imperi. La competizione per la spartizione coloniale però andò crescendo e quindi aumentarono le tensioni ed i rischi di guerra in Europa.
Dal punto di vista economico, le colonie devono fornire alle industrie della madrepatria materie prime abbondanti e a basso costo che servono anche come mercato dove piazzare l’eccedenza di produzione ossia i beni prodotti dalle industrie nazionali che esigono un mercato più vasto di quello interno e meno difficile di quello europeo. Il possesso di colonie costituiva un fattore di prestigio sulla scena politica internazionale e si basava anche sul nazionalismo esasperato, emerso in Europa e diventato poi un’ideologia aggressiva e di massa in quanto i governi insistettero sull’esaltazione della patria e sull’idea che la propria nazione avesse un primato da raggiungere (obiettivo necessario per ottenere il consenso delle masse popolari, in cui si stava estendendo la partecipazione politica). E da questo si sviluppò la giustificazione ideologica del nazionalismo, una mentalità razzista che sosteneva la superiorità dell’uomo bianco ed il suo compito di portare la civiltà a popolazioni considerate inferiori.
La crisi di fine secolo
Verso fine secolo, molti paesi europei furono colpiti dalla grande depressione.
Non fu una crisi di produzione ma di discesa dei prezzi e quindi dei profitti: l’industria era in grado di produrre più beni di quanti ne servissero al mercato cioè della domanda dei consumatori (fenomeno della sovrapproduzione).
In questo periodo aumentò in modo esponenziale la partenza di emigranti europei, soprattutto verso le Americhe e moltissimi italiani. Nei decenni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento gli Stati Uniti furono la meta di milioni di emigranti in cerca di una vita migliore: erano una nazione ancora giovane con enormi spazi e risorse naturali non ancora sfruttate, senza avversari in grado di contrastarli nel continente americano.
In Italia, l’Ottocento si chiuse con una crisi economica e un disagio sociale. La produzione industriale era cresciuta ma si concentrava ancora nel triangolo Milano-Torino-Genova, l’agricoltura del Nord si era evoluta tecnicamente e il paese aveva compiuto alcuni passi significativi verso la modernizzazione però si era aggravata la questione meridionale (l’arretratezza economica e sociale del Sud), inoltre le condizioni di vita delle masse povere, contadine ed operaie restavano molto difficili.
L’Italia però attraversò anche una crisi politica e sociale molto grave, in particolare quando, in seguito a cattivi raccolti, il prezzo degli alimenti di base aumentò e questo portò a moti spontanei di protesta popolare che però vennero repressi duramente dal governo.