“Nella vita ci succede di tutto ma possiamo trovare il coraggio e la forza nel dolce cullarci di qualcuno o di qualcosa.” Emma Marrone
Introduzione
L’argomento di questa tesina è la famiglia, costituita da cinque nuclei che ho individuato come fondamentali e caratterizzanti. Questo tema mi è stato suggerito da una canzone, che fin dal primo ascolto ho capito essere la mia preferita: Cullami di Emma Marrone.
Emma vince l’edizione del 2010 di Amici, attraverso il suo primo EP “Oltre”, doppio disco di platino e altissimo nelle classifiche per svariate settimane. Sta scalando velocemente il panorama della musica italiana non solo come cantante ma anche come persona, dopo le numerose critiche alle sue partecipazioni a manifestazioni popolari.
Emma ha partecipato alla 61ª edizione del Festival di Sanremo classificandosi seconda insieme ai Modà con il brano “Arriverà”, in vetta a tutte le classifiche. Cito una recensione del suo ultimo lavoro, A me piace così:
“Emma Marrone oggi è talmente avanti rispetto ad “Oltre” da non sembrare più lei stessa.
Per non confondere le idee all’ascoltatore c’è tutto il tempo del mondo, ma in un panorama musicale decisamente stantio come il nostro italiano, già il solo non fossilizzarsi è oro nero.”
(Da http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/10/22/a-me-piace-cosi-di-emma-marrone-la-recensione/)
Nelle sue parole ho trovato il sentimento di attaccamento alle proprie origini, la consapevolezza che nella famiglia è possibile trovare la forza e il coraggio per affrontare le situazioni della vita, come Emma scrive nel suo testo. Le tematiche affrontate sono ravvisate in:
- Senso di protezione
- Il matrimonio
- L’amore e la fedeltà
- I figli e l’educazione
- Il ricordo
Ogni tematica sarà caratterizzata dalla presenza di una frase della canzone, che a mio parere rispecchia a pieno il sentimento espresso dall’argomento in questione.
Senso di protezione
“Ritrovar la pace solamente tra le braccia tue […] la tua guancia bianca sulla mia”
Cullami, Emma Marrone, A me piace così, 2010
Questo stralcio di canzone fa realmente capire ciò che la famiglia sia, un rifugio, due braccia sicure in cui potersi addormentare e appoggiare la guancia su quella dei propri genitori per capire che ci sono realmente, in un vero gesto di affetto e di amore.
Verga, nella novella Fantasticheria ci esprime tramite il concetto dell’ostrica la convinzione che, per coloro che appartengono alla fascia dei deboli, sia necessario rimanere attaccati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni connaturate, per evitare che il mondo, cioè il “pesce vorace”, li divori. Il problema nasce quando cominciano a provare il desiderio del cambiamento, il desiderio di progredire.
“[…] - Insomma l’ideale dell’ostrica! - direte voi. - Proprio l’ideale dell’ostrica! e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo, che quello di non esser nati ostriche anche noi -. Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, mentre seminava principi di qua e duchesse di là, questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano, mi sembrano - forse pel quarto d’ora - cose serissime e rispettabilissime anch’esse. Sembrami che le irrequietudini del pensiero vagabondo s’addormenterebbero dolcemente nella pace serena di quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione. - Sembrami che potrei vedervi passare, al gran trotto dei vostri cavalli, col tintinnìo allegro dei loro finimenti e salutarvi tranquillamente. Forse perché ho troppo cercato di scorgere entro al turbine che vi circonda e vi segue, mi è parso ora di leggere una fatale necessità nelle tenaci affezioni dei deboli, nell’istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita, e ho cercato di decifrare il dramma modesto e ignoto che deve aver sgominati gli attori plebei che conoscemmo insieme. Un dramma che qualche volta forse vi racconterò, e di cui parmi tutto il nodo debba consistere in ciò: - che allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui. - E sotto questo aspetto vedrete che il dramma non manca d’interesse. Per le ostriche l’argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio.”
Fantasticheria “Vita dei campi”,
(Tratto dalla novella della raccolta Giovanni Verga, 1880)
Come l’ostrica che vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così l’uomo di Verga vive sicuro finché non comincia ad avere smanie di miglioramento.
Pascoli è un altro scrittore che dà grandissima importanza alla famiglia. La sua vita fu dominata da un rapporto intenso e a tratti morboso con la famiglia di origine che vede come nucleo di memorie e di sangue, un rifugio che dà protezione. In termini simbolici ricorre molto spesso all’immagine del nido o della siepe per sottolineare l’intimità e la sacra inviolabilità di questo nucleo.
Questo insieme di atteggiamenti approda ad una chiusura sentimentale che porta Pascoli a rimanere bloccato in una situazione fatta di turbamenti e paure. Quindi già in Pascoli vediamo come la famiglia, in questo tentativo di auto-proteggersi, possa costituire un elemento di chiusura che impedisce una serena crescita dell’individuo e ne limita la sua realizzazione.
X agosto
Questo è evidente nella poesia:
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra gli spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano invano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
“Myricae”,
(Da Giovanni Pascoli, 1890)
La poesia X agosto è stata scritta da Giovanni Pascoli in onore della morte del padre avvenuta la notte di San Lorenzo. Le stelle che cadono durante quella notte non sono altro che per il poeta le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini.
Per Pascoli il 10 agosto è una data emblematica dato che è l’anniversario della morte del padre, avvenuta nell’estate del 1860. Egli afferma di sapere perché un così gran numero di stelle sembra incendiarsi e cadere nel cielo: è perché tante stelle che cadono così fitte sembrano le lacrime di un pianto dirotto che splendono nella volta celeste.
Poi immagina una rondine che, mentre tornava al suo nido, fu uccisa e cadde tra i rovi. Ella aveva un insetto nel becco, cibo per i suoi piccoli. Qui Pascoli con una metafora intende dire che la rondine era l’unica fonte di sostentamento per i suoi piccoli così come suo padre lo era per lui.
Descrive la rondine trafitta sui rovi spinosi con le ali aperte quasi come se fosse in croce, accostando tale immagine a quella dei suoi rondinotti che rimangono in una vana attesa del cibo. Dopo passa a descriverci un uomo, suo padre che mentre tornava a casa fu ucciso pronunciando parole di perdono verso i suoi assassini.
Negli occhi rimane la volontà di emettere un grido. Invece Pascoli, con il particolare delle due bambole che l’uomo portava in dono alle sue figlie, voleva alludere alla tenerezza che avrebbe caratterizzato l’arrivo del padre a casa e delinea un mondo di consuetudini affettuose che la morte interruppe.
Adesso nella casa “solitaria” i suoi familiari lo attendono inutilmente come in precedenza avevano fatto i rondinotti. Il povero uomo, con gli occhi impietriti dalla morte, indica le bambole al cielo, descritto dal poeta come molto distaccato e indifferente al dolore umano.
Italiano
Giovanni Verga (concetto dell'ostrica); Giovanni Pascoli (famiglia-nido); Luigi Pirandello (demistificazione della famiglia borghese; Kafka; Alessandro Manzoni (I promessi sposi)
Inglese
Jane Austen (Pride and Prejudice); Oscar Wilde (The Importance of Being Earnest)
Francese
Gustave Flaubert (Madame Bovary)
Greco
Euripide (Alcesti)
Latino
Quintiliano
Filosofia
Sant'Agostino (il ricordo della felicità)