Il sacro
Oceano mare
Un dio che chiama
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f Elena Degan
Classe 5^D
Anno scolastico 2012-2013
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Indice
Introduzione......................................................................................................3
.. ..
Autore.................................................................... ........................ ...................3
. . ..
Contesto...................................... ................ .......................................... ..........4
I locandieri.........................................................................................................5
Plasson..................................................................................................................9
Bartleboom.......................................................................................................11
Deverià..................................................................... .................................... ......16
. .
Padre Pluche.....................................................................................................22
..
Elisewin......................................... ....................................................................28
Adams....................................................................................................................31
.. .
La settima stanza....................................... ...................................... ..........34
Bibliografia......................................................................................................37
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Introduzione
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Se il mare non lo si può benedire, forse, lo si può ancora dire
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P
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n Si può vedere il mare come vasta distesa d'acqua, o come campo di battaglia, o come territorio
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t soggiogato e spartito tra nazioni. O ancora, lo si può vedere con gli occhi dei personaggi di Oceano
a mare.
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n Con questo libro Alessandro Baricco cerca nel concetto di “mare” qualcosa di astratto, surreale,
z
a interrogativi e curiosità mai posti nei millenni della sua esistenza e ora espressi, quasi con ovvietà e
e
- disinvoltura, da persone semplici che, sebbene bizzarre, in fondo sono solo l'alterazione di noi stessi
s
m e del nostro profondo essere.
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a Il mare, l'oceano mare, viene visto nella sua infinità, nel suo mistero, avvolto in un'atmosfera che
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h oscilla tra l'assurdo e il naturale, e si immerge nell'ambito cui più si addice: quello sacro. Luogo e
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a tempo in cui si volge la storia sono consueti ma allo stesso tempo dall'atmosfera idilliaca, circondati
t dal mare delle domande, delle risposte e di tutti i sentimenti messi assieme, dalla sua semplice
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a concezione alla consapevolezza che esso può, nella sua finitezza vista dall'occhio umano,
- racchiudere l'infinito. Il mare come un dio che dona fascino e speranza, ma anche punisce chi vuole
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P sapere di più e conoscerlo in tutta la sua trascendenza, rimanendone schiacciato. È un mare potente,
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o un dio potente, ma che con il tempo ha perso qualcosa che lo caratterizzava, qualcosa perduto forse
e
- proprio a causa nostra.
t
a Desidero dimostrare con questa tesina come Baricco abbia inserito un messaggio sacro non solo nel
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l concetto del mare, ma anche nella personalità dei protagonisti e nelle loro ambizioni: c'è qualcosa in
d ognuno di loro che, seppur in una piccola e recondita parte, è presente anche in noi, e desidero
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M tentare di sciogliere per ciascuno l'enigma della sua personalità, servendomi di eventuali confronti
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o con chi ha saputo, prima di Baricco, comunicare gli stessi pensieri seppur con parole differenti.
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Autore
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n Alessandro Baricco nasce a Torino nel 1958; qui studia filosofia sotto la guida di Gianni Vattimo, si
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z laurea con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al conservatorio dove si diploma in
z pianoforte. Esordisce come critico musicale nel 1988 con un testo su Rossini. Nel 1991 esce il
-
e primo romanzo, "Castelli di Rabbia", pubblicato da Bompiani che vince il “Campiello” e provoca,
s fra l'altro, alcune divisioni in critici e lettori. Così in seguito tutta la sua opera e il suo personaggio
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P suscitano amore o odio, mai indifferenza. Nel 1993 appare in Tv come conduttore di "L'amore è un
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o dardo", trasmissione di Raitre dedicata alla lirica. In seguito conduce, affiancato dalla giornalista
e
i Giovanna Zucconi, "Pickwick, del leggere e dello scrivere", programma di cui è anche autore e
s
. ideatore, dedicato alla letteratura. Nello stesso anno esce il secondo romanzo, "Oceano mare", che
i
h riscuote un grande successo di pubblico e nel 1994 "Novecento", un monologo, da cui vengono poi
e
t tratti un lavoro teatrale (con Eugenio Allegri e la regia di Gabriele Vacis a partire dal 1994, e con
m Arnaldo Foà in un nuovo allestimento nel 2003) e un film ("La leggenda del pianista sull'oceano",
l
R di Giuseppe Tornatore del 1998). Sempre nel 1994 Baricco fonda a Torino la scuola di scrittura
e
# "Holden", dedicata alle tecniche narrative. Dalle rubriche curate su "La Stampa" e "La Repubblica"
i
p nascono i due volumi di "Barnum" (pubblicati nel 1995 e nel 1998 con il sottotitolo "Cronache dal
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o Grande Show"). Nel 1998 esce "City", che quattro anni dopo l'autore trasforma nel progetto per il
r
z teatro "City Reading Project". Dello stesso anno è anche la trasmissione "Totem", nata
t
z dall'esperienza teatrale, in cui Baricco commenta e narra i passi più salienti di racconti e romanzi
2 con accompagnamenti musicali di ogni genere. Nel 2002 esce "Senza sangue”, un breve racconto-
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n 1 Tutte le citazioni in corsivo sono tratte direttamente dal romanzo di Alessandro Baricco, Oceano mare, Milano,
2 Feltrinelli, 2007
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h romanzo sulla guerra e nel 2004 "Omero, Iliade”, una rilettura del poema omerico, al contempo
romanzo e adattamento teatrale. Nel 2005 l'autore torna alla narrativa con il romanzo "Questa
storia” che ripercorre il Novecento attraverso la figura un po' favolosa di Ultimo Parri, una sorta di
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bambino prodigio che cresce nella Storia.
Contesto
Il librone con le firme degli ospiti aspettava aperto su un leggio di legno. Un letto di carta
appena rifatto che aspettava i sogni di nomi altrui.
La lettura di “Oceano mare” è suddivisibile in tre libri: nel primo, intitolato “Locanda Almayer”,
veniamo a conoscenza dei personaggi principali (Plasson, Ann Deverià, Elisewin, Bartleboom,
Padre Pluche, Adams) e delle motivazioni che li hanno spinti a recarsi alla locanda; segue un
secondo libro dal contenuto totalmente differente, “Il ventre del mare”, dove la scoperta
dell'"oceano mare” diventa tragedia, e un terzo, col quale si ritorna nuovamente ai personaggi ne “I
canti del ritorno”, in cui è raccontata la svolta dei loro destini.
Nel corso della storia Baricco riesce straordinariamente a far combaciare l'esistente, il normale, il
quotidiano, con l'impossibile, il surreale e l'assurdo: la vita dei personaggi è incastonata in un
mondo inesistente che infonde loro ricerche e desideri a cui solo una divinità saprebbe rispondere:
la stessa divinità - o, se vogliamo, lo stesso destino - che li fa ritrovare sotto lo stesso tetto:
Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla
cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta,
scendendo il fiume.
Una semplice locanda, così semplice da esser facilmente immaginabile, eppure gestita da
personaggi - vedremo in seguito - che pur nel loro realismo lasciano interdetto il lettore per i loro
ruoli e per come si esprimono. E l'alloggio non si allontana da questa linea: seguitando la storia la
locanda si rivela sotto un altro meno consueto aspetto.
Posata sulla cornice ultima del mondo, a un passo dalla fine del mare, la locanda Almayer
lasciava che il buio, anche quella sera, ammutolisse a poco a poco i colori dei suoi muri e della
terra tutta e dell’oceano intero. Pareva – lì, così solitaria – come dimenticata. [...]Aveva quella
bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine,
perfetta, di ciò che si è perduto.
Bella, perfetta, ma sola, vinta e perduta. La limpidezza delle cose deboli. È come se la locanda
-descritta nei soli due passi che ho citato - si mostrasse nella sua vera natura, che equivale a una
sorta di utopia materializzata, anzi personificata: lei è niente, ma è circondata da un mare che è
tutto. Si prova una brusca sensazione di straniamento, e come tale la nostra mente è portata a
cercare un senso logico, indotta a proseguire la lettura, mentre si accentua quello che è stato per
Leopardi il “vago e indefinito”.
Il racconto ci comunica, marcandolo, il divario tra il finito e l'infinito, un dualismo che Leopardi
aveva conciliato due secoli prima con la sua poetica dell'indefinito. Nello Zibaldone di pensieri, ad
esempio, introduceva la sua idea ponendo come esempio il piacere: “Il vivente si ama senza limite
nessuno, e non cessa mai di amarsi. Dunque non cessa mai di desiderarsi il bene, e si desidera il
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bene senza limiti. Questo bene in sostanza non è altro che il piacere” . Ci comunicava con la sua
poesia che per venire a capo del dilemma basta affidarsi alla ricerca di un concetto indefinito, che
2 Www.italica.rai.it, sezione Biografie
3 Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, 1821 4
ha un confine invisibile, e proprio per questo offre appagamento al nostro desiderio di infinito,
dandocene l'illusione.
“Sempre caro mi fu quest'ermo colle / e questa siepe, che da tanta parte / dell'ultimo orizzonte il
guardo eslude” recita una delle sue più famose poesie, “L'infinito”, che tale è senza dubbio per il
suo dualismo tra infinito e finito, per il colle definito sì “caro”, insieme alla siepe, ma che è
sovrastato da molto di più, da “interminati / spazi di là da quella e sovrumani / silenzi, e
profondissima quiete”, e non a caso Leopardi afferma concludendo coi famosi versi “ Così tra
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questa / immensità s'annega il pensier mio: / e il naufragar m'è dolce in questo mare” : un mare
dell'infinito, un'estasi nell'assoluto che egli stesso si illudeva di provare, la stessa estasi che si
raggiunge durante un contatto divino, trascendente.
È possibile toccare l'immaginario limite dell'infinito? Uno dei personaggi di Oceano Mare sembra
riuscirci, ma il paradosso stesso già chiarito da Leopardi crea una sorta di corto circuito che
influisce persino nel corso del libro, inserendosi e spaccandolo concretamente in due.
E così, quando il luogo diventa un non-luogo e il tempo, che è sempre e incessantemente scandito
dal “freddo vento del nord”, diventa un non-tempo, i protagonisti tanto veri sembrano dissolversi in
una storia senza capo né coda, una storia infinita. E quale figura migliore per definire questo
inconciliabile e trascendente dualismo, se non Dio?
Può assomigliare, volendolo, a un rovesciamento della prospettiva del Decamerone: la locanda, non
a caso paragonabile alla sacra chiesa di Santa Maria Novella, ospita i personaggi che non sono i
ragazzi che raccontano le loro storie, bensì le storie stesse fattesi concrete assieme ai protagonisti, e
gestite dai narratori stessi. Dai fautori dell'intera trama.
I locandieri
Particolarità dei nomi. Iniziano tutti con la lettera “D”.
Le loro rispettive anime da custodire.
Dol, Plasson, il pittore. Viene a prenderselo, ogni sera, una barchetta, poco prima del
custode di tramonto, che l'acqua gli è arrivata al cuore. È così che vuole, lui. Sale sulla barchetta,
Plasson ci carica il cavalletto e tutto, e si lascia riportare a casa.
La sentinella se ne va. Il suo dovere è finito. Scampato pericolo.
Ditz, Torna ogni sera quel ragazzino. Si chiama Ditz. E ogni volta mi chiede se voglio
custode di sognare qualcosa. Così io l’altro ieri gli ho detto: “Voglio sognare Elisewin. Voglio
padre sognarla quando sarà grande”. Mi sono addormentato, e ti ho sognata.
Pluche -E com’ero?
-Viva.
La Si appoggiò a quegli ultimi refoli di luce per avvicinarsi al letto dove, sotto le coperte,
bambina una bambina dormiva ignara di qualsiasi altrove, e bellissima. Ann Deverià la guardò -
misteriosa, ma d'uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte - sguardo
custode di meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta - qualcosa come due
madame cose che si toccano - gli occhi e l'immagine - [...] e negli occhi RICEVERE il mondo
Deverià tutto - ricevere - senza domande, perfino senza meraviglia - ricevere - solo - ricevere -
negli occhi - il mondo." […] Ann Deverià si stringe al corpo senza vesti della
bambina, nel segreto del suo letto, rotondo di coperte leggere come nuvole. Le sue dita
sfilano su quella pelle incredibile, e le labbra cercano nelle pieghe più nascoste il
4 Giacomo Leopardi, L'infinito, 1819 5
tiepido sapore del sonno.
Dira, Tutto era lontano. Perso era tutto. Non si possono vincere, guerre così. Ed Elisewin si
sostegno arrese.
di Come morendo, aprì gli occhi.
Elisewin e Non capì subito.
Adams Non se l'aspettava.
Era illuminata, la stanza. Una luce piccola. Ma ovunque. Calda.
Si voltò. Su una sedia, di fianco al letto, se ne stava Dira, con un librone
aperto sulle ginocchia, e un portacandela in mano. Una candela accesa. La fiammella,
nel buio che non c'era più.
Dira, -Voi non passeggiate, non scrivete, non fate quadri, non parlate, non fate
sostegno domande. Voi aspettate, vero?
di -Sì.
Elisewin e -E perché? Perché non fate quel che dovete fare, e sia finita? […] Se io potessi tornare
Adams indietro, allora sceglierei questo: vivere davanti al mare.
Dood, -Cosa ci fai tutto il tempo seduto qua sopra?
custode -Guardo.
del -Non c'è molto da guardare...
professor -Scherzate?
Bartleboo -Be', c'è il mare, d'accordo, ma il mare è poi sempre quello, sempre uguale, mare fino
m all'orizzonte, se va bene ci passa una nave, non è che sia poi la fine del mondo.
[...]
-Voi siete simpatico. Magari quando ve ne andrete sarete un po' meno
imbecille.
Le loro domande. Tante. Come sono tante le domande dei bambini.
Il loro “pezzo di puzzle”. L'uomo della settima stanza.
Singolarità caratteriali. Talvolta parlano come gli adulti.
Pensa, Bartleboom. Pensa e rimugina e riflette e ragiona. Poi di scatto salta giù dal davanzale.
Dalla parte della camera, s'intende. Bisognerebbe avere le ali per saltare giù dall'altra.
[...]
Rimane lì, il bambino, con gli occhi fissi sul mare. Ci resta per un po'. Poi guarda bene che
intorno non ci sia nessuno e di scatto salta giù dal davanzale. Dalla parte della spiaggia,
s'intende.
Concretamente, sono i gestori della locanda: Dira, la più loquace, che sa leggere nel pensiero;
Dood, sempre seduto sul davanzale della finestra nella camera dove alloggia Bartleboom e medita
osservando il mare; Ditz, che sa regalare i sogni; Dol, che accudisce l'anziano pittore e infine la
bambina misteriosa e bellissima, che dorme in camera della signora Deverià.
Osservando le singolarità do ognuno di loro, non si può dire sembrino normali locandieri, tanto più
che fin dalle prime pagine si scopre che sono bambini:
- Signorina Dira...
- Sì?
- Posso permettermi una domanda?
- Sarebbe? 6
- Ma voi quanti anni avete?
- Dieci.
-Ah ecco.
Bambini singolari, che sembrano possedere la mentalità di un adulto e allo stesso tempo la tipica
ingenuità infantile.
In un altro passo del libro, l'unico in cui si può comprendere che la natura di queste creature è con
ogni probabilità angelica (vedi citazione a inizio paragrafo) si chiude il cerchio delle informazioni
che abbiamo su di loro.
Angeli-bambini immersi in una realtà onirica: sono probabilmente i personaggi che maggiormente
caratterizzano il contesto già descritto nel precedente capitolo, ed è innegabile che la loro
particolarità sia, pur immersi in magia e infanzia, di affascinare anche -e soprattutto- un lettore
adulto.
Sembra che nei bimbi stia crescendo una persona matura, non diversamente però da come negli
adulti staziona l'infantilità di un fanciullo: “Quindi, noi cresciamo, ed egli resta piccolo”; inevitabile
la ripresa de Il fanciullino di Pascoli, che identifica un bimbo in ogni uomo. È come se in Oceano
Mare i “fanciullini” di ogni protagonista fossero usciti dai rispettivi corpi, manifestandosi sotto una
natura divina.
Giovanni Pascoli – Estratti Alessandro Baricco – estratti da Oceano Mare
da Il Fanciullino
Egli fa umano l'amore, perché Uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto
accarezza esso come sorella della mente, l'unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare –
(oh! Il bisbiglio dei due vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del
fanciulli tra un bramire di sapere-. […] Ann Deverià si stringe al corpo senza vesti della
belve), accarezza
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(Ho allegato in coda alla tesina una tabella dove sono specificati materie e argomenti.)