Estratto del documento

La disuguaglianza sociale

Anno scolastico 2011/2012

Liceo delle Scienze Sociali

Christian Raso

5 A/S

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Indice

  • Pag. 3
  • Introduzione
  • Pag. 5
  • Storia: La Seconda Rivoluzione Industriale
  • Pag. 11
  • Filosofia: Karl Marx
  • Pag. 14
  • Scienze Sociali: Stratificazione e Disuguaglianza Sociale
  • Pag. 18
  • Italiano: Il Verismo e Giovanni Verga
  • Pag. 24
  • Diritto: Il Suffragio Universale e l’Art. 48
  • Pag. 27
  • Inglese: The Victorian Age and Charles Dickens

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Introduzione

La disuguaglianza sociale è il processo sociale per il quale gli individui hanno un diverso accesso alle ricompense sociali, in funzione delle loro caratteristiche. Nelle società pre-letterate e primitive il livello di disuguaglianza era molto basso. Nelle società di caccia e raccolta vi era meno disuguaglianza perché vi erano compiti diversi per sesso e per età, nelle società orticole con tecnologie primordiali vi era già maggiore disuguaglianza perché si determinavano dei surplus predistribuiti nel gruppo, nelle società agricole c’era la massima disuguaglianza perché vi erano tecnologie più moderne che rendevano possibile ad alcuni di vivere meglio di altri, nelle società industriali invece un minore grado di disuguaglianza, perché vi era la divisione tra la disuguaglianza stessa e la divisione del lavoro che era più sfumata grazie anche all’organizzazione politica, si pensi per esempio alla società democratica dove il potere è meno concentrato.

Una delle disuguaglianze sociali più presenti nella società odierna è sicuramente quella che colpisce le donne, le quali, anche se negli ultimi anni nel mondo occidentale la loro condizione è migliorata, sono ancora molto penalizzate, rispetto agli uomini. È ormai risaputo che esse hanno meno opportunità negli studi, soprattutto nell’università. Un altro campo dove le donne sono molto penalizzate è quello del lavoro, dove, anche se oggi non fanno più fatica come un tempo a trovare un’occupazione, si ritrovano sempre a svolgere i lavori più umili, pagati peggio e anche con un carico lavorativo maggiore, perché devono anche provvedere alle faccende domestiche senza poter contare sull’aiuto degli altri componenti della famiglia.

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La disuguaglianza sociale è una disparità di trattamento che in seno alla società penalizza alcuni individui rispetto ad altri, ha origini sociali, è vissuta come ingiusta e viene giustificata con discorsi ideologici. È importante capire che le origini delle disparità sono sociali. Non c’è alcuna ragione naturale per cui le donne debbano vivere in condizioni d’inferiorità. È la società che è organizzata in modo tale da favorire le persone di un sesso a scapito di quelle dell’altro. Le disuguaglianze non hanno basi naturali ma vengono spesso giustificate con ragionamenti privi di fondamento che fanno appello alle differenze naturali. Oggi ragionamenti del genere in occidente non si fanno più.

È importante capire che la disuguaglianza sociale è una cosa ingiusta, anche se nella nostra società nessuno osa metterla in discussione. Lo stesso accade oggi nei popoli arabi, dove la supremazia maschile ha il sostegno della tradizione: le donne stanno male e, quando non possono esprimere col dissenso il loro malessere, lo manifestano con disturbi psicologici.

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Storia: La Seconda Rivoluzione Industriale

Lo sviluppo dell’industria, iniziato nella II metà del Settecento (Prima rivoluzione industriale), continuò per tutto l’Ottocento e proseguì, poi nel Novecento. Tuttavia, nella seconda metà del XIX secolo l’industrializzazione prese caratteristiche diverse e più complesse rispetto a quelle del secolo precedente. Gli storici chiamano questa nuova fase seconda industrializzazione o seconda rivoluzione industriale.

La seconda industrializzazione si caratterizzò e si differenziò dalla prima per vari aspetti. Innanzitutto, l’industria si diffondeva in quasi tutto il continente europeo e anche in paesi periferici come la Russia e il Giappone; le scoperte, le invenzioni resero più agevole l’industrializzazione a paesi come l’Italia o il Giappone, sprovvisti di risorse minerarie, ma ricchi di cultura tecnica, di capacità professionali, di desiderio di emergere. In particolare, in questo periodo l’energia elettrica sostituì il vapore come forza motrice; di conseguenza si affermò l’industria produttrice di energia elettrica.

Nacque il motore a scoppio, si perfezionò, con nuovi tipi di altiforni, la produzione dell’acciaio. Sorsero le aziende elettromeccaniche e chimiche. La seconda rivoluzione industriale si caratterizza per la tendenza alla crescita delle dimensioni delle aziende e della loro incidenza sul mercato. L’affermazione e la concentrazione di queste grandi imprese provocarono l’introduzione di nuove forme quali il cartello, il trust, holding.

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Un altro aspetto che caratterizza la seconda industrializzazione è il progressivo prevalere del capitalismo finanziario rispetto a quello industriale, con l’intrecciarsi d’interessi tra le banche e le industrie. I decenni della seconda rivoluzione industriale furono segnati da un intenso sviluppo delle comunicazioni. La seconda rivoluzione industriale trasforma anche la società di fine Ottocento, ci si avvia verso la società di massa, nasce una nuova classe sociale, gli operai di fabbrica che si oppongono alla borghesia, che rimane la classe dominante anche in questo periodo.

Dal 1873 l’economia mondiale entrò in un periodo di difficoltà che contemporanei e alcuni storici hanno chiamato “La grande depressione”. Riguardò sia il settore agricolo sia quello industriale ed ebbe all’origine un eccesso di offerta (sovrapproduzione) rispetto alla domanda, con conseguente ribasso dei prezzi. L’eccesso di offerta e di capitali disponibili rispetto alla domanda determinarono una flessione dei margini di profitto e con questa un rallentamento dell’economia. Nuovi settori, nuovi beni, nuove risorse energetiche trasformarono l’economia industriale, trainandola progressivamente fuori dalla crisi.

Ma nello stesso periodo una trasformazione di grande portata investì le strutture stesse del capitalismo. Si tratta del passaggio dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico, o oligopolistico; da una situazione in cui il mercato è popolato da una molteplicità d’imprese piccole-medie, di dimensioni analoghe, in concorrenza fra loro, a una in cui il mercato è dominato da pochi grandi gruppi industriali. Nella crisi, i produttori più deboli, meno dotati di risorse finanziarie e imprenditoriali, dovettero chiudere o venire assorbiti dai più forti.

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Nello stesso tempo, la concorrenza internazionale si faceva sempre più forte, spingendo le imprese più forti ad accorparsi o accordarsi per controllare il mercato. Infine, i nuovi settori che si aprivano erano tutti ad alta intensità di capitale, richiedevano cioè enormi investimenti per essere avviati. Tutti questi fattori determinarono una forte concentrazione industriale e finanziaria: sempre più il mercato fu dominato da “giganti” industriali in grado di esercitare anche un forte condizionamento sul potere politico.

Per venire incontro ai desideri di una larga massa di consumatori nel mondo, c’era bisogno di prodotti standardizzati, con caratteristiche sempre identiche, facilmente riconoscibili ovunque. Dopo il 1896, i prezzi, che erano stati sempre calanti dal 1873, crebbero costantemente, crebbe anche il livello medio dei salari e il reddito pro-capite dei paesi industrializzati. La crescita dei redditi determinò a sua volta l’allargamento del mercato: le industrie produttrici di beni di consumo e di servizi si trovarono per la prima volta a dover soddisfare una domanda che sempre più assumeva dimensioni di massa.

Beni la cui produzione era stata fin allora assicurata solo dal piccolo artigianato o dall’industria domestica cominciarono a essere prodotti in serie e venduti attraverso una rete commerciale sempre più estesa e ramificata: cominciò allora la produzione di massa.

Nella società di massa la maggioranza dei cittadini vive in grandi e medi agglomerati urbani, gli uomini sono quindi a più stretto contatto gli uni con gli altri ed entrano in rapporto fra loro con maggiore facilità e frequenza grazie anche alla disponibilità di mezzi di trasporto, di comunicazione e d’informazione.

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Il sistema delle relazioni sociali non passa più attraverso le piccole comunità locali ma fa capo alle grandi istituzioni nazionali: agli apparati statali ai partiti e in genere alle organizzazioni di massa.

L’industrializzazione portò con sé profondi mutamenti anche nella composizione e nell’organizzazione della società. Al binomio proprietari-contadini, che caratterizzava la società agricola feudale e l’Antico Regime, si sostituì il binomio borghesia-proletariato. Furono queste ultime le due classi sociali che assunsero progressivamente il ruolo di protagoniste del mondo industriale.

Con l’industrializzazione si formò una società molto più complessa e dinamica della precedente. Più complessa perché stratificata in un maggior numero di articolazioni sociali: l’aristocrazia, i contadini, la borghesia, la classe operaia, ciascuna di queste classi comprendeva a sua volta diverse figure sociali.

Più dinamica perché divenne possibile agli individui modificare la posizione sociale attraverso il lavoro, la professione, l’iniziativa. Se la stabilità e la tradizione erano state il cemento della società dell’Antico regime, l’intraprendenza e il successo divennero i tratti distintivi della nuova società industriale.

La realtà era molto più dura e complessa: cadevano le barriere giuridiche, in quanto tutti, senza discriminazioni di classe, erano a uguale titolo cittadini, ma rimanevano o si innalzavano barriere economiche e culturali, tutt’altro che agevoli da superare.

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Sintesi

Introduzione tesina sulle disuguaglianze sociali

La tesina di maturità per le scuole superiori descrive il tema delle disuguaglianze sociali, con collegamenti alle varie materie scolastiche: in storia la Seconda Rivoluzione industriale, in filosofia Karl Marx, in scienze sociali stratificazione e disuguaglianza sociale, in italiano il verismo e Giovanni Verga, in diritto il suffragio universale e l'articolo 48, in inglese The Victorian Age and Charles Dickens.

Collegamenti

Tesina sulle disuguaglianze sociali

Storia: La Seconda Rivoluzione Industriale

Filosofia: Karl Marx

Scienze sociali: Stratificazione e disuguaglianza sociale

Italiano: Il Verismo e Giovanni Verga

Diritto: Il suffragio universale e l'art. 48

Inglese: The Victorian Age and Charles Dickens

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