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Comprensione e analisi


1. Carlo Rubbia nel suo saggio “La scienza e l'uomo” del 2001, tratta la
globalizzazione conseguente allo sviluppo tecnologico, portando esempi quali
l'innovazione scientifica: la scienza e il corrispettivo linguaggio matematico
sono universali, perciò questa fu la prima forma di globalizzazione. La
preoccupazione che sorge all'autore è quella del mantenimento di ogni cultura e
del bagaglio personale di ogni persona, Rubbia si chiede se questa
globalizzazione possa invadere le culture e distruggerle per crearne una sola in tutto il mondo.
La risposta che l'autore si da, sulla base della sua esperienza nella comunità scientifica è che ciò è solamente una paura infondata, una fase passeggera: egli sostiene che questa generazione sarà testimone di un'esplosione di diversità, e non di un uniformazione delle culture, poiché tutti dovranno fare appello alle loro diversità per farne una forza, e queste forze globali saranno maggiori a tutte le forze singole sommate. Sarà proprio la lotta per la preservazione della propria cultura a creare stimoli per altre innovazioni.
Nonostante ciò, secondo l'autore vi saranno persone che rifiuteranno il
progresso tecnologico, rimanendo a margine, perciò la società si ribalterà: sarà la nuova generazione ad insegnare alla vecchia.

2. L'autore scrive “l'inventività evolutiva è intrinsecamente associata
all'interconnessione” e “ l'interconnessione a tutti i livelli e in tutte le direzioni, il melting pot, è quindi un elemento essenziale nella catalisi della produttività”, ma con ciò cosa intende Carlo Rubbia? Questo si può spiegare tramite l'esempio che egli stesso utilizza: ovvero quello della società dell'Ottocento, in cui l'interconnessione si limitava a pochi chilometri, e perciò la produttività era minima: ora che tutto il mondo è connesso, la produttività è di gran lunga maggiore e migliore. Inoltre Rubbia cita il melting pot, ovvero la comunione di diverse culture e religioni, che ha, secondo l'autore, è fondamentale per uscire dagli schemi restrittivi della società rurale di fine Ottocento, affinché si verifichi un miglioramento per quanto riguarda l'efficienza e la produttività.

3. Carlo Rubbia chiama in suo sostegno l'esempio della comunità scientifica, in
quanto questa è stata la prima a, sia innescare la globalizzazione, sia a
beneficiarne; la prima ad innescarla per il semplice motivo che le leggi della
fisica e della matematica, per esempio, sono universali e uguali in tutto il
mondo, così come il linguaggio matematico che si usa per studiarle; e la prima
a beneficiarne poiché è proprio grazie alla globalizzazione che questa comunità
è stata in grado di fare enormi progressi, grazie alla comunicazione di menti
brillanti che si sono confrontate e hanno lavorato insieme. Inoltre secondo
Rubbia la competizione tra queste, ha annullato i potenziali fattori negativi.

4. Questo repentino progresso non può che avere effetti sulla società, per questo si verifica la presenza di persone “al passo coi tempi” per così dire, e persone che preferiscono rimanere ai margini di questo sviluppo tecnologico e della globalizzazione. È proprio per questo motivo che le “gerarchie” si sono
rovesciate: gli interessi e le esigenze della società sono cambiate, per cui
saranno i giovani ora ad insegnare alle vecchie generazioni, e non il contrario, come è sempre accaduto fino ad ora.

Produzione


Ogni generazione ha un'opinione differente sulla globalizzazione e sul progresso tecnologico; non si può non notare che la mia generazione è nata esattamente all'inizio di questo processo, perciò non abbiamo alcuna esperienza che non sia influenzata da questo sviluppo. Nonostante ciò, è necessario prendere in considerazione in modo imparziale e oggettivo tutti i benefici che la tecnologia ha apportato, ma anche i suoi aspetti negativi.
È certamente da lodare il modo in cui la comunicazione si è fatta più semplice e immediata; inoltre grazie a ciò è possibile conoscere le altre culture e usanze, anche in modo autonomo. Questo nuovo modo di comunicare però può essere pericoloso per quanto riguarda la tutela della nostra privacy, in quanto ciò che condividiamo attraverso i social media e altre piattaforme, può essere visto, commentato e ricondiviso da tutti; sono molti i casi di persone diventate virali per non aver usato coscienziosamente questa risorsa. Personalmente è proprio questa la soluzione a tutto ciò: utilizzare in modo consapevole il web.
Un altro rischio che si può identificare analizzando la funzione comunicativa della rete è proprio quella di incappare in truffe e furti di identità che possono sfociare in altri reati più gravi: ciò che voglio dire, è che molte volte si pensa di star parlando con una persona, quando in realtà si rivela essere un'imbroglio, ciò che è comunemente chiamato “catfish”, letteralmente “pescegatto”; ciò è seguito dall'incontro tra i due interlocutori, il truffato e il truffatore, che potrebbe abusare della vittima, per esempio.
Ciò che in molti ritengono, inoltre, è che l'eccessivo utilizzo di queste nuove risorse tecnologiche faccia perdere il contatto con la vita reale: le persone non sanno più comunicare apertamente in modo fisico, così come vi è una perdita di manualità. Io rispondo a queste affermazioni dicendo che gli interessi, le abitudini e di conseguenza i mestieri e la società, sono cambiati. Per quanto mi riguarda è, però, trovare un giusto compromesso tra questi due modi di vivere: è importante saper lavorare con le tecnologie ma anche con le risorse fisiche di cui disponiamo.
Infine sono d'accordo con Rubbia, nel momento in cui dice che ci saranno alcune
persone che rimarranno emarginate e non si adatteranno a questo processo evolutivo tecnologico, anche se ho notato che, nonostante per le vecchie generazioni l'adattamento alle nuove tecnologie sia più lento e difficile, non c'è nessuno a mia conoscenza, che non abbia per lo meno uno smartphone, e che sia irrintracciabile in ogni modo se non fisicamente, quindi non definirei le vecchie generazioni completamente emarginate, ma solamente per certi versi. Certamente i ruoli si sono rovesciati, come afferma l'autore, ci ritroviamo sempre più spesso a dover aggiornare e insegnare ai nostri genitori, o conoscenti adulti, le funzioni delle nuove tecnologie.
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