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Ecologia e tecnologia

La cosa che più sgomenta gli ecologi è che l’uomo tecnologico ignora i disastrosi effetti da lui provocati. Certamente né gli uomini politici, né gli scienziati che costruirono la prima bomba atomica, si rendevano pienamente conto delle conseguenze dei residui radioattivi. Gli uomini che progettarono l’automobile non prevedevano che il suo successo avrebbe trasformato le città in immensi parcheggi, che avrebbe portato in tutto il mondo alla distruzione del verde per far posto alle autostrade. Ogni anno, solo negli Stati Uniti, ben 400.000 ettari di bosco, vengono distrutti per far posto a nuove strade.
Non mancano certo idee promettenti sul modo di riportare l’equilibrio nel nostro ambiente naturale, e il fatto più importante avvenuto finora è la presa di coscienza generale da parte dell’opinione pubblica. Se non altro, abbiamo cominciato a combattere le forme più evidenti di inquinamento, ma le soluzioni definitive saranno molto difficili e costose. L’ideale sarebbe sottoporre l’intero ambiente terrestre all’analisi di calcolatori elettronici e al controllo dei sistemi ecologici. Intere città e industrie potrebbero misurare tutto ciò che assorbono e scaricano attraverso l’aria, la terra e l’acqua. Per mezzo di scelte basate sul rapporto fra costi e benefici, si potrebbe decidere, per esempio, fra l’opportunità di costruire nuovi impianti industriali e quella di lasciare intatte vecchie paludi allo scopo di mantenere il sistema in equilibrio. Ma questo è ancora un sogno remoto.
Nel frattempo i governi dovrebbero per prima cosa stabilire criteri di conservazione ambientale e farli osservare rigorosamente. L’industria ha una par¬te vitale da svolgere: prima di tutto ridurre al minimo l'inquinamento, poi cercare di conseguire lo scopo fondamentale, che è quello di rimettere in ciclo tutti i rifiuti. È un processo remunerativo. Da molto tempo si riutilizzano rifiuti di carta, vetro e rame. Le ceneri altrimenti disperse nell’aria possono essere recuperate e pressate in blocchi da usare come materiale da costruzione; l’anidride solforosa recuperata dai rifiuti potrebbe alleviare la penuria mondiale di zolfo. L’industria dell’imballaggio farebbe certo un enorme favore a tutti noi usando materiali rapidamente deperibili. Questi necessari cambiamenti tecnici potrebbero far salire i prezzi al consumo e ridurre i profitti. Ma il profitto più grande consiste nel salvare il nostro ambiente naturale.
L’uomo tecnologico si culla nella pericolosa illusione di poter costruire società industriali sempre più grandi senza curarsi delle ferree leggi della natura. Egli vorrebbe una crescita illimitata su un pianeta limitato. I pessimisti sostengono che solo una catastrofe potrebbe modificare, forse troppo tardi, questo atteggiamento. Per contro gli ecologi ottimisti nutrono fiducia nella capacità dell’uomo di trovare rimedio a tutto, quando vi è costretto.
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