LA SATIRA

La satira, che affonda le sue origini millenarie nell'antica Grecia, più di ogni altra cosa, esorta, attraverso l’arma incruenta del sorriso, gli animi alla riflessione su temi importanti della società, come la politica. Basata su sarcasmo, ironia, trasgressione, dissacrazione e paradosso, verte preferibilmente su temi di attualità, scegliendo come bersaglio privilegiato i potenti di turno. Anzi, più in alto si colloca il destinatario del messaggio satirico, maggiore è l’interesse manifestato dal pubblico. Quella politica, infatti, è di gran lunga il tipo di satira che raccoglie maggiore interesse e consenso presso ogni collettività. E' per sua intrinseca natura contro il potere, di qualunque colore esso sia, perché ne mostra le contraddizioni e propone propri punti di vista al fine di sensibilizzare le coscienze, contrastando il degrado etico e avviandosi verso il cambiamento. La vera satira non può, per sua indole, perseguire il fine di contribuire alla formazione dell'opinione pubblica e favorire alcuna fazione; così facendo viene snaturata e se ne riduce il valore e il significato a semplice e banale strumento finalizzato all'unico piacere di attaccare sempre e comunque la parte avversaria.

La satira nasce nell'antica Roma, ad opera di Ennio, come unico genere che non ha uno specifico antecedente greco; tuttavia, nella letteratura greca non sono mancati toni ed atteggiamento satirici. L'esempio più antico è la “Batracomiomachia”, un poemetto attribuito ad Omero, che narra, con intento parodico nei confronti dell'epica, le vicende di una guerra fra rane e topi. Nel Medioevo, l'ossequio ai classici latini, in particolare Orazio, preservò la satira, che ebbe ampio uso nella poesia orale giullaresca. Nel Rinascimento nasce il dramma satiresco, dal mito dei satiri, figure mitologiche e semi-divine dell'antica Grecia. Il genere che da allora si sviluppò divenne molto più colorito rispetto l'antica Roma, divenendo una rappresentazione comica e di dileggio sociale o morale. Oggi, nel significato popolare, si tende ad identificare la satira con una delle forme dell'umorismo e della comicità. Inoltre, viene definita satira qualsiasi attacco letterario o artistico a personaggi detentori del potere politico, sociale o culturale, o più genericamente vi si include qualsiasi critica al potere svolta in forma salace.
La satira, come qualunque settore della cultura e dell’informazione, produce e mette in circolo interpretazioni del mondo che possono essere più o meno autentiche, ma che comunque arricchiscono il dibattito collettivo. Il contenuto tipico del messaggio satirico è lo sbeffeggiamento del suo destinatario, che viene collocato in una dimensione spesso grottesca. La satira mette alla berlina il personaggio al di sopra di tutti, l’intoccabile per definizione. Esalta i difetti dell’uomo pubblico ponendolo sullo stesso piano dell’uomo medio. Da questo punto di vista, la satira è un formidabile veicolo di democrazia, perché diventa applicazione del principio di uguaglianza e perciò la quantità e la qualità della satira è un buon indice di democrazia della società. La satira può essere intesa come indicatore del grado di democrazia di un paese, perché attaccare il potere non è attaccare la democrazia, ma rappresenta la democrazia stessa.
La satira è una caricatura della realtà, prenderla per mera informazione è sbagliato in partenza; va comunque fatta con buon gusto, evitando incidenti e interventi assolutamente ingiustificati come quelli della censura; infatti, quando si attacca la satira e si comincia a metterle il bavaglio, il livello di democrazia di un Paese scende vertiginosamente. Il messaggio satirico, proprio perché trova la sua ragion d’essere nello sminuimento del soggetto preso di mira, può entrare in conflitto con i diritti costituzionali all’onore e alla reputazione. Inoltre nella satira non esiste l’obbligo di rispettare la verità dei fatti. Anzi, caratteristica principale della satira è proprio la deformazione della realtà, la sua rappresentazione in termini paradossali, a cominciare dalle vignette caricaturali e dalle maschere sceniche che stravolgono i tratti somatici dei personaggi noti. Per queste caratteristiche il messaggio satirico è spesso censurato, trascendendo però al diritto di satira, che tuttavia rappresenta una forma d'arte che deve essere tutelata.
La satira è una forma libera del teatro e la sua forza sta nell'esplorare la contraddizione umana. La gente ride di una battuta satirica perché contiene un nocciolo di verità umana, che mette in mostra una contraddizione, che fa venire un dubbio. La satira ha sicuramente la funzione di provocazione intellettuale e psicologica, di disagio che non ti lascia completamente tranquillo. Dopo il momentaneo divertimento e il fulmineo sorriso, rimane la riflessione sul messaggio; perciò, la vera satira colpisce l'emotività per mettere in funzione il cervello. Inoltre, come già ribadito, se c'è democrazia in un Paese lo si rileva dalla qualità e dalla quantità della satira ed oggi, avendo la faziosità preso il posto della sua natura dissacratoria, la satira è spesso solo rivelatrice di opportunismo e convenienza. Perciò, con prudenza sempre maggiore dobbiamo ricordare l'ammonimento dello scrittore Indro Montanelli, che affermava che “la satira è il sale della democrazia. Se muore la satira, vuol dire che la democrazia sta per seguirla”. E' molto meglio tollerare talvolta qualche suo piccolo eccesso, piuttosto che intimidirla, e rischiare così di metterla a tacere per sempre.

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