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La solitudine e la socialita' dell'uomo


Le prime comunità stabili risalgono al Neolitico, letteralmente età della pietra nuova, per merito dell'insediamento di gruppi di uomini e donne precedentemente nomadi i quali, utilizzando l'agricoltura e l'allevamento, decisero di fermarsi e fondare i primi villaggi abitati, circondati per lo più da zone paludose e spazi ancora disabitati.
Una volta superate le principali difficoltà generate dalla natura, gli uomini preistorici iniziarono ad avviare i primi scambi commerciali, uscendo in tal modo dal loro stato di isolamento. Questi primi contatti commerciali ebbero effetti più che positivi non solo sul campo economico, ma soprattutto su quello culturale: le varie tribù iniziarono a comunicare sempre più spesso tra di loro, scambiandosi informazioni e conoscenze, le quali servirono ad ampliare la consapevolezza collettiva.
Ma, analizzando nello specifico queste prime forme di socialità, si può facilmente capire quanti ulteriori progressi l'uomo debba aver compiuto per arrivare sino alla società moderna attraverso un viaggio lungo e faticoso, partendo dalla Mesopotamia, madrepatria della scrittura, giungendo alla pòlis greca, primo esempio di una vera e propria struttura sociale più che efficiente, attraversando i feudi europei nei quali l'inferiore doveva sempre prestare servizio al rispettivo superiore, per poi arrivare agli anni delle grandi rivoluzioni europee, dovute soprattutto all'età dei lumi nella quale l'uomo comprese finalmente la potenza della propria intelligenza, giungendo infine al Novecento, secolo delle più spaventosi ed atroci guerre mai riscontrate prima, periodo degli crudeli dittatori ma anche del grande sviluppo industriale e della nascita della socialità conosciuta oggigiorno.
Per tutto questo lungo cammino l'uomo ha avuto la possibilità di comprendere quanto fosse importante e vantaggioso creare una società, nella quale ogni uomo avesse un compito specifico per il bene del singolo ma soprattutto per il vantaggio della comunità generale; l'uomo infatti è costituzionalmente orientato verso l'altro in quanto, nei rapporti sociali, costituisce il proprio sé, la propria personalità e coscienza.
Ma la società moderna è come quella di un tempo, basata essenzialmente sul nucleo familiare, l'ambiente lavorativo e la sfera religiosa? Questa domanda può risultare assai ardua per la maggior parte di noi in quando la società attuale sembra, per certi aspetti, assomigliare a quella di un tempo ma con delle particolarità più cupe e problematiche.
L'uomo del terzo millennio infatti è circondato da un'impressionante e malvagia solitudine che colpisce sia la categorie più sole, quali i malati e gli anziani, ma anche tutte quelle persone che dovrebbero essere tra le più socievoli e grintose, come i giovani!
La solitudine e la socializzazione nel mondo contemporaneo infatti si stanno unendo sempre di più, mescolandosi tra di loro, e trascinando nel loro vortice sempre più persone; un valido esempio può esserci fornito dai social network, strutture informatiche che gestiscono attraverso il Web, reti basate su rapporti sociali.
Lo stato di isolamento e solitudine verso cui la società si sta incamminando è sempre più vicino! Ormai la comunità è sempre più interessata a curare l'immagine pubblica visibile sui Social tanto da non guardare minimamente il mondo reale, ciò che ci circonda ogni giorno. La verità è che siamo circa sette miliardi di persone ma sempre più soli, in quanto le tecnologie mobili e sociali, unite alle applicazioni di social networking, hanno moltiplicato i contatti ma non sono ancora riusciti a sostituire la potenza di uno sguardo, di un gesto, il contatto diretto e tutte le emozioni suscitate dagli incontri faccia a faccia. E' ormai chiaro quanta potenza abbiano le nuove tecnologie ma, troppo spesso, viene sottovalutato il rischio di maggior isolamento e della nascita di un senso di solitudine.
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