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La storia è il frutto degli ideali (spesso negativi), delle passioni (per la quale si è combattuto) e del caso. La storia è custode della nostra provenienza e origine. Studiare la storia appaga la nostra sete di conoscenza e dà una risposta ai nostri quesiti esistenziali. Ci aiuta a capire chi siamo, perché ci spiega l’origine del nostro contesto quotidiano e della nostra cultura. Noi siamo il nostro vissuto, che influenza completamente le scelte di vita presente, siamo figli delle nostre scelte che a loro volta sono figlie del nostro passato. Difatti il presente è sempre riconducibile al passato, per questo la storia ci aiuta a comprendere ciò che accade intorno a noi socialmente, economicamente e politicamente. La storia ci aiuta a costruirci un futuro, in un certo senso il futuro è già stato provato in dieci mila anni di storia dell’uomo, infatti la storia tende a ripetersi in quando gli errori commessi sono sempre simili, basta adattarli e interpretarli. Banalmente, la storia è maestra di vita. Mentre la storia ci permette di fare ciò su una scala generale e più ampia, la memoria ci permette di farlo con noi stessi. La memoria è il contrario soggettivo della storia. La storia va studiata oggettivamente, per quanto sia possibile, siccome come una situazione viene raccontata diventa inevitabilmente storpiata, e poi è compito dello studioso crearsi un proprio giudizio morale ma non riferirlo come universale. In passato il tramandare orale era l’unica scelta e fonte di informazioni, anche se creava numerose versioni diverse. L’internet al giorno d’oggi presenta, anche se sembra ridicolo, lo stesso problema.

Monopolizzare e cambiare la storia è una tentazione presente da sempre (specialmente nei totalitarismi). Far credere che le innovazioni e i cambiamenti andranno sempre a buon fine è molto più semplice se non c’è una storia alle spalle che ti dice che stai sbagliando, che devi ribellarti. Monopolizzare la storia significa anche non dare il giusto peso alle epoche e alle culture. Si affrontano con superficialità e generalizzazione alcuni periodi storici, nonostante la civiltà sia ancora oggi figlia di quelle esperienze. E’ importante documentarsi su testi storici sempre al passo con le nuove scoperte o si potrebbe rischiare non avere un quadro totale delle vicende. Così facendo si va a discriminare certi paesi e creare minoranze. Se alcune esperienze vengono tralasciate non è possibile nemmeno comprendere l’arte, la letteratura, lo spettacolo e il pensiero popolare di quei tempi. Il comunismo o la rivoluzione vietnamita sono argomenti spesso e volentieri per lo più sorvolati e influenzati da credenze, giudizi morali e soggettivi. Il Medio Evo occidentale per esempio, come tutte le epoche storiche avrà avuto anche degli aspetti positivi, ma viene ricordato come un’epoca buia, di regresso culturale, economico, civile e morale. Proprio in questo periodo è andata perduta una notevole parte di memoria storica delle epoche precedenti; questo fatto non è stato la causa del regresso, ma certamente ha contribuito a renderlo stabile e ad aumentare così le difficoltà per il superamento dello stesso. Innumerevoli testi antichi sono stati persi o dimenticati e con essi millenni di esperienza, non solo tecnologica, accumulata dal susseguirsi di diverse civiltà (Egizia, Persiana, Greca, Romana); in epoca rinascimentale molto è stato recuperato, ma una parte notevole è distrutta. Si tratta di una perdita della quale ancora oggi subiamo le conseguenze perché riduce il numero di modelli di comportamento a cui ci possiamo ispirare, facilitando così l’adesione a false credenze assai poco valide per mancanza di alternative. Nell’epoca delle conquiste spaziali, del consumismo di massa e del suffragio universale non è facile convincersi di vivere, per certi aspetti, ancora nel Medio Evo e meno che mai di poter regredire fino ai momenti peggiori dello stesso, quando invece basta soffermarsi per comprendere che sono presenti nel mondo realtà identiche.
Se si cancella il passato si rende il presente definitivo, lo si rende come qualcosa che può essere solo accettato e non cambiato. Riappropriarsi del passato, per quanto difficile, è un’affermazione di libertà.

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