Concetti Chiave
- La mortalità infantile è un grave problema nei Paesi del Sud del mondo, con 8,8 milioni di bambini che muoiono ogni anno, principalmente in India, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo.
- Le cause principali della mortalità infantile includono povertà estrema, sovraffollamento, mancanza di assistenza sanitaria e condizioni igieniche precarie.
- Molti bambini non ricevono vaccinazioni e soffrono di malattie gravi come AIDS, tubercolosi e malaria, a causa della mancanza di infrastrutture sanitarie adeguate.
- Nonostante la situazione critica, ci sono segnali di miglioramento grazie all'intervento di associazioni di volontariato e alla diminuzione della mortalità infantile in alcuni Paesi come Bangladesh e Nepal.
- Il PIL basso di questi Paesi limita la capacità di fornire cibo e servizi sanitari, aggravando la crisi della mortalità infantile e delle condizioni di vita.
La mortalità infantile nel sud del mondo
La mortalità infantile è un grave problema che interessa soprattutto i Paesi meno sviluppati, appartenenti al Sud del mondo. A noi oggi sembra impossibile che in Africa, in Asia o in Sudamerica possano morire 8,8 milioni di bambini ogni anno ma se ci vivessimo ci sembrerebbe normale, una triste realtà con la quale convivere ogni giorno. I Paesi con la più alta e preoccupante percentuale di morti sotto i cinque anni sono, secondo le stime dell’Unicef, India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Malawi e Sudafrica. Appartengono tutti, a eccezione del Sudafrica, dove i decessi sono legati più che altro alla trasmissione dell’HIV, al Sud del mondo. Sono Paesi con un PIL bassissimo, appena necessario o addirittura insufficiente a sfamare e ad assicurare un’assistenza sanitaria alla popolazione.
Le cause della mortalità infantile
Nei primi tra Paesi, India, Nigeria e Congo, muore ogni anno il 40% dei bambini d età inferiore ai cinque anni. Il punto debole dell’India, ma anche della Nigeria, è il sovraffollamento: gli abitanti sono più di un miliardo (l’india è il secondo Paese più popolato dopo la Cina) e non tutti possono essere sfamati, vestiti e curati con soli 2700$ di PIL. Il 35% della popolazione, infatti, vive sotto la soglia della povertà, con meno di un dollaro al giorno. Anche la Nigeria è molto popolata, ha circa 100 milioni di abitanti, di cui la maggior parte vive di stenti poiché il PIL ammonta solo a poco più di 900$. Lo stesso vale per la Repubblica Democratica del Congo, che, anche se ha una popolazione di gran lunga inferiore a quella nigeriana, detiene un triste primato: quello di avere il PIL più basso di tutto il continente africano, solamente 580$ all’anno. Per questi due Paesi l’unica forma di sostentamento è l’agricoltura i piantagione e quella di sussistenza, che comunque non sempre riesce a garantire almeno un pasto al giorno al popolo. Come se non bastasse, molte etnie diverse, magari appartenenti a tribù da sempre nemiche, sono costrette a convivere sotto un’unica bandiera grazie alla scrupolosità dei colonizzatori europei dell’Ottocento. Da ciò derivano continui scontri e lotte interne, in aggiunta alla quotidiana lotta per la sopravvivenza.
Condizioni di vita e sanitarie
I bambini sono abbandonati a sé stessi perché i genitori devono cercare, o lavorando o chiedendo l’elemosina, di procurarsi almeno un pezzo di pane. L’assistenza sanitaria e l’istruzione, inoltre, sono completamente assenti: i bambini non sono vaccinati contro alcun tipo di batterio e contraggono spesso malattie come AIDS, tubercolosi e malaria, già debellate da tempo negli altri Paesi. Ma si può rischiare la morte anche per un raffreddore dato che le condizioni igieniche sono pessime e una semplice debolezza fisica può trasformarsi presto in una fatale infezione. La maggior parte della popolazione vive infatti in capanne, se si possono considerare tali, di fango, che lasciano filtrare la pioggia e che d’estate diventano veri e propri forni dove le temperature superano i 40°C. Non c’è elettricità e spesso manca anche l’acqua necessaria a dissetarsi e a lavarsi. In molti Paesi africani, inoltre, le persone malate vengono confinate in aree apposite per evitare le epidemie e abbandonate al loro destino, che in condizioni di sporcizia, malnutrizione e contatto con gli animali, è nella maggior parte dei casi quello di morire. Possono essere i genitori stessi ad abbandonare i figli malati in queste prigioni per scongiurare il contagio tra gli altri figli, che devono aiutare la famiglia con il lavoro. Nelle aree di confino i malati sono soli, non c’è nessuno che si occupi di loro o che li rifornisca almeno di cibo e acqua. La situazione, tuttavia, è migliorata grazie all’intervento delle altre Nazioni, che hanno insistito per garantire alle persone malate, perlopiù bambini e anziani, un’assistenza sanitaria.
Interventi e miglioramenti
A parte rari casi, infatti, la povertà e la mortalità infantile sono problematiche che interessano attivamente tutti i Paesi e, grazie alle numerose associazioni di volontariato, partono ogni anno per l’Africa e per l’Asia centinaia di sacerdoti e laici missionari, oltre a una discreta quota di denaro frutto della compassione della gente e a migliaia di abiti e scarpe usate. E’ vero che molte associazioni si rivelano delle menzogne e trattengono gran parte del denaro donato, ma comunque la situazione sta lentamente migliorando. In alcuni Paesi è vero che la povertà aumenta invece che diminuire, ma le Nazioni interessate al problema della mortalità infantile sembrano dirigersi verso la fine di questa triste realtà. In Paesi come Bangladesh, Nepal e Bolivia, infatti, la mortalità infantile è diminuita di un terzo rispetto al 1990 e il tasso di morti sotto i cinque anni continua a scendere. Per questo io mi dichiaro abbastanza ottimista e penso che, nonostante tutte le problematiche attuali e future, un giorno la mortalità infantile sarà solo un brutto ricordo.
Domande da interrogazione
- Quali sono i Paesi con la più alta mortalità infantile?
- Quali sono le principali cause della mortalità infantile nel Sud del mondo?
- Come vivono i bambini nei Paesi con alta mortalità infantile?
- Quali interventi sono stati fatti per migliorare la situazione della mortalità infantile?
- C'è speranza per il futuro riguardo alla mortalità infantile?
Secondo le stime dell'Unicef, i Paesi con la più alta percentuale di morti sotto i cinque anni sono India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Malawi e Sudafrica, con particolare preoccupazione per i primi tre, dove muore ogni anno il 40% dei bambini di questa fascia d'età.
Le cause principali includono il sovraffollamento, la povertà estrema, l'assenza di assistenza sanitaria e condizioni igieniche precarie, che portano a malattie come AIDS, tubercolosi e malaria, oltre a infezioni fatali anche per malattie comuni.
I bambini spesso sono abbandonati a sé stessi mentre i genitori cercano di procurarsi cibo. Vivono in condizioni di estrema povertà, in abitazioni fatiscenti, senza accesso a servizi igienici, acqua potabile o assistenza sanitaria, il che aumenta il rischio di malattie e mortalità.
Grazie all'intervento di associazioni di volontariato e missionari, la situazione sta lentamente migliorando. In Paesi come Bangladesh, Nepal e Bolivia, la mortalità infantile è diminuita di un terzo rispetto al 1990, mostrando segni di progresso.
Sì, nonostante le attuali problematiche, l'autore esprime ottimismo, credendo che la mortalità infantile potrebbe diventare un brutto ricordo grazie agli sforzi in corso e ai miglioramenti già visibili in alcuni Paesi.